La fine dell'assistenza americana alla coalizione a guida saudita nello Yemen ridurrebbe gli sforzi bellici di Riyadh e accelererebbe la fine di quello che le Nazioni Unite descrivono come la peggiore crisi umanitaria del mondo, dicono gli esperti.
Una spinta dei legislatori statunitensi a porre fine al sostegno per la guerra una è apparsa in gran parte simbolica, con solo pochi democratici nel Congresso che avanzano tale proposta, ma ora i legislatori potrebbero decidere di approvare una misura che fermerebbe l'assistenza degli Stati Uniti all'Arabia Saudita forze armate nello Yemen.
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sabato 2 marzo 2019
Senza parti di ricambio e assistenza americana la flotta saudita di F-15 rimarrebbe a terra dopo pochi giorni!
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venerdì 23 novembre 2018
SCACCO MATTO! Con più navi e una vera e propria "Grande Muraglia di Missili" la Cina domina gli Usa anche in campo marittimo!
Trasformando le barriere coralline e gli atolli nel Mar Cinese meridionale in isole artificiali fortificate, complete di missili terra-aria antiaerei, la Cina ha trasformato "quello che era una "Grande Muraglia di sabbia solo tre anni fa in una Grande Muraglia di missili", ha detto oggi il comandante navale degli Stati Uniti nel Pacifico.
La militarizzazione delle vie d'acqua vitali per la navigazione commerciale è stata una delle principali preoccupazioni di Washington e dei suoi ormai pochi e sparuti lacché asiatici negli ultimi anni. Ma le sfide sempre più aggressive alla Cina portate dalle navi militari americane che operano in quello che gli Stati Uniti e i loro alleati considerano (ma NON SONO) acque internazionali - compresa una vicina collisione di due navi a settembre - sollevano lo spettro di un incidente mortale che potrebbe degenerare in guerra. E se scoppia una guerra, le basi sulle isole diventano un'estensione strategica verso Sud della difesa terrestre cinese contro navi e aerei statunitensi, conosciuta come dottrina Anti-Access / Area Denial (A2 / AD).
Mentre la Cina costruisce più navi da guerra per la sua marina e continua a militarizzare la sua guardia costiera, Pechino ha già da tempo superato la flotta che gli Stati Uniti possono impegnare nella regione, almeno se si conta il numero di scafi in acqua. Il capo del comando indo-pacifico (INDOPACOM), l'Ammiraglio Philip Davidson, ha parlato all'annuale conferenza di sicurezza di Halifax dove ha detto:
martedì 30 gennaio 2018
Dalla base irakena di Taiji viene seccamente smentito il "blocco" alla manutenzione degli Abrams da parte dei tecnici americani!
In seguito alla notizia (ripresa anche su queste pagine) riguardante la presunta interruzione degli interventi di riparazione e manutenzione sui carri armati M1 Abrams da parte del personale della General Dynamics (apparentemente per la cessione alle milizie popolari volontarie di una parte della 'flotta' del pesantissimo, ingombrante, dispendioso corazzato, vorace di carburante e incapace di affrontare la maggior parte dei terreni mesopotamici) gli ufficiali della base di Taiji dell'Esercito Irakeno hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
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lunedì 29 gennaio 2018
La General Dynamics ha sospeso le sue attività di assistenza e riparazione dei carri 'Abrams' in Irak. Perché?
Pare che la statunitense "general dynamics", costruttrice del fenomenale fallimento su cingoli conosciuto come 'M1 Abrams' abbia sospeso le proprie attività di riparazione e manutenzione di detti mezzi venduti all'Esercito Irakeno.
Il motivo? Il fatto che diversi di questi mezzi siano stati ceduti alle milizie di mobilitazione popolare Hashd al-Shaabi (come più volte confermato da foto e articoli pubblicati su queste pagine).
Il motivo? Il fatto che diversi di questi mezzi siano stati ceduti alle milizie di mobilitazione popolare Hashd al-Shaabi (come più volte confermato da foto e articoli pubblicati su queste pagine).
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sabato 6 dicembre 2014
Benvenuti nel Secolo Asiatico: tra sei anni la Marina Cinese avrà 62 navi in più dell'U.S. Navy!!
351 a 289; no, non é il punteggio di un'epica sfida a "cirulla" o a scopone, ma il confronto tra le unità maggiori della Marina dell'Armata di Liberazione Popolare cinese e la U.S. Navy come apparirà tra sei anni.
Il dato emerge da uno studio commissionato dal Congresso Usa, che sancisce, a 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la fine del predominio statunitense sui mari del pianeta.
Nel corso della Guerra Fredda l'URSS, impero eurasiatico sostanzialmente "tellurico" non sfidò mai gli Stati Uniti direttamente sul campo della flotta, mantenendo é vero un copioso potenziale marittimo con unità temibilissime come gli incrociatori nucleari Kirov, i sottomarini balistici Tifone e quelli da attacco Oscar, ma preferì sviluppare mezzi antinave aerei o con base a terra più per avere la capacità di interdire strozzature marittime e poter colpire le navi Usa a distanza senza dover per forza mandare in acqua flotte equivalenti come cercarono di fare, fallendo, i Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale e i Giapponesi nella Seconda.
La Cina invece ha storicamente interessi navali, rafforzati dal suo enorme ruolo economico sviluppato negli ultimi 20 anni, ovvio che debba dotarsi di una grande flotta e, con le sue capacità di spesa militare decuplicate negli ultimi lustri é riuscita, infine, a surclassare la flotta che fu dei Nimitz, degli Stennis, dei Vinson.
Tra l'altro la Cina ha meno 'impegni globali' degli Usa e quindi può concentrare le sue più numerose navi da guerra in teatri ristretti, mentre le 289 navi di Washington devono coprire tutto il globo per poter sostenere le declinanti fortune politico-militari americane.
Se si aggiunge che Beijing ha un alleato come Mosca, a sua volta dotata di una poderosa flotta di superficie e sottomarina, si capisce bene che il periodo di supremazia della talassocrazia statunitense sia ormai giunto definitivamente al capolinea.
Il dato emerge da uno studio commissionato dal Congresso Usa, che sancisce, a 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la fine del predominio statunitense sui mari del pianeta.
Nel corso della Guerra Fredda l'URSS, impero eurasiatico sostanzialmente "tellurico" non sfidò mai gli Stati Uniti direttamente sul campo della flotta, mantenendo é vero un copioso potenziale marittimo con unità temibilissime come gli incrociatori nucleari Kirov, i sottomarini balistici Tifone e quelli da attacco Oscar, ma preferì sviluppare mezzi antinave aerei o con base a terra più per avere la capacità di interdire strozzature marittime e poter colpire le navi Usa a distanza senza dover per forza mandare in acqua flotte equivalenti come cercarono di fare, fallendo, i Tedeschi nella Prima Guerra Mondiale e i Giapponesi nella Seconda.
La Cina invece ha storicamente interessi navali, rafforzati dal suo enorme ruolo economico sviluppato negli ultimi 20 anni, ovvio che debba dotarsi di una grande flotta e, con le sue capacità di spesa militare decuplicate negli ultimi lustri é riuscita, infine, a surclassare la flotta che fu dei Nimitz, degli Stennis, dei Vinson.
Tra l'altro la Cina ha meno 'impegni globali' degli Usa e quindi può concentrare le sue più numerose navi da guerra in teatri ristretti, mentre le 289 navi di Washington devono coprire tutto il globo per poter sostenere le declinanti fortune politico-militari americane.
Se si aggiunge che Beijing ha un alleato come Mosca, a sua volta dotata di una poderosa flotta di superficie e sottomarina, si capisce bene che il periodo di supremazia della talassocrazia statunitense sia ormai giunto definitivamente al capolinea.
mercoledì 22 ottobre 2014
Gli Usa vogliono vendere 600m $ di munizioni per tank Abrams a Bagdad. Il nostro giudizio: "Soldi buttati!"
Il Congresso di Washington avrebbe approvato la vendita di uno stock di munizionamento da 120mm per carri armati M1A1M Abrams al Governo di Bagdad. La versione 'A1M' dell'M1 Abrams é quella depotenziata e di second'ordine che la Casa Bianca riserva ai suoi 'stati vassalli' (altri di questo genere furono venduti al Kuwait, all'Egitto di Mubarak, all'Arabia Saudita.
Lo stock, che comprende 10000 granate HEAT, 10000 APFSDS e 26000 di altro genere (more on this later), costerà alle casse irakene 600 milioni di dollari Usa.
Secondo noi questi soldi sono completamente buttati.
Sarebbe molto meglio per Bagdad investire quei denari in altre armi russe.
L'M-1 Abrams é un modello di carro armato antiquato il cui sviluppo iniziò nei tardi anni '60 dopo il naufragio (dovuto ala quintuplicazione del budget inizialmente stanziato) del progetto congiunto Bonn-Washington per lo sviluppo di un futuristico 'kampfpanzer' tedesco-americano denominato MBT-70 (perché avrebbe dovuto entrare in servizio nella data futura del 1970!). Era stato pensato per affrontare le masse corazzate del Patto di Varsavia presso il Varco di Fulda e nelle pianure della Germania centrale.
Tutto nell'M-1 é ottimizzato per il combattimento carro-contro-carro a grande distanza, con una insistenza monomaniacale sulla precisione del tiro in agguato da posizione nascosta (il classico stile di combattimento in imboscata praticato dalle panzertruppen naziste nel 1943-1945, che non impedì alla bandiera rossa di sventolare su Berlino quando ancora gli alleati occidentali erano impantanati nella Ruhr).
L'ossessione 'anticarro' nell'M-1 é arrivata a un punto tale da fare in modo che per il suo cannone ad anima liscia da 120mm (copia americana di un modello Rheinmetall), NON ESISTA UN PROIETTILE AD ALTO ESPLOSIVO!
Il proiettile ad alto esplosivo (HE o HESH), é la granata più comunemente usata dai mezzi corazzati impegnati contro fanteria in copertura, bunker, ridotti, postazioni di mortaio e mitragliatrice, fortificazioni più o meno improvvisate.
Tutte le statistiche della guerra corazzata dimostrano che il carro impegnato in combattimento consuma molti più colpi HE che non colpi anti-armature (di qualunque tipo essi siano); il colpo ad Alto Esplosivo Anticarro (HEAT) é una soluzione intermedia ma NON SOSTITUISCE il normale HE che, contro i tipi di bersagli suelencati, é la contromisura sovrana e imprescindibile.
Che a 34 anni dalla sua entrata in linea e a 23 dal crollo del Patto di Varsavia le teste d'uovo a stelle e strisce non abbiano ancora introdotto una granata HE per i loro carri armati (che pure esiste, ottima, in Germania per il cannone Rheinmetall del Leopard 2, uguale a quello dell'Abrams) é uno degli esempi della cosmica inefficienza del sistema di procurement militare Usa.
Tantopiù che i carristi Usa non hanno mai affrontato battaglie corazzate contro un nemico di pari forza lanciato all'assalto verso di loro, ma dal 1991 in avanti si sono trovati a che fare con gruppi di fanteria in posizioni coperte che li colpivano all'improvviso (spesso con risultati devastanti).
Il massimo che sia stato prodotto per colmare questa colossale lacuna é stato un colpo "antipersonale" che é come un mega-pallettone da caccia, ma se risulta letale per la fanteria scoperta non ha alcun potere di sloggiare nidi di mitragliatrici, lanciamissili anticarro o altre minacce quando esse siano anche solo semi-efficientemente protette e fortificate.
Lo ripetiamo: "SOLO SOLDI BUTTATI!".
Lo stock, che comprende 10000 granate HEAT, 10000 APFSDS e 26000 di altro genere (more on this later), costerà alle casse irakene 600 milioni di dollari Usa.
Secondo noi questi soldi sono completamente buttati.
Sarebbe molto meglio per Bagdad investire quei denari in altre armi russe.
L'M-1 Abrams é un modello di carro armato antiquato il cui sviluppo iniziò nei tardi anni '60 dopo il naufragio (dovuto ala quintuplicazione del budget inizialmente stanziato) del progetto congiunto Bonn-Washington per lo sviluppo di un futuristico 'kampfpanzer' tedesco-americano denominato MBT-70 (perché avrebbe dovuto entrare in servizio nella data futura del 1970!). Era stato pensato per affrontare le masse corazzate del Patto di Varsavia presso il Varco di Fulda e nelle pianure della Germania centrale.
Tutto nell'M-1 é ottimizzato per il combattimento carro-contro-carro a grande distanza, con una insistenza monomaniacale sulla precisione del tiro in agguato da posizione nascosta (il classico stile di combattimento in imboscata praticato dalle panzertruppen naziste nel 1943-1945, che non impedì alla bandiera rossa di sventolare su Berlino quando ancora gli alleati occidentali erano impantanati nella Ruhr).
L'ossessione 'anticarro' nell'M-1 é arrivata a un punto tale da fare in modo che per il suo cannone ad anima liscia da 120mm (copia americana di un modello Rheinmetall), NON ESISTA UN PROIETTILE AD ALTO ESPLOSIVO!
Il proiettile ad alto esplosivo (HE o HESH), é la granata più comunemente usata dai mezzi corazzati impegnati contro fanteria in copertura, bunker, ridotti, postazioni di mortaio e mitragliatrice, fortificazioni più o meno improvvisate.
Tutte le statistiche della guerra corazzata dimostrano che il carro impegnato in combattimento consuma molti più colpi HE che non colpi anti-armature (di qualunque tipo essi siano); il colpo ad Alto Esplosivo Anticarro (HEAT) é una soluzione intermedia ma NON SOSTITUISCE il normale HE che, contro i tipi di bersagli suelencati, é la contromisura sovrana e imprescindibile.
Che a 34 anni dalla sua entrata in linea e a 23 dal crollo del Patto di Varsavia le teste d'uovo a stelle e strisce non abbiano ancora introdotto una granata HE per i loro carri armati (che pure esiste, ottima, in Germania per il cannone Rheinmetall del Leopard 2, uguale a quello dell'Abrams) é uno degli esempi della cosmica inefficienza del sistema di procurement militare Usa.
Tantopiù che i carristi Usa non hanno mai affrontato battaglie corazzate contro un nemico di pari forza lanciato all'assalto verso di loro, ma dal 1991 in avanti si sono trovati a che fare con gruppi di fanteria in posizioni coperte che li colpivano all'improvviso (spesso con risultati devastanti).
Il massimo che sia stato prodotto per colmare questa colossale lacuna é stato un colpo "antipersonale" che é come un mega-pallettone da caccia, ma se risulta letale per la fanteria scoperta non ha alcun potere di sloggiare nidi di mitragliatrici, lanciamissili anticarro o altre minacce quando esse siano anche solo semi-efficientemente protette e fortificate.
Lo ripetiamo: "SOLO SOLDI BUTTATI!".
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lunedì 4 novembre 2013
Continua il 'turn over' russo nel Mediterraneo per non lasciare sguarnita la Siria di Assad: arriva la Varyag!
Come già commentato a proposito dell'arrivo nel Mediterraneo dell'Incrociatore nucleare "Pietro il Grande"
non sembra esservi nessuna voglia dalle parti del Cremlino di prendere il ritiro delle due Task Force navali basate attorno alle portaerei d'attacco (richiamate da Obama alle loro basi nordamericane) come segno del 'cessato allarme' davanti alle coste siriane.
Anche per questo motivo dopo la più grande unità di superficie della flotta russa ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo anche la sofisticata piattaforma lanciamissili della 'Varyag', la nave "Ammazza-Portaerei", segno che Putini non ha ancora dato per totalmente sventati i disegni imperialisti contro la Siria di Assad.
Attualmente nel Mediterraneo orientale rimangono solo 3 navi usa (Ramage, Stout, Monterey) i cui movimenti comunque sono costantemente monitorati dalle unità di Mosca pres
non sembra esservi nessuna voglia dalle parti del Cremlino di prendere il ritiro delle due Task Force navali basate attorno alle portaerei d'attacco (richiamate da Obama alle loro basi nordamericane) come segno del 'cessato allarme' davanti alle coste siriane.
Anche per questo motivo dopo la più grande unità di superficie della flotta russa ha fatto il suo ingresso nel Mediterraneo anche la sofisticata piattaforma lanciamissili della 'Varyag', la nave "Ammazza-Portaerei", segno che Putini non ha ancora dato per totalmente sventati i disegni imperialisti contro la Siria di Assad.
Attualmente nel Mediterraneo orientale rimangono solo 3 navi usa (Ramage, Stout, Monterey) i cui movimenti comunque sono costantemente monitorati dalle unità di Mosca pres
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sabato 2 novembre 2013
Putin non si fida (e fa bene) della ritirata di Obama e invia nel Mediterraneo l'Incrociatore nucleare "Pietro il Grande"!
Anche se sono ormai parecchi giorni che le due Task Force della marina Usa composte da portaerei e incrociatori lanciamissili si sono ritirate mettendosi in rotta verso le loro basi oltreoceano, la proverbiale prudenza russa non abbandona i pensieri e gli atti del Presidente Putin che, forse per 'festeggiare' l'avvenuta detronizzazione (a suo favore) di Obama dalla testa della classifica di "Forbes" degli uomini più potenti dello scenario internazionale ha ordinato all'incrociatore nucleare "Pietro il Grande", vanto della flotta russa, di entrare nel Mediterraneo orientale a controllare le mosse delle ultime tre navi americane rimaste nell'area (Monterey, Stout e Ramage).
Obama ha dovuto piegarsi alla superiore brinkmanship di Putin, alla sua magistrale gestione della crisi con cui non solo non ha abbandonato il suo migliore alleato arabo, ha protetto la base navale di Tartous, ha lanciato un segnare all'Iran, all'Irak e a Hezbollah e ha aperto la strada per la risoluzione diplomatica della vertenza atomica di Teheran, ma il leader del Cremlino, lungi dal fregarsi le mani e dichiararsi soddisfatto continua a sostenere Damasco con la 'guardia' delle sue migliori unità navali e con continui carichi di armi che, attraverso canali multipli continuano ad arrivare in Siria e hanno recentemente superato i pur corposi invii di materiale militare iraniano.
Obama ha dovuto piegarsi alla superiore brinkmanship di Putin, alla sua magistrale gestione della crisi con cui non solo non ha abbandonato il suo migliore alleato arabo, ha protetto la base navale di Tartous, ha lanciato un segnare all'Iran, all'Irak e a Hezbollah e ha aperto la strada per la risoluzione diplomatica della vertenza atomica di Teheran, ma il leader del Cremlino, lungi dal fregarsi le mani e dichiararsi soddisfatto continua a sostenere Damasco con la 'guardia' delle sue migliori unità navali e con continui carichi di armi che, attraverso canali multipli continuano ad arrivare in Siria e hanno recentemente superato i pur corposi invii di materiale militare iraniano.
venerdì 25 ottobre 2013
Alla chetichella le flotte di Obama abbandonano il Mediterraneo Orientale, solo tre navi restano nei pressi della Siria!
Con l'opinione pubblica occidentale distratta dagli sviluppi dello scandalo sulle intercettazioni americane a leader internazionali ufficialmente "amici" (e quello meno dibattuto ma più insidioso delle collaborazioni sottobamco con agenzie d'Intelligence formalmente "nemiche") il Presidente Obama ne approfitta per far dileguare "all'Inglese" dal Mediterraneo orientale le due Task Force navali che, con missili e cacciabombardieri, avrebbero dovuto spianare di bombardamenti la Siria a inizio settembre.
Rese ormai ridondanti dagli sviluppi politico-diplomatici e costituendo un esborso gravoso in questi tempi di difficoltà economiche (mantenere 'on alert' un'intera squadra di supporto per una portaerei é un salasso, figurarsi per due...), le due TF hanno già lasciato le vicinanze della Siria, dove restano appena tre vascelli a far sventolare la sbiadita 'Old Glory'.
Ancora una volta gli Usa sono riusciti a collezionare la figura della "Tigre di Carta", in una debacle che, probabilmente, segnala un punto di non ritorno nella de-americanizzazione del Ventunesimo Secolo e un punto importante a favore della Russia di Putin e dell'Asse della Resistenza.
Rese ormai ridondanti dagli sviluppi politico-diplomatici e costituendo un esborso gravoso in questi tempi di difficoltà economiche (mantenere 'on alert' un'intera squadra di supporto per una portaerei é un salasso, figurarsi per due...), le due TF hanno già lasciato le vicinanze della Siria, dove restano appena tre vascelli a far sventolare la sbiadita 'Old Glory'.
Ancora una volta gli Usa sono riusciti a collezionare la figura della "Tigre di Carta", in una debacle che, probabilmente, segnala un punto di non ritorno nella de-americanizzazione del Ventunesimo Secolo e un punto importante a favore della Russia di Putin e dell'Asse della Resistenza.
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mercoledì 11 settembre 2013
Putin dichiara: "Ora é il momento della diplomazia, stop ai preparativi militari di Obama!"
Con l'accettazione siriana della proposta estesa al Ministro degli Esteri Moallem da Sergei Lavrov nel vertice di ieri a Mosca é ora il momento di concedere alla diplomazia i suoi tempi e di interrompere e cancellare una volta per tutte ogni preparativo militare contro la Siria; non si può infatti pretendere che uno Stato compia passi di buona volontà in cooperazione con i suoi interlocutori internazionali se contemporaneamente vede attorno a sé potenze che si preparano a colpirlo nonostante le proprie aperture e le proprie concessioni.
Queste le sensate, solide, sagge parole del Presidente russo Vladimir Putin che, dopo aver conseguito uno dei più eclatanti successi diplomatici della sua pur lunga carriera di statista ha dato l'altolà al collega americano Obama indicandogli come la sua richiesta al Congresso di far slittare in avanti la discussione circa l'autorizzazione di una iniziativa militare contro Damasco non sia abbastanza e debba venire seguita dalla de-escalation nelle acque del Mediterraneo Orientale e ai confini turchi e giordani della Repubblica Araba Sriaiana.
Anche Cina e Iran hanno accolto con soddisfazione il positivo sviluppo diplomatico che rende ridondante e anzi controproducente la retorica dell'attacco militare fin qui agitata e utilizzata da Washington; ovviamente, se gli Usa non recederanno dalla loro postura aggressiva sarà evidente e chiaro a tutto il mondo che il loro desiderio di colpire militarmente il legittimo Governo siriano non ha niente a che fare con la questione delle armi chimiche.
Queste le sensate, solide, sagge parole del Presidente russo Vladimir Putin che, dopo aver conseguito uno dei più eclatanti successi diplomatici della sua pur lunga carriera di statista ha dato l'altolà al collega americano Obama indicandogli come la sua richiesta al Congresso di far slittare in avanti la discussione circa l'autorizzazione di una iniziativa militare contro Damasco non sia abbastanza e debba venire seguita dalla de-escalation nelle acque del Mediterraneo Orientale e ai confini turchi e giordani della Repubblica Araba Sriaiana.
Anche Cina e Iran hanno accolto con soddisfazione il positivo sviluppo diplomatico che rende ridondante e anzi controproducente la retorica dell'attacco militare fin qui agitata e utilizzata da Washington; ovviamente, se gli Usa non recederanno dalla loro postura aggressiva sarà evidente e chiaro a tutto il mondo che il loro desiderio di colpire militarmente il legittimo Governo siriano non ha niente a che fare con la questione delle armi chimiche.
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domenica 30 settembre 2012
Madama Clinton e Barack Obanana "sdoganano" gli assassini MKO: si é 'terroristi' solo fino a quando si dà fastidio a Washington e Tel Aviv!
La Malvagia Strega dell'Ovest e lo Zio Tom Obama, cameriere nero della lobby sionista americana, hanno pronta, con molto anticipo sulla carnascialata 'dark' di "Halloween" la loro ultima pozione velenosa: i due infatti sono riusciti a convincere il Congresso Usa a depennare l'organizzazione MKO dalla lista dei 'movimenti terroristi' redatta dalle agenzie di sicurezza americane.
Come sia possibile dall'oggi al domani togliere la qualifica di 'terrorista' una milizia responsabile della morte di almeno diciassettemila persone (in maggioranza cittadini della Repubblica Islamica dell'Iran) é un mistero per sondare il quale bisogna immergersi nei più profondi e mefitici pozzi di ipocrisia e disonestà intellettuale con cui viene impastata quotidianamente la politica estera dell'imperialismo Usa e sionista. Nata inizialmente come movimento 'progressista' e pseudo-'di Sinistra' in opposizione allo Shah Reza Palhevi (allora burattino favorito di Washington), l'MKO non raccolse mai seguito tra la popolazione iraniana e, dopo la Rivoluzione Islamica, venne cacciata dall'Iran e costretta a rifugiarsi sotto le gonne di Saddam Hussein, che la accolse, la rifornì e la usò come arma nella sua lotta contro Teheran.
Intanto il gruppo si trasformava da milizia politica in una vera e propria "setta" egemonizzata dalle figure ambigue di Massoud Rajavi e di sua moglie Maryam, sua anima nera che spronò i militanti MKO ad atrocità inaudite contro i Curdi nel corso della fallita rivolta anti-Saddam del 1991. Buffo come Saddam per aver gassato qualche centinaio di Curdi sia stato portato alla forca (così si pretende) mentre i suoi macellai dell'MKO che ne hanno sterminato varie migliaia sono oggi ricompensati da Dama Clinton e Barack Obanana!
Ma la memoria imperialista é selettiva al massimo visto che convenientemente omette di ricordare che negli anni '70 gli MKO assassinarono anche sei cittadini statunitensi: il Colonnello Louis Lee Hawkins, ammazzato a Teheran ai tempi dello Scià, i Colonnelli Paul Schaffer e Jack Turner, freddati a raffiche di mitra e i tre impiegati della Rockwell William Cottrell, Donald Smith e Robert Krongard. Ma si sa, nel mondo alla rovescia della Clinton e di Obanana, si é terroristi solo quando si spara contro Washington e Tel Aviv!!
Come sia possibile dall'oggi al domani togliere la qualifica di 'terrorista' una milizia responsabile della morte di almeno diciassettemila persone (in maggioranza cittadini della Repubblica Islamica dell'Iran) é un mistero per sondare il quale bisogna immergersi nei più profondi e mefitici pozzi di ipocrisia e disonestà intellettuale con cui viene impastata quotidianamente la politica estera dell'imperialismo Usa e sionista. Nata inizialmente come movimento 'progressista' e pseudo-'di Sinistra' in opposizione allo Shah Reza Palhevi (allora burattino favorito di Washington), l'MKO non raccolse mai seguito tra la popolazione iraniana e, dopo la Rivoluzione Islamica, venne cacciata dall'Iran e costretta a rifugiarsi sotto le gonne di Saddam Hussein, che la accolse, la rifornì e la usò come arma nella sua lotta contro Teheran.
Intanto il gruppo si trasformava da milizia politica in una vera e propria "setta" egemonizzata dalle figure ambigue di Massoud Rajavi e di sua moglie Maryam, sua anima nera che spronò i militanti MKO ad atrocità inaudite contro i Curdi nel corso della fallita rivolta anti-Saddam del 1991. Buffo come Saddam per aver gassato qualche centinaio di Curdi sia stato portato alla forca (così si pretende) mentre i suoi macellai dell'MKO che ne hanno sterminato varie migliaia sono oggi ricompensati da Dama Clinton e Barack Obanana!
Ma la memoria imperialista é selettiva al massimo visto che convenientemente omette di ricordare che negli anni '70 gli MKO assassinarono anche sei cittadini statunitensi: il Colonnello Louis Lee Hawkins, ammazzato a Teheran ai tempi dello Scià, i Colonnelli Paul Schaffer e Jack Turner, freddati a raffiche di mitra e i tre impiegati della Rockwell William Cottrell, Donald Smith e Robert Krongard. Ma si sa, nel mondo alla rovescia della Clinton e di Obanana, si é terroristi solo quando si spara contro Washington e Tel Aviv!!
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sabato 14 luglio 2012
Mishaal e la delegazione di Hamas lasciano Tunisi e raggiungono il Marocco per incontrare il Premier Keiran!
Dopo avere presenziato allo storico Nono Congresso del Movimento del Rinascimento Musulmano (Ennahda) a Tunisi, il primo da trent'anni a questa parte a tenersi effettivamente nel paese nordafricano, la delegazione di alto livello del Movimento di Resistenza palestinese Hamas, guidata dal Segretario del Politburo Khaled Mishaal in persona si é mossa ulteriormente verso Ovest, sbarcando a Rabat, capitale del Marocco.
Mishaal e colleghi hanno così risposto all'invito ricevuto dal premier islamista marocchino Abdulilah ben Keiran, salito al potere dopo le ultime elezioni dove le forze musulmane riformatrici hanno inflitto una durissima sconfitta ai partiti monarchici. Il Segretario di Hamas incontrerà tanto il Premier Keiran quanto gli altri vertici dell'amministrazione statale e del partito islamista "Giustizia e Sviluppo", non sono invece previsti incontri con i rappresentanti della dinastia reale.
In Tunisia Mishaal ha discusso a lungo con il Primo Ministro di Ennahda Hamadi Jebali, a capo del Governo di transizione e con il Presidente dell'Assemblea Costituente Mansour Ben Jafaar, intrattenendosi a lungo sugli sviluppi della situazione politica palestinese, sugli ostacoli incontrati dal processo di riconciliazione con Fatah e sui recenti avvenimenti politici nel Mondo Arabo e musulmano. Con ogni probabilità questi saranno gli stessi argomenti affrontati anche con i suoi interlocutori marocchini.
Mishaal e colleghi hanno così risposto all'invito ricevuto dal premier islamista marocchino Abdulilah ben Keiran, salito al potere dopo le ultime elezioni dove le forze musulmane riformatrici hanno inflitto una durissima sconfitta ai partiti monarchici. Il Segretario di Hamas incontrerà tanto il Premier Keiran quanto gli altri vertici dell'amministrazione statale e del partito islamista "Giustizia e Sviluppo", non sono invece previsti incontri con i rappresentanti della dinastia reale.
In Tunisia Mishaal ha discusso a lungo con il Primo Ministro di Ennahda Hamadi Jebali, a capo del Governo di transizione e con il Presidente dell'Assemblea Costituente Mansour Ben Jafaar, intrattenendosi a lungo sugli sviluppi della situazione politica palestinese, sugli ostacoli incontrati dal processo di riconciliazione con Fatah e sui recenti avvenimenti politici nel Mondo Arabo e musulmano. Con ogni probabilità questi saranno gli stessi argomenti affrontati anche con i suoi interlocutori marocchini.
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giovedì 12 luglio 2012
Mishaal con la delegazione di Hamas sbarca in Tunisia per presenziare al Nono Congresso di Ennahda!
Come in precedenza annunciato su queste pagine la delegazione del Movimento musulmano Hamas, guidata dal Segretario del Politburo Khaled Mishaal é arrivata oggi in Tunisia per prendere parte al Nono Congresso del Movimento del Rinascimento Musulmano "Ennahda", forza politica trionfatrice delle prime elezioni democratiche della storia del paese, un cui esponente (Hamadi Jebali) si trova attualmente alla guida del Governo ad Interim mentre l'Assemblea costituente eletta lo scorso autunno lavora a una Carta fondamentale su cui costruire la Tunisia post-Ben Ali: islamica, pluralista, democratica.
Ezzat Resheq, del Politburo di Hamas ha ringraziato, attraverso l'Agenzia stampa "Quds Press" il leader storico di Ennahda Rashid Ghannouchi per avere invitato la delegazione palestinese al Congresso, forgiando così una potente anche se silenziosa dichiarazione di solidarietà con la Causa antisionista che é il vero fulcro e il nucleo di tutti i problemi del Mondo Arabo, del Nordafrica e del Medio Oriente. Senza un 'israele' da sostenere non vi sarebbe bisogno per l'imperialismo occidentale di dovere insediare i propri pupazzi a capo di autocrazie arabe che neghino il diritto dei popoli a esprimersi democraticamente: senza israele non vi sarebbero stati Bourghiba, Ben Ali, Sadat, Mubarak, non vi sarebbe stato bisogno di annullare le elezioni algerine vinte dal FIS...
Resheq ha esteso le sue congratulazioni e la sua personale profonda stima e ammirazione per il popolo tunisino che, con la sua Rivoluzione, ha "spianato la strada per la Primavera Araba, gettando un ponte dal Mondo Arabo verso la Libertà, la Democrazia islamica, l'autodeterminazione e la dignità umana". Il portavoce di Hamas ha quindi augurato che la vicinanza e la cooperazione tra Tunisia e Palestina possano durare a lungo e portare copiosi e preziosi frutti".
Ezzat Resheq, del Politburo di Hamas ha ringraziato, attraverso l'Agenzia stampa "Quds Press" il leader storico di Ennahda Rashid Ghannouchi per avere invitato la delegazione palestinese al Congresso, forgiando così una potente anche se silenziosa dichiarazione di solidarietà con la Causa antisionista che é il vero fulcro e il nucleo di tutti i problemi del Mondo Arabo, del Nordafrica e del Medio Oriente. Senza un 'israele' da sostenere non vi sarebbe bisogno per l'imperialismo occidentale di dovere insediare i propri pupazzi a capo di autocrazie arabe che neghino il diritto dei popoli a esprimersi democraticamente: senza israele non vi sarebbero stati Bourghiba, Ben Ali, Sadat, Mubarak, non vi sarebbe stato bisogno di annullare le elezioni algerine vinte dal FIS...
Resheq ha esteso le sue congratulazioni e la sua personale profonda stima e ammirazione per il popolo tunisino che, con la sua Rivoluzione, ha "spianato la strada per la Primavera Araba, gettando un ponte dal Mondo Arabo verso la Libertà, la Democrazia islamica, l'autodeterminazione e la dignità umana". Il portavoce di Hamas ha quindi augurato che la vicinanza e la cooperazione tra Tunisia e Palestina possano durare a lungo e portare copiosi e preziosi frutti".
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mercoledì 11 luglio 2012
Khaled Mishaal in partenza per Tunisi: ospite d'onore al Congresso del Movimento Ennahda!
Il Segretario del Politburo di Hamas Khaled Mishaal si sta preparando in queste ore a raggiungere la Tunisia per prendere parte come ospite di riguardo alla nona conferenza ufficiale del Movimento Ennahda, partito politico fondato da Rachid Ghannouchi uscito trionfatore dalle prime elezioni democratiche della Storia del paese, liberato dalla tirannia filo-imperialista e filo-sionista dell'Ex-generale Ben Ali dalla prima rivoluzione popolare della "Primavera Araba".
La conferenza di Ennahda si aprirà domani e durerà quattro giorni, fino al 15 luglio, nella capitale del paese, come comunicato dal Capo del Comitato di Preparazione, Riyadh Chaiba; sarà la prima occasione per Mishaal di visitare la Tunisia dalla caduta di Ben Ali, che per compiacere i propri burattinai occidentali e sionisti aveva dichiarato il leader di Hamas 'Persona Non Grata' a inizio anni 2000; finora l'unico esponente di Hamas che aveva visitato la nuova tunisia islamica e democratica era stato Ismail Haniyeh, Premier del legittimo Governo palestinese, a inizio 2012.
Nel novero dei lavori della Conferenza vi saranno simposi ed analisi della situazione politica, economica e strategica della Tunisia post-rivoluzionaria, cui parteciperanno oltre 200 ospiti internazionali, arabi, musulmani e anche europei; sono inoltre previste le elezioni di una nuova generazione di dirigenti che prenderanno il posto del leader storico Rachid Ghannouchi e di coloro che hanno intrapreso incarichi istituzionali e di Governo.
La conferenza di Ennahda si aprirà domani e durerà quattro giorni, fino al 15 luglio, nella capitale del paese, come comunicato dal Capo del Comitato di Preparazione, Riyadh Chaiba; sarà la prima occasione per Mishaal di visitare la Tunisia dalla caduta di Ben Ali, che per compiacere i propri burattinai occidentali e sionisti aveva dichiarato il leader di Hamas 'Persona Non Grata' a inizio anni 2000; finora l'unico esponente di Hamas che aveva visitato la nuova tunisia islamica e democratica era stato Ismail Haniyeh, Premier del legittimo Governo palestinese, a inizio 2012.
Nel novero dei lavori della Conferenza vi saranno simposi ed analisi della situazione politica, economica e strategica della Tunisia post-rivoluzionaria, cui parteciperanno oltre 200 ospiti internazionali, arabi, musulmani e anche europei; sono inoltre previste le elezioni di una nuova generazione di dirigenti che prenderanno il posto del leader storico Rachid Ghannouchi e di coloro che hanno intrapreso incarichi istituzionali e di Governo.
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sabato 31 marzo 2012
Ricerca del Congresso Usa rivela: "Impossibile per Israele rallentare il progresso atomico di Teheran con un attacco aereo!"
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| Il radar russo NEBO-SVU, specialmente studiato per intercettare gli aerei "stealth", é presente nell'arsenale difensivo iraniano da almeno due anni. |
I ricercatori hanno comunicato alla loro committenza che, secondo un rapporto ottenuto dall'agenzia Bloomberg, "Gli impianti nucleari iraniani sono più protetti, più dispersi e più frammentati di quanto normalmente ritenuto dagli analisti militari occidentali e israeliani, presentando perciò un bersaglio straordinariamente sfuggente ed etereo".
Secondo il documento consegnato al Servizio di Ricerche del Congresso, "La consapevolezza della futilità di un simile 'gambit' militare é stata alla base per il costantemente diminuito tasso di entusiasmo verso l'ipotesi di un attacco all'Iran da parte dell'establisment militare israeliano, da settembre 2011 in avanti schieratosi sempre più apertamente contro l'idea di un 'blitz' nel Golfo Persico che, di fronte a incerte prospettive di successo presenta invece probabilissime se non sicure perdite difficilmente giustificabili o assorbibili, sia pure da parte di una potenza militare regionale come lo Stato ebraico".
Attacchi massicci e contemporanei contro Esfahan, Natanz e Arak, comporterebbero l'impiego del 25-30 per cento di tutti gli apparecchi di prima linea attualmente in servizio nell'aeronautica sionista, tra cui l'intera linea di volo del modello più avanzato, l'F-15 I (presente in 25 esemplari). Contro questi attaccanti si staglierebbe una cortina antiaerea di minacciose proporzioni recentemente rinforzata con l'acquisto di sistemi di disturbo e di 'guerra elettronica' che hanno permesso agli Iraniani di cogliere clamorosi e stupefacenti successi come nel recente caso del drone 'stealth' americano intercettato e catturato.
Michael Hayden, ex-Direttore della CIA, attualmente in forza all'NSA, dichiara senza mezzi termini che "Un attacco pesantemente vulnerante al programma nucleare di Teheran é del tutto fuori dalle capacità militari israeliane", di fronte a tale certezza le uniche tattiche possibili sarebbero quella di prevedere periodici "richiami" di un attacco iniziale oppure quella di colpire l'Iran in un'unica soluzione con armi nucleari.
Ovviamente la prima sarebbe disastrosa visto che scatenerebbe quasi automaticamente un conflitto allargato in Medio Oriente, mentre la seconda, stranamoresca opzione non garantirebbe comunque l'automatico raggiungimento dei risultati sperati visto che esistono molti dubbi sulla capacità dei vettori balistici israeliani (anche quando fossero lanciati dai sommergibili recentemente donati a Tel Aviv da Dama Merkel) di poter colpire con la precisione necessaria le sedi del programma atomico iraniano.
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martedì 22 novembre 2011
La Fratellanza Musulmana libica si riunisce a Bengasi, capitale della Rivoluzione che ha liberato il paese da Gheddafi!
La Fratellanza Musulmana libica ha tenuto per la prima volta una sua conferenza a Bengasi, città motore dell'insurrezione che ha schiantato il quarantennale regime del Rais Gheddafi. La nona conferenza apertasi la scorsa settimana di fronte a molti rappresentanti del Consiglio Nazionale di Transizione, di leader dell'Ufficio Esecutivo e di ufficiali delle truppe e delle milizie ribelli ha rappresentato un buono 'spaccato' dei maggiori gruppi politici e fazioni attualmente impegnati a dirigere il passaggio dalle incertezze della guerra civile a una forma di Governo caratterizzata da tutte le garanzie democratiche.
Il Controllore-Generale della Fratellanza Musulmana libica, Suleiman Abdulkadir, ha lodato tutti coloro che in ogni modo, secondo le loro capacità e abilità hanno aiutato la Rivoluzione a trionfare, sottolineando che la Libia, nonostante tutto, ha ancora grandi sfide davanti a sé: "Il regime di Gheddafi si é lasciato dietro il caos in molte aree, dalla politica, all'economia, alla cultura, all'educazione e perfino allo sport".
Abdulkadir ha invitato i ribelli e i miliziani ad abbandonare le armi e a dedicarsi al dialogo, via maestra per risolvere tutti i problemi del Paese, aggiungendo che l'Ikwhan sarà pronta ad affiancarli prestando ogni sostegno possibile in ogni campo senza pregiudizi verso partiti, fazioni o tribù.
Nel 1992 e nel 1995 l'Ikwhan libica era riuscita a organizzare due conferenze segrete, come riportato dal quotidiano 'Libya Today', ma il Presidente della prima, Abduk Majeed Balrwin dovette lasciare il paese a scanso di venire rapito e torturato dalla polizia segreta del regime, mentre nel 1998 il suo successore, Abdallah Ezzeldein non riuscì a evitare di cadere in mano agli aguzzini del Colonnello.
Con il gruppo dirigente per la maggior parte esule in Europa fu proprio nel 1998 che la terza conferenza dell'Ikwhan libica venne tenuta sotto la presidenza di Bashir al-Kabta nella capitale britannica, la cui grande e generosa comunità musulmana aiutò molto i trasfughi libici, quindi Abdul Balrwin tornò a presiedere la quarta conferenza (sempre a Londra) nel 2002; quelle dalla quinta all'ottava si tennero dal 2003 all'anno scorso, ma in territorio elvetico.
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venerdì 22 aprile 2011
La "lobby a sei punte" vuole impedire che gli egiziani votino liberamente, perché Israele teme la democrazia!
Robert Satloff, Direttore Esecutivo dell'Istituto washingtoniano per le Politiche mediorientali (WINEP), ennesimo "tentacolo" della pervasiva e potentissima lobby filoisraeliana che infiltra e snatura ogni ganglio e ogni recesso della politica americana, come quei funghi tropicali che infestano le formiche amazzoniche trasformandole in "zombi", sta freneticamente cercando di "pilotare" il Sotto-comitato del Congresso per la Politica Estera cercando di convincere l'amministrazione Obama della "necessità" che gli Usa si intromettano nei legittimi e autonomi processi politici di uno stato sovrano (l'Egitto) onde "impedire" che 'forze politiche di ispirazione musulmana' assumano un peso decisivo nel futuro Parlamento che risulterà dalle consultazioni elettorali programmate dalla giunta di transizione per l'autunno 2011.
Per convincere i congressisti americani, moltissimi dei quali devono le loro poltrone alle generose prebende elettorali della lobby ebraica (a loro volta 'pescate' dai miliardi di dollari che gli Usa concedono a Israele come 'Aiuto per il terzo mondo', in un esemplare 'circolo vizioso') il mellifluo Satloff non ha dovuto fare niente di più impegnativo o ricercato che agitare il "babau islamico", giacché niente spaventa di più gli americani, nutriti fin dalla tenerà età alla greppia della propaganda filosionista che beceramente ritrae tutti gli 'islamici' come bestie feroci capaci solo di progettare massacri e attentati, della prospettiva che liberamente e democraticamente una popolazione elegga al potere partiti e movimenti che di quella nazione riflettono i valori e la cultura.
A Satloff e ai suoi sodali dell'AIPAC (creatrice e finanziatrice del WINEP) e delle altre mille sigle della "Lobby a Sei Punte" piacerebbe molto avere la possibilità di cancellare a piacimento storia e memoria delle popolazioni arabe, un po' come hanno cancellato a furia di propaganda mediatica storia e memoria del popolo americano, che a distanza di quarantasette anni non ricorda come fu Israele a distruggere l'unica nave militare americana non impegnata in un conflitto dichiarato dopo la Seconda Guerra Mondiale, o come, a nemmeno un decennio dall'11 Settembre, non riesce a ricordare il gran numero di agenti israeliani fermati a New York mentre stavano filmando con equipaggiamenti professionali gli impatti degli aerei contro le torri del WTC e il loro crollo, sghignazzando, dandosi il 'cinque' e comportandosi come se fossero alla finale del Superbowl.
| Non esiste nessuna "doppia lealtà" tra i lobbisti filo-israeliani attivi negli Usa, perché essi sono leali SOLTANTO a Israele! |
Fra i maggiori timori di Israele vi sono: la fine unilaterale del blocco della frontiera egiziana con Gaza (che metterebbe fine all'illegale e inumano strangolamento economico della Striscia, voluto dai generali dello Stato ebraico come 'punizione collettiva' contro la popolazione civile che sostiene Hamas e il suo legittimo Governo), l'apertura di normali relazioni diplomatiche tra il Cairo e Teheran (cosa del tutto normale, che veniva impedita solo dalla subservienza di Mubarak verso Tel Aviv), la revisione (già iniziata) degli accordi per la vendita di gas naturale a Israele (che, regalato a prezzi del tutto irrealistici da Mubarak e dalla sua cricca, ha cagionato all'erario egiziano un danno di oltre 80 miliardi di dollari Usa in pochi anni), la normalizzazione delle relazioni con Hamas e Hezbollah (legittimi movimenti politici che sono al governo dei loro paesi in seguito a normali e democratici processi elettorali) e, infine, l'apertura del Canale di Suez alla libera circolazione di naviglio civile e militare iraniano (essendo l'Iran stato pacifico che non ha mai aggredito o invaso alcun suo vicino, cosa che certamente non può dirsi del regime ebraico).
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