martedì 10 gennaio 2012

Mobilitazione nazionale in Egitto contro pellegrinaggio illegale giudaico verso il villaggio di Damtu


Damtu é un piccolo villaggio poco fuori Damanhour impropriamente balzato all'onore delle cronache quando piccoli gruppi di fondamentalisti giudei politicamente motivati hanno "deciso" che esso avrebbe dovuto diventare meta di pellegrinaggio in quanto sede della pretesa sepoltura di una figura di culto chiamata 'Rabbi Hasira', un ebreo marocchino che 'sarebbe' morto in Egitto nel 1880, mentre si trovava in viaggio verso la Palestina.

Nel corso di decenni passati, dalla firma dell'ignominiosa resa di Camp David fino al 2001, 'pellegrini' dell'entità sionista di occupazione e di altri paesi d'Europa e del Nordamerica hanno cercato di imporre la loro presenza a Damtu nonostante la marcata ostilità degli abitanti locali, che tuttavia dovevano sottomettersi alla violenza esercitata nei loro confronti dalla polizia e dai servizi segreti di Sadat e Mubarak, più pronti ad assecondare le ubbie sioniste che non a proteggere gli interessi e i sentimenti dei legittimi cittadini egiziani.

Fortunatamente dal 2001 in avanti una serie di provvedimenti giudiziari hanno proibito e impedito ogni funzione e assemblea ufficiale di 'pellegrini' a Damtu, pure essi hanno continuato ad affluire, sfidando e istigando la pazienza del popolo egiziano. Adesso, a quasi un anno esatto dalla fine dell'autocrazia di Mubarak una grande mobilitazione popolare che ha visto unirsi il Movimento 6 aprile, i sostenutori di Mohamed el-Baradei candidato Presidente, il Partito di Libertà e Giustizia, il Partito Al-Nour, la Fratellanza Musulmana egiziana, il Movimento Nasserita e l'associazione "Blogger contro i Pellegrini Ebrei" ha preso attive misure contro il ripetersi di simili provocazioni.

"Non permetteremo a nessuno di avvicinare la pretesa zona del 'mausoleo'; ogni riunione e cerimonia é proibita per decisione della Magistratura e abbiamo ogni intenzione di far rispettare quel verdetto, anche con le barriere umane e la resistenza passiva", ha dichiarato un membro del coordinamento contro i pellegrinaggi illegali a Damtu.
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Assad all'Università di Damasco:"Vinceremo ogni complotto rimanendo uniti: Popolo, Governo, Forze Armate, Lavoratori!"


Il Presidente siriano Bashir Assad ha lanciato un chiaro e forte avvertimento nel corso dell'orazione pronunciata oggi all'Ateneo di Damasco, durante la quale ha fatto il punto sulla situazione interna e sui passi che restano da compiere per poter completare il processo di riforma dello Stato e poter decretare ufficialmente la sconfitta dei gruppi di provocatori terroristi che da marzo tentano senza alcun successo di minare la stabilità del paese e dei suoi apparati.

"La battaglia che ci oppone ai terroristi al servizio degli stranieri coinvolge la comunità nazionale nel suo insieme, non soltanto il Governo e le Forze Armate e di Sicurezza: anche i lavoratori, i cittadini, gli studenti, tutte le parti del corpo sociale sono chiamate, ognuna secondo le sue possibilità e capacità, ad affrontare questa grave minaccia con tutti i mezzi legali e costituzionali...chi uccide vigliaccamente, chi mette bombe per colpire i civili non potrà mai cantare vittoria in questo paese!".

Assad ha dichiarato che una volta completata la nuova Costituzione verrà sottoposta all'approvazione popolare per mezzo di un Referendum che potrebbe probabilmente avere luogo nella prima settimana di marzo; in seguito al risultato si prenderanno decisioni riguardo alla chiamata alle urne per le elezioni politiche, ovviamente esse saranno tanto più vicine se la Costituzione venisse approvata subito.

Assad ha fatto una appropriata e profonda ironia sulle critiche lanciate al suo Governo in nome della 'Democrazia' da parte di alcune corrotte monarchie petrolifere del Golfo Persico, facendo notare che, mentre la Siria é stata una Democrazia parlamentare almeno dal 1917 certi regni, come l'Arabia Saudita, sono ancora retti secondo canoni di assolutismo più adatti al sedicesimo e diciassettesimo secolo piuttosto che al mondo moderno del 2012. Tuttavia gli esponenti di queste monarchie retrograde si sentono giustificati a prendere la parola contro la Siria, perché spalleggiati dalla fanfara mediatica che suona al tempo dettato da Usa e Israele.
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Pena di morte per la spia americana catturata in Iran: ennesima sconfitta Usa nel braccio di ferro con Teheran!


Amir Hekmati, l'agente della CIA nativo dell'Arizona che é stato catturato e processato in Iran per attività spionistica ha ricevuto oggi comunicazione del verdetto sul suo caso: la corte dopo avere ascoltato le parti in causa e avere registrato la piena e completa ammissione di colpevolezza del reo confesso ha ritenuto di dovere applicare la massima pena prevista, condannando il ventinovenne cittadino usa alla pena di morte.

Hekmati, come già riferito in passato, ha cercato di vendere ai servizi segreti iraniani informazioni sullo schieramento americano in Afghanistan; la cosa più inquietante della sua missione é che le informazioni in questione erano del tutto vere; lungi dall'essere un tentativo di passare dati sbagliati all'avversario, la CIA era interessata a che il suo agente venisse pagato e trattenesse una ricevuta della transazione. Evidentemente gli "Spymaster" di Langley volevano organizzare un auto-attentato contro le loro stesse truppe in Asia Centrale e quindi accusare Teheran di averlo portato a termine, producendo la 'ricevuta' come prova.

Nel corso del procedimento a suo carico Hekmati ha rivelato di essersi arruolato nell'esercito usa nel 2001, e una volta finito il suo turno di servizio di avere lavorato come traduttore dai dialetti persiani dell'Afghanistan presso la base delle forze di invasione NATO a Bagram. Hekmati si era appellato alla clemenza della corte. Forse la prima sentenza potrebbe venire commutata in ergastolo e, probabilmente a quel punto la Repubblica Islamica potrebbe anche decidere di aprire una trattativa con gli Usa.


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Positivo e fraterno incontro a Caracas tra Hugo Chavez e Mahmoud Ahmadinejad!


Come annunciato gli scorsi giorni il Presidente della Repubblica Islamica Mahmoud Ahmadinejad si trova in Venezuela in visita al suo storico alleato Hugo Chavez e, nonostante le vuote e arroganti minacce dell'inquilino nero della Casa Bianca e dei suoi manovratori sionisti i due statisti hanno riaffermato l'intenzione di restare uniti contro ogni minaccia, espandendo e approfondendo i legami tra Teheran e Caracas.

Dopo un lungo incontro a due Ahmadinejad ha dichiarato che "i giorni sono ormai numerati per ogni pretesa egemonica a stelle e strisce non soltanto in Medio Oriente e Latinoamerica, ma ormai ovunque nel mondo: i popoli venezolano e iraniano stanno fianco a fianco sul sentiero della lotta contro l'avidità, l'arroganza e l'imperialismo". La dichiarazione é stata resa sulla scalinata di Palazzo Miraflores, residenza ufficiale di Chavez.

Dal canto suo l'ospite sudamericano ha affermato: "C'é un profondo desiderio da parte nostra e iraniana di continuare un rapporto fecondo e onesto che ci ha portato finora a raggiungere grandi risultati, rallentando e sconfiggendo la follia imperialista a più riprese; i colpi di coda attuali di Washington dimostrano quanto efficacemente abbiamo agito finora, essi non segnalano una ripresa da parte statunitense, sono le ultime scosse di agonia di un organismo minato nel profondo".
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PFLP e Jihad Islamica criticano gli "incontri di Amman" tra Fatah e gli Israeliani: "Bisogna scegliere, o la Riconciliazione o questi inutili negoziati!"


Come già Ismail Radwan la scorsa settimana esponenti dell'Organizzazione per la Jihad Islamica in Palestina e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina hanno duramente stigmatizzato i tentativi di Fatah di 'riavviare' tramite una serie di incontri (peraltro contraddistinti dal più irritante e soffocante unilateralismo israeliano) il cosiddetto 'processo negoziale' con l'entità sionista di occupazione.

Kayed al-Ghul, membro del CC del Fronte Popolare ha chiesto che Fatah smetta una volta per tutte di inviare negoziatori a questi "futili incontri", concentrando piuttosto le proprie attenzioni sugli sforzi per implementare definitivamente gli accordi di riconcliazione nazionale sottoscritti al Cairo in primavera e poi in autunno.

"Simili incontri" ha riferito Al-Ghul "permettono all'occupazione sionista di guadagnare tempo da investire nel proseguimento e nel perfezionamento delle sue pratiche di persecuzione etnica e occupazione militare". La Jihad Islamica, dal canto suo, ha definito il ritorno di Fatah al cosiddetto "tavolo negoziale" come un "vero e proprio gioco d'azzardo con gli inalienabili Diritti nazionali del popolo di Palestina".

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"Soluzione Saudita" per l'Ex-vicepresidente irakeno? A Riyadh pensano di assassinare l'assassino per chiudergli la bocca!

E' appena arrivata la "prova del nove" che conferma come la corrotta monarchia petrolifera saudita, scossa fin nel profondo dalla ribellione delle province sciite (le più ricche di petrolio) ha avuto come si suol dire 'le mani in pasta' nella conduzione dell'Anonima Omicidi che faceva capo a Tarik al-Hashemi, Ex-vicepresidente irakeno attualmente incriminato per gli assassinii commissionati alle sue stesse guardie del corpo durante il periodo dell'apice del suo potere.

Il Principe ereditario saudita Sultan ben Abdul-Aziz avrebbe incaricato il suo parente Principe Muqrin bin Abdul-Aziz, capo dei Servizi segreti sauditi di assassinare Al-Hashemi per paura che, di fronte a un tribunale, egli "vuoti il sacco" raccontando degli inconfessabili legami tra la corte di Riyadh e il governo irakeno del periodo dell'occupazione americana; legami che, ovviamente, coinvolgevano e compromettevano politici come Talabani, Hashemi e tanti altri ancora.

L'Arabia Saudita ha sempre cercato di "infilare un piede nell'Irak post-Saddam", tramite i suoi contatti con alcuni ex-ufficiali di Saddam (che furono i Sauditi, insieme ai Kuwaitiani a sostenere per conto degli Usa e dell'Occidente al tempo della Guerra contro l'Iran), e soprattutto attraverso i fondamentalisti wahabiti, direttamente finanziati e addestrati dalle moschee oltranziste vicine al corrotto sovrano della Casa di Saoud.
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lunedì 9 gennaio 2012

Attracca nel porto siriano di Tartous la flotta russa guidata dalla portaerei "Ammiraglio Kusnetzov"!


Come annunciato su queste pagine a tempo debito, dopo avere circumnavigato l'Europa, attraversato lo Stretto di Gibilterra e fatto rifornimento a Genova e a Cipro la flotta russa dispacciata per ordine di Vladimir Putin e di Medvedev all'apice delle violenze terroristiche in Siria (che ipocriti e interessati rappresentanti della lobby sionista dei media internazionali volevano gabellare come 'rivolte popolari') ha finalmente gettato l'ancora nel porto di Tartous.

Guidata dall'ammiraglia di flotta portaerei "Admyral Kusnetzov" e composta di navi di varie classi, tra cui un forte complemento sottomarino, il distaccamento navale russo testimonia come Mosca, nonostante tutti i cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi vent'anni, abbia deciso di rimanere al fianco del suo più saldo e vecchio alleato nello scacchiere mediorientale; "La nostra permanenza nel porto siriano é mirata a rafforzare i già solidi legami di amicizia e fratellanza che legano i nostri popoli", ha dichiarato il Comandante dell'Ammiraglia Vladimir Anatolievich Yakushin, dopo di lui i comandanti di tutte le altre unità si sono alternati nell'estendere messaggi di simile tono agli abitanti di Tartous e di tutta la Siria.


Il Governatore della provincia di Tartous, Atef al-Nadaf da parte sua ha voluto "calorosamente ringraziare l'onorevole posizione assunta dal Governo russo, che ha coraggiosamente scelto di rimanere schierato a fianco della Siria persino in questo momento difficile che tuttavia mostra già decisi e importanti segnali di miglioramento".










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Il "piffero" Obama voleva 'suonare' l'Iran con le sanzioni, ma é stato invece "suonato" (insieme al dollaro) da Russia e India!


Ricorda veramente la storia dei "pifferi di montagna" l'inaspettata (e grave, per gli scalcagnatissimi conti pubblici a stelle e strisce) conseguenza delle inutili "sanzioni" emesse unilateralmente dagli Usa contro il settore finanziario iraniano per esplicita volontà dell'Amministrazione Obama che cerca, con queste futili misure, di placare le perentorie richieste della lobby filosionista che, guidata dall'AIPAC, fa clamore minacciando di chiudere i rubinetti dei finanziamenti elettorali all'inquilino nero della Casa Bianca proprio al principio di questo 2012 elettorale.

Quello che i servitori di Sion installati nel perverso e corrotto sistema dei finanziamenti privati alla campagna elettorale del Presidente in carica (alimentati con una parte dei tre miliardi di dollari che ogni anno gli stessi Usa "regalano" a Israele, apparentemente bisognoso di 'aiuti per il terzo mondo'! -sic-) pretenderebbero sarebbe, nientemente, che l'attacco militare massiccio all'Iran, possibilmente coronato dalla sua invasione. Ovviamente Obama anche se volesse non potrebbe impelagarsi in una simile ricetta per il disastro militare visto che ha appena varato tagli alle spese belliche da 500 miliardi di $ in conseguenza dei quali, fino a che dura l'occupazione NATO dell'Afghanistan gli Usa non possono permettersi nessun'altra avventura armata, nemmeno una pagata dai petrodollari sauditi e qatariani come quella contro Gheddafi.

Le 'sanzioni' contro la Banca Centrale Iraniana, quindi, sono poco più che un'offa, un contentino lanciato all'AIPAC e al suo Moloch filosionista. Ma ecco che, inaspettatamente, arrivano due reazioni, differenti ma dello stesso segno, che minano gravemente l'economia Usa; Russia e India, infatti, hanno più o meno contemporaneamente annunciato che abbandoneranno il dollaro nelle loro trattative commerciali con Teheran. La notizia é sensazionale, perché Mosca e Nuova Delhi fanno parte del BRIC, il quartetto di economie in crescita anche in questo scenario di stagnazione e recessione e ormai é solo questione di tempo prima che Brasilia e Beijing le imitino. Inoltre, una volta fattolo verso l'Iran e verificati gli ottimi risultati, anche altri paesi chiederanno al BRIC di trattare i loro affari nelle locali valute sovrane: rupie, rubli, renminbi, cruzeiros, oppure in rial, con una sempre più evidente (e devastante) marginalizzazione del biglietto verde sui mercati finanziari internazionali.

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