domenica 21 agosto 2011

Al Cairo la folla strappa la bandiera dell'ambasciata israeliana; Barak tenta maldestramente di 'scusarsi' per il massacro delle guardie di confine!


Continuano ad ammassarsi a migliaia i manifestanti attorno all'ambasciata sionista del Cairo, giorno e notte, chiedendo che la rappresentanza venga chiusa, l'ambasciatore espulso e ogni relazione diplomatica dell'Egitto col regime ebraico venga definitivamente interrotta; sfidando gli incerti della scalata e approfittando dei numerosi appigli forniti da elementi esterni di aria condizionata e antenne paraboliche un guovane egiziano di nome Ahmad al Shahhat (foto sopra, mentre viene portato in trionfo) si é arrampicato fino all'attico strappando dal suo sostegno la bandiera israeliana. Alla sua discesa, salutato come un eroe, é stato sottratto dalla folla in visibilio alle 'attenzioni' di polizia e militari che volevano fermarlo.


Intanto lo sdegno per gli indiscriminati attacchi sionisti contro Gaza mette in agitazione le masse non solo in Egitto, ma anche in Giordania, dove cortei di molte migliaia di persone chiedono ogni giorno con sempre più forza l'interruzione delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv e l'abrogazione dell'accordo di pace siglato da Re Hussein nel 1994, quando sembrava che sottomettersi ai diktat americani e israeliani fosse l'alternativa più comoda e facile.

In mezzo a queste tempeste i polsi dei politici sionisti hanno cominciato a tremare e persino Ehud Barak, già pettoruto generale, ha frettolosamente fatto recapitare al Governo egiziano e alla Giunta militare di Transizione le sue "scuse" per l'uccisione di guardie di confine nella penisola del Sinai, annunciando che una commissione d'indagine mista verrà istituita per fare luce sull'accaduto. Sarà questo un gesto sufficiente a disinnescare la ritorsione del Cairo, che ha richiamato in patria 'sine die' il suo ambasciatore da Tel Aviv?

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Hezbollah annuncia meeting di solidarietà con Gaza, mentre il Libano blocca risoluzione ONU filoisraeliana!


Nella giornata di ieri i rappresentanti libanesi alle Nazioni Unite hanno giocato un ruolo importantissimo nel far deragliare una bozza di Risoluzione che, spinta da Usa e Israele (e sostenuta dall'India) voleva cercare di 'giustificare' l'indifendibile orgia di bombardamenti sionisti contro Gaza collegandoli all'attacco contro i pullman di militari a Eilat, portato a conclusione da parti sconosciute e tuttora privo di rivendicazione.

"L'ONU non può vidimare le aggressioni militari di alcuni stati collegandole arbitrariamente alle azioni di movimenti e gruppi non-statali, specie quando non vi é alcuna prova o indizio che questi ultimi abbiano agito di concerto o su istigazione di uno Stato o un Governo"; questa l'ineccepibile linea di obiezione portata avanti dall'ambasciatore di Beirut all'ONU, Nawaf Salam (foto sopra), che ha 'colpito e affondato' la bozza filosionista.

Intanto il Segretario Generale di Hezbollah Hassan Nasrallah ha dichiarato che il prossimo 26 agosto, ultimo venerdì di Ramadan, si terrà nel Parco Iraniano di Maroun al-Ras un grande meeting di solidarietà con la Palestina e specialmente con la Striscia di Gaza, martirizzata dall'assedio sionista e dai continui raid aerei. L'ultimo lunedì di Ramadan è dedicato dai musulmani sciiti al ricordo e alla mobilitazione in favore di Gerusalemme e della Palestina, per volontà e prescrizione dell'Ayatollah Khomeini. Il 'Parco Iraniano' di Maroun al-Ras é stato inaugurato lo scorso autunno dal Presidente della Repubblica Islamica Mahmoud Ahmadinejahd, durante la sua storica visita in Libano.

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Coloni ebrei fanatici accoltellano bracciante palestinese! Abu Zuhri apprezza la reazione egiziana


Degenera sempre più la situazione nella Palestina occupata; dopo il contrattacco delle Brigate Salah ad-Din contro gli insediamenti illegali di Ashdod, dove si congregano le milizie ebraiche ultraortodosse, alcuni fondamentalisti ebrei hanno aggredito e accoltellato un bracciante agricolo palestinese che si trovava in città.

Naseem al-Barbarawi, di ventisei anni, é stato pugnalato al torso e alle braccia e solo grazie a un supremo sforzo é riuscito a sottrarsi ai suoi assalitori, assetati di sangue e decisi a massacrarlo, e a gettarsi in mezzo a una strada trafficata, dove, fermando un'auto in transito é riuscito a farsi portare dapprima a un pronto soccorso locale e quindi all'ospedale di Al-Khalil, dove le sue condizioni sono state definite 'gravi ma stabili'.

Intanto Sami Abu Zuhri, portavoce del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, ha espresso la soddisfazione dell'Ufficio politico per la pronta e ferma reazione egiziana all'aggressione militare israeliana risultata nella morte di guardie confinarie raggiunte dal razzo di un "Apache".
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Si riunisce oggi la Lega Araba per discutere dell'escalation tra Gaza, Egitto e stato sionista!


Si terrà nelle prime ore di domenica 21 agosto il meeting d'emergenza della Lega Araba che dovrà discutere del recente aumento della tensione tra Israele, Gaza ed Egitto conseguente alla violenta e sproporzionata rappresaglia sionista contro la Striscia assediata e le forze di confine del Cairo stanziate nel Sinai, risultata nell'uccisione di diverse guardie doganali egiziane da parte di un elicottero.

Ahmed Ben Hili (foto sopra), vice-segretario dell'organizzazione ha dichiarato che i rappresentanti permanenti della Lega discuteranno le ripercussioni delle sconsiderate azioni di Tel Aviv, possibilmente riattivando progetti di risoluzione in favore di Gaza, del suo rifornimento e della sua ricostruzione, scambiandosi inoltre idee su come rispondere agli attacchi israeliani e su come coinvolgere l'ONU nella cornice degli ultimi, drammatici avvenimenti.

Gli attacchi sionisti contro Gaza hanno ucciso finora circa sedici persone e lasciato sul campo almeno 40 feriti.

Intanto, in due comunicati separati, le Brigate Ezzedine al-Qassam e le Brigate Salah ad-Din, avanguardie armate di Hamas e dei Comitati di Resistenza Popolare hanno dichiarato ufficialmente che qualunque tregua esistesse in precedenza con Israele é saltata definitivamente e che d'ora in porta il regime di Tel Aviv dovrà sopportare adeguate e puntuali rappresaglie a ogni sua provocazione armata. In precedenza il Governo di Hamas si era impegnato, dalla fine del brutale 'pogrom' militare sionista contro Gaza, a tenere sotto controllo non solo le sue brigate, ma anche quelle di altri movimenti di Resistenza presenti e attivi a Gaza.
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sabato 20 agosto 2011

L'Egitto richiama il suo ambasciatore da Tel Aviv, mentre il regime ebraico prepara "azioni militari" contro il Sinai!


Sono continuate per tutta la notte le manifestazioni di protesta dei cittadini egiziani di fronte all'ambasciata sionista al Cairo e, per un'ambasciata assediata, un'altra minaccia di chiudere i battenti: il Governo egiziano ha infatti deciso di richiamare in patria il proprio ambasciatore da Tel Aviv, in attesa di "scuse ufficiali" da parte di Israele per l'uccisione di guardie di confine egiziane, raggiunte da un razzo partito da un'elicottero con la stella di davide.

Essam Sharaf, capo dell'Esecutivo ad interim che gestisce il paese in attesa delle elezioni previste per questo autunno, ha dichiarato: "Il sangue egiziano é troppo prezioso perché possa venire sparso senza una nostra pronta e decisa reazione; quel che era tollerabile sotto il sottomesso e servile regime di Mubarak non é più accettabile nel Nuovo Egitto nato dalla Rivoluzione".

Anche altri esponenti del panorama politico locale hanno commentato; così Amr Moussa: ex-Segretario Generale della Lega Araba e candidato in pectore alla poltrona presidenziale: "Israele deve capire una volta per tutte che i giorni in cui poteva permettersi di uccidere nostri cittadini senza una ferma e dura risposta sono finiti per sempre".

Ma le aggressioni contro l'Egitto potrebbero essere solo all'inizio se fosse verificato quanto riportato dall'emittente sionista "Arutz Sheva", secondo la quale il Consiglio nazionale di Sicurezza starebbe preparando "azioni armate" contro la penisola del Sinai, che l'ormai vetusto e screditato 'Accordo di Camp David' dichiarava interdetta a qualunque attività militare dal 1979.
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Continuano i raid sionisti su Gaza: sedici i morti tra i civili, dozzine i feriti!


Un'altra serie di indiscriminati bombardamenti sionisti sulla Striscia di Gaza ha fatto tre vittime tra la popolazione civile, alzando la conta dei morti a sedici in poco più di due giorni di attacchi. In un raid, aeroplani dell'aviazione sionista hanno colpito un quartiere di Khan Younis, ma, da quanto traspare, senza causare altro che danni materiali (comunque ingenti).

Oltre i sedici morti, comunque, si contano letteralmente a dozzine i feriti, alcuni dei quali certamente moriranno a causa delle drammatiche condizioni del settore sanitario dell'enclave, strangolato come tutto il resto dall'illegale e insensato assedio israeliano; altri feriti rimarranno invece mutilati, andando ad appesantire la situazione delle loro famiglie, già pressate dalla carestia, dalla disoccupazione, tutti effetti dello strangolamento sionista.

Intanto, dando fiato liberamente alla bocca, l'ex comandante del distretto meridionale dell'esercito israeliano, Generale Zvika Fogel, ha invitato i suoi colleghi ad assassinare Ismail Haniyeh, Primo Ministro eletto del Governo palestinese e Ahmed Al-Jabari, capo delle Brigate Ezzedine al-Qassam, formazione armata di Hamas. Israele continua a cercare di 'provare' un legame tra Hamas e l'attacco ai pullman dei soldati israeliani vicino a Eilat, nonostante che sia il Movimento di Resistenza musulmano, sia i Comitati di Resistenza Popolare si siano distanziati da tale atto. Secondo il Generale sionista l'attacco ai soldati era "mirato a prendere altri prigionieri".
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Protesta al Cairo per l'uccisione di tre egiziani da parte di Israele: "Fuori l'ambasciatore sionista!"


Centinaia e centinaia di dimostranti si sono riuniti davanti all'ambasciata israeliana del Cairo (vetusto e secondo noi temporaneo "lascito" dell'era di sottomissione egiziana a Usa e Stato ebraico), per protestare l'uccisione di tre guardie di confine egiziane, dilaniate da un razzo anticarro lanciatogli contro da un elicottero da guerra "Apache", regalo di Zio Sam al regime di Tel Aviv.

L'incidente é tutt'altro che "scivolato" sull'opinione pubblica egiziana, che a prescindere dalle divisioni politiche é saldamente a favore di una decisa 'sterzata' nella politica estera egiziana, che finora la Giunta di transizione guidata dal Maresciallo Tantawi é stata troppo timida e troppo graduale nell'implementare.

I dimostranti hanno bruciato vessilli israeliani e agitato quelli egiziani ma anche palestinesi, a testimonianza della profonda solidarietà del popolo di Piazza Tahrir con gli abitanti del ghetto di Gaza, strangolato e bombardato a mano salva dal regime ebraico. Il Capo di Stato maggiore delle forze di terra, Generale Sami Anan, ha lasciato la capitale alla volta di Rafah, dove condurrà un'inchiesta ufficiale sulla morte delle guardie di confine.
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Gaza risponde al fuoco! Le Brigate Salah ad-Din lanciano razzi contro i miliziani ebrei di Ashdod, colpendone almeno dieci


"Non ci massacrerete impunemente", questo il messaggio arrivato sull'insediamento illegale di Rova Zayin, con la sua popolazione di coloni fanatici, insieme ai razzi lanciati dalle Brigate Salah ad-Din, dei Comitati di Resistenza Popolare. Dopo un giorno e mezzo passato sotto le bombe e i missili sionisti é ora il turno delle armi artigianali degli abitanti del ghetto palestinese assediato di farsi sentire, anche se, per una rappresaglia veramente efficace, ci sarebbe bisogno di una potenza di fuoco che i combattenti palestinesi non riusciranno (ma non é detto) a raggiungere ancora per molti anni.

Stando a quanto riporta il quotidiano serale sionista Yedioth Ahronot i razzi dei soldati palestinesi hanno colpito dieci coloni, uno dei quali in maniera "molto grave", riferendo che i colpiti si trovavano "vicino a una scuola religiosa"; chissà se prima dell'arrivo dei proiettili da Gaza il loro 'Rabbi' gli abbia spiegato il passo della Torah dove si legge "Occhio per occhio, dente per dente".

Intanto, purtroppo, dobbiamo registrare la morte di altre tre vittime civili della cieca e selvaggia "rappresaglia" sionista contro la Striscia: Mohammed Enaya, di 22 anni, insieme a un ragazzo di 13 anni e a un bambino di 3, sono gli ultimi morti che portano il totale delle fatalità palestinesi ben sopra la dozzina.
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