Prosegue senza sosta l'offensiva delle forze armate siriane per negare ai mercenari assassini paracadutati nel paese dalla immonda alleanza tra Israele, Turchia, Usa, Arabia Saudita, Qatar e Francia ogni speranza di tregua, di pausa, di possibilità di ricompattare i ranghi e rinserrare le fila. Dopo la recente riconquista di Al-Ghouta, nella Provincia di Damasco, da cui i qaedisti di Al-Nusra (recentemente fusisi con ciò che rimane di Al-Qaeda in Irak) cercavano di preparare un 'trampolino' per l'ennesima sortita contro la capitale assadista, adesso i criminali armati sono inseguiti e scovati in località sempre più distanti e remote.Esempio di ciò si é avuto ad Al-Nabk, a 81 chilometri a Nord di Damasco, dove varie dozzine di terroristi sono caduti sotto le armi siriane, i vicini centri di Al-Ziyabiya e Al-Bahdaliya hanno visto la distruzione di altrettanti covi completi di arsenali e parchi di veicoli pronti a essere utilizzati in autobombe o altri attacchi casuali contro i civili innocenti, stigma e peccato da cui i wahabiti finanziati da fuori non sarebbero mai e poi mai in grado di guadagarsi l'assoluzione.
Intanto da stime ufficiali dei servizi di intelligence NATO é filtrata la notizia che la mobilitazione delle forze militari regolari siriane non é ancora arrivata al 50 per cento; quindi, mentre mezzo esercito siriano é sempre pronto a combattere campagne convenzionali contro Israele o la Turchia l'altra metà sta affinando le proprie capacità di controguerriglia e controllo del territorio.
