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martedì 6 dicembre 2011

Tribunale sionista costretto per la prima volta ad ammettere: "Torture ai prigionieri palestinesi per estorcere confessioni false!"


Importantissimo precedente alla Corte Marziale di Ofer, dove, per la prima volta nella Storia, un giudice del regime ebraico di Apartheid é stato costretto ad ammettere ufficialmente in un procedimento che gli agenti coinvolti nell'interrogatorio di Ayman Hamida, trentasettenne di Izariya, hanno usato su di lui "violenza e torture" per costringerlo a firmare una falsa confessione mentre si trovava rinchiuso in 'detenzione amministrativa' nella prigione di Ashkelon.
La 'tortura della banana', praticata dallo Shin Bet contro i prigionieri politici palestinesi, provoca la progressiva rottura delle vertebre.
Lo Shin Bet lo sottopose a brutalità tanto terribili che, dopo due mesi di abusi e supplizi, l'uomo pur di farli cessare accettò di firmare una confessione in cui dichiarava di essere colpevole di possesso d'armi, partecipazione a gruppo armato e tentato omicidio. Ora grazie agli sforzi dell'avvocato fornito ad Hamida dal Ministero palestinese per gl Affari dei prigionieri il presidente del tribunale, con le spalle al muro, ha dovuto derubricare tutte le imputazioni, in quanto basate su confessone estorta.

Il legale, di nome Tareq Barghouti, ha dichiarato che, oltre agli abusi e alle sofferenze fisiche i tormentatori sionisti hanno anche impedito ad Hamida, sofferente di problemi psicologici, di prendere regolarmente le sue medicine. Per esercitare ulteriore pressione di lui lo minacciavano di arrestare la sua famiglia e di rapire suo fratello minore e poi torturarlo di fronte ai suoi occhi.

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mercoledì 16 marzo 2011

Continuano abusi e torture contro prigionieri palestinesi nelle galere israeliane


L'amministrazione carceraria dello Stato ebraico ha rinnovato per la diciassettesima volta di fila il provvedimento di "confino in isolamento" per il membro di Hamas Abdullah al-Barghouti, condannato a sessantasette (sic) ergastoli e rinchiuso per il momento nella prigione di Ramon.

Il Direttore del "Centro Studi Ahrar per i Prigionieri e i Diritti Umani", Fouad al-Khafsh ha dichiarato che Barghouti si trova "sepolto" in una cella d'isolamento dal marzo del 2003 e che le autorità sioniste da allora hanno ininterrottamente rifiutato di farlo tornare alla 'normale' vita dell'ergastolano.

Il suo avvocato Mohammed Abdeen ha detto che, nonostante tutto, sembra che il suo cliente fosse di buon umore durante l'udienza per il rinnovo del provvedimento e non si sia minimamente sconfortato nel sentirlo rinnovato per la diciassettesima volta.

Nel frattempo, per non "restare indietro" nella persecuzione e nella tortura di altri prigionieri, i dirigenti della prigione di Ramon hanno deciso di togliere l'elettricità dalla cella di Abbas al-Sayed come "punizione" per essere entrato in uno sciopero della fame che dura ormai da sei giorni consecutivi; con gesto piuttosto incoerente verso una persona che rifiuta cibo da quasi una settimana, i secondini sionisti hanno anche privato Assayed delle quotidiane razioni di zucchero e sale.

In solidarietà verso il loro compagno di cella, anche Barghouti e Mutaz Hijazi hanno deciso di non consumare i loro ultimi pasti, accettando, nelle loro celle di isolamento, soltanto una bottiglia d'acqua piena e una vuota, per urinarvi dentro.

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