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domenica 29 aprile 2012

La Chiesa Metodista e quella Presbiteriana verso il boicottaggio delle imprese che sostengono Israele!

Si é recentemente riunita a Tampa, in Florida, la Conferenza Generale delle Chiese Metodiste americane, l'assemblea che decreta gli indirizzi e i comportamenti dell'importante denominazione cristiana statunitense quadriennio per quadriennio. Nel calendario dei lavori, che si protrarranno per 11 giorni, vi é un argomento molto interessante: la proposta di boicottaggio e disinvestimento di tutti gli assetti attualmente controllati direttamente o indirettamente dalla chiesa nelle compagnie Caterpillar, Motorola e Hewlett Packard, a causa del loro coinvolgimento nelle pratiche sioniste di Apartheid e, nel caso della HP, anche nell'assedio illegale del ghetto di Gaza.

Questa proposta é sostenuta dall'UMKR, lo United Methodist Kairos Response, gruppo di pressione interno alla Chiesa creatosi in risposta alla Dichiarazione di Kayros dei Cristiani di Palestina del 2009, subito dopo il bestiale "pogrom" militare israeliano di 'Piombo Fuso' che uccise centinaia di civili palestinesi innocenti, donne, vecchi e bambini; in esso i Cristiani di palestina chiedevano aiuto ai Cristiani di ogni denominazione affinché si mobilitassero per impedire che Israele portasse avanti le proprie politiche aggressive e genocide con l'aiuto e la complicità del mondo occidentale. Sono passati tre anni da quel documento, ma forse ora i Metodisti risponderanno a tono alla sua invocazione disperata.

Anche la Chiesa Presbiteriana sta ponderando di prendere un'iniziativa simile; come dichiara il Reverendo Brian Ellison: "Abbiamo ormai perso la speranza che compagnie come la Caterpillar, la Motorola e la HP rispondano positivamente alle nostre invocazioni, abbiamo compiuto sforzi diligenti nel tentare di dialogare con loro, vorremmo che vi fossero progressi ma sembra ormai che cambiamenti sostanziali del loro atteggiamento non siano possibili". La Chiesa Presbiteriana si pronuncerà sul boicottaggio delle compagnie in questione a fine giugno.
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martedì 21 dicembre 2010

Non regalate Apartheid! Evitate prodotti e accessori Motorola per i vostri regali natalizi!!


Come é tradizione nell'Occidente consumistico, man mano che la festività natalizia del prossimo sabato si avvicina, in città grandi e piccole nordamericane ed europee le folle di potenziali acquirenti che si aggirano fra centri commerciali, megastore e altri punti vendita quasi come una colonna di formiche stordite dallo scintillio delle luci decorative e dal riecheggiare di carole e canzoncine si fanno sempre più fitte e più frenetiche nei loro movimenti.

Per fortuna, anche fra i consumatori, vi sono coloro che non "perdono la testa" durante il periodo festivo e sono in grado, comprando un regalo per parenti e amici (o anche per sé stessi), di ricordare che il denaro che spendiamo in esso può essere una importante arma di dissuasione e un veicolo di un potente messaggio da indirizzare a coloro che pensano di poter lucrare e guadagnare sulla sofferenza e la persecuzione del popolo palestinese senza subire conseguenze di sorta; fra di esse si segnala Motorola, gigante dell'elettronica che fornisce sistemi avanzati all'esercito e alle forze repressive di Israele.


Alcuni di essi, riuniti e organizzati nel "Comitato di Solidarietà St.Louis-Palestina", si sono dati appuntamento in un grande negozio di telefonia ed elettronica di consumo dell'omonima metropoli del Missouri e, davanti ai cartelli e ai placard che reclamizzavano gli ultimi modelli di cellulare Motorola, hanno dato il via a una manifestazione coreografata per alzare la consapevolezza fra i consumatori di quanto la compagnia americana contribuisca a facilitare l'Apartheid israeliano e i crimini dello Stato ebraico contro i Palestinesi.


Muovendosi a tempo e cantando una versione modificata e adattata dell'hit pop "Telephone" di Lady Gaga, gli attivisti pro-palestinesi hanno attratto l'attenzione sulla loro causa molto più che con un semplice volantinaggio o picchettaggio, questa particolare azione non violenta, chiamata "Flash Mob" é sempre più popolare fra coloro che aderiscono agli scopi e agli intenti del Movimento BDS, che mira a colpire l'economia israeliana in maniera sempre più profonda: dapprima non comprando i prodotti israeliani, poi boicottando le manifestazioni culturali che coinvolgono artisti e intellettuali israeliani che non condannino apertamente l'Apartheid e il razzismo istituzionalizzato del regime sionista, poi convincendo compagnie estere e multinazionali ad abbandonare progetti e contratti in Israele e, nel prossimo futuro, anche con l'applicazione di sanzioni internazionali contro lo Stato ebraico.

Alla manifestazione di St.Louis ha preso parte anche Hedy Epstein, anziana sopravvissuta alle persecuzioni naziste cui l'età avanzata non impedisce di profondere tutta sé stessa per cercare di impedire che ai Palestinesi siano riservate le stesse sofferenze e tribolazioni che lei dovette subire da ragazza.