Non dubitiamo dell'utilità della donazione, non questioniamo l'abilità dei clinici palestinesi (la Striscia di Gaza in proporzione 'sforna' molti più medici che Israele), né dei motivi nobili e umanitari degli Indonesiani, ma, omericamente, "temiamo i Qatarioti anche se recan doni". Ci farebbe molto piacere vedere pazienti cardiaci del ghetto di Gaza trattati in loco e non costretti a mettersi in viaggio verso l'Egitto, ma ci domandiamo se la 'generosità' di Doha (al contrario di quella di Beirut, Damasco e Teheran, che finora si é sempre mostrata disinteressata) non si porti dietro lacciuoli e addentellati.
Ogni anno, nell'enclave costiera palestinese si crea la necessità di effettuale 5000 cateterizzazioni cardiache e circa 900 interventi chirurgici a cuore aperto.
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