Come formichine spaventate dopo che l'uomo ha sollevato la roccia che nascondeva il formicaio i genieri dell'esercito israeliano, la "moralissima" forza armata che apre il fuoco a raffica su folle di manifestanti disarmati, si stanno affrettando a riparare la barriera di confine con la Siria, ventiquattro ore dopo che centinaia di profughi palestinesi, discendenti di coloro che furono cacciati durante la 'Nakba' hanno ricordato al Regime dell'Apartheid ebraico che "Diritto al Ritorno" non sono soltanto tre parole prive di significato, ma quattro milioni e settecentomila persone che hanno tutte le intenzioni di tornare a vivere nella loro patria.
Durante il corso delle manifestazioni di ieri i Palestinesi hanno abbattuto le barriere di separazione penetrando nel Golan e raggiungendo il villaggio druso di Majdal Shams; accolti come eroi dagli abitanti del luogo che si sono prontamente uniti a loro i dimostranti sono quindi stati aggrediti dalle truppe israeliane visibilmente fuori controllo, che hanno iniziato a sparare a casaccio con proiettili di piombo, uccidendo almeno dodici persone e ferendone 30, diverse delle quali gravemente.
Le vittime della violenza israeliana hanno ricevuto ieri sera esequie con tutti gli onori nella capitale siriana Damasco, con una imponente processione che ha seguito i dodici feretri paludati nella bandiera nazionale palestinese dalla Moschea di Al-Wassim, all'interno del Campo Profughi di Yarmouk, fino al Cimitero dei Martiri. Israele conquistò le Alture del Golan con la proditoria aggressione alle spalle del 1967 e se le annetté nel 1981 con una mossa unilaterale che non é stata riconosciuta da alcun membro della Comunità internazionale.
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