Con una intervista rilasciata sulle colonne del quotidiano 'Al-Ahram' il titolare del dicastero degli Esteri, Nabil Fahmy, ha toccato il tasto dolente dei rapporti Cairo-Washington che, dopo una fase interlocutoria subito successiva all'intervento dell'Esercito che a luglio scorso depose l'ormai impopolare Presidente Mursi, sono andati via via raffreddandosi fino alla clamorosa decisione Usa di sospendere aiuti economici e militari a quello che fino all'anno scorso era il maggior recipiente arabo dei programmi di 'aid' a stelle e strisce.
Fahmy ha dichiarato che le relazioni transatlantiche sono "tese e travagliate" e che cercare di negarlo o di travestire la realtà sarebbe "un esercizio inutile e disonesto". Tuttavia il Ministro egiziano ha anche dichiarato che il taglio degli aiuti non produrrà alcun cambiamento di rotta da parte delle autorità al potere che "stanno seguendo una loro strada per portare il Paese verso una democrazia funzionale ed effettiva".
Il Pentagono ha già fermato le consegne di parti di ricambio, accessori e munizioni per elicotteri Apache, carri armati Abrams e jet F-16, che costituiscono una parte importante dell'arsenale del Cairo. Il Governo, su impulso del Generale Al-Sisi, sta analizzando la possibilità di diversificare le sue fonti di approvvigionamento militare, guardando in primo luogo verso Mosca e Pechino.

