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lunedì 31 ottobre 2011

Colpi di mortaio sulla base aerea di Al-Daylami, vanno in fumo due caccia del dittatore Saleh!


E' durata veramente poco la tregua stipulata l'altra settimana tra i reparti dell'Esercito yemenita rimasti fedeli al dittatore Saleh, i militari passati all'opposizione e i guerriglieri tribali, in seguito al ripetuto uso di cecchini contro i dimostranti che ancora venerdì e sabato sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni dell'autocrate spalleggiato da Usa, Sauditi e Israele é stato lanciato un attacco con mortai alla base aerea di Al-Daylami, struttura militare vicina all'aeroporto internazionale di Sanaa.

Diversi proiettili sono caduti tra gli hangar e i depositi di Al-Daylami, distruggendo ben due MiG-29SMT (gli aerei più avanzati della flotta di Saleh, ereditati dallo Yemen del Sud filosovietico, assorbito con la sanguinosa guerra civile del 1994) e causando la temporanea chiusura del vicino scalo civile, dove l'eco degli scoppi e la vista delle colonne di fumo hanno causato non poca paura e inquietudine tra i passeggeri in transito.

Tutti i voli in arrivo sono stati dirottati verso Aden, mentre l'Esercito accusava i guerriglieri tribali di aver lanciato i colpi di mortaio, "sparando dal quartiere di Arhab o da quello di Hassaba" e i militari della Prima Divisione Corazzata (il primo reparto a dichiararsi contro Saleh) di aver "collocato ordigni esplosivi" in altre parti della base.
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domenica 23 ottobre 2011

Venti morti in Yemen, ecco la risposta di Saleh agli inviti dell'ONU e dei Paesi del Golfo!


Violenti scontri sono esplosi ieri a Sanaa, capitale dello Yemen, tra unità dell'Esercito dichiaratesi contro la dittatura di Ali Abdullah Saleh e fedeli del regime, i combattimenti si sarebbero sviluppati nel quartiere di Hassaba, secondo quanto riportato dall'agenzia statunitense Associated Press. Secondo quanto trapelato finora tra le vittime si conterebbero: tre civili, cinque militari anti-Saleh, sette guerriglieri tribali e cinque lealisti del regime.

Questo scontro sembra l'ennesimo segnale di rifiuto da Saleh verso ogni opzione di transizione pacifica dal suo quasi quarantennale regime, nonostante l'invito in tal senso ricevuto venerdì dal Consiglio di Sicurezza ONU e la proposta del GCC (Il Consiglio di Cooperazione del Golfo) per un passaggio di poteri "con immunità e garanzie contro la prosecuzione), che pure ha sollevato la contrarietà dell'opposizione e del Nobel per la Pace Tawakkul Karman.

Con i morti di ieri si avvicina a 2000 il conto delle vittime che da gennaio hanno perso la vita per mano dei pretoriani del dittatore; un pesante tributo di sangue (molto superiore, per dire, a quello versato in Egitto o in Tunisia) per il paese che i Greci chiamavano "Eudaimon"-fortunato e i Latini "Arabia Felix". Il bilancio avrebbe certamente potuto essere peggiore se a fianco dei cittadini e dei combattenti tribali (contro cui Saleh ha scatenato repressioni sanguinose, col beneplacito di Washington e la scusa della 'Guerra al Terrorismo') non si schierassero di tanto i tanto i militari delle unità dell'Esercito passate all'opposizione.
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