domenica 10 febbraio 2013

Due manifestazioni di protesta attorno alla capitale del corrotto reame saudita: "Liberate i prigionieri politici!"

"Quando il pesce é marcio, puzza dalla testa" e una empirica conferma di questo detto popolare si é potuta vedere ieri nel reame di Casa Saoud quando persino la capitale dell'ultima monarchia assoluta del mondo é stata animata non da una ma da ben due manifestazioni popolari che, sfidando i draconiani 'editti' dei sicofanti di Re Saoud, si sono radunate una nella capitale vera e propria, l'altra nella cittadina-satellite settentrionale di Buraidah, per chiedere l'immediato rilascio dei prigionieri politici detenuti senza accuse e senza garanzie di sorta, veri e propri "desaparecidos".

E' noto che in Arabia Saudita il numero dei detenuti per motivi politici sia molto elevato, alcune stime lo pongono addirittura oltre le trentamila unità e che molti di essi, possano trascorrere fino a 15 anni in carcere prima di vedersi elevare una qualunque accusa. Tra le manifestazioni tenute ieri, quella di Riyadh é stata confrontata violentemente dalle sbirraglie reali, che hanno trattenuto cinque dimostranti, l'altra, animata da donne in massima parte parenti di prigionieri, si é sciolta senza scontri di sorta.

Le proteste attorno alla capitale, zona sunnita par excellence, dimostrano come il processo di decomposizione dello stato saudita non sia soltanto attribuibile all'ansia di riscatto della minoranza sciita (che abita la parte orientale del paese dove si estrae la maggior parte del greggio che i principi di Riyadh vendono all'occidente imperialista incamerandone quasi tutto il ricavato...), ma abbia un'eco anche nella popolazione di etnia maggioritaria, delusa e frustrata da una gerontocrazia cleptocratica ormai in questi tempi di crisi economica, non più in grado di soffocare nel benessere generalizzato gli aneliti di riforma e cambiamento.
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Il Patriarca Al-Rai a Damasco: "Nessun cambiamento della politica siriana può essere imposto da forze esterne con la violenza!"

Come avevamo predetto nella giornata di ieri, anche se 'ufficialmente' la visita damascena del Patriarca Maronita Bechara al-Rai doveva essere "strettamente all'insegna dell'ecumenismo e della solidarietà inter-cristiana", ovviamente ha assunto un deciso significato politico, rafforzato ulteriormente da alcune dichiarazioni del cardinale ai media locali.
 In particolare durante la sua visita alla Chiesa della Santa Croce in Qassaa, il Cardinale Al-Rai é stato visto avvicinarsi a Gregorio Terzo Laham (Patriarca della Chiesa Greca Melkita, altra denominazione cristiana di rilevante importanza in Siria) e intrattenersi abbastanza a lungo a parlare con lui e con il Viceministro degli Esteri Faisal al-Mikdad (un incontro informale, visto che nessun meeting 'ufficiale' con esponenti del Governo era stato previsto).

Inoltre Al-Rai ha dichiarato che in Siria nessun cambiamento dell'assetto politico può essere raggiunto se non attraverso gli sviluppi interni, il dialogo e la dialettica democratica e che tentativi di forzare la situazione dall'esterno e con mezzi violenti non porteranno a nessun risultato. Il Cardinale ha aggiunto di pregare ogni giorno per la fine delle violenze e delle sofferenze che hanno punteggiato gli ultimi mesi, vedendo ogni giorno qualche nuovo motivo di ottimismo e speranza.
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Enorme raduno di protesta in Barhein, la popolazione grida: "Via il Re Al-Khalifa, fantoccio dell'Imperialismo!"

Un enorme sit-in di protesta sta animando in queste ore Piazza della Libertà a Manama, capitale dell'Isola di Barhein, dove la popolazione (in massima parte sciita) si é già mobilitata per il vicino anniversario delle proteste iniziate il 14 marzo 2011, due anni fa, sull'onda delle vittoriose rivoluzioni in Tunisia e in Egitto e a imitazione della mobilitazione di massa che all'epoca animava (e ancora non si é spenta) anche il popolo yemenita.

Nonostante l'uso spropositato di gas urticanti e asfissianti, l'intervento massiccio di truppe Saudite, degli UAE e persino di violenti e crudeli mercenari pachistani reclutati nelle più retrive moschee e madrasse wahabite, nonostante centinaia di morti massacrati e migliaia di prigionieri rapiti, torturati, spariti nelle galere dei despoti Al-Khalifa. Nonostante la diretta partecipazione dei "delfini" reali alle sevizie inflitte ai detenuti politici, il popolo é più che pronto a proseguire la lotta.

Uno sciopero generale di 24 ore é già stato dichiarato per il prossimo giovedì, secondo anniversario di una Rivoluzione che deve ancora compiersi del tutto ma che presto farà giustizia di un altro despota servo degli interessi stranieri.
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sabato 9 febbraio 2013

Bechara Al-Rai, patriarca maronita, sarà domani a Damasco per omaggiare il nuovo Patriarca Ortodosso!

Sta ultimando i preparativi per la partenza nella sua usuale residenza libanese di Bkirki il Patriarca Maronita Bechara al-Rai, recentemente creato Cardinale da Papa Benedetto Decimosesto che nella giornata di domani raggiungerà Damasco per assistere alla cerimonia di insediamento del nuovo Patriarca Ortodosso di Damasco, Giovanni Decimo Yazigi, che succede al recentemente defunto Ignazio Quarto Hazim.

Il Vescovo  Samir Mazloum, parlando con gli inviati del quotidiano "Al-Joumhouria" ha dichiarato che 'non esiste una dimensione politica in questo viaggio, che ha un significato strettamente ecumenico e dal punto di vista del dialogo interreligioso', tanto che, ha insistito il prelato, non sono previsti incontri ufficiali con il Presidente Assad o con rappresentanti del suo Governo.

Ma, nel momento in cui tutti i Cristiani di Siria (a prescindere dalla denominazione e dalla setta), si sono stretti attorno alle autorità per fare fronte comune alla violenza cieca e brutale dei mercenari stranieri wahabiti scatenati contro le loro comunità dal complotto imperialista internazionale, é ovvio che una visita nella capitale da parte del capo della Chiesa Cattolica Maronita porti con sé anche un sostanzioso sottinteso di solidarietà e vicinanza alle varie comunità cristiane messe in pericolo dalla violenza qaedista e, per esteso, a quel Governo che ha fatto tutto il possibile per proteggerle e aiutarle. 
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Riprendono i tentennamenti di Hamas, questa volta sarebbe sul punto di "Riconoscere Israele!"

Ci risiamo, a nemmeno due settimane dalla notizia della 'possibilità' che Hamas accettasse ufficialmente la 'Soluzione a Due Stati' (praticamente evirandosi, perdendo il sostegno di quasi tutta la base di militanza armata e del gruppo storico dei dirigenti vicini a Mahmoud Zahar) "Re Tentenna" Carlo Alberto Mishaal ha ricominciato a pencolare in direzione dell'altro Tabù Massimo di Hamas dei tempi della Resistenza Dura e Pura. Questa volta Mishaal e sodali suoi sarebbero addirittura sul punto di 'Riconoscere Israele'.

Se pure la decisione di Fatah di riconoscere israele nel momento in cui storicamente fu presa aveva una certa qual sorta di logica (la logica delle iene e degli sciacalli, va bene, ma pur sempre logica) vista l'allora apparentemente inarrestabile preminenza degli Usa e il declino dell'Urss che faceva presagire un futuro del Medio Oriente tutto all'insegna dei diktat di Washington, saltare OGGI sul carrozzone di Fatah e dei palestinesi 'addomesticati' verso Tel Aviv é un vero controsenso visto che tutto il Medio Oriente sta rivoltandosi contro l'ordine imperialista e i pochi bastioni filo-americani (e filo-sionisti) come Arabia Saudita, Barhein, Qatar, Turchia sono ogni giorno più malfermi per le continue sconfitte che incassano e le proteste interne che li agitano.

Sarebbe, a nostro modesto avviso, come riuscire a garantirsi, all'ultimo secondo, un biglietto per la crociera inaugurale...DEL TITANIC!
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Si delinea la situazione sul fronte Nord e Nordovest in Siria: terroristi schiacciati contro i confini!

Attorno a Idlib e Aleppo l'Esercito siriano ha ormai schiacciato i militanti terroristi stranieri contro i confini internazionali; ogni speranza di trasformare le vallate e le pendici montuose a Nord e Nordovest della Siria in una 'zona franca' dove i mercenari wahabiti e qaedisti potessero fare il bello e il cattivo tempo é dunque evaporata per sempre.

Squadroni di mezzi blindati e centinaia di truppe di supporto hanno preso d'assalto la cittadina di Al-Safira, conquistandola e uccidendo oltre 250 terroristi; la notizia é confermata dallo stesso traffico telefonico/satellitare dei rivoltosi, intercettato dagli esperti siriani di Sigint e accuratamente trascritto per trarne la maggior messe di informazioni possibili riguardo a quanto resta dello schieramento wahabita.

Attorno a Idlib i mercenari qaedisti, dietro ordini dei loro 'benefattori' turchi e israeliani, si stavano preparando ad attaccare la Fondazione delle Industrie della Difesa che si trova vicino alla città, nel tentativo di indebolire la capacità di autodifesa e dissuasione (chimica e batteriologica) della Repubblica Araba Siriana. I loro piani tuttavia sono risultati inutili essendo la loro 'offensiva' schiacciata sul nascere dal rapido intervento delle truppe di Assad.
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Il Premier Maliki avvisò gli americani nel 2011: "Non riuscirete a spodestare Assad, nemmeno in due anni!"

Nel corso di incontri bilaterali con l'amministrazione Obama il Premier Irakeno Nouri al-Maliki, poco dopo l'inizio delle sparatorie e degli attentati che segnalavano il principio dell'attacco internazionale contro la Siria, si sentì pronosticare dai consiglieri dell'inquilino nero della Casa Bianca Barack Obama che "Assad sarebbe stato deposto in un paio di mesi".

"A quel punto" ricorda Maliki nell'intervista rilasciata stamane al quotidiano Asharq Al-Awsat "scossi la testa e dissi: 'Non sarà possibile rovesciare Assad nemmeno di qui a due anni'; io conosco bene la Siria e provai a spiegare agli Americani che, al contrario di dittatori come Saddam Hussein, che concentravano tutto il potere nelle mani di fedelissimi e sicofanti, gli Assad erano benvoluti dalla maggior parte della popolazione che si sentiva protetta e rispettata dal loro stile di governo, inoltre feci notare che la maggior parte dei cittadini sunniti era secolarizzata e non si sarebbe mai identificata con i fanatici wahabiti responsabili delle agitazioni".

Nel corso dell'intervista però Maliki fa un curioso distinguo quando ci tiene a sottolineare la differenza tra le azioni di Turchia e Qatar (che ritiene coinvolte nella sedizione terroristica in Siria dal vertice dei rispettivi governi in giù) e il caso dell'Arabia Saudita, dove invece ritiene che il sostegno ai terroristi in Siria sia, più che una politica governativa ufficiale, frutto delle iniziative 'indipendenti' di certi Prinicipi e certi Ministri che approfittano dello stato di minorità del Re Saoud, alle prese con una senilità invalidante.
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venerdì 8 febbraio 2013

Doppio "Vaffa" dell'Argentina a Israhell: Commissione unita sui fatti del '94 e picco nei commerci con l'Iran!

E' bello vedere i paesi della Latinoamerica, asserviti a israhell al tempo dei dittatori Videla e Pinochet, mandare tranquillamente il regime ebraico dell'Apartheid "a farsi un giro" una volta riconquistata la Democrazia e la libertà. La Presidentessa argentina Cristina Kirchener ha difeso con forza l'operato del Ministro Timerman che ha dato il via a un processo congiunto di ricerca della verità riguardo l'esplosione del 1994 al centro culturale ebraico di Baires "AMIA", a lungo imputato da lobbisti filosionisti a Hezbollah o all'Iran.
La Kirchner ha dichiarato di avere inviato la bozza di creazione della commissione congiunta iraniano-argentina al Parlamento e di aspettarsi da un momento all'altro il nullaosta per la sua formazione. Inoltre, i rapporti tra Argentina e Iran nel campo commerciale ed economico sono sempre più stretti, essendosi moltiplicati di ben undici volte negli ultimi sei anni. Quest'anno gli scambi commerciali tra i due paesi sono arrivati a ben 81 miliardi di dollari usa, per la maggior parte beni agricoli di origine argentina come olio di soia, riso e prodotti zootecnici.
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