sabato 9 luglio 2011

Il Primo Ministro palestinese ringrazia i volontari internazionali che stanno pacificamente invadendo l'aeroporto di Lod


In un recente messaggio il Primo Ministro palestinese Ismail Hanyieh ha elogiato il coraggio e la determinazione dei volontari internazionali che stanno entrando in Israele tramite l'aeroporto di Lod per testimoniare la propria solidarietà col popolo assediato di Gaza e più in generale contro tutte le vittime dell'Apartheid sionista.

E' una vera e propria "Freedom Flytilla" quella che si é riversata contro lo Stato ebraico proprio quando i suoi dirigenti e la lobby sionista internazionale pensavano di avere avuto successo nel bloccare le navi di aiuti umanitari alla fonda in Grecia.

Comportandosi da piccolo paese meschino e tremebondo qual'é Israele ha cercato di bloccare l'afflusso di attivisti e di espellere o imprigionare quelli già arrivati, mostrando di non avere ancora capito che ogni reazione violenta, antidemocratica, inconsulta non fa che esporre sempre di più al mondo l'ipocrisia del regime ebraico.
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Saleh appare in tv dopo gli interventi chirurgici e plastici, ma lo Yemen non lo rivuole indietro!


Come una primadonna che dopo molteplici annunci e rinvii finalmente si conceda agli sguardi del pubblico e agli obiettivi di paparazzi e telecronisti Ali Abdullah Saleh, tiranno dello Yemen evacuato d'urgenza in Arabia Saudita dopo le gravi ferite riportate in un attentato esplosivo si é finalmente mostrato in diretta televisiva. Forse, sarebbe stato meglio per le sue chance di sopravvivenza politica evitare un'esibizione che é andata dal surreale al grottesco.

Smagrito, incerto, con gli occhi sgranati e straniti e non un'ombra della smorfia di cinica sicurezza che tante volte gli compariva sulle labbra l'ormai ex-uomo forte di Sanaa é sembrato costantemente succube della situazione e mai mattatore o protagonista della stessa. Se una lode va fatta essa spetta certamente ai chirurghi plastici di Ryiadh (certamente i migliori specialisti stranieri comprabili coi petrodollari, visto che la monarchia assoluta di Casa Saoud non brilla per la vivacità del suo settore medico) che hanno restituito un'apparenza perfettamente normale a un volto che era stato descritto come 'ustionato fino alle ossa' e 'carbonizzato per metà'.

Nel messaggio videodiffuso Saleh si é detto favorevole all'idea di una 'condivisione di poteri' nella cornice di una transizione verso la Democrazia, lanciandosi in ripetitivi proclami sul fatto di essere 'totalmente a favore di un'ampia partecipazione popolare al processo di transito' purché tutte le forze coinvolte (governative e d'opposizione) si accordino preliminarmente sul programma di riforme da implementare. Intanto in Yemen continuano a susseguirsi vaste manifestazioni, dove sempre più spesso si vedono truppe considerate 'fedelissime' al regime di Saleh passare dalla parte dei dimostranti; il coordinamento delle opposizioni, intanto, ha detto esplicitamente che Saleh non può dettare alcuna condizione e che non ha altra scelta se non dimettersi e uscire di scena.
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Il Cairo, Suez e Alessandria protestano contro la Giunta di Transizione: "Vogliamo un vero repulisti contro gli uomini del regime!"


Indignati per la "manica larga" mostrata dalla Giunta militare di transizione nei confronti di boiardi di stato e responsabili di violenze e omicidi durante l'inutile tentativo di repressione delle proteste popolari di gennaio e febbraio migliaia di egiziani sono tornati in piazza non soltanto nella capitale, riprendendo possesso dell'iconica piazza Tahrir, ma anche nelle importanti città di Alessandria e Suez.

E' la prima volta che una 'reprise' di manifestazioni si estende al di là del Cairo e, forse, questa volta l'etichetta di "Secondo tempo della Rivoluzione" potrebbe non essere esagerata. Causa scatenante della nuova ondata di dimostrazioni é stata l'assoluzione di sei imputati in un processo per corruzione conclusosi martedì scorso. Membri dell'apparato politico affaristico di Mubarak se la sono cavata via via sempre più a buon mercato dopo una prima ondata di condanne 'esemplari' inflitte ad accusati di alto profilo.

I manifestanti lamentano che senza colpire a fondo i 'baroni' che hanno costruito fortune immense durante la dittatura della 'Vacca che ride' non sarà possibile una vera riforma della società; inoltre, quasi nessuno dei responsabili dell'apparato repressivo e poliziesco é stato finora condannato per le violenze che portarono alla morte di 846 persone prima delle dimissioni di Mubarak.
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Hanyieh chiede all'Egitto di aprire Rafah al transito delle merci per porre fine all'emergenza umanitaria di Gaza!


Il Primo Ministro palestinese Ismail Hanyieh, accogliendo con gratitudine la carovana di solidarietà medica recentemente entrata nel ghetto assediato di Gaza grazie agli sforzi dell'Unione Medici Arabi ha invitato ufficialmente le autorità del Cairo a rimuovere qualunque restrizione al traffico di merci attraverso il varco di Rafah, l'unico non sottosposto al controllo sionista, che tuttavia dalla caduta del tiranno Mubarak (che lo manteneva chiuso) é stato riaperto soltanto al traffico di passeggeri e non di beni.

"Non vi é alcun dubbio che qui a gaza siamo impegnati in una sfida triforme: militare, viste le continue aggressioni armate condotte da Israele contro le nostre strutture economiche e la nostra popolazione civile, economica, visto il perdurante stato di assedio col quale ci confrontiamo ormai da quattro anni e infine politica, visto che l'assedio é stato lanciato in primo luogo per completare l'aggressione contro il legittimo e democratico risultato della consultazione elettorale di cinque anni fa" ha dichiarato Hanyieh, aggiungendo che la battaglia scatenata contro la popolazione di Gaza si é risolta in una nuova sconfitta israeliana, vista la pazienza, la sopportazione e il coraggio degli abitanti della Striscia, che si sono stretti attorno ai loro rappresentanti e governanti invece di disaffezionarsi da essi come Tel Aviv sperava che avrebbero fatto.

"La completa riapertura di Rafah é questione vitale per noi, visto che, una volta ottenutala, l'assedio israeliano perderà completamente significato e, sgravato dalle preoccupazioni economiche, alimentari e sanitarie il Governo Palestinese potrà dedicarsi con più intensità e costanza alle altre gravi questioni che richiedono la sua attenzione".
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Teheran svela i prossimi passi del proprio ambizioso programma spaziale, nuovi lanci previsti per fine estate!


L'Agenzia spaziale della Repubblica Islamica ha recentemente dichiarato, una volta quetatosi l'entusiasmo per il riuscitissimo lancio del secondo satellite geostazionario messo in orbita dal territorio iraniano, che entro il marzo 2012 altri due satelliti e una bio-capsula con a bordo uno scimpanzé verranno lanciati attorno alla Terra; quest'ultimo lancio, in particolare, é programmato per il prossimo settembre e costituirà un importantissimo gradino verso la preparazione di una missione orbitale umana.

Secondo Hamid Fazeli, capo dell'ISA, il costante progresso nelle scienze aerospaziali permetterà presto a Teheran di reclamare un posto nel 'Gotha' delle potenze spaziali, a fianco di nazioni come Russia, Usa, Francia e Cina. I prossimi satelliti a venire lanciati saranno il "Fajr" ('Alba') e il "Navid Elm'o'Sariat" (Speranza di Scienza e Tecnologia), quest'ultimo completamente prodotto da un team di promettenti studenti d'ingegneria.

La Repubblica Islamica, in quanto membro attivo del Comitato ONU per l'Uso Pacifico dello Spazio Esterno si impegna a mantenere le sue attività orbitali strettamente nell'ambito degli usi civili.
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venerdì 8 luglio 2011

Recep Erdogan presenta il suo terzo Governo consecutivo, guiderà la Turchia fino al 2015


Forte della maggioranza assoluta conquistata nelle recenti elezioni di giugno 2011 Recep Erdogan non ha dovuto chiedere il sostegno di nessuna altra forza politica per la formazione del nuovo esecutivo turco, che si presenta così per la terza volta in 12 anni come un 'monocolore' del Partito di Giustizia e Sviluppo. La lista dei Ministri é la seguente:

1. Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan
2. Vice Primo Minister Bulent Arinc
3. Vice Primo Minister Bekir Bozdag
4. Vice Primo Minister Ali Babacan
5. Vice Primo Minister Besir Atalay
6. Ministro della Giustizia Sadullah Ergin
7. Ministro della Famiglia e delle Politiche Sociali Fatma Sahin
8. Ministro delle Relazioni con l'UE Egemen Bagis
9. Ministro della Scienza, Ricerca e Tecnologia Nihat Ergun
10. Ministro del Lavoro e della Sicurezza Sociale Faruk Celik
11. Ministro dell'Ambiente e della Gestione Urbana Erdogan Bayraktar
12. Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu
13. Ministro dell'Economia Zafer Caglayan
14. Ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali Taner Yildiz
15. Ministro dello Sport e della Gioventù Suat Kilic
16. Ministro dell'Agricoltura e della Zootecnia Mehdi Eker
17. Ministro del Commercio e delle Dogane Hayati Yazici
18. Ministro del Demanio e delle Acque Veysel Eroglu
19. Ministro degli Interni Idris Naim Sahin
20. Ministro dello Sviluppo Cevdet Yilmaz
21. Ministro del Turismo e della Cultura Ertugrul Gunay
22. Ministro delle Finanze Mehmet Simsek
23. Ministro dell'Educazione Omer Dincer
24. Ministro della Difesa Ismet Yilmaz
25. Ministro della Salute Recep Akdag
26. Ministro dei Trasporti Binali Yildirim

Rispetto al Governo precedente si nota l'abolizione di otto ministeri (Ministeri di Stato con deleghe), la creazione di sei nuovi dicasteri (che sostituiscono le precedenti deleghe: Famiglia e Politiche sociali, Relazioni con l'UE, Economia, Gioventù e Sport, Dogane e Commercio, Sviluppo), la fusione di due (ambiente e lavori pubblici) e il cambio di denominazione di altri due (il Ministero dell'Industria diventa Scienza, Ricerca e Tecnologia, il Ministero dell'Agricoltura e Affari Rurali diventa Ministero dell'Agricoltura e Zootecnia).

"Il prossimo quadriennio ci presenterà sfide importanti e rappresenterà per tutto il Paese una formidabile occasione di crescita e progresso", ha dichiarato Erdogan, durante la conferenza stampa di presentazione del Governo.
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Partono alla volta di Gaza i volontari genovesi di "Music for Peace", per accompagnare le 14 tonnellate di aiuti alla Striscia assediata!


Sono partiti stamane alle ore 6 di mattina Stefano Rebora, Gianluca Bettinotti, Sonia Marucci e Valentina Gallo, i quattro attivisti genovesi dell'ONG 'Music for Peace' che, sbarcando al Cairo e quindi dirigendosi verso Rafah cercheranno di accompagnare a destinazione gli 8 container da sei metri carichi di 140 tonnellate di aiuti umanitari per la Striscia di Gaza, raccolti dall'organizzazione nel corso di un anno di intensa campagna di solidarietà.

I container sono piedi di materassi per gli ospedali, barelle, sedie a rotelle, frigoriferi ospedalieri, coperte, alimenti non deperibili, stampelle, medicinali, ma anche kit didattici e persino biciclette e tricicli, perché nel più grande gulag a cielo aperto del mondo persino il gioco e lo svago dei bambini sono diritti negati dalla crudeltà degli Shylock sionisti.

Gli aiuti sono stati imballati e caricati su una nave nei giorni scorsi, ora tocca ai loro 'accompagnatori' viaggiare verso l'Egitto, dove li attende una situazione tutt'altro che ideale: le proteste popolari contro la timida e indecisa condotta della giunta militare di transizione sono infatti ancora in corso e, nella situazione volatile, potrebbero presentarsi seri e gravi ostacoli alla prosecuzione della missione umanitaria.

Tuttavia, forti dell'esperienza fatta in anni di sforzi e impegno a favore dei più deboli, siamo sicuri che Rebora e compagni difficilmente getteranno la spugna, invitiamo quindi tutti i lettori a seguire i loro report sulla pagina facebook dell'associazione in attesa di poter trasmettere notizie positive sul proseguio della loro spedizione.
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Ahlam al-Tamimi continua con coraggio il proprio sciopero della fame!


Mentre nell'Occidente edonista e disperato i corpi femminili sono 'campi di battaglia' tra gli opposti battage delle industrie del cibo e del dimagrimento (gemelle siamesi di un dualismo perverso che ogni anno consegna migliaia di donne e ragazze ai tormenti fisici e psicologici dei disordini alimentari) nelle prigioni del Regime dell'Apartheid donne di caratura morale molto diversa si negano volontariamente il cibo come arma di protesta contro coloro che pensano di poterle privare della loro dignità umana.

Continua ad essere questo il caso della prigioniera politica Ahlam al-Tamimi, che, pur rimossa dall'isolamento con cui i carcerieri israeliani pensavano di piegarne lo spirito non ha tuttavia interrotto lo sciopero della fame, annunciando anzi che lo continuerà fino a quando non le sarà consentito di visitare il fidanzato Nizar al-Tamimi (a sua volta prigioniero politico, detenuto dal 1993 nella galera di Beersheba) e a quando non le sarà consentito di telefonare ai genitori, profughi in Giordania.

Raggiunto dalle notizie riguardanti la sua promessa sposa anche Nizar al-Tamimi é entrato in sciopero della fame. Una precedente voce secondo la quale la Tamimi avrebbe interrotto la propria misura di protesta una volta rilasciata dall'isolamento é da considerarsi falsa e destituita di fondamento, probabilmente messa in giro dai secondini sionisti nel tentativo di 'disinnescare' il circuito di solidarietà attivatosi tra la popolazione carceraria palestinese (oltre 7000 detenuti politici), specialmente quella dei membri e simpatizzanti di Hamas.
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Cinque tonnellate di aiuti medici dai Paesi Arabi raggiungono il ghetto assediato di Gaza!

Mentre l'odissea della Freedom Flotilla 2 continua a mantenere viva l'attenzione dell'occidente ipocrita e pavido sulla prepotenza sionista e sul servilismo di Atene diventata ormai ancella dell'Apartheid di Tel Aviv un convoglio di cinque tonnellate di aiuti medici é entrato nel ghetto costiero di Gaza, portando parziale sollievo alla drammatica emergenza sanitaria.

Promosso all'Unione Medica Araba e accompagnato dal Segretario Generale del suo Comitato per le Emergenze, il Professor Ibrahim Al-Zafaraani, la carovana di medicinali e attrezzature, comprendente 24 articoli diversi per un valore di poco superiore ai 200mila Euro é transitata attraverso il varco di Rafah nella giornata di ieri ed ha già raggiunto ospedali e cliniche della fascia litoranea assediata da Israele.

Ovviamente i soli convogli di solidarietà non saranno mai sufficienti a soddisfare le necessità ancorché basiche di un territorio con la più alta densità abitativa del pianete, che il Regime ebraico mantiene sotto il più severo regime di strangolamento economico nella fallace speranza di fare scendere il sostegno popolare alle autorità di Hamas.
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giovedì 7 luglio 2011

Dal Parlamento di Beirut uno sganassone ad Hariri e Bellemare: Najib Mikati è ora nuovo Premier libanese!


Un boomerang in pieno volto, ecco come sintetizzare l'effetto delle manovre del "tribunale speciale per il Libano" (ricordiamo, 'speciale' come 'speciali' sono i mongoloidi) che qualche giorno fa, con esemplare presunzione e sicumera, aveva accusato quattro rappresentanti di Hezbollah di essere coinvolti nell'assassinio dell'ex Premier Rafik Hariri (che molte fonti, al contrario, danno come quasi certamente ucciso da Israele grazie a un drone senza pilota di manifattura Usa e a un missile a testata speciale prodotto in Germania).

Hariri Jr, più a suo agio nei panni del principotto saudita piuttosto che in quelli del moderno uomo di stato
Ovviamente l'intento nemmeno troppo recondito di Bellemare, Mehlis e soci era quello di creare fessure e spaccature nella nuova maggioranza parlamentare che a gennaio aveva negato la fiducia al figlio dell'Hariri assassinato (Saad, il Renzo Bossi libanese allevato in Arabia Saudita e manipolato da Ryiadh, Tel Aviv e Washington) indicando Najib Mikati come nuovo premier.

Cinque mesi di trattative attentissime, condotte con certosina precisione per rispettare ogni comma del delicato 'Cencelli' in vigore a Beirut avevano finalmente prodotto un Governo pronto ad assumere i pieni poteri e, nel tentativo di fare sfaldare l'alleanza tra "8 marzo" e Drusi, puntualmente erano arrivate le comunicazioni 'a orologeria' dell'STL. Tutto da rifare dunque? Aria di elezioni anticipate nel Paese dei Cedri?

Affatto perché, in una vampata di orgoglio nazionale non soltanto l'aula parlamentare ha dato la fiducia a Mikati ma persino il Partito Democratico Libanese, formazione drusa di secondo piano che si era 'sflilata' dalla coalizione in quanto delusa dalla posizione riservata al suo leader, é tornata nei ranghi e ha aggiunto i suoi due voti alla bilancia, restituendo così (ma a ranghi invertiti) gli stessi 'numeri' che avevano sancito la caduta di Hariri Jr (68 voti contro 60).
Sostenitori di Hezbollah, partito-cardine dell'Alleanza 8 marzo
Grande l'entusiasmo nelle file del blocco progressista, mentre ai conservatori in mano a Sauditi, Usa e Israele, sempre più minoranza in Parlamento come nel Paese, non restano alternative ad ingoiare l'amaro boccone; chi si fa pedina di interessi esterni mettendo in pericolo le Forze della Resistenza che per anni hanno difeso sovranità e autonomia del Libano deve rassegnarsi a vedere la propria credibilità politica severamente diminuita.
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Una Biblioteca mobile per i bambini e le bambine di Gaza, per poter 'evadere' dall'assedio sionista a cavallo di pagine colorate!

Realizzata grazie agli sforzi di un Centro culturale Franco-Tedesco la Biblioteca mobile per i bambini e le bambine di Gaza vuole essere un modo innovativo per fornire ai piccoli abitanti del ghetto palestinese assediato dalle forze sioniste di trovare qualche momento di 'libertà' ed 'evasione' grazie al potere evocativo della lettura e della fantasia.


Il fatto che la biblioteca sia "mobile" é molto importante in un territorio dove migliaia di bambini hanno problemi di mobilità a causa delle conseguenze dei bombardamenti sionisti e della drammatica situazione sanitaria, esasperata dallo strangolamento economico in corso da oltre quattro anni.


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L'ONU condanna ufficialmente Israele per l'uso indiscriminato della forza che ha causato 25 morti nell'anniversario della "Nakba"


Confermando il loro severo giudizio espresso subito dopo la strage del 15 maggio le Nazioni Unite hanno reiterato la loro censura di Israele per avere colpevolmente utilizzato forza letale contro manifestanti disarmati in occasione delle manifestazioni per l'anniversario della Nakba sette settimane orsono, causando la morte di almeno 25 persone. In particolare, nelle pagine del rapporto ONU presentato dal Segretario Generale Ban-Ki Moon, si sottolinea come l'avere aperto il fuoco attraverso confini internazionali come accaduto sulle Alture del Golan e lungo il confine libanese abbia violato la lettera e lo spirito delle Risoluzioni che hanno posto termine alle guerre scatenate dallo Stato ebraico contro la Siria e il Paese dei Cedri rispettivamente nel 1967 e nel 2006.

In particolare, proprio i rapporti e le evidenze raccolte dalle forze ONU scaglionate nella zona hanno fornito il materiale per i capi di imputazione più gravi a carico di Israele, colpevole di non aver saputo attivare adeguati protocolli di contenimanto dei manifestanti con metodi non letali e di aver lasciato degenerare la situazione fino all'uso indiscriminato della forza militare "quando non esisteva alcuna seria minaccia da parte dei manifestanti nei confronti delle truppe sioniste".

La pubblicazione del severo rapporto ha fatto arruffare le piume ai rappresentanti sionisti, che, in un inane 'rappresaglia', hanno interrotto i contatti col Coordinatore Speciale ONU per gli Affari libanesi, Michael Williams, a tempo indeterminato. A 24 ore dalla strage di manifestanti disarmati Williams si disse "scioccato" dall'uso sproporzionato della forza da parte israeliana e dal numero di vittime che esso aveva provocato in appena una giornata, esprimendo una "condanna senza appello" per la condotta di Tel Aviv.
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mercoledì 6 luglio 2011

Si conclude l'esercitazione balistica dell'IRGC: "Il nostro potenziale di rappresaglia non si limita alla chiusura del Golfo Persico!"


Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Xinhua della Repubblica Popolare Cinese le massicce esercitazioni missilistiche "Piambar Azam 6" (Grande Profeta 6) iniziate dieci giorni orsono sotto l'egida della Guardia Rivoluzionaria Iraniana si sono concluse con "un totale successo e la più grande soddisfazione dei supervisori"; dopo una prima fase centrata attorno ai vettori balistici terra-terra di corto e medio raggio e alla rivelazione che l'Iran dispone di silos verticali e a controllo remoto per i suoi missili a combustibile solido, l'attenzione degli ufficiali dell'IRGC si é spostata sui missili costieri in funzione antinave, armi fondamentali per l'interdizione del traffico nel Golfo Persico, strategica arteria per il commercio mondiale di idrocarburi.

Le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato missili Tondar e Khalije Fars contro una serie di bersagli fissi e mobili, ottenendo ratei di successo lusinghieri e incoraggianti, dimostrando che nessun traffico navale al di qua dello Stretto di Ormuz é possibile senza il beneplacito di Teheran. Tuttavia, come reiterato dal Brigadier Generale dell'IRGC Mohammed Ali Jafari la chiusura di Ormuz non é l'unica opzione di rappresaglia in mano a Teheran; al contrario, come dimostrato proprio nelle recenti esercitazioni, la crescente panoplia balistica della Repubblica Islamica le consente, qualora minacciata nei suoi interessi vitali, di colpire con forza devastante le infrastrutture di potenze ostili, tanto in Irak, quanto in Afghanistan ma anche in Israele.

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Grande manifestazione in Giordania contro l'ambasciata greca: "Atene serva di Tel Aviv rilasci la Freedom Flotilla 2!"

Centinaia e centinaia di cittadini giordani si sono riuniti nella capitale Amman davanti alla rappresentanza diplomatica greca per esprimere la loro giusta rabbia e disapprovazione di fronte all'inqualificabile condotta di Atene che, cedendo ai ricatti della lobby sionista, ha bloccato la maggior parte delle imbarcazioni del convoglio umanitario della Freedom Flotilla 2, impedendo loro di portare avanti la propria missione umanitaria verso il ghetto assediato di Gaza.

I dimostranti hanno cinto da presso l'edificio, scandendo slogan e inalberando cartelli e striscioni di condanna per i governanti greci che hanno abdicato alla loro sovranità dimostrandosi servi sottomessi di Israele e dei suoi agenti; "E' scandaloso che proprio Atene, conosciuta in passato come la culla della Democrazia, si sia ridotta a passiva esecutrice degli ordini di Tel Aviv e del suo Regime dell'Apartheid", ha dichiarato Mohammad Ababneh, Segretario del Consiglio Nazionale dei Sindacati giordano.

Intanto, a quanto trapela dai collegamenti telematici, la nave francese 'Dignité-Al Karimah', sfuggita al blocco della guardia costiera greca, prosegue alla volta di Gaza la propria navigazione solitaria. Dalla Grecia, intanto, i responsabili della Freedom Flotilla 2 non si danno per vinti e invitano tutti i loro sostenitori in Italia e nel mondo ad intensificare le pressioni sul Governo ellenico.
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Israele massacra ancora! Pirati aerei sionisti colpiscono un'officina a Gaza!!


Niente può fermare il gusto di Israele per il sopruso sanguinoso contro i Palestinesi, soprattutto visto che, grazie alla complicità dell'Occidente ipocrita e corrotto, che bombarda la Libia e occupa l'Afghanistan ma che non alza mai nemmeno la voce contro le stragi del 'popolo eletto', ha la certezza che nessuno dei suoi eccessi verrà mai perseguito o nemmeno indagato da un 'tribunale speciale'. Nella giornata di ieri apparecchi da guerra con la stella di davide, svastica del Ventunesimo Secolo, hanno bombardato il quartiere di Shujaiyyah a Gaza, colpendo un'officina e uccidendone tutti gli operai, mentre nelle ore precedenti altri due abitanti del ghetto costiero erano periti in un bombardamento d'artiglieria caduto presso il Campo Profughi di Al-Maghazi.

Questa nuova strage dimostra eloquentemente come, dopo i massacri di aprile costati ben 19 vittime (per la maggior parte civili innocenti) e la carneficina del 15 maggio in occasione del giorno della Nakba (25 morti) i generali sionisti non abbiano nessuna intenzione di mettere limiti alla loro ferocia, anzi, con la maggior parte dell'opinione pubblica mondiale catturata dall'odissea della Freedom Flotilla 2, Tel Aviv voglia sfruttare l'occasione per perpetrare nuove uccisioni.
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Nave francese della Freedom Flotilla 2 evade il blocco greco e punta risolutamente verso Gaza!


Mentre l'indegno Governo greco, continuando a impedire la partenza delle navi umanitarie dirette verso la Striscia assediata, offre la prova definitiva di avere del tutto abdicato alla sua sovranità in cambio del 'piatto di lenticchie' offertogli dagli usurai sionisti l'imbarcazione "Dignité - Al Karimah", armata dal coordinamento di volontari e attivisti francesi per Gaza é riuscita coraggiosamente a eludere la guardia costiera ellenica e sta in questo momento volgendo la prua verso la propria meta.

Pilotata da nove volontari tra cui l'Europarlamentare Nicole Kil-Nielsen, in contatto con la redazione del settimanale "Novel Observateur", la Dignité ha fatto sapere di essere pronta "ad affrontare una violazione del Diritto di navigazione da parte delle forze armate israeliane" ma di avere ogni intenzione di continuare a navigare verso Gaza fin quando possibile.

Intanto, ad Atene come a Parigi come in Italia, si moltiplicano le iniziative e le manifestazioni a favore della Freedom Flotilla 2, a dimostrazione che, una volta di più, Israele é riuscito a trasformare con la propria condotta l'evento in una colossale sconfitta mediatica visto che, permettendo il transito e l'attracco delle navi a Gaza, la cosa avrebbe avuto un decimo (forse) dell'esposizione mediatica di cui invece ha goduto in questa maniera.

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Jalili: "Nessun ostacolo alla creazione di un Asse d'intesa Iranian-Egiziano contro la prepotenza Usa e Sionista!"


In una recente intervista rilasciata all' "Al-Ahram", il più diffuso e prestigioso quotidiano d'Egitto, il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Iraniana, Saeed Jalili ha dichiarato che il potenziale per un "saldo e solido asse di intesa tra il Cairo e Teheran" é uno dei più grandi 'assi' da giocare contro l'avventurismo e l'aggressività Usa e israeliana nell'area, elementi che, lasciati senza contrappeso, potrebbero scatenare instabilità e conflitti ancora più devastanti di quelli attualmente in atto. Palestina, Libia, Irak, Afghanista sono tuttora incendiate dall'oppressione imperialista, che cerca disperatamente di imporre la propria volontà con le armi e il terrore a popolazioni che non vogliono saperne di piegarsi verso Washington e Tel Aviv.

Jalili ha anche espresso in termini inequivoci la prontezza del suo paese a cooperare finanziariamente e tecnologicamente a progetti congiunti col Cairo, specialmente nell'ambito del settore energetico. Secondo il dignitario iraniano la caduta dell'autocrazia di Mubarak non é che un passo lungo un sentiero di rivendicazioni e affermazioni che saranno al contempo nazionali, democratiche e islamiche esattamente sulla scorta di quanto avvenuto in Iran nel 1979 con la caduta del pupazzo occidentale Reza Palhevi e l'avvento della Repubblica Islamica.

Anche in questo momento, ha articolato Jalili, vediamo gli Usa impegnati in tutta una serie di iniziative pericolose e dalle conseguenze imprevedibili, che non solo mettono in grave rischio la pace e la stabilità per milioni di persone ma, in ultimo, non fanno che rendere questa nazione e i suoi governanti sempre più odiati, ponendo le basi di successive future rivolte contro i suoi interessi e contro coloro che se ne fanno lacché.
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Israele cerca di assassinare storia e memoria 'giudaizzando' i nomi arabi di cittadine e luoghi geografici palestinesi!


Il Ministero della Giustizia palestinese ha dichiarato che le iniziative israeliane di giudaizzazione dei toponimi arabi é parte di una strategia di genocidio culturale mirata a cancellare la millenaria identità araba della Palestina nel tentativo di sostituirla con una ebraica posticcia e artefatta. "Israele spera di poter imporre i suoi nomi a villaggi, vie, punti storici del paesaggio e del panorama che sono sempre e solo stati conosciuti coi loro nomi arabi, ma riceverà una nuova delusione anche in questo suo progetto".

"I crimini israeliani sono tanto seri quanto gli abusi, le torture e gli omicidi di Palestinesi innocenti, a cui ormai i sionisti sono abituati, perché il furto di identità e il tentativo di cancellare la storia é considerato un crimine perseguibile dal Diritto Internazionale"; il Ministero ha anche aggiunto che la decisione, così come altri interventi 'giudaizzatori', costituiscono varie 'fasi' di un unico progetto criminale volto a ledere e mutilare l'identità araba, cristiana e musulmana della regione.

Il Ministero ha esteso il proprio appello ai Palestinesi e ai loro fratelli arabi affinché una forte e massiccia mobilitazione contro questi vigliacchi tentativi di "assassinio della memoria" faccia capire al Regime dell'Apartheid che non ha alcuna speranza di riuscire nel proprio sforzo di giudaizzazione cosmetica e superficiale e che Gerusalemme, la Galilea, il Negev e la Cisgiordania continueranno nei secoli a essere conosciute coi loro originali nomi arabi.
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lunedì 4 luglio 2011

Nel silenzio ipocrita e vergognoso dei Governi succubi di Israele e Usa i cittadini d'Europa gridano forte: "Liberate Gaza!!!"


FREE GAZA MAGNIFIQUE MOMENT SOUS LA TOUR EIFFEL di wahedmustapha

Mai la distanza fra i pavidi e ipocriti governi del Continente e la popolazione della società civile é stata tanto più grande; mentre da più parti, in Spagna, in Grecia, in Val di Susa si diffondono i primi segnali di rivolta e ribellione contro un sistema che fa solo e soltanto gli interessi di una piccolissima cerchia di sfruttatori e vuole trasformare tutti i cittadini in servi sfruttati adesso anche a Parigi, città che ha visto rivoluzioni e insurrezioni succedersi dal 1789 al Maggio Francese del 1969 si ribella contro il filosionismo dell'Eliseo, occupato dal mezzo ungherese Sarkozy e trasforma la Dame de Paris, la celeberrima Tour Eiffel in un colossale placard dal quale gridare la sua solidarietà col ghetto costiero assediato da Israele.
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