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lunedì 7 settembre 2015

Vibrata protesta del Ministro degli Esteri Moallem contro le dichiarazioni del Governo inglese!

"Alcuni governi occidentali, in particolare Gran Bretagna e Francia, hanno nostalgia per il loro lungo passato coloniale, lo dimostra il fatto di aver tentato di imporre il loro mandato sui popoli del mondo, sotto diversi pretesti per giustificare la loro ingerenza negli affari interni degli stati indipendenti, membri dell'ONU, imponendo loro regimi in linea con i propri interessi". Questa la protesta contenuta nella missiva inviata dal Ministro degli Esteri siriano Walid Moallem al Segretario Generale dell'ONU; il ministero degli Esteri si è lamentato che la Gran Bretagna stia impiegando tutte le sue "capacità ed esperienze coloniali" per destabilizzare la Siria attraverso soldi, media, politica e armi alle organizzazioni terroristiche che operano nella stessa direzione, nonché facilitando la l'arrivo di mercenari stranieri sul territorio siriano.

sabato 6 dicembre 2014

Bogdanov (in visita in Libano) fa anticipazioni sui colloqui di Mosca tra Siriani e 'oppositori'!

Nel corso di una sua recente visita in Libano che conferma l'attivismo diplomatico russo nei confronti del Paese dei Cedri (che noi avevamo già da tempo notato e portato in risalto), il Viceministro degli Esteri di Putin, Mikhail Bogdanov  ha incontrato il titolare del Dicastero Esteri dell'Esecutivo di Tammam Salam, Gibran Bassil.

Parlando con lui Bogdanov si é lasciato 'sfuggire' qualche calcolata anticpazione sui prossimi colloqui di 'riconciliazione nazionale' tra la delegazione siriana del Governo legittimo e i cosiddetti 'oppositori moderati', il recente vertice di Sochi tra Walid Moallem, Putin e Lavrov é servito proprio a dirimere i dettagli di questa iniziativa, che poi é stata confermata sia da Damasco che da Mosca tramite le affermazioni di Bouthaina Shaaban e Aleksandr Lukashevic.

Dopo aver concluso l'incontro Bogdanov si é rifiutato di rispondere alle domande dei cronisti che gli chiedevano se la sua presenza in Libano fosse collegata con uno sforzo russo per aiutare a sciogliere l'impasse dell'elezione del nuovo Presidente di Beirut.



domenica 30 novembre 2014

Putin ha rassicurato Moallem sulla consegna degli S-300PMU2 a Damasco!

Nel corso del recente incontro con la delegazione siriana guidata a Sochi dal Ministro degli Esteri Walid Moalled (e che comprendeva anche Ayman Sousan, Bouthaina Shaaban e Riyad Haddad) il Presidente russo Putin ha rassicurato i visitatori riguardo all'intenzione di Mosca di completare quanto prima le consegne dei sistemi missilistici S-300PMU2 verso Damasco.

I primi S-300 avanzati erano arrivati a Damasco nel 2013 e la loro presenza nel paese aveva fatto molto per dissuadere americani e loro lacché dal lanciare l'annunciata campagna di bombardamenti contro il legittimo Governo siriano a fine estate di quell'anno. L'abbattimento dell'F-22 mandato da Obama a 'sondare' le difese aeree siriane é da attribuire a quegli avanzati sistemi antiaerei.

Putin si é interessato a fondo dell'attuale situazione politica e militare siriana, esprimendo soddisfazione per la larga affermazione di Assad nelle elezioni presidenziali tenute quest'anno e anche nelle recenti vittorie sul campo di battaglia che lasciano presagire una rapida vittoriosa conclusione della campagna anti-terrorismo.

Il Presidente russo ha assicurato che la Siria riceverà inoltre altri sistemi di Difesa adatti a proteggerla da qualunque avventurismo dell'Esercito turco.

mercoledì 26 novembre 2014

Moallem a Sochi incontra Putin e discute del futuro sostegno russo a Damasco e al suo Governo!!

Una delegazione siriana di altissimo livello, guidata dal Ministro degli Esteri Walid al-Moallem e completata dalla Consulente comunicativa del Presidente Assad Bouthaina Shaaban, dal Viceministro degli Esteri con delega per gli Espatriati Faysal Miqdad, dal sui assistente Ayman Sousan e completata dall'Ambasciatore siriano a Mosca Riyad Haddad é sbarcata oggi a Sochi, sul Mar Nero, dove é stata ricevuta dal Presidente Putin e dal suo entourage.

La delegazione di Damasco é arrivata in risposta all'invito recentemente esteso dal capo della diplomazia del Cremlino, Sergei Lavrov, il quale aveva sottolineato l'urgenza di "Discutere di nuovi sviluppi della situazione in Siria, ancora molto tesa e caratterizzata dall'intensità degli scontri sul campo con organizzazioni come l'ISIS e Al-Nusra".

Ma ovviamente il motivo primario dell'incontro sarà la definizione di 'come', 'quando' e 'quanto' Mosca fornirà ulteriore appoggio al suo primo alleato arabo che proprio per tramite di Moallem recentemente aveva richiesto la fornitura di armi più potenti e sofisticate per scoraggiare tentazioni 'avventuriste' da parte di un'amministrazione americana nel caos totale e prossimamente influenzata dalla maggioranza repubblicana uscita dalle elezioni di midterm.

Pronta era stata la risposta russa che aveva esplicato come Damasco andasse difesa esattamente come si sarebbe dovuta difendere Mosca.


lunedì 17 novembre 2014

"Damasco si difende come si difende Mosca!", la Russia di Putin riafferma la sua dedizione a difendere Assad e la Siria!!

“Daremo tutto ciò che serve perché il Paese possa resistere, per noi Damasco si deve difendere come Mosca”. Un inviato del Cremlino, mandato personalmente da Putin a rassicurare l'alleato Assad dopo le ultime ciarlate del nero della Casa Bianca riguardo la 'necessità' di far cambiare regime al popolo siriano, si é espresso nel corso di una cena privata insieme al Ministro dell'Informazione Omran al-Zoab. Mosca ha così risposto positivamente alla richiesta espressa dal Ministro Moallem qualche settimana fa, per nuovi e più avanzati sistemi di difesa.

A proposito delle sanzioni contro la Federazione Russa, il funzionario ha sorriso: “La NATO é totalmente impazzita. Le sanzioni contro di noi costeranno all’Unione Europea mille miliardi di Euro. Stati Uniti ed Europa continuano direttamente o indirettamente la loro guerra contro noi e la Siria, trascurando il rischio terrorismo internazionale. I wahabiti del Daash dispongono di sistemi di difesa antiaerea presi dagli arsenali dell’esercito iracheno. Queste armi potrebbero essere usate per abbattere aerei di linea in fase di decollo o di atterraggio.”

Per l’inviato russo, che ha parlato a lungo con il Ministro Zoab, “il rifiuto degli Stati Uniti alla cooperazione con il governo e il presidente della Siria Bashar al Assad è una follia. All’inizio della crisi siriana, la Russia aveva avvertito della necessità di tener conto della minaccia del terrorismo. Ma purtroppo allora non ci hanno ascoltato, in quanto gli occidentali avevano come unico obiettivo il rovesciamento del Presidente Assad”.

sabato 2 novembre 2013

Putin non si fida (e fa bene) della ritirata di Obama e invia nel Mediterraneo l'Incrociatore nucleare "Pietro il Grande"!

Anche se sono ormai parecchi giorni che le due Task Force della marina Usa composte da portaerei e incrociatori lanciamissili si sono ritirate mettendosi in rotta verso le loro basi oltreoceano, la proverbiale prudenza russa non abbandona i pensieri e gli atti del Presidente Putin che, forse per 'festeggiare' l'avvenuta detronizzazione (a suo favore) di Obama dalla testa della classifica di "Forbes" degli uomini più potenti dello scenario internazionale ha ordinato all'incrociatore nucleare "Pietro il Grande", vanto della flotta russa, di entrare nel Mediterraneo orientale a controllare le mosse delle ultime tre navi americane rimaste nell'area (Monterey, Stout e Ramage).

Obama ha dovuto piegarsi alla superiore brinkmanship di Putin, alla sua magistrale gestione della crisi con cui non solo non ha abbandonato il suo migliore alleato arabo, ha protetto la base navale di Tartous, ha lanciato un segnare all'Iran, all'Irak e a Hezbollah e ha aperto la strada per la risoluzione diplomatica della vertenza atomica di Teheran, ma il leader del Cremlino, lungi dal fregarsi le mani e dichiararsi soddisfatto continua a sostenere Damasco con la 'guardia' delle sue migliori unità navali e con continui carichi di armi che, attraverso canali multipli continuano ad arrivare in Siria e hanno recentemente superato i pur corposi invii di materiale militare iraniano.

venerdì 25 ottobre 2013

Alla chetichella le flotte di Obama abbandonano il Mediterraneo Orientale, solo tre navi restano nei pressi della Siria!

Con l'opinione pubblica occidentale distratta dagli sviluppi dello scandalo sulle intercettazioni americane a leader internazionali ufficialmente "amici" (e quello meno dibattuto ma più insidioso delle collaborazioni sottobamco con agenzie d'Intelligence formalmente "nemiche") il Presidente Obama ne approfitta per far dileguare "all'Inglese"  dal Mediterraneo orientale le due Task Force navali che, con missili e cacciabombardieri, avrebbero dovuto spianare di bombardamenti la Siria a inizio settembre.

Rese ormai ridondanti dagli sviluppi politico-diplomatici e costituendo un esborso gravoso in questi tempi di difficoltà economiche (mantenere 'on alert' un'intera squadra di supporto per una portaerei é un salasso, figurarsi per due...), le due TF hanno già lasciato le vicinanze della Siria, dove restano appena tre vascelli a far sventolare la sbiadita 'Old Glory'.

Ancora una volta gli Usa sono riusciti a collezionare la figura della "Tigre di Carta", in una debacle che, probabilmente, segnala un punto di non ritorno nella de-americanizzazione del Ventunesimo Secolo e un punto importante a favore della Russia di Putin e dell'Asse della Resistenza.

venerdì 27 settembre 2013

Nuova vittoria diplomatica per Lavrov (e Putin, e Assad) contro Kerry (e Obama, e Netanyahu)!

Nel disperato tentativo di tenere 'accesa' una fiammella di possibilità per un attacco militare contro la Siria la Casa Bianca anche dopo l'accettazione da parte di Moallem e Assad del piano per il controllo internazionale dell'arsenale chimico di Damasco avevano spasmodicamente cercato di includere nella bozza di accordo con l'ONU un riferimento al famigerato 'Capitolo 7' che rendesse ingiuntivi gli impegni di Damasco e prevedesse in caso di inadempienza la possibilità di 'ritorsioni' da parte della comunità internazionale, ritorsioni che ovviamente Washington voleva interpretare a priori come "ricorso alle armi".

Era in definitiva la stessa tattica seguita con l'Irak; se il riferimento al Capitolo 7 fosse stato concesso sarebbe bastato a Washington montare una campagna propagandistica abbastanza assordante accusando Assad di stare "violando" gli accordi con le Nazioni Unite per poi magari 'passare all'azione' anche in assenza di una risoluzione ONU in merito, esattamente come successo nel 2003 contro Bagdad.

Ma Lavrov e Putin non sono così facili da raggirare, specialmente tenendo conto del precedente irakeno e hanno ben guardato che in sede internazionale una anche solo cursoria menzione del Capitolo in questione finisse nella bozza di accordo su cui attualmente sono in corso le trattative. Si dice che per questo il Premier sionista Netanyahu, che già considerava 'cosa fatta' l'aggressione militare alla Siria, sia andato su tutte le furie.

mercoledì 11 settembre 2013

Putin dichiara: "Ora é il momento della diplomazia, stop ai preparativi militari di Obama!"

Con l'accettazione siriana della proposta estesa al Ministro degli Esteri Moallem da Sergei Lavrov nel vertice di ieri a Mosca é ora il momento di concedere alla diplomazia i suoi tempi e di interrompere e cancellare una volta per tutte ogni preparativo militare contro la Siria; non si può infatti pretendere che uno Stato compia passi di buona volontà in cooperazione con i suoi interlocutori internazionali se contemporaneamente vede attorno a sé potenze che si preparano a colpirlo nonostante le proprie aperture e le proprie concessioni.

Queste le sensate, solide, sagge parole del Presidente russo Vladimir Putin che, dopo aver conseguito uno dei più eclatanti successi diplomatici della sua pur lunga carriera di statista ha dato l'altolà al collega americano Obama indicandogli come la sua richiesta al Congresso di far slittare in avanti la discussione circa l'autorizzazione di una iniziativa militare contro Damasco non sia abbastanza e debba venire seguita dalla de-escalation nelle acque del Mediterraneo Orientale e ai confini turchi e giordani della Repubblica Araba Sriaiana.

Anche Cina e Iran hanno accolto con soddisfazione il positivo sviluppo diplomatico che rende ridondante e anzi controproducente la retorica dell'attacco militare fin qui agitata e utilizzata da Washington; ovviamente, se gli Usa non recederanno dalla loro postura aggressiva sarà evidente e chiaro a tutto il mondo che il loro desiderio di colpire militarmente il legittimo Governo siriano non ha niente a che fare con la questione delle armi chimiche.