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lunedì 4 novembre 2013

Continua il 'turn over' russo nel Mediterraneo per non lasciare sguarnita la Siria di Assad: arriva la Varyag!

Come già commentato a proposito dell'arrivo nel Mediterraneo dell'Incrociatore nucleare "Pietro il Grande"
non sembra esservi nessuna voglia dalle parti del Cremlino di prendere il ritiro delle due Task Force navali basate attorno alle portaerei d'attacco (richiamate da Obama alle loro basi nordamericane) come segno del 'cessato allarme' davanti alle coste siriane.

Anche per questo motivo dopo la più grande unità di superficie della flotta russa ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo anche la sofisticata piattaforma lanciamissili della 'Varyag', la nave "Ammazza-Portaerei", segno che Putini non ha ancora dato per totalmente sventati i disegni imperialisti contro la Siria di Assad.

Attualmente nel Mediterraneo orientale rimangono solo 3 navi usa (Ramage, Stout, Monterey) i cui movimenti comunque sono costantemente monitorati dalle unità di Mosca pres

sabato 2 novembre 2013

Putin non si fida (e fa bene) della ritirata di Obama e invia nel Mediterraneo l'Incrociatore nucleare "Pietro il Grande"!

Anche se sono ormai parecchi giorni che le due Task Force della marina Usa composte da portaerei e incrociatori lanciamissili si sono ritirate mettendosi in rotta verso le loro basi oltreoceano, la proverbiale prudenza russa non abbandona i pensieri e gli atti del Presidente Putin che, forse per 'festeggiare' l'avvenuta detronizzazione (a suo favore) di Obama dalla testa della classifica di "Forbes" degli uomini più potenti dello scenario internazionale ha ordinato all'incrociatore nucleare "Pietro il Grande", vanto della flotta russa, di entrare nel Mediterraneo orientale a controllare le mosse delle ultime tre navi americane rimaste nell'area (Monterey, Stout e Ramage).

Obama ha dovuto piegarsi alla superiore brinkmanship di Putin, alla sua magistrale gestione della crisi con cui non solo non ha abbandonato il suo migliore alleato arabo, ha protetto la base navale di Tartous, ha lanciato un segnare all'Iran, all'Irak e a Hezbollah e ha aperto la strada per la risoluzione diplomatica della vertenza atomica di Teheran, ma il leader del Cremlino, lungi dal fregarsi le mani e dichiararsi soddisfatto continua a sostenere Damasco con la 'guardia' delle sue migliori unità navali e con continui carichi di armi che, attraverso canali multipli continuano ad arrivare in Siria e hanno recentemente superato i pur corposi invii di materiale militare iraniano.