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sabato 20 ottobre 2018

Ufficiali e comandanti curdi arrestati in Irak per traffico di droga e petrolio con l'ISIS!!

Almeno 30 funzionari curdi e comandanti delle loro milizie (che noi con affettuoso parto linguistico definiamo "PeshmerDa") sono stati arrestati in Irak per aver condotto affari con i terroristi dell'ISIS.

sabato 15 luglio 2017

Le truppe siriane recuperano busti di epoca romana predati dall'ISIS a Palmyra!

Ancora una volta Palaestina Felix vede confermate le proprie tesi e le proprie posizioni.

Ben diversamente da quanto diffuso e pubblicato dai media mainstream, l'ISIS in Siria esattamente come ha fatto in Irak ha distrutto pochissime testimonianze artistiche e archeologiche; in realtà si é dato a una intensa e profonda opera di saccheggio, quasi totalmente su commissione, di tesori che sono stati inviati in Europa e Nordamerica.

domenica 23 novembre 2014

Eroina e altri "sballi" usati dai sionisti per prevenire una nuova Intifada, l'accusa della Caritas di Al-Quds!

Cacciati da Bagdad nel 1829, gli Ebrei Sassoon si trasferirono a Bombay, dove ottennero il monopolio del commercio d'oppio verso la Cina. Milioni di Indiani morirono nelle grandi carestie dal 1830 al 1906, ma i campi che avrebbero potuto crescere il riso e il miglio per sfamarli erano riservati alla produzione d'oppio. Solo nel corso di un anno il 'clan' Sassoon spacciò in Cina poco meno di 19.000 casse di oppio e quando, preoccupata dalla vera e propria epidemia di tossicodipendenza, la corte imperiale Manchu ordinò al dignitario Lin Tse-Hu di reprimere il traffico nefando gli Ebrei Sassoon, lamentando la perdita di 2000 casse di oppio, costrinsero l'Inghilterra a scatenare le 'Guerre dell'Oppio' che si risolsero con l'umiliazione della Cina e l'imposizione dei 'Trattati Ineguali'. Arricchiti oscenamente dal loro orrendo traffico i Sassoon nel 1887 fecero sposare il loro rampollo Edward Albert con Aline Caroline Rotschild.

Sembra proprio che l'uso della droga per raggiungere i propri obiettivi sia ancora molto popolare tra i rappresentanti del 'popolo eletto', visto l'allarme lanciato in questi giorni da Padre Raed Abu Shalia della Caritas di Al-Quds (Gerusalemme), il quale ha denunciato che la polizia del regime ebraico occupante "Non fa nulla" per reprimere il traffico e lo spaccio di eroina e altre droghe nella parte araba della città (quella che Tel Aviv vorrebbe spopolare e giudaizzare).

La polizia sionista "Prontissima e attivissima nel catturare e condannare a dieci anni di prigione chi tira un sasso", é invece molto di manica larga nei confronti del narcotraffico (gestito in prevalenza dalla mafia ebraica) e si capisce bene il perché: se sono instupiditi e fiaccati dalla 'roba', preoccupati di come procurarsi il prossimo 'sballo' i Palestinesi certo non penseranno a combattere per la propria terra, per la propria gente.

Anche per questo é necessario che le organizzazioni a sfondo religioso (Hamas, Jihad Islamica) o politico (PFLP, DFLP...) si organizzino sul territorio in reti di solidarietà per il recupero dei tossicodipendenti, il loro reinserimento nella società e nel circuito della lotta e della Resistenza.

lunedì 24 marzo 2014

"PALAESTINA FELIX" ritorna a operare a pieno regime!!

Come i nostri lettori più assidui e affezionati avranno certamente notato nella giornata di domenica 23 marzo 'Palaestina Felix' ha pubblicato articoli molto stringati e privi del consueto supporto iconografico e/o filmato che di solito contraddistingue la sua produzione.

Oggi, addirittura, non é stato uploadato alcun articolo.

Ciò é stato dovuto a gravi impegni imprevisti che hanno tenuto il caporedattore lontano da postazioni telematiche degne di questo nome e dall'impossibilità di avvalersi (come avvenuto in passato in occasioni simili) dell'aiuto di collaboratori esterni che potessero supplire alla sua forzata assenza.

 Nella vita editoriale del nostro blog giornalistico (ininterrottamente aggiornato dalla fine di ottobre 2010) é la prima volta che succede qualcosa di simile; contiamo che rimanga un evento episodico e isolato.

Riprendiamo in questo momento il consueto ritmo di lavoro, confortati dai risultati di traffico che, pur in una giornata senza quasi alcun aggiornamento restano, pur inferiori in senso assoluto rispetto a giornate 'normali', decisamente interessanti.

martedì 4 febbraio 2014

Nuovo attentato esplosivo in Libano! Un morto (l'attentatore) e due feriti a Choueifat!!

Dopo l'autobomba di sabato sera contro la stazione di servizio di Al-Aytam un nuovo attentato esplosivo ha colpito il Libano, questa volta a Choueifat, a Sud di Beirut. Un terrorista suicida ha fatto detonare una bomba attaccata al suo corpo dentro un autobus di linea.

Non é chiaro se l'esplosione sia stata volontaria o accidentale visto che l'attentatore é riuscito solamente a uccidere sé stesso e a ferire due persone: l'autista del mezzo (piuttosto gravemente) e una donna che si trovava al volante della propria auto.

Sembra che una rivendicazione a nome del 'Fronte Al-Nusra' sia arrivata in relazione a questo avvenimento; le autorità la stanno vagliando per verificare se possa essere considerata seria o meno.


venerdì 28 giugno 2013

Come l'Esercito siriano ha ripreso la zona di Talkalakh; fondamentale snodo al confine col Libano!

Talkalakh e dintorni dimostrano, agli occhi dell'osservatore imparziale quanta parte della narrativa imperialista e occidentale sulla presunta "Guerra Civile Siriana" sia in realtà nulla se non pura menzogna e impostura; ancora nelle loro ultime edizioni i canali satallitari delle petro-monarchie wahabite 'Al Jazeera' e 'Al Arabiya' pretendevano che la città fosse in mano 'ai ribelli' (leggasi: ai mercenari stranieri foraggiati dagli Emiri) e che 'colonne di fumo si levassero dall'abitato mentre l'Esercito lo bombardava a tappeto'). Nel suo articolo di ieri il reporter Patrick Cockburn dell'Independent (a sua volta un outlet mediatico non certo filosiriano o schierato con l'Asse della Resistenza) descriveva la città come tranquilla e sonnacchiosa, totalmente in mano alle truppe lealiste, gli unici sbrecci di esplosione e buchi di proiettile sui muri ben lungi dall'essere recenti, forse risalenti addirittura a due anni fa.

La verità é che Talkalakh non ha mai veramente cambiato mano e non é mai stata "occupata dai ribelli" (come gli imperialisti chiamano i cannibali di Al-Nusra) ma ha subito nel corso degli ultimi mesi l'infestazione delle zone di campagna circostante da parte delle bande armate che usavano il vicino confine col Libano per rifornirsi di armi e munizioni. Vicino a Talkalakh scorre il fiume Al-Kabir e attraverso la vallata da esso scavata gli abitanti delle due sponde hanno elaborato mille e mille stratagemmi nel corso degli anni per far passare merci 'scottanti' o sensibili da una parte all'altra della frontiera. Alcuni contadini allevano asini che portano ogni notte da un lato all'altro del confine sempre lungo lo stesso sentiero fin da piccoli, in maniera che per loro diventi naturale seguire quel particolare percorso anche senza nessuno che gli regga il morso. Un asino così addestrato può venire usato per contrabbandare droga, valuta o altre merci assicurategli sul dorso in maniera 'automatica' e si dice che possa venire venduto ai clan di contrabbandieri per il prezzo di un piccolo appartamento.

Gli emissari dell'insorgenza armata anti-Assad avevano avuto buon gioco a farsi amici i locali cartelli del contrabbando visto che non gli chiedevano di fare nulla di diverso dal loro 'normale' lavoro e potevano permettersi di pagar loro migliaia e migliaia di petrodollari sauditi e qatarioti a ogni 'carico' fatto passare; l'abilità delle forze di Assad é stata quella di smantellare questo 'network' con una serie di operazioni mirate che sono risultate nella scoperta e nel sequestro di dozzine di arsenali, punti di raccolta e santebarbare dei terroristi e dei loro alleati contrabbandieri.


giovedì 27 giugno 2013

L'Esercito siriano distrugge dozzine di tunnel, rifugi e depositi attorno a Talkalakh, stroncando i rifornimenti dei terroristi!

Nella giornata di ieri l'Esercito Arabo Siriano ha concluso definitivamente le operazioni di "ripulitura" delle campagne attorno a Talkalakh, centro vicinissimo al confine con il Libano che negli scorsi mesi é stato al centro di numerosi tentativi di attacco da parte delle milizie qaediste, ogni volta respinte con gravi perdite dalle truppe regolari.

Nonostante i frequenti fallimenti nei loro tentativi di conquista della cittadina i miliziani takfiri erano riusciti a stendere una "ragnatela" di depositi, arsenali, santebarbare, tunnel e passaggi che portavano da una parte all'altra del confine, rendnendo la zona uno dei principali canali di approvvigionamento di armi, munizioni ed esplosivo per i mercenari stranieri presenti in Siria.

Adesso grazie all'azione dell'Esercito si può essere ragionevolmente sicuri che quei giorni siano finiti per sempre e che numerose cellule e gruppi armati nelle province di Homs, Idlib, Hama e altre ancora nei prossimi giorni possano trovarsi nell'impossibilità di operare proprio a causa della penuria di rifornimenti.

lunedì 8 aprile 2013

L'Armee Libanaise intercetta un grande carico di armi nel distretto dello Chouf e arresta i trafficanti dopo una intensa sparatoria!

Un morto e due feriti, tra cui, fortunatamente non grave, un membro delle forze armate nazionali; questo secondo i comunicati ufficiali il bilancio dell'operazione anti-contrabbando con cui una task force dell'Armee Libanaise ha bloccato "un considerevole carico di armi e munizioni" presso il villaggio di Ain Zhalta, sulle pendici dello Chouf nella zona prevalentemente drusa del paese.

Secondo quanto riportato dal quotidiano 'Daily Star' l'operazione dovrebbe segnalare un deciso "cambio di passo" nell'atteggiamento delle forze di sicurezza interna del Paese dei Cedri che avrebbero recepito le conseguenze del giubilamento del Generale Ashraf Rifi, noto (e molto contestato) per il suo atteggiamento morbido e lassista nei confronti delle parti politiche coinvolte più o meno direttamente nel sostegno ai mercenari terroristi attivi in Siria.

All'apice dell'operazione le forze dell'Esercito hanno ingaggiato i trafficanti in una intensa sparatoria durante la quale appunto un militare é stato ferito e due dei criminali sono stati colpiti, uno mortalmente. Una volta intimata la resa altri sette individui sono stati presi in custodia dai militari e condotti in carcere dove verranno giudicati per direttissima.

mercoledì 6 marzo 2013

Ancora proteste nell'Ovest saudita: il popolo chiede il rilascio dei 300 rapiti di Buraidah!

Non si arresta la mobilitazione popolare anche nell'Occidente saudita, iniziata come da noi riportato la settimana scorsa con manifestazioni a Hejaz e Buraidah. In particolare un imponente corteo di cittadini ha richiesto la pronta liberazione delle donne e dei ragazzi sequestrati di fronte al centro di investigazioni (in realtà galera reale luogo di torture) di Al-Safrah, che da allora non sono più stati visti, aggiuntisi alle migliaia di 'desaparecidos' che affollano il sistema repressivo saudita.

Sembra che nell'assolutista regime saudita i detenuti politici siano oltre trentamila, una cifra assurda, che fa sfigurare quelle della Cina di Mao o dell'URSS di Breznev, ma l'ipocrisia "democratica" angloamericana non ha niente da rimproverare a Riyadh, siccome é fedelmente sottomessa ai diktat di Washington e foraggia e finanzia i terroristi wahabiti in Siria, Irak e altri paesi dell'Asse della Resistenza.

venerdì 1 marzo 2013

Dimostranti di nuovo in piazza nell'Hiyaz, nell'Arabia occidentale, ormai tutto il popolo saudita si ribella contro Riyadh!

Più volte nel recente passato abbiamo segnalato, accanto alle sempre presenti cronache del malcontento e delal protesta nell'Est sciita del Regno dei Saoud, anche le più sporadiche ma altamente significative avvisaglie di movimenti di protesta anche in altre zone, decisamente meno etnicamente e settariamente distanti dalla dinastia al potere. Ancora una volta veniamo a comunicare alla nostra readership che le strade di Hejaz, nella quasi omonima provincia occidentale dell'Arabia Saudita (dove, incidentalmente, si trovano i massimi luoghi sacri dell'Islam, Makkah e Medina), si sono riempite di cittadini in marcia per ottenere la liberazione di un gruppo di donne e ragazzi (anche molto giovani) arbitrariamente arrestati (sarebbe da dire quasi "rapiti") dalle forze di sicurezza del regime mentre dimostravano davanti alla prigione di Al-Safrah, a Buraidah, quest'ultimo lunedì.

Secondo i calcoli delle opposizioni attualmente in Arabia Saudita ci sarebbero qualcosa come quarantamila detenuti per motivi politici, molti dei quali vengono torturati, soggetti a criminale negligenza medica, tenuti in isolamento per periodi di mesi o addirittura anni. Ovviamente l'Occidente ipocrita che vende ai peggiori reami tirannici arabi armi per miliardi di dollari ed euro non chiede nessun 'intervento umanitario' contro i satrapi di Riyad e degli altri emirati del petrolio.

domenica 9 settembre 2012

Un altro carico di sistemi di comunicazione elettronica bloccato in Libano dalle autorità!

Continuano i successi delle autorità libanesi nello strozzare il contrabbando di armi ed equipaggiamenti che turchi, sauditi e qatarioti, con l'aiuto dei corrotti politici dell'Alleanza 14 Marzo tentano di inviare ai terroristi mercenari attivi in Siria contro il legittimo Governo del Presidente Assad. A pochi giorni dall'arresto del figlio di un generale in pensione e dal sequestro di un carico di impianti per comunicazioni satellitari altri trenta apparecchi elettronici per comunicazioni sono stati confiscati.

Gli apparati erano portati da un egiziano, un libanese e due donne di nazionalità incerta in possesso di falsi documenti siriani. Secondo quanto rivelato dalle autorità ai reporter della televisione Al-Manar le donne, sfruttando i loro falsi passaporti siriani, avrebbero dovuto portare gli apparati oltre confine fingendo che fossero apparecchiature mediche, fidando della falsa testimonianza del loro complice egiziano.
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lunedì 3 settembre 2012

Le autorità libanese spezzano una catena di contrabbando d'armi verso la Siria! Bloccati anche apparati elettronici e di comunicazione!

Riportiamo due notizie recentemente filtrate attraverso il canale televisivo Al-Manar, emittente del Partito Hezbollah, che dimostrano come, nonostante l'attenzione e la vigilanza delle forze dell'ordine e del Governo di Najib Mikati, sia tutt'altro che esaurita la spinta di certe forze settarie e dei servizi segreti di alcune nazioni occidenali o filo-imperialiste per cercare di trasformare il Paese dei Cedri nel 'corridioio' di rifornimento delle forze terroriste anti-Assad oltre il confine siriano.

Dalla baia cargo di un aeroplano qatariota comandato da un pilota freelance sono stati estratte dodici consolle computerizzate per telecomunicazioni satellitari. Le apparecchiature sono state sequestrate e il pilota é stato incriminato per contrabbando. Quasi contemporaneamente presso Majdal Anjar il Maggiore dell'Esercito Wissam Abdul Khaleq, figlio del Generale in panesione Hussein Abdul Khaleq é stato arrestato per contrabbando d'armi.

La famiglia Khaleq era già nota per le circostanze riguardanti il pensionamento del già Generale Hussein che si diceva fosse stato scoperto a intrattenere relazioni compromettenti con un'organizzazione straniera. Il fatto che ora il figlio sia stato scoperto mentre organizzava un traffico di armi verso i terroristi attivi in Siria sembra dare credito a quelle voci e fa individuare nei servizi segreti turchi o dei Paesi del Golfo i 'referenti' dei Khaleq.
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mercoledì 30 maggio 2012

L'ONU: "In Siria nessun 'bombardamento', ma una strage casa per casa compiuta da gruppi armati", smentite le menzogne occidentali!

L'Ufficio ginevrino dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, nella persona del proprio portavoce Rupert Colville, ha dichiarato che la quasi totalità delle vittime civili del massacro avvenuto la settimana passata in Siria sono state "uccise a sangue freddo da distanza ravvicinata", smentendo così totalmente la versione propagandata dai media occidentali che in tutti questi giorni hanno parlato di "carri armati che sparavano sulla folla" e altre palesi menzogne.
Da quanto emerso dalle indagini ONU i morti sono stati assassinati in due separate occasione da gruppi di miliziani con armi individuali come fucili e mitra che hanno sparato alle loro vittime da pochi metri di distanza: in tutte le foto di cadaveri che sono emerse non é stato infatti possibile trovarne alcuna dove i corpi fossero coperti da detriti e polvere, come sarebbe successo se fossero periti sotto un bombardamento, le ferite, anzi, erano molto nette e dovute da proiettili, non da schegge o detriti.
Intanto, dopo essersi incontrato con il Presidente Bashir Assad, l'inviato ONU Kofi Annan ha ufficialmente ringraziato il Governo di Damasco per la sua "profonda e sincera cooperazione con gli osservatori internazionali" e ha definito l'atteggiamento tenuto dalle autorità nei confronti dell'inchiesta ONU sui fatti di Houla "molto incoraggiante". Assad ha chiarito all'Ex-segretario generale ONU che il suo piano di pacificazione avrà una possibilità di riuscita soltanto quando verranno strozzati tutti i canali di traffico di armi con cui Turchi, Sauditi e Qatarioti stanno rifornendo i gruppi di terroristi wahabiti infiltrati nel paese.
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lunedì 26 marzo 2012

Mafioso israeliano taglieggiava immigrati africani nel regime dell'Apartheid sionista, a chi non pagava veniva espiantato un rene!


Abbiamo già a lungo parlato delle discriminazioni razziste di cui sono vittime, nel regime ebraico dell'Apartheid, gli immigrati di origine africana; oggi dobbiamo registrare come, in un'entità nata dal crimine dell'invasione e della Nakba, sia facilissimo compiere i più mostruosi e abietti reati contro la Persona, fidando proprio nella diffusa impunità garantita da un regime esso stesso frutto del più marchiano e basilare disconoscimento dei Diritti della Persona e, ancora una volta, le vittime di questi crimini sono di nuovo immigrati dal Continente Nero.

Secondo quanto riportato dai media sionisti una serie di circostanziate accuse mosse da esponenti della comunità beduina del Sud-Negev hanno portato all'arresto di un cittadino sionista colpevole di ricatti per dozzine di migliaia di dollari ai danni di famiglie immigrate eritree e sudanesi che, dopo essersi rivolte alla sua organizzazione mafiosa per "contrabbandare" nel paese parenti e amici li vedevano poi trattenuti come ostaggi dai complici del ricattatore che per mesi pretendeva pagamenti regolari di fronte alla minaccia di abbandonare il malcapitato nelle mani delle autorità israeliane (use a sparare a chi si avvicina al confine), ucciderlo oppoure prelevargli un rene o un polmone per alimentare il traffico di organi di cui Israele é l'indiscusso capoluogo mondiale.

I beduini, che abitualmente nomadizzano tra il Negev e il Sinai, erano al corrente dei movimenti e delle attività dell'uomo e dei suoi complici e non hanno tardato a infomrare le autorità di quanto andava accadendo sotto i loro occhi. Per anni le ONG umanitarie internazionali hanno pregato e invitato Israele a rivedere la sua politica dello "sparare a vista" contro tutti coloro che si avvicinano al confine dol Sinai.
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mercoledì 14 marzo 2012

Tribunale egiziano condanna due imputati sionisti e un ucraino all'ergastolo per traffico d'armi!


Carcere a vita, questa la pena inflitta dalla corte a due cittadini del regime sionista di occupazione e un Ucraino colpevoli di traffico di armi attraverso il confine egiziano: dei tre imputati uno é latitante, mentre l'Ucraino e uno dei due sionisti hanno ascoltato la sentenza dal gabbiotto dei prigionieri e sono stati quindi ricondotti nel carcere dal quale non usciranno più per il resto delle loro esistenze.

L'Ucraino, manager di una compagnia turistica a Sharm, aveva ordinato un carico di armi a uno dei due imputati sionisti che le aveva spedite in varie casse, accompagnate dal terzo accusato; sottoposto a un controllo questi aveva finto di non essere al corrente del genere di carico che stesse scortando, ma alcune incongruenze nel suo contegno e nelle giustificazioni addotte alle autorità lo hanno fatto condannare come gli altri.

Arrestato negli uffici della sua compagnia l'imputato ucraino ha cercato di giustificarsi dicendo di 'necessitare' delle armi in questione per "proteggere sé stesso e i suoi dipendenti". Il processo e la sentenza arrivano durante un momento di intenso peggioramento dei rapporti tra regime ebraico ed Egitto, con il Parlamento del Cairo che recentemente ha approvato un documento in cui si definisce l'entità sionista "Primo e principale nemico del Paese".
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giovedì 1 settembre 2011

Un piede, due scarpe: gli Usa con una mano bombardavano Gheddafi, con l'altra lo invitavano a rivolgersi a Israele per aiuto e sostegno!



Documenti segreti ritrovati in questi giorni in quello che una volta era il Quartier Generale dell'agenzia di intelligence libica del Rais libico Muammar Gheddafi mostrano che, lungi dall'aver tenuto coerentemente la posizione filo-insurrezionale che hanno sbandierato a lungo gli Stati Uniti, o perlomeno alcuni loro rappresentanti ed agenzie, sono stati a lungo ambivalenti riguardo l'atteggiamento verso Tripoli e il movimento di ribellione che sembra aver scardinato la Jamahiryia libica instaurata dal Colonnello 42 anni fa, arrivando persino a suggerire a Gheddafi di farsi aiutare da Israele (come poi é puntualmente successo tramite l'invio di mercenari dell'Africa Nera tramite una compagnia di contractors di Tel Aviv e con un traffico d'armi dato 'in subappalto' alla marionetta palestinese Mohammed Dahlan e al suo collaboratore curdo).

Le carte in questione, minute di un incontro tra l'ex Assistente Segretario di Stato David Welch ed ex ambasciatore Usa in Egitto (che aveva progettato e portato a termine il ristabilimento dei rapporti diplomatici tra Usa e Libia nel 2008) e due dignitari triplini, sono state mostrate e commentate da Jamal el-Shayyal di Al-Jazeera, che é stato uno dei primi giornalisti a compiere una ricognizione nell'ex sede dei Servizi del Colonnello. Welch raccomandava caldamente a Gheddafi di insistere sulla matrice Qaedista e fondamentalista dell'insurrezione cirenaica in maniera da spingere Marocco, Giordania e Arabia Saudita a sostenere la sua repressione.

Molto interessante sarebbe poi un altro documento riguardante contatti tra il parlamentare Usa ed ex-Sindaco di Cleveland Dennis Kuchinich e il figlio di Gheddafi Saif al-Islam, il congressista americano chiedeva con insistenza documentazioni e prove per montare una campagna anti-insorti, come ad esempio testimonianze di corruzione nel Consiglio nazionale di Transizione, collegamenti tra i rivoltosi e gli estremisti islamici e così via. Welch ha declinato di commentare le rivelazioni, mentre il Dipartimento di Stato ha negato di essere coinvolto nei suoi contatti col Governo di Gheddafi, Kuchinich da parte sua ha rivendicato il suo impegno per far interrompere i bombardamenti NATO sulla Libia, che considera un abuso della Risoluzione ONU sulla 'no fly zone', ma ha contemporaneamente smentito di aver mai contattato funzionari di Gheddafi o suoi figli.
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venerdì 8 aprile 2011

Fatah inquisisce Mohammed Dahlan e il Curdo Rashid per i loro traffici con Israele e Gheddafi, l'imputazione? Essersi fatti scoprire!


"Quel che é troppo é troppo!", devono esserselo detto anche a Fatah, la fazione palestinese golpista che dal 2007 controlla la Cisgiordania in spregio dei risultati delle regolari e democratiche elezioni legislative in Palestina: "passi" disconoscere un voto regolare e cercare di togliere ad Hamas il potere con l'arbitrio delle armi, "passi" organizzare retate, detenzioni e torture che nulla hanno da invidiare a quelle sioniste contro la popolazione della West Bank, "passi" trasformare un'organizzazione di Resistenza e guerriglia contro l'occupazione in un manipolo di gendarmi coloniali asserviti all'eterno nemico della Causa nazionale palestinese, ma trafficare armi israeliane destinate a sostenere l'idrofobo e agonizzante regime tripolino di Gheddafi era sinceramente un po' troppo da mandar giù.

O meglio, puntualizziamo, lo é improvvisamente diventato quando, grazie alle rivelazioni del dissidente libico Omar El-Khadraoui al quotidiano algerino "Ech Chourouk" il racket internazionale pro-Gheddafi organizzato dall'ex 'zar' delle forze di sicurezza di Fatah, Mohammed Dahlan, e dal curdo Mohammed Rashid (già consulente economico presso la Presidenza dell'Anp) é divenuto oggetto delle attenzioni e dei commenti dell'opinione pubblica internazionale.

Il Comitato centrale dell'organizzazione fondata da Yasser Arafat, dopo qualche tentennamento e traccheggiamento, ha comunicato di avere aperto un fascicolo d'inchiesta riguardo alla questione, ma é quantomeno bizzarro che tale annuncio sia venuto dal massimo organo di un'associazione politica nella quale da una parte Dahlan non ricopre più alcuna carica, essendo stato sospeso "a divinis" per sospetti di complotto contro Mahmud Abbas, all'inizio del 2011 e il Curdo Rashid (foto sotto), a sua volta, non ha mai figurato come membro.

Più senso avrebbe avuto se a indagare fosse stata l'Anp, e non per semplice puntiglio di forma, visto che ad ogni modo Fatah é dal 2007 che Fatah ha invaso totalmente l'organo di 'autogoverno' palestinese svuotandolo di ogni autonomia e trasformandolo in un 'costume' che i suoi burocrati cacicchi indossano quando devono recarsi a 'trattare' con Israele (cioé a inginocchiarsi davanti al padrone della piantagione come tanti bravi Zio Tom) o a mungere qualche milioncino di dollari o di Euro dai "paesi donatori" (che non controllano affatto come poi i loro soldi vengano impiegati), ma perché mostrerebbe che in Cisgiordania esiste comunque una Forza del Diritto, che vige e vale sugli abitanti della regione.

Fatah, che invece si regge solo sul Diritto della Forza, non si é resa conto che questo suo atto rende solo evidente anche ai più cursorii e superficiali osservatori che, nel territorio ad essa soggetto non esista nemmeno la più pallida sembianza di "Rule of Law", e che a una determinata parte politica sia possibile inquisire o perseguitare cittadini di questo o quel gruppo semplicemente in base alle convenienze o al capriccio del caso, come per esempio accade costantemente ai membri e sostenitori di Hamas o di altre organizzazioni di Resistenza.
Perché Fatah ha indagato Dahlan per questo traffico e non, per esempio, per il suo ruolo nell'omicidio di Mamhoud el Mabhouh a Dubai?
Per carità, non ci spiace affatto che Mohammed Dahlan, traditore e assassino della sua stessa gente, passi un brutto quarto d'ora, anzi, ma il fatto che lo passi solo perché é stato 'poco accorto' nel gestire i suoi traffici con Israele e non perché questi costituiscano un'infrazione alle leggi in vigore nella West Bank, ecco, questo, da persone che credono fermamente nella Legge e nella Giustizia (che sono poi i fondamenti della Democrazia), questo ci infastidisce e ci dà parecchio da pensare.

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mercoledì 6 aprile 2011

Esclusivo! Palaestina Felix mostra il volto del socio curdo di Mohammed Dahlan, contrabbandiere di armi israeliane a favore di Gheddafi!!

Abbiamo già evidenziato la notizia, riprendendola dalle pagine dell'algerino "Ech Chourouk", del traffico mafioso organizzato tra Israele e la roccaforte tripolitana del Colonnello Gheddafi, tramite il quale, grazie a una triangolazione con la Grecia facilitata dal Quisling palestinese Mohammed Dahlan (già capo delle milizie di Fatah a Gaza prima dell'espulsione di queste ultime per mano di Hamas) e da un curdo soprannominato ora Khaled Salam, ora Mohammed Rashid -i trafficanti hanno sempre molti nomi-, lo Stato ebraico rifornisce il dittatore tripolino delle armi e delle munizioni che servono a prolungare e rendere più sanguinosa e la guerra civile contro gli insorti cirenaici.

Che Israele, preoccupato per la caduta dei tiranni arabi Ben Ali e Mubarak, abbia deciso di sostenere con ogni mezzo Gheddafi non deve stupire "meglio il diavolo che si conosce di quello sconosciuto" e poi, dal 2003 in avanti, Gheddafi aveva fatto di tutto per rendersi ben voluto e utile all'Occidente imperialista (che 'ingrato' Sarkozy a non tenerne conto!). Dopo i mercenari neri delle milizie sudanesi e darfuriane sono quindi arrivate a Tripoli le armi 'Made in Israel', ovviamente pagate dagli 'aiuti per il terzo mondo' americani (poveri israeliani, opprimere e massacrare costa, e sappiamo quanto economo e parsimonioso sia il 'popolo eletto').

Adesso, grazie alle segnalazioni e alle testimonianze fotografiche che lettori e sostenitori ci inviano quasi ogni giorno (grazie ragazzi/e!) siamo addirittura in grado di mostrarvi il volto del misterioso socio curdo di Dahlan nel traffico portato avanti per conto di Tel Aviv: la foto mostra Mohammed Rashid/Khaled Salam all'estrema sinistra della foto, seduto alla destra di Mahmud Abbas. La foto indica come il curdo fosse coinvolto nelle attività di Fatah già ai tempi infami della resa ai diktat israeliani e delle trattative sottobanco per abbandonare Gerusalemme Est e negare il Diritto al Ritorno dei profughi. Quali altri livelli di Fatah sono coinvolti nel traffico pro-Gheddafi??

Ricordiamo che, mentre Hamas, Hezbollah e la Jihad islamica si sono tutte pronunciate a favore degli insorti e contro il Colonnello di Tripoli la cricca di Abu Mazen e complici vari é stata una delle poche voci arabe a levarsi in suo favore...tra questo e l'implicazione di Dahlan e del curdo ci sono abbastanza indizi per far scoppiare un nuovo "Fatahgate" sotto le poltrone dei panciuti cacicchi di Ramallah!

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lunedì 4 aprile 2011

Dopo i mercenari africani Gheddafi accetta da Israele anche carichi di armi, con Mohammed Dahlan intermediario!!

Riportiamo una notizia trovata sul quotidiano algerino "Ech-Chorouk" secondo la quale Mohammed Dahlan, famigerato 'quisling' palestinese già di Fatah, sarebbe coinvolto, insieme a un curdo iracheno, in un traffico di armi israeliane a favore del Colonnello Gheddafi; le armi verrebbero 'triangolate' a Tripoli tramite vascelli battenti bandiere di comodo che passerebbero da Israele alla Grecia e quindi consegnerebbero le armi nel Mediterraneo in punti d'incontro convenzionati.

Le informazioni in merito sarebbero state passate al quotidiano algerino dal dissidente libico Omar El-Khadraoui, il quale avrebbe identificato il socio curdo di Dahlan come Khaled Salam (mentre attualmente si farebbe chiamare Mohammed al-Rashid); costui accompagnerebbe personalmente le spedizioni, mentre Dahlan, in Cisgiordania, curerebbe i rapporti coi fornitori israeliani.
Mohammed Dahlan gradito ospite di generali israeliani assassini del suo popolo
Ex-'capataz' di Fatah, responsabile della 'sicurezza' nella Striscia di Gaza, colpevole di embezzlement delle tariffe doganali del varco di Karni, cacciato dal suo feudo con il fallimento del Colpo di Stato voluto da Abbas, implicato (per vendetta) nell'omicidio a Dubai di Mahmoud el-Mabouh, quindi espulso da Fatah per complotto contro l'anziano Presidente 'de facto', Dahlan é sempre stato "più realista del re" quanto a servilismo e collaborazionismo con Israele, certamente sarebbe un'ottima pedina per continuare a rifornire il Colonnello di Tripoli di tutto quanto serve a contrastare l'insurrezione cirenaica.

Già la scorsa settimana i ribelli anti-Gheddafi avevano annunciato di aver catturato armi di provenienza israeliana durante i combattimenti intorno a Misratah, network televisivi rivali come Al-Jazeera e PressTV avevano ambedue ripreso la notizia. Gheddafi usa già mercenari africani reclutati fra le milizie create da Israele per destabilizzare e spartire il Sudan, spediti in Libia dalla compagnia Global CST, diretta dall'ex-Generale sionist Yisrael Ziv.

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