sabato 6 luglio 2013

L'ultima illusione di Tel Aviv: un battaglione di 'Quisling' arabi da schierare contro Hezbollah!

Si chiama 'Horv' l'ultima 'trovata' dei generali sionisti che, disperati per i costanti fallimenti nei loro tentativi di attaccare e destabilizzare Hezbollah e la Resistenza Libanese, tanto direttamente quanto indirettamente e letteralmente terrorizzati dai costanti progressi della milizia sciita che sempre di più amplia ed approfondisce le proprie conoscenze tecniche e la panoplia del proprio hardware (in non piccola parte grazie al sostegno di Iran e Siria), avviandosi a diventare uno snodo sempre più integrato del sistema militare libanese hanno tirato fuori dal cappello l'idea più trita, frusta e inconcludente dei militari disperat: "Se non riusciamo a sconfiggere un nemico, paghiamo qualcuno che lo combatta al posto nostro!".
Evidentemente dimentichi della sapienza di Machiavelli riguardo alle "compagnie di ventura", i sionisti si sono messi sotto e hanno trovato un numero sufficiente di tagliagole, rinnegati, criminali e vendipatria fra le varie fogne umane a cui hanno accesso creando il 'Battaglione Horv', milizia di esuli, di drusi filo-Jumblatt e, udite udite, di wahabiti pescati dritti dritti dalle fila dei mercenari takfiri reduci dalla Siria e dall'organizzazione del patetico 'Sceicco' Raed Saleh, che é passato dall'organizzare la Resistenza contro i sionisti a fornire loro miliziani in funzione anti-sciita.

I sionisti hanno messo insieme qualche centinaio di rinnegati discendenti dei membri dell'SLA di Haddad e Lahad che sono fuggiti presso di loro dopo la liberazione del Sud-Libano nel 2000, qualche Druso, e numerosi fondamentalisti takfiri disposti a mettersi al servizio degli invasori della Palestina pur di assecondare il loro settarismo di ignoranti cannibali e hanno messo a capo di questa armata brancaleone i due ceffi che vedete ritratti sopra: Khaled Koja (ritratto con tanto di bandiera dei ratti) e Shadi abu Fares (con l'uniforme sionazista).

Hezbollah, con i suoi oltre trent'anni di esperienza, con la sua fortissima dedizione politico-ideologica, con l'entusiasmo delle recenti vittorie di Qusayr, Talkalakh e Saida che ancora scorre tra i suoi militanti, guarda questi patetici traditori e li attende al varco. Speriamo che i furieri del battaglione horv abbiano ordinato abbastanza sacchi di plastica nera...quella che si usa per il pattume!

Povero Qaradawi! Dopo il golpe in Egitto l'Emiro del Qatar sfratta e sospende il passaporto del celebre predicatore sunnita!

"I perdenti non piacciono a nessuno!", così, un po' rozzamente, si potrebbero sintetizzare le vicissitudini dello Sceicco Qaradawi, noto predicatore sunnita che, messo in esilio dal regime di Mubarak, aveva trovato asilo, sostegno e una formidabile piattaforma mediatica per le sue rigide ma nondimeno ispirate orazioni nella capitale qatariota Doha e nei microfoni e nei video di Al-Jazeera. Qaradawi era molto intimo, come prova la foto qui sopra umoristicamente 'ritoccata' del vecchio emiro Al-Thani.
Ma "Aria nuova, scopa nuova!" appena consumata l'abdicazione con salita al trono del nuovo Emiro Tamim, é bastata la detronizzazione in Egitto del Presidente Morsi e dei suoi compagni dell'Ikhwan per far disastrosamente franare le 'azioni' del predicatore cui poco é valso l'aver sperperato il suo patrimonio di credibilità sposando le tesi takfire (molto gradite al vecchio Al-Thani) della falsa 'jihad' da combattere in Siria contro Assad e il suo Governo legittimo e istigando i sunniti egiziani alla violenza omicida contro gli sciiti.
Quindi Qaradawi é stato rapidamente e poco cerimoniosamente espulso da Doha, i suoi documenti qatarioti sono stati rapidamente invalidati e, con l'aria che tira in Egitto, non é detto che i Generali e il Presidente a Interim Adli Mansour siano disposti a riceverlo, col rischio che le sue prediche radicalizzino i sostenitori dell'Ikhwan che già ieri si sono scatenati in violenze. Insomma, ancora una volta viene dimostrato che a mettersi al servizio dell'arroganza dell'Imperialismo e dei suoi servi locali si possono sì ottenere vantaggi, ma del tutto momentanei e transitori, mentre coloro che scelgono la via della Resistenza, quando ottengono risultati, anche a prezzo di grandi sofferenze, possono star certi che essi saranno saldi e duraturi!

Ali Reza Jalali sugli ultimi avvenimenti egiziani "Mursi non ha voluto o potuto intraprendere cambiamenti concreti!"

La redazione di Palaestina Felix é lieta di ospitare sulle sue pagine l'informata e approfondita opinione dell'amico Ali Reza Jalali in merito ai recenti rivolgimenti egiziani e alle loro ripercussioni nell'arena araba e mediorientale.


Vi sono ancora troppe incognite nel nuovo corso degli eventi in Egitto, dopo il colpo di stato che ha messo fuori gioco il presidente Morsi, e anche le opinioni degli analisti sono contrastanti. I dati certi al momento sono: l'esercito, che ha sempre avuto in mano il potere effettivo nelle questioni strategiche, dai tempi di Nasser in poi, ha deciso di prendere in mano anche il potere formale, direttamente. I Fratelli Musulmani rischiano così un nuovo periodo di marginalizzazione dal potere politico del Cairo, andando in contro ad una seria sconfitta anche nella regione, considerando il fallimento del piano riconducibile alla caduta di Assad in Siria, dove la Fratellanza aveva il ruolo politico più importante nell'opposizione al governo damasceno.

In Palestina il tutto costringerà, considerando anche il ridimensionamento del prestigio di Erdogan per le note proteste in Turchia, il movimento Hamas, a un nuovo riposizionamento, e quindi, presumibilmente, a supplicare una riappacificazione con l'Asse della Resistenza (considerando anche la transizione al potere in Qatar). Morale della favola: l'asse antisiriano mediorientale, Turchia-Qatar-Fratelli Musulmani ha subito in poche settimane un serio smacco, non di certo ostacolato dagli stessi USA, che dopo aver "usato", come spesso fanno, i loro "alleati", poi li sacrificano. Il problema è il seguente: non si può avere la pretesa che i nordamericani abbiano un approccio più "umano", ma possiamo avere la pretesa di un atteggiamento più lungimirante da parte dei leader politici del Medio Oriente.

Anche se, ci rendiamo conto, che dato il materiale umano a disposizione, le nostre speranze potrebbero rivelarsi vane.

La dirigenza araba del dopo "primavere", si è dimostrata, tutto sommato, in continuità con i politici che l'aveva preceduta. In Egitto ad esempio, tutto quello che ha fatto Morsi, è stato quello di non fare nulla. Nessuna riapertura del valico di Rafah in modo permanente per consentire alla popolazione assediata di Gaza di respirare. Addirittura il blocco del valico è continuato anche nel periodo in cui, nel novembre dell'anno scorso, Israele lanciò un pesante attacco contro la Striscia, esattamente come aveva fatto Mubarak nel periodo 2008-2009. In un anno di potere in mano, Morsi ha cercato di barcamenarsi, ma non è riuscito, o forse non ha voluto compiere concretamente passi verso il cambiamento. Le sue posizioni sulla crisi siriana hanno destato molte perplessità e addirittura la decisione di troncare i rapporti diplomatici con Damasco, nel pieno di una offensiva dell'esercito di Assad per riconquistare alcune zone strategiche del paese in mano ai ribelli, ormai in chiara difficoltà, è sembrato un gesto molto goffo.

La situazione economica dell'Egitto è poi peggiorata molto nel corso degli ultimi due anni, in un paese che dipende molto dal turismo, i viaggi degli stranieri, per ovvi motivi legati all'instabilità politica, sono diminuiti. Anche ciò ha avuto molto peso nelle proteste popolari contro Morsi, ma senza l'intervento dell'esercito, non vi sarebbe stata una caduta così rapida del presidente islamista. La Fratellanza Musulmana sembrava destinata a giocare un ruolo importante dopo la caduta di Mubarak e degli altri leader della regione. Dobbiamo essere onesti su questo punto: se i FM invece di allinearsi alle posizioni occidentali su molti temi, come la Siria, e la totale indifferenza sulla questione di Gaza, ripresa solo a parole (ma le parole venivano spese anche da Mubarak e dagli altri, la gente chiedeva azioni concrete, non chiacchere), forse ora, invece di una certa indifferenza popolare nei confronti della caduta di Morsi, vi sarebbero milioni di persone in piazza a difendere il loro leader, democraticamente eletto. E invece c'è il deserto o quasi. Morsi, grazie ai suoi errori e all'eccessivo conservatorismo della Fratellanza, ha perso tutto il consenso che poteva esserci per lui e il suo movimento politico.

All'indomani della caduta di Mubarak, alcuni leader di rilievo dell'Ikhwan si recarono a Tehran, dall'Ayatollah Khamenei. In quell'occasione la Guida iraniana disse loro: "Esistono due tipi di musulmani: quelli che ritengono l'America molto potente, molto ricca, molto influente, e che quindi ritengono impossibile ed inutile un confronto con questa potenza; essi si mettono l'anima in pace e cedono dinnanzi alle pretese degli statunitensi. Vi è però un'altra categoria di musulmani. Questi ultimi pur ritenendo l'America molto potente, molto ricca e molto influente, pensano che in ogni caso, la potenza americana non sia superiore a quella di Dio. In questo modo essi assumono autoconvincimento e riescono a resistere, ricordando la grandezza divina, ad eventuali pretese eccessive degli USA". Il grido "Allah Akbar" (Dio è Grande) era sulla bocca dei Fratelli Musulmani, ma evidentemente nei loro cuori lo slogan più forte era: "Amrika Akbar" (l'America è grande).

In ogni caso ora la situazione è molto complicata e bisognerà vedere dopo la transizione militare, l'esercito chi accetterà al potere; in questi giorno si è fatto il nome di El Baradei, che ha alle spalle alcuni gruppi liberali, nazionalisti, anche taluni islamisti (questi giorni in Piazza Tahrir vi erano anche alcuni piccoli gruppi sciiti a protestare contro Morsi), senza dimenticare però i fans di Mubarak, sempre pronti al reintegro, ammesso e non concesso che ci sia stata una vera defenestrazione degli uomini dell'ex rais. 

 

venerdì 5 luglio 2013

I takfiri libanesi tentano di "resuscitare" il loro 'sceicco' morto attraverso il potere tecnologico del...Nastro Magnetico!

Fate finta per un secondo di essere gli ultimi seguaci rimasti dell'ignorante e rozzo 'sceicco' takfiro Ahmad al-Assir, dopo che l'azione congiunta dell'Armee Libanaise opportunamente istruita e consigliata dai veterani di Hezbollah é riuscita a scardinare e distruggere la loro infrastruttura armata tra Saida e altre zone del Paese dei Cedri in un week-end di scontri conclusisi con la morte certa del luogotenente militare di Assir, quella propabile dello stesso predicatore e la conquista della 'moschea' da loro trasformata in covo.

Il problema é: come fare a tentare di lanciare nuovi proclami di sfida contro le autorità libanesi adesso che il vostro leader carismatico é morto? Facile, si trova qualcuno che sappia imitare la sua voce e si registrano delle audiocassette. Non importa il fatto di essere nel 2013, quando anche un ragazzino con uno smartphone può registrare video e caricarli su Youtube e Vimeo in pochi minuti; visto il livello mentale medio degli estremisti takfiri vi sarà sicuramente qualcuno in grado di abboccare all'amo!

Questa degli 'audiomessaggi registrati' é la farsa più patetica che i wahabiti libanesi potevano mettere in piedi: se Assir fosse VERAMENTE vivo non esiterebbero un attimo a riprenderlo in video (con tutte le cure per non far capire la sua precisa locazione) e trasmettere le sue immagini per galvanizzarne i seguaci. Assomiglia tanto questa ridicola situazione ai vari 'audiomessaggi' di Osama Bin Laden successivi al 2002 (quando sicuramente morì tra le montagne afghane) che continuarono a circolare fino a che la CIA non decise di 'ritirare il personaggio' che ormai aveva servito agli scopi per cui era stato creato con la ridicola pantomima della sua 'uccisione' fasulla in Pachistan.

Turchia e la Tunisia denunciano l'intervento dell'Esercito egiziano negli affari politici del Paese, guardando preoccupate ai loro generali

Con toni e motivazioni in parte diverse Tunisi e Ankara si sono nelle ultime ore pronunciare in maniere simili sulla crisi egiziana e sull'ingerenza in esso delle Forze Armate chiamandole 'usurpatrici di funzioni non loro' e facendo notare come il loro intervento ponga uno sgradevole precedente che potrebbe influenzare il futuro politico del grande paese nordafricano.

Nonostante sia una formazione politica ispirata all'Islam l'Ennahda tunisino non ha quasi nulla a che spartire con l'Ikhwan egiziano, non essendone una filiazione e non condividendone la contiguità con il radicalismo wahabita. L'Ennahda, pur ampiamente premiato alle urne ha preferito fare un Governo di coalizione con forze laiche (CPR ed Ettakatol) e ha combattuto le derive oltranziste di certi predicatori mobilitando contro di essi anche la forza pubblica.

Ben diversa la situazione in Turchia, dove Erdogan vedeva il successo dei Fratelli Musulmani in Egitto come una prova della esportabilità del suo "modello" di Governo, almeno lo faceva prima che il consenso popolare gli scoppiasse letteralmente in faccia con il pretesto dell'abbattimento di Gezi Park, ma in realtà a causa delle sue scelte ampiamente impopolari nel sostegno ai terroristi in Siria, nell'apertura del paese ai radar Usa anti-iraniani e nell'abbandono delle posizioni anti-israeliane assunte ai tempi dell'incidente della "Mavi Marmara".

Continuano a pieno ritmo le operazioni militari dell'Esercito siriano; dozzine di terroristi abbattuti, tra di essi molti leader wahabiti!

Le notizie che arrivano dall'Egitto dove un superficiale e ridicolo capo di stato che fino a ieri si faceva fotografare in pubblico con in mano la bandiera dei terroristi takfiri anti-siriani gode ora dell'ospitalità vigile delle guardie militari che lo costringono agli arresti non devono farci dimenticare di tenere costantemente un occhio puntato sulla situazione siriana, dove il ritmo delle operazioni militari contro i gruppi takfiri continua senza pause anzi, possibilmente accelera per avvantaggiarsi del fatto che quasi tutti i paesi sostenitori dei mercenari wahabiti sono preda a vario livello di proteste, instabilità e caos di varia natura (dal golpe egiziano alle proteste turche, dall'improvvisa abdicazione in Qatar, alla lotta per la successione saudita, al 'Datagate' che ha colpito gli Usa).

Il leader terrorista irakeno  Ahmad Fawwaz al-Amir é stato abbattuto con il 'cadre' del suo gruppo di fuoco ad Hejjira mentre i capi wahabiti Abdul-Majid al-Ayyoubi e Mohammad Arafa, sorpresi con altri presso una fabbrica di medicinali a Est di Al-Mleiha sono stati uccisi così come Iyad al-Shalet e Mahmoud al-Barghouth, capi di 'Shabab al-Houda', circondati a Ovest di Al-Shifounieh.

Khalid Mohsen e Mohammad al-Ahmad sono stati abbattuti coi loro seguaci presso le fattorie di Deir Salman. Nella Provincia di Homs Tamim Obaid e Ahmad Satuf Kdad sono caduti sotto le raffiche delle truppe di Assad insieme ai loro seguaci vicino al villaggio di Al-Ghajar mentre nelle campagne intorno a Palmyra il gruppo "Saraya al-Islam" é stato accerchiato e distrutto fino all'ulitmo uomo.

giovedì 4 luglio 2013

Corsi e ricorsi storici a distanza di trentaquattro anni tra Teheran e Il Cairo: 1979-2013

Poco dopo il trionfo della Rivoluzione Islamica in Iran la Guida Suprema Ayatollah Ruhollah Khomeini invitò il popolo della grande nazione araba egiziana (i cui leader traditori stavano dando asilo al marcio e corrotto dittatore iraniano fuggito di fronte alla rabbia del popolo) a seguire l'esempio di Teheran e sollevarsi, cacciando i servi dell'arroganza imperialista e sionista e instaurando il Regime della Giustizia e del Riscatto degli Oppressi. Purtroppo quelle parole non vennero ascoltate e l'Egitto e gli Egiziani languirono per trenta anni ancora sotto una tirannia svenduta e meschina. Finalmente venne la rivolta, ma anziché mettere la nazione sulla strada della Giustizia, della Resistenza e della Lotta i nuovi capi dell'Egitto hanno preferito accordarsi con Usa, Israele, Turchia e Qatar, senza ripudiare alcuna delle ripugnanti politiche di Mubarak e anzi, fornendo "assicurazioni" che l'assedio di Gaza sarebbe continuato, che la svendita di metano a Tel Aviv sarebbe proseguita, che la Fratellanza Musulmana si sarebbe impegnata contro l'Iran, contro la Siria, contro Hezbollah. Questi sono i brillanti risultati di quelle scelte. Meditate gente, meditate.

Sotto accusa per stupro il capo dello staffi di Benji Netanyahu costretto a imbarazzanti dimissioni!

La natura profondamente corrotta e criminale del regime ebraico di Tel Aviv si nota nella scarsa qualità degli uomini che esso riesce a mettere in posizioni di potere: uno sguardo all'annuario dei politici e dei generali sionisti é una specie di 'viaggio allucinante' in un carosello lombrosiano di 'freak' notevoli per la frequenza e il calibro delle loro mancanze morali degne del casellario giudiziario: appropriazione indebita, ricatto, corruzione, malversazione di fondi e risorse pubbliche, lenocinio, abusi e miscondotta sessuale, sembra non esserci fine alla capacità criminogena del politico sionista, degno rappresentante di un sistema basato sul razzismo, l'aggressione, la rapina e l'omicidio.

Ulteriore materiale per tale 'galleria degli orrori' viene fornito in questi giorni da Gil Scheffer, capo dello staff del Premier sionista Benji Netanyahi, nominato in fretta e furia a marzo per sostituire Nathan Eschel, sotto processo per molestie sessuali sul posto di lavoro e costretto adesso alle dimissioni per la ben più grave accusa di stupro.

Il crimine si sarebbe consumato ai tempi in cui Scheffer era Vice-capufficio in una branca del Ministero della 'Giustizia' (ah! l'ironia del Fato!!); attraverso minacce e ricatti al reo sarebbe stato possibile finora ritardare l'emersione della verità che tuttavia ha solo potuto rallentare e non evitare del tutto, tanto che essa é tornata a colpirlo come la Nemesi greca proprio nel 'punto culminante' della sua carriera di leccapiedi.