venerdì 24 maggio 2013

Il regime saudita perseguita gli sciiti mentre i tiranni di Riyadh si dedicano a cocaina, anfetamine e alcool a fiumi!!

Baccanali che non sarebbero stati fuori posto nella Capri di Tiberio, posto che il successore di Augusto avesse conosciuto la cocaina, l'ecstasy e lo scotch 'Johnnie Walker' etichetta blu (quello da centosettanta dollari a bottiglia), accompagnati da adeguati "balletti rosa" con protagonisti giovani di entrambe i sessi che, in una società sclerotica e in crisi sotto tutti gli aspetti non trovano alternative che vendersi ai capricci dei principi regnanti per raggranellare una prebenda, un favore, una raccomandazione che permetta loro di immaginare un futuro diverso.

A questo, secondo la coraggiosa inchiesta televisiva del giornalista Ali al-Maliki, si é ridotto il Regno d'Arabia Saudita, altro che "Custode dei luoghi sacri dell'Islam"; come già ampiamente dimostrava la condotta americana di "Bandar Bush" ai tempi in cui era ambasciatore saudita negli Usa, la Casa di Saoud abbandona le proibizioni religiose come un vestito stretto appena pensa di poterla fare franca.

Ma non trascura mai di scatenare il proprio apparato repressivo poliziesco verso uomini di fede che possano rappresentare un incomodo o una minaccia per la sua supremazia, garantita dalla violenza e dal servilismo ai potenti imperialisti e sionisti, come testimonia il recente arresto, con accuse totalmente pretestuose e fantasiose, dello Sceicco sciita Hassan al-Ziyad, rapito dagli sgherri del regime proprio in questi giorni.

QUATTROCENTOMILA VISITATORI PER "PALAESTINA FELIX" IN MENO DI TRE ANNI! GRAZIE A TUTTI VOI!!!

Quattrocentomila visitatori unici.

Una cifra da capogiro.

Un traguardo impensabile per chi, oramai trentadue mesi fa, convinto della necessità di un outlet giornalistico puntuale e preciso che si opponesse al melassoso diluvio di propaganda filosionista che ogni giorno i media generalisti (ormai con una omogeneità e una acriticità che farebbe spavento se prima non provocasse orrore e schifo) riversano sull'opinione pubblica italiana, iniziò a dedicarsi (sacrificando tempo che poteva impegnare in lavoro retribuito, in affetti personali e familiari, nel perseguimento di interessi hobbistici o sportivi...) a un bizzarro progetto chiamato "PALAESTINA FELIX" mirando perlomeno a informare quella parte di pubblico più evoluta, più accorta, più critica che si rivolge al web per trovare e ascoltare voci altrove assenti.

Valutando all'inizio della nostra avventura quali indici di riscontro sarebbero stati da ritenere soddisfacenti alcuni di noi dissero: "Tre-Quattrocento visitatori unici al giorno sarebbero già un buon successo". Quell'obiettivo é superato da tempo, ormai viaggiamo su medie di settecento visite al giorno e in giornate particolarmente ricche di eventi o contrassegnate da avvenimenti importanti abbiamo sforato il tetto delle duemila.

In tutto questo tempo abbiamo sempre pubblicato quel che volevamo, abbiamo dato del mascalzone, del mentitore e del servo di Sion o di Washington a chi se lo meritava, abbiamo portato questo progetto giornalistico nelle direzioni che ci sembravano più consone abbandonando certi personaggi (Khalid Amayreh, lo Sceicco Salah, la dirigenza di Hamas) nel momento in cui venivano meno (per calcoli, per paura, per vigliaccheria) agli standard di moralità che in precedenza ci erano parsi incarnare e stringendo e alzando sempre più convintamente lo stendardo della Resistenza insieme ai suoi alfieri più leali e convinti (Hezbollah, Nasrallah, Assad, la Siria e i Siriani, Nouri al-Maliki, l'Iran della Repubblica Islamica, i suoi dignitari e i suoi apparati).

Abbiamo visto compagni cadere per diventare leggende ed Eroi sacrificarsi, abbiamo visto gli empi e i traditori raccogliere magre messi per i loro voltafaccia, e tutto quello che abbiamo visto, vissuto, udito e scritto ci ha convinti sempre di più della necessità della nostra presenza, della nostra attenzione, della nostra militanza. Si preparano scontri sempre più duri e il nostro posto sarà qui, come in una trincea, a informarvi e a rendervi partecipi della titanica lotta degli Oppressi contro gli Oppressori, in Palestina così come nel Medio Oriente e in Nordafrica.

Vogliamo che il traguardo del mezzo milione di visitatori arrivi il prima possibile e sia poi seguito dal milione e da altre, per ora imperscrutabili, vette.

giovedì 23 maggio 2013

Mursi e Qandil vanno a "fare la ruota" davanti alle telecamere coi poliziotti liberati ma non chiedono scusa a Gaza!

Dopo la pantomima (che sarebbe stata ridicola se non avesse creato una tragedia per quasi mille cittadini Palestinesi) della chiusura arbitraria del varco di Rafah dopo il rapimento di sette poliziotti da parte di beduini armati nella Penisola del Sinai il Governo egiziano ha riaperto i collegamenti con Gaza dopo che i sequestrati sono stati liberati; ovviamente senza che emergesse alcun collegamento tra i rapitori e l'enclave palestinese strozzata da Israele (e spesso ormai anche dall'Egitto).

Cercando di beneficiare al massimo dalla partecipazione a questo apparente successo delle operazioni di ricerca scatenate dall'Esercito nella Penisola desertica negli ultimi giorni, il Presidente Mohamed Mursi e il Premier Hisham Qandil si sono precipitati (come si vede in foto) alla base aerea di Almaza dove gli uomini rilasciati sono stati condotti.

Nelle conferenze stampa rilasciate finora Mursi ha negato recisamente che vi siano state 'trattative' coi sequestratori, ma, con apparente dissonanza cognitiva ha detto che la liberazione degli ostaggi "segna il punto di partenza per la soluzione definitiva dei problemi del Sinai e dei suoi abitanti". Non sono pervenute parole di scusa verso il ghetto di Gaza, o verso le centinaia di Palestinesi lasciati isolati al di là di Rafah per tutti i giorni della sua chiusura.

Sventato attentato con due autobombe che dovevano esplodere a Damasco! In fumo la vigliacca vendetta wahabita!

Come ogni volta che le forze del Presidente Assad infliggono dure perdite ai terroristi wahabiti sui campi di battaglia le forze di sicurezza civili e militari della Siria erano in pieno allarme contro la possibilità che i macellai di Al-Nusra e delle altre sigle dell'estremismo takfiro internazionale lanciassero rappresaglie contro la popolazione civile con congegni esplosivi azionati a caso contro la cittadinanza siriana.

I loro sforzi sono stati ricompensati quando, ad Harasta, sobborgo della cintura urbana della capitale Damasco, sono riusciti a individuare una Mercedes trasformata in bomba con una carica di ben sette quintali di esplosivo e una utilitaria di lusso che ne portava invece seicento chili. I due veicoli, pronti a venire innescati e fatti esplodere, sono invece stati fatti detonare senza fare nessuna vittima dagli artificieri prontamente convocati sul luogo della scoperta.

Soltanto pochi giorni prima, sempre ad Harasta, un minivan caricato con ben una tonnellata di esplosivo era stato scoperto e neutralizzato.