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domenica 11 settembre 2011

Oppositore fuggito dalle carceri di Gheddafi rivela: nel 2004 furono i servizi segreti inglesi a consegnarmi nelle mani degli aguzzini del Colonnello!


Un oppositore 'vero' al regime del Colonnello Gheddafi, che anni fa, da esule che era, venne attratto in un tranello dagli uomini della sua polizia politica, arrestato col resto della sua famiglia e tradotto a forza in Libia dove fu incarcerato e torturato per anni ha rivelato che la sua cattura non sarebbe stata possibile senza l'attivo sostegno nell'operazione dello spionaggio estero britannico: il famigerato MI6.

Sami Saadi, (a destra nella foto soprastante, attualmente ricoverato in un ospedale tunisino, ha rivelato che, dopo aver vissuto per molti anni in Inghilterra ne venne espulso con tutta la sua famiglia e, nel 2004, si trovava nel territorio della Repubblica Popolare Cinese, dove venne contattato da un personaggio che si diceva in relazione con le autorità inglesi e gli offrì la prospettiva di tornare in Gran Bretagna, previo un incontro con alcuni funzionari per 'verificare' le sue idee e posizioni politiche.

Raggiunta Hong Kong dove credeva doversi tenere l'incontro, anziché venire portato al consolato inglese si ritrovò imbarcato a forza su un aereo che lo condusse, insieme a tutti i suoi familiari in Libia, dove venne separato dai suoi congiunti e imprigionato da solo per 14 mesi in una piccolissima cella, da cui veniva fatto uscire solo per venire interrogato e seviziato. Infine, dopo altri cinque anni di prigionia, Saadi venne rilasciato nel 2010 e, grazie al recente collasso del regime, é riuscito a lasciare la Libia per la Tunisia.

Documenti ritrovati tra le carte del Ministero degli Esteri guidato da Moussa Kousseh e riportati dal quotidiano inglese Daily Telegraph rivelano che, oltre all'MI6 nella "rendition" di Saadi sarebbe stata coinvolta anche la CIA, che si sarebbe offerta di pagare le spese di volo del jet usato per trasportarlo in Libia da Hong Kong.

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domenica 4 settembre 2011

Continuano le rivelazioni sulle "liasons dangereux" tra Usa e Gheddafi


Dagli archivi segreti dell'ex uomo forte tripolino continuano a emergere documenti compromettenti riguardo la collaborazione tra Usa e Libia nel trasporto e nella tortura di prigionieri catturati al di fuori di ogni cornice di legalità internazionale tra il 2002 e il 2009, quindi sia durante i mandati del Presidente Bush jr. sia durante il primo anno di amministrazione Obama. Del resto chiunque ricordi il rapido e soprendente avvicinamento post-2001 della Jamahiriya libica al campo 'occidentalista' (dopo decenni di retorica terzomondista e guerrigliera), con tanto di supina accettazione delle imposizioni americane riguardo lo smantellamento dei programmi di armi chimiche e la distruzione di tutti gli agenti aggressivi fino a quel momento prodtti e stoccati, non avrà nessuna difficoltà ad accettare che Gheddafi era ormai da anni un entusiasta servitore degli interessi di Washington e alleati, che si sono poi rivoltati contro di lui esattamente come hanno fatto ai tempi con altri burattini che avevano perso la loro utilità per i manovratori, come Noriega e Saddam Hussein.

Nonostante si sia fatto eleggere accendendo le belle speranze di liberali e progressisti l'inquilino nero della Casa Bianca Barack Hussein Obama ha ripetutamente dichiarato di aver mantenuto in vita i programmi di rapimento extragiudiziale inaugurati dal suo predecessore, arrivando ad affermare con sfacciata ipocrisia di avere dato ordine di "controllare" le condizioni di trasporto, detenzione e interrogazione (cioé di sequestro e tortura) per "garantire il rispetto dei loro diritti". Il che é come dire che un violentatore seriale annunci l'intenzione di continuare nelle sue aggressioni, ma di ìmpegnarsi altresì a 'controllare' le condizioni delle sue vittime per 'garantire il rispetto dei loro diritti' (tranne ovviamente quello di non essere assalite/stuprate).

Riguardo all'affaire delle armi chimiche di Tripoli é stata ritrovata una bozza del discorso col quale il Colonnello annunciava l'avvenuta distruzione delle riserve di agenti chimici, dal quale appare evidente che esso sia stato elaborato dalla Dipartimento di Stato americano e quindi 'passato' a Gheddafi, in maniera che il suo annuncio 'toccasse' le corde sensibili dell'opinione pubblica americana garantendo un ritorno d'immagine per il dittatore e di rimbalzo un plauso all'operato del Governo Bush per aver "ammansito" un leader notoriamente aggressivo e ostile agli interessi Usa, che tra 1980 e 1989 era stato attaccato militarmente ben tre volte dall'aviazione e dalla marina a stelle e strisce, coi due incidenti nel Golfo della Sirte e col tristemente famoso 'raid' degli F-111 che uccise una delle figlie adottive del Colonnello.

Documenti come questo gettano una luce sinistra, se ancora ce ne fosse bisogno, sulla sincerita e la profondità delle motivazioni "morali e umanitarie" per gli interventi armati della NATO e degli alleati degli USA in genere, quasi sempre diretti contro stati e regimi che fino a pochi anni fa erano a loro volta considerati "amici" e collaboratori della politica imperialista di Washington.
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