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domenica 10 marzo 2013

Feroce repressione saudita contro gli attivisti per la Democrazia: processo-farsa paragona l'uso di Twitter a 'Crimine Informatico'!


Un tribunale saudita ha ordinato lo scioglimento coatto di una ONG umanitaria emettendo pesanti sentenze detentive per due suoi dirigenti; la corte ha sciolto l'ACPRA (Associazione Saudita per i Diritti Civili e Politici) prendendo a pretesto presunte 'irregolarità' nella richiesta delle autorizzazioni burocratiche per la sua fondazione.

Inoltre Abdullah al-Hamid, membro direttivo del gruppo, é stato condannato a sei anni di detenzione che si vanno ad aggiungere ai cinque ricevuti in un altro processo e gli sarà impedito di viaggiare fuori dal regno per altri 11 anni dopo la sua eventuale liberazione, Mohammed Gahtani, altro dirigente dell'ACPRA, ha ricevuto una sentenza di dieci anni di prigione e dieci anni di interdizione dal lasciare il paese.

In teoria i due potrebbero sporgere richiesta di appello, ma é ovvio che non sarà accolta. Le condanne originano dal loro uso di twitter per lanciare messaggi e slogan che invitavano alla protesta contro il tirannico regime di Casa Saoud che la corte ottusamente e volutamente (per poter comminare le pene più gravi possibili) ha paragonato a 'crimine informatico'.

Questa é la grande democraticità degli alleati delle potenze imperialiste occidentali, che fracassano i coglioni del mondo ogni giorno con le loro panzane sulle 'Sakineh' e sui presunti 'Omosessuali impiccati' in Iran.

mercoledì 6 marzo 2013

Ancora proteste nell'Ovest saudita: il popolo chiede il rilascio dei 300 rapiti di Buraidah!

Non si arresta la mobilitazione popolare anche nell'Occidente saudita, iniziata come da noi riportato la settimana scorsa con manifestazioni a Hejaz e Buraidah. In particolare un imponente corteo di cittadini ha richiesto la pronta liberazione delle donne e dei ragazzi sequestrati di fronte al centro di investigazioni (in realtà galera reale luogo di torture) di Al-Safrah, che da allora non sono più stati visti, aggiuntisi alle migliaia di 'desaparecidos' che affollano il sistema repressivo saudita.

Sembra che nell'assolutista regime saudita i detenuti politici siano oltre trentamila, una cifra assurda, che fa sfigurare quelle della Cina di Mao o dell'URSS di Breznev, ma l'ipocrisia "democratica" angloamericana non ha niente da rimproverare a Riyadh, siccome é fedelmente sottomessa ai diktat di Washington e foraggia e finanzia i terroristi wahabiti in Siria, Irak e altri paesi dell'Asse della Resistenza.

venerdì 1 marzo 2013

Dimostranti di nuovo in piazza nell'Hiyaz, nell'Arabia occidentale, ormai tutto il popolo saudita si ribella contro Riyadh!

Più volte nel recente passato abbiamo segnalato, accanto alle sempre presenti cronache del malcontento e delal protesta nell'Est sciita del Regno dei Saoud, anche le più sporadiche ma altamente significative avvisaglie di movimenti di protesta anche in altre zone, decisamente meno etnicamente e settariamente distanti dalla dinastia al potere. Ancora una volta veniamo a comunicare alla nostra readership che le strade di Hejaz, nella quasi omonima provincia occidentale dell'Arabia Saudita (dove, incidentalmente, si trovano i massimi luoghi sacri dell'Islam, Makkah e Medina), si sono riempite di cittadini in marcia per ottenere la liberazione di un gruppo di donne e ragazzi (anche molto giovani) arbitrariamente arrestati (sarebbe da dire quasi "rapiti") dalle forze di sicurezza del regime mentre dimostravano davanti alla prigione di Al-Safrah, a Buraidah, quest'ultimo lunedì.

Secondo i calcoli delle opposizioni attualmente in Arabia Saudita ci sarebbero qualcosa come quarantamila detenuti per motivi politici, molti dei quali vengono torturati, soggetti a criminale negligenza medica, tenuti in isolamento per periodi di mesi o addirittura anni. Ovviamente l'Occidente ipocrita che vende ai peggiori reami tirannici arabi armi per miliardi di dollari ed euro non chiede nessun 'intervento umanitario' contro i satrapi di Riyad e degli altri emirati del petrolio.

domenica 10 febbraio 2013

Due manifestazioni di protesta attorno alla capitale del corrotto reame saudita: "Liberate i prigionieri politici!"

"Quando il pesce é marcio, puzza dalla testa" e una empirica conferma di questo detto popolare si é potuta vedere ieri nel reame di Casa Saoud quando persino la capitale dell'ultima monarchia assoluta del mondo é stata animata non da una ma da ben due manifestazioni popolari che, sfidando i draconiani 'editti' dei sicofanti di Re Saoud, si sono radunate una nella capitale vera e propria, l'altra nella cittadina-satellite settentrionale di Buraidah, per chiedere l'immediato rilascio dei prigionieri politici detenuti senza accuse e senza garanzie di sorta, veri e propri "desaparecidos".

E' noto che in Arabia Saudita il numero dei detenuti per motivi politici sia molto elevato, alcune stime lo pongono addirittura oltre le trentamila unità e che molti di essi, possano trascorrere fino a 15 anni in carcere prima di vedersi elevare una qualunque accusa. Tra le manifestazioni tenute ieri, quella di Riyadh é stata confrontata violentemente dalle sbirraglie reali, che hanno trattenuto cinque dimostranti, l'altra, animata da donne in massima parte parenti di prigionieri, si é sciolta senza scontri di sorta.

Le proteste attorno alla capitale, zona sunnita par excellence, dimostrano come il processo di decomposizione dello stato saudita non sia soltanto attribuibile all'ansia di riscatto della minoranza sciita (che abita la parte orientale del paese dove si estrae la maggior parte del greggio che i principi di Riyadh vendono all'occidente imperialista incamerandone quasi tutto il ricavato...), ma abbia un'eco anche nella popolazione di etnia maggioritaria, delusa e frustrata da una gerontocrazia cleptocratica ormai in questi tempi di crisi economica, non più in grado di soffocare nel benessere generalizzato gli aneliti di riforma e cambiamento.
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