L'ex Segretario alla Difesa degli Stati Uniti per 21 mesi sotto l'Amministrazione Obama, Chuck Hagel parlando al canale DefenseOne ha dichiarato che Donald Trump: "Non riuscirà a raggiungere la pace in Siria senza i Russi, senza gli Iraniani, senza gli altri giocatori-chiave nello scenario regionale .E 'completamente follia pensare di potere ottenere qualcosa da loro con le minacce."
"Gli Iraniani vivono lì, nella regione, hanno un rapporto organico con essa, gli Stati Uniti non abitano lì, a meno che non si voglia in qualche modo eliminare la realtà geopolitica esistente - buona fortuna, signor Bolton - si dovrà trovare una qualche compromesso politico."
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giovedì 4 ottobre 2018
Ex-ministro della Guerra di Obama giudica incomprensibile la politica mediorientale di Donald Trump!
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sabato 17 giugno 2017
A Doha il pacchiano e kitsch "monumento" al Consiglio di Cooperazione filosaudita cade sotto le ruspe dell'Emiro!
![]() |
| Una testimonianza della LEGGENDARIA bruttezza di Doha...tutti i petrodollari non possono dare buon gusto ed eleganza |
— Bassem (@BBassem7) June 16, 2017Purtroppo negli ultimi anni in Medio Oriente si sono verificate spoliazioni e furti di monumenti archeologici e tesori artistici.
Lo sappiamo.
Una parte delle testimonianze e dei tesori trafugati sono stati individuati e restituiti.
Esistono però in ALTRE zone del Medio Oriente "monumenti" che non lasceranno nessun vuoto e nessun rimpianto negli annali della Civiltà e dell'Arte, anche se vengono distrutti con ruspe e bulldozer.
Ne abbiamo qui sopra, nel video in apertura, un esempio preclaro.
giovedì 16 giugno 2016
I primi ratti cominciano a saltare fuori dalla zattera saudita: gli UAE si ritirano dallo Yemen!
Il Principe della Corona emiratina, Mohammed bin Zayed al-Nahyan ha comunicato ufficialmente la cessazione di ogni attività militare degli UAE in Yemen, con un messaggio che, tra l'altro, recitava la seguente, inequivocabile formula:
"La nostra posizione é chiara, ormai per le nostre forze armate questa guerra é completamente finita, continueremo a contribuire monitorando ogni accordo politico che verrà stabilito in seguito".
La dichiarazione evidenzia l'ansia di togliersi da un pantano che ha causato perdite per centinaia di uomini (per la maggior parte mercenari stranieri, ma comunque dolorose e dispendiose per gli Emiri) e soprattutto per centinaia di milioni di dollari, con dozzine di mezzi distrutti e altri pesantemente usurati al limite dell'operatività.
"La nostra posizione é chiara, ormai per le nostre forze armate questa guerra é completamente finita, continueremo a contribuire monitorando ogni accordo politico che verrà stabilito in seguito".
La dichiarazione evidenzia l'ansia di togliersi da un pantano che ha causato perdite per centinaia di uomini (per la maggior parte mercenari stranieri, ma comunque dolorose e dispendiose per gli Emiri) e soprattutto per centinaia di milioni di dollari, con dozzine di mezzi distrutti e altri pesantemente usurati al limite dell'operatività.
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venerdì 4 marzo 2016
Hezbollah, attaccato da sauditi e sionisti, conta le dichiarazioni emesse a suo favore da alleati vecchi e nuovi!
Livido, bilioso, furioso e rancoroso per le continue sconfitte patite in Yemen, per il ridicolo internazionale suscitato dalle proprie dichiarazioni di voler invadere la Siria e di possedere un'arma atomica, il regime wahabita di Riyadh ha costretto il Consiglio per la Cooperazione del Golfo Persico (la ridicola associazione che unisce Riyadh, Kuwait, Barhein, Qatar e UAE) a dichiarare Hezbollah "entità terrorista".
Che i fondatori e sostenitori di Al-Qaeda, Al Nusra e ISIS chiamino un movimento popolare di Resistenza 'terrorista' é così fuori dal mondo che suscita ironia mordace e incredulità più che shock o indignazione.
Che i fondatori e sostenitori di Al-Qaeda, Al Nusra e ISIS chiamino un movimento popolare di Resistenza 'terrorista' é così fuori dal mondo che suscita ironia mordace e incredulità più che shock o indignazione.
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giovedì 31 dicembre 2015
F-16 del Barhein precipita tra Jizan e Yemen, attacco con razzi uccide mercenari nella Provincia di Taizz!
Un pilota dell'Aviazione del Barhein ha perso il controllo del suo jet americano F-16 facendolo schiantare al suolo tra lo Yemen e la provincia meridionale saudita del Jizan. L'apparecchio é andato completamente distrutto mentre il pilota, lanciatosi col seggiolino eiettabile, ha subito ferite e fratture ma non sarebbe in pericolo di vita.
martedì 27 ottobre 2015
Assad riceve il Ministro dell'Oman Yusuf bin Alawi Abdullah a Damasco!
Il Presidente siriano Assad ha incontrato ieri a Damasco il Ministro degli Esteri del Sultano dell'Oman, Yusuf bin Alawi Abdullah, trattenendosi a lungo in dialogo con lui e rispondendo a tutte le sue domande riguardo la situazione politica e militare della Siria, i grandi cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi due mesi e le prospettive per il futuro.
Assad ha espresso l'auspicio che il Sultanato sia disposto ad approfondire le relazioni politiche ed economiche con la Siria una volta che la crisi sarà superata e conclusa.
Assad ha espresso l'auspicio che il Sultanato sia disposto ad approfondire le relazioni politiche ed economiche con la Siria una volta che la crisi sarà superata e conclusa.
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domenica 8 febbraio 2015
Americani e loro lacché arabi 'criticano' la decisiva mossa anti-crisi degli Sciiti Houthi!
La coraggiosa e tempestiva mossa dell'organizzazione sciita Ansarullah, che ha liquidato le dimissioni di Premier e Presidente insieme al Parlamento che aveva cincischiato indegnamente per settimane sperando di poter in qualche modo restaurare lo status quo ha ovviamente fatto sollevare sopracciglia e agitare dita oziosamente in aria agli imperialisti americani e ai loro burattini arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico.
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mercoledì 10 dicembre 2014
I servi di Riyadh del GCC belano e ragliano contro i valorosi combattenti Houthi dello Yemen!
Il 'Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico' (GCC), assise internazionale degli emirati e sceiccati sunniti del petrolio, piccoli potentati retrogradi e reazionari dove ex-beduini appena usciti dalla tenda sfruttano senza alcuna abilità o titolo enormi ricchezze naturali svendute senza ritegno agli interessi imperialisti anglo-americani senza che tanta ricchezza costruisca alcunché di durevole, ammirevole o anche solo vada a migliorare le condizioni di vita delle loro popolazioni (spesso a maggioranza sciita o dove comunque gli Sciiti costituiscono importanti minoranze, come rispettivamente accade in Bahrein e nella stessa Arabia Saudita) ha recentemente concluso una sua riunione a Doha.
Alla corte del giovane ma già corrottissimo Emiro Al-Thani, che ha ereditato dal genitore il completo fallimento dei suoi sogni di egemonia nel Mondo Arabo tramite le 'primavere', l'influenza islamista dell'Ikhwan e l'allineamento alla Turchia neo-ottomana di Erdogan, i membri del GCC hanno lanciato un appello per il ritiro delle forze combattenti Houthi che attualmente occupano più di metà dello Yemen dopo aver cacciato via i terroristi takfiri allineati proprio a Riyadh e Doha.
Ovviamente per quel che concerne i combattenti di Ansarullah in Yemen, il GCC potrebbe anche ordinare loro di trasferirsi su Marte, vi sono esattamente le stesse possibilità che le due cose accadano. Lo stesso Ministro della Difesa di Sanaa, riconoscendo il ruolo positivo svolto dagli Sciiti nel battere la minaccia terrorista (qualcosa che nè truppe regoari né i droni e i 'rambo' di Bush prima e di Obama poi erano mai riusciti a fare) ha suggerito invece che gli Houthi entrino ufficialmente a far parte delle forze armate nazionali.
Alla corte del giovane ma già corrottissimo Emiro Al-Thani, che ha ereditato dal genitore il completo fallimento dei suoi sogni di egemonia nel Mondo Arabo tramite le 'primavere', l'influenza islamista dell'Ikhwan e l'allineamento alla Turchia neo-ottomana di Erdogan, i membri del GCC hanno lanciato un appello per il ritiro delle forze combattenti Houthi che attualmente occupano più di metà dello Yemen dopo aver cacciato via i terroristi takfiri allineati proprio a Riyadh e Doha.
Ovviamente per quel che concerne i combattenti di Ansarullah in Yemen, il GCC potrebbe anche ordinare loro di trasferirsi su Marte, vi sono esattamente le stesse possibilità che le due cose accadano. Lo stesso Ministro della Difesa di Sanaa, riconoscendo il ruolo positivo svolto dagli Sciiti nel battere la minaccia terrorista (qualcosa che nè truppe regoari né i droni e i 'rambo' di Bush prima e di Obama poi erano mai riusciti a fare) ha suggerito invece che gli Houthi entrino ufficialmente a far parte delle forze armate nazionali.
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mercoledì 3 dicembre 2014
A Kuwait City riaperta l'ambasciata di Damasco! L'Emirato si 'sfila' dalla linea anti-Assad di Riyadh e Doha!!
Importante evoluzione diplomatica: l'Emirato del Kuwait ha concesso il visto a tre diplomatici siriani, che sono arrivati nella capitale per riaprire l'ambasciata siriana nel Paese del Golfo.
Questa decisione segna un allontanamento del Kuwait riguardo alle politiche di altri membri del GCC, tra cui l'Arabia Saudita e Qatar, che continuano a sostenere il terrorismo in Siria. Il Kuwait ora dimostra coi fatti quanto consideri sbagliato l'approccio dei suoi due vicini sulla Siria e ritiene che il governo siriano abbia rafforzato la sua posizione nel corso degli ultimi mesi con le vittorie militari e continuerà quindi a svolgere il proprio ruolo interno ed estero, vanificando i tentativi di delegittimazione diplomatica andati in scena in questi tre anni anche nella Lega Araba e nell'OIC.
Inoltre, la crescente minaccia dell’ISIS ha portato anche in Kuwait ad un cambiamento di priorità.
Questi fattori hanno portato il Kuwait a fare marcia indietro sulla sua decisione di chiudere l'Ambasciata siriana in Kuwait e la propria a Damasco. Attualmente, ci sono più di 130.000 siriani residenti nel paese. Le fonti hanno detto che l'ambasciatore del Kuwait o il chargé d'affaires potrebbero tornare per riaprire l'ambasciata a Damasco in poche settimane.
Questa decisione segna un allontanamento del Kuwait riguardo alle politiche di altri membri del GCC, tra cui l'Arabia Saudita e Qatar, che continuano a sostenere il terrorismo in Siria. Il Kuwait ora dimostra coi fatti quanto consideri sbagliato l'approccio dei suoi due vicini sulla Siria e ritiene che il governo siriano abbia rafforzato la sua posizione nel corso degli ultimi mesi con le vittorie militari e continuerà quindi a svolgere il proprio ruolo interno ed estero, vanificando i tentativi di delegittimazione diplomatica andati in scena in questi tre anni anche nella Lega Araba e nell'OIC.
Inoltre, la crescente minaccia dell’ISIS ha portato anche in Kuwait ad un cambiamento di priorità.
Questi fattori hanno portato il Kuwait a fare marcia indietro sulla sua decisione di chiudere l'Ambasciata siriana in Kuwait e la propria a Damasco. Attualmente, ci sono più di 130.000 siriani residenti nel paese. Le fonti hanno detto che l'ambasciatore del Kuwait o il chargé d'affaires potrebbero tornare per riaprire l'ambasciata a Damasco in poche settimane.
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martedì 18 marzo 2014
Esercitazioni navali congiunte in programma per le marine dell'Oman e della Repubblica Islamica Iraniana!!
I comandanti delle forze navali dell'Oman e della Repubblica Islamica dell'Iran si sono recentemente accordati per una serie di manovre che simuleranno interventi di ricerca, soccorso in mare e cooperazione antipirateria nelle acque meridionali dell'Iran dal 7 al 10 aprile prossimi.
Già in passato Oman e Iran avevano condotto manovre congiunte, a testimonianza degli intensi e profondi legami tra il grande stato sciita e il piccolo sultanato della penisola araba che, pur facendo parte del GCC, é sempre stato in amichevoli rapporti con Teheran.
Annunciando le prossime esercitazioni il comandante dell'IRIN Contrammiraglio Habibollah Sayyari ha anche pronosticato la prossima missione della 30esima flottiglia che nelle prossime settimane verrà dispacciata in una lunga missione di circumnavigazione del continente africano.
Già in passato Oman e Iran avevano condotto manovre congiunte, a testimonianza degli intensi e profondi legami tra il grande stato sciita e il piccolo sultanato della penisola araba che, pur facendo parte del GCC, é sempre stato in amichevoli rapporti con Teheran.
Annunciando le prossime esercitazioni il comandante dell'IRIN Contrammiraglio Habibollah Sayyari ha anche pronosticato la prossima missione della 30esima flottiglia che nelle prossime settimane verrà dispacciata in una lunga missione di circumnavigazione del continente africano.
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giovedì 6 marzo 2014
Crisi diplomatica tra gli emiri del petrolio: Riyadh, Dubai e Manama ritirano gli ambasciatori da Doha!!
Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno improvvisamente annunciato il ritiro dei loro ambasciatori dal Qatari "in segno concreto di protesta per l'interferenza di Doha nei nostri affari interni", come recitato nel corso di una conferenza stampa congiunta.
La decisione si é maturata martedì notte a lato di un incontro dei Ministri degli Esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo; chissà come mai, quando l'Arabia Saudita meditava di "annettere" de facto gli altri stati membri del Consiglio la cosa non venne considerata "interferenza".
Comunque la mossa dimostrerebbe che nonostante l'avvicendamento al trono tra due diverse generazioni della Famiglia Al-Thani il Qatar non avrebbe del tutto rinunciato ai suoi progetti egemonici sul Medio Oriente, tanto da mettere sul chi vive i Sauditi e i loro clienti.
Fonti ufficiali qatariote si sono dette "sorprese e dispiaciute" dall'annuncio ma hanno specificato che non ritireranno i loro ambasciatori dalle capitali degli altri emirati arabi.
La decisione si é maturata martedì notte a lato di un incontro dei Ministri degli Esteri del Consiglio di Cooperazione del Golfo; chissà come mai, quando l'Arabia Saudita meditava di "annettere" de facto gli altri stati membri del Consiglio la cosa non venne considerata "interferenza".
Comunque la mossa dimostrerebbe che nonostante l'avvicendamento al trono tra due diverse generazioni della Famiglia Al-Thani il Qatar non avrebbe del tutto rinunciato ai suoi progetti egemonici sul Medio Oriente, tanto da mettere sul chi vive i Sauditi e i loro clienti.
Fonti ufficiali qatariote si sono dette "sorprese e dispiaciute" dall'annuncio ma hanno specificato che non ritireranno i loro ambasciatori dalle capitali degli altri emirati arabi.
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mercoledì 11 dicembre 2013
L'Oman si ribella e dice "NO!" a qualunque progetto di annessione del GCC da parte del regno saudita!
"Palaestina Felix" aveva lanciato l'allarme oltre un anno e mezzo fa riguardo agli insani propositi dei gerontocrati di Riyadh che, per tentare di stabilizzare lo status quo regionale una volta a loro favorevole e ora fortemente in fase di erosione rispetto all'emersione di nuovi 'player' locali e internazionali (sviluppo solamente conseguente al globale riposizionamento delle sfere di influenza con il passaggio dall'unipolarismo americano dell'ultimo ventennio a un panorama policentrico), avevano avuto la 'bella pensata' di annettersi tout court gli altri regnucoli ed emirati sunniti del GCC sotto le viste di una epidermica e cosmetica "integrazione".
All'epoca una forte voce di dissenso si levò dalla corte dell'Emiro Al-Thani del Qatar, in quel momento impegnato a sostenere in ogni dove la Fratellanza Musulmana come suo personale 'piede di porco' per crearsi una sfera d'influenza personale in funzione anti-saudita; visto che da allora il vecchio rubicondo Emiro ha abdicato in favore del suo più remissivo figliolo, apparentemente disinteressato a rincorrere disegni egemonici, sarebbe sembrato che adesso il progetto saudita potesse avanzare indisturbato: ma così non é stato.
Infatti, durante l'ultima riunione del 'GCC Dialogue Forum' é stato il Ministro degli Esteri Omani Youssef bin Alawi ad annunciare la sua intenzione di opporsi con ogni mezzo a una simile annessione, fino a uscire dall'organismo se tale progetto venisse ulteriormente spinto avanti da Riyadh.
Con il suo "melange" etnico (arabi, zanzibariti, baluci...) e religioso (sciiti, sunniti, ibadhi...) l'Oman ha una società troppo variegata ed equilibrata per non temere che a seguito di una sciagurata 'unione' come quella prospettata dai Sauditi tutti i partner minori del GCC si troverebbero a essere poco più che province di Riyadh.
All'epoca una forte voce di dissenso si levò dalla corte dell'Emiro Al-Thani del Qatar, in quel momento impegnato a sostenere in ogni dove la Fratellanza Musulmana come suo personale 'piede di porco' per crearsi una sfera d'influenza personale in funzione anti-saudita; visto che da allora il vecchio rubicondo Emiro ha abdicato in favore del suo più remissivo figliolo, apparentemente disinteressato a rincorrere disegni egemonici, sarebbe sembrato che adesso il progetto saudita potesse avanzare indisturbato: ma così non é stato.
Infatti, durante l'ultima riunione del 'GCC Dialogue Forum' é stato il Ministro degli Esteri Omani Youssef bin Alawi ad annunciare la sua intenzione di opporsi con ogni mezzo a una simile annessione, fino a uscire dall'organismo se tale progetto venisse ulteriormente spinto avanti da Riyadh.
Con il suo "melange" etnico (arabi, zanzibariti, baluci...) e religioso (sciiti, sunniti, ibadhi...) l'Oman ha una società troppo variegata ed equilibrata per non temere che a seguito di una sciagurata 'unione' come quella prospettata dai Sauditi tutti i partner minori del GCC si troverebbero a essere poco più che province di Riyadh.
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domenica 24 febbraio 2013
Nuove immagini scioccanti della repressione in Barhein da parte del tiranno sunnita Al-Khalifa!
Jeep lanciate a tutta velocità contro cittadini indifesi, centinaia di granate a gas urticante usate come arma chimica per soffocare e avvelenare i dimostranti, munizioni da guerra sparate contro bambini e ragazzi; questo oggi é il Barhein, la lirica, bucolica "Isola delle Perle" descritta da Marco Polo é diventata un mattatoio dove un re-travicello che non ha nulla in comune col popolo che tiranneggia mena strage per rimanere al posto che gli é stato dato dalle potenze imperialiste di Ieri (Gran Bretagna) e confermato da quelle di Oggi (Stati Uniti) cosìcché possa continuare a prostituire la sua terra offrendola come asilo alla Quinta Flotta americana.
Intanto nel quartiere di Boori a Manama, due bambini sono rimasti gravemente feriti dopo essere rimasti vittime del fuoco aperto da mercenari al servizio di Casa Al-Khalifa che hanno iniziato a sparare contro un corteo di cittadini che stavano protestando contro la violenza indiscriminata del Governo e dei suoi lacché. Come segnalato proprio su queste pagine recentemente due giovani di 20 (Mahmoud al-Jaziri) e di appena sedici anni (Hussein al-Jaziri) sono stati uccisi mentre manifestavano per la Libertà e la Democrazia.
Il Governo si é addirittura rifiutato di restituire la salma di Mahmoud ai parenti per paura che il suo funerale diventasse fulcro di una nuova manifestazione di protesta, così la famiglia ha dovuto seppellire una bara vuota.
Intanto nel quartiere di Boori a Manama, due bambini sono rimasti gravemente feriti dopo essere rimasti vittime del fuoco aperto da mercenari al servizio di Casa Al-Khalifa che hanno iniziato a sparare contro un corteo di cittadini che stavano protestando contro la violenza indiscriminata del Governo e dei suoi lacché. Come segnalato proprio su queste pagine recentemente due giovani di 20 (Mahmoud al-Jaziri) e di appena sedici anni (Hussein al-Jaziri) sono stati uccisi mentre manifestavano per la Libertà e la Democrazia.
Il Governo si é addirittura rifiutato di restituire la salma di Mahmoud ai parenti per paura che il suo funerale diventasse fulcro di una nuova manifestazione di protesta, così la famiglia ha dovuto seppellire una bara vuota.
venerdì 22 febbraio 2013
Ancora un morto in Barhein, ennesimo martire della brutalità del tiranno Al-Khalifa!
Mahmoud Issa al-Jaziri aveva 20 anni, gli ultimi sette giorni dei quali ha passati in coma a causa della gravissima ferita alla testa subita la scorsa settimana quando, insieme ai suoi concittadini, prendeva parte a una pacifica protesta antigovernativa sull'isola di An-Nabih Saleh. Gli sgherri del tiranno sunnita Al-Khalifa lo hanno ferito e, nonostante tutti gli sforzi profusi, la sua giovane vita si é spenta aumentando di una unità il computo dei martiri finora sacrificati dal popolo Barheini alla Causa della Giustizia e della Democrazia.Il blocco di opposizione Al-Wefaq ha dichiarato che il sacrificio del giovane Mahmoud deve servire da grido di risveglio delle coscienze, specialmente per quegli Stati e quelle agenzie occidentali comodamente e ipocritamente "assopite" riguardo ai dossier della Rivoluzione Barheini e del martirio del popolo dell'Isola delle Perle, in quanto 'scomodi' agli interessi imperialisti americani e occidentali nell'area.
Solo una settimana fa Hussein al-Jaziri di sedici anni moriva dopo essere stato anche lui ferito dai proiettili del regime, mentre Aminah al-Sayyed Mahdi, di 35 anni, è morta giorni addietro per l'intossicazione riportata dai gas urticanti, vere e proprie "armi chimiche" usate dai lacché del sovrano per causare il maggior danno possibile, al di fuori di qualunque protocollo di sicurezza.
giovedì 14 febbraio 2013
Gli sgherri del tiranno sunnita Al-Khalifa fanno l'ennesima vittima tra la popolazione civile barheini: il morto aveva appena 14 anni!
Hussain Ali Ahmad al-Jazeeri é il ragazzo che vedete ritratto, esanime, nella foto qui sopra. E' stato ucciso a colpi di arma da fuoco dagli sbirri del despota Al-Khalifa, che qualche disinformato coglione vorrebbe considerare "un esempio di democrazia" perché permette che nel suo regno si diffondano il vizio e l'immoralità secondo il ben noto standard sionista-occidentalista.
Hussain Ali potrebbe essere stato ucciso dagli sgherri sunniti del regime, dalle truppe saudite che occupano l'isola ormai da due anni per "aiutare" il tiranno locale nel reprimere le proteste della popolazione, o dai fanatici e violenti mercenari pachistani reclutati nelle madrasse wahabite più retrive con i soldi del "Consiglio di Cooperazione del Golfo".
La morte del giovane (appena quattordicenne) ha fatto riesplodere le proteste in ogni angolo della cosiddetta Isola delle Perle che pochi giorni fa ha celebrato sobriamente con un pensiero rivolto alle centinaia di vittime di Casa Al-Khalifa e alle migliaia di prigionieri politici detenuti e torturati il secondo anniversario dell'inizio delle proteste popolari per la riforma dello Stato e la sua democratizzazione.
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martedì 16 ottobre 2012
Siria, Irak ed emirati arabi del Golfo: siete pronti al nuovo "terremoto" mediorientale? Chi rimarrà in piedi dopo la scossa?
Nell'ambiente dei cronisti di eventi mediorientali e degli analisti politici e strategici gira la voce che, durante una recente riunione della NATO il rappresentante di un partner non secondario dell'alleanza (a seconda di chi racconta la storia esso diventa di volta in volta quello britannico, francese o tedesco) abbia chiesto a bruciapelo ai colleghi riuniti in assise: "Ebbene, quanti di voi pensano che Assad possa venire destituito dalla guerriglia?" e che nessuno dei presenti, dopo un istante di riflessione, se la sia sentita di alzare la mano.
Tra la costante avanzata delle forze governative siriane che schiacciano un nido di resistenza terrorista dietro l'altro e respingono sempre più tentativi di infiltrazione dai confini turchi e libanesi e il costante sostegno strategico, politico e diplomatico che Damasco continua a ricevere da Bagdad, Teheran, Pechino e soprattutto Mosca le speranze che Assad possa 'ruzzolare' giù dalla sua poltrona a breve sono ormai appese a un filo sempre più sottile a meno di non sperare in un grandissimo colpo di fortuna come un attentato che lo elimini improvvisamente.
Il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo Persico, tra l'altro, é profondamente spaccato tra una fazione interventista, guidata da Arabia Saudita e Qatar e seguita con molto meno entusiasmo dagli Emirati Arabi Uniti e una 'neutralista' capitanata dal Kuwait e dall'Oman (che non vuole inimicarsi il potente vicino iraniano con cui ha faticosamente costruito rapporti amichevoli).
Proprio in questi giorni il Presidente iraniano Ahmadinejad visiterà il Kuwait, per vedere quali prospettive esistano di spaccare ulteriormente il GCC in due, mentre da poco é rientrato in Iran il Ministro degli Esteri che ha visitato il Qatar per dichiarare all'Emiro Al-Thani che le sue azioni verso la Siria hanno totalmente distrutto il prestigio che si era costruito con la creazione di Al-Jazeera e con il sostegno alla Causa palestinese.
Intanto in Irak, paese fondamentale per la 'reach' iraniana in Siria, il Premier sciita Maliki sta staccando sempre più contratti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi del paese a favore di compagnie cinesi, mettendo le 'Big' del petrolio americane nell'angolo e dopo avere comprato quattro miliardi di dollari di armi russe ha anche invitato le compagnie moscovite a riprendere il filo dei legami interrotti con la caduta di Saddam.
Come si vede l'intero scacchiere mediorientale é in moto e l'effetto domino non tarderà a farsi sentire.
Tra la costante avanzata delle forze governative siriane che schiacciano un nido di resistenza terrorista dietro l'altro e respingono sempre più tentativi di infiltrazione dai confini turchi e libanesi e il costante sostegno strategico, politico e diplomatico che Damasco continua a ricevere da Bagdad, Teheran, Pechino e soprattutto Mosca le speranze che Assad possa 'ruzzolare' giù dalla sua poltrona a breve sono ormai appese a un filo sempre più sottile a meno di non sperare in un grandissimo colpo di fortuna come un attentato che lo elimini improvvisamente.
Il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo Persico, tra l'altro, é profondamente spaccato tra una fazione interventista, guidata da Arabia Saudita e Qatar e seguita con molto meno entusiasmo dagli Emirati Arabi Uniti e una 'neutralista' capitanata dal Kuwait e dall'Oman (che non vuole inimicarsi il potente vicino iraniano con cui ha faticosamente costruito rapporti amichevoli).
Proprio in questi giorni il Presidente iraniano Ahmadinejad visiterà il Kuwait, per vedere quali prospettive esistano di spaccare ulteriormente il GCC in due, mentre da poco é rientrato in Iran il Ministro degli Esteri che ha visitato il Qatar per dichiarare all'Emiro Al-Thani che le sue azioni verso la Siria hanno totalmente distrutto il prestigio che si era costruito con la creazione di Al-Jazeera e con il sostegno alla Causa palestinese.
Intanto in Irak, paese fondamentale per la 'reach' iraniana in Siria, il Premier sciita Maliki sta staccando sempre più contratti di sfruttamento dei giacimenti petroliferi del paese a favore di compagnie cinesi, mettendo le 'Big' del petrolio americane nell'angolo e dopo avere comprato quattro miliardi di dollari di armi russe ha anche invitato le compagnie moscovite a riprendere il filo dei legami interrotti con la caduta di Saddam.
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martedì 22 maggio 2012
"L'avido espansionismo saudita trascinerà tutto il Golfo Persico nell'instabilità!" Avverte l'iraniano rezaei!
Il Segretario del Consiglio degli Esperti della Repubblica Islamica iraniana ha dichiarato che "I disegni sauditi per assorbire e fagocitare il Barhein" non rappresentano altro che l'estensione e la logica prosecuzione delle ingerenze della Casa di Saoud nel paese delle perle e, per esteso, nell'intera regione del Golfo Persico, che i corrotti usurpatori di Riyadh vorrebbero piegare ed asservire alle loro convenienze e ai loro interessi.
Insieme alla Turchia e al Qatar i sauditi sono i primi e i più servili lacché degli Usa e dell'arroganza imperialista occidentale, volenterosi agenti prossimi per la declinante influenza a stelle e strisce, ormai in aperta ritirata da quelle lande che dovevano costituire lo "zoccolo" del vagheggiato e irraggiungibile "Nuovo secolo americano". "Le mosse espansionistiche di Casa Saoud sono in linea coi piani americani per la regione", ha dichiarato Rezaei.
"Tali mosse rischiano di diffondere l'insicurezza e l'instabilità in tutto il teatro politico e strategico e la Repubblica Islamica, da sempre dedita a mantenere la pace e l'equilibrio nella zona, non potrà esimersi dall'esprimere le proprie critiche e il proprio stigma in merito e di reagire di conseguenza nelle maniere che riterrà più appropriate".
Insieme alla Turchia e al Qatar i sauditi sono i primi e i più servili lacché degli Usa e dell'arroganza imperialista occidentale, volenterosi agenti prossimi per la declinante influenza a stelle e strisce, ormai in aperta ritirata da quelle lande che dovevano costituire lo "zoccolo" del vagheggiato e irraggiungibile "Nuovo secolo americano". "Le mosse espansionistiche di Casa Saoud sono in linea coi piani americani per la regione", ha dichiarato Rezaei.
"Tali mosse rischiano di diffondere l'insicurezza e l'instabilità in tutto il teatro politico e strategico e la Repubblica Islamica, da sempre dedita a mantenere la pace e l'equilibrio nella zona, non potrà esimersi dall'esprimere le proprie critiche e il proprio stigma in merito e di reagire di conseguenza nelle maniere che riterrà più appropriate".
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martedì 15 maggio 2012
I commentatori internazionali reagiscono al piano saudita di "annessione" del GCC: "Peggio dell'Anschluss hitleriano!"
Diversi esperti interrogati dall'emittente iraniana di lingua inglese PRESSTV riguardo alla possibilità che l'Arabia Saudita si 'annetta' prima l'isola di Bahrein e in seguito tutti gli altri stati del Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabia del Golfo Persico (GCC) hanno concordato sul ritenerla un'eventualità "calamitosa e catastrofica", che vedrebbe un regime retrivo e illiberale imposto a milioni di cittadini che fino a oggi hanno lottato anche duramente per affermare il loro diritto a più Democrazia e rappresentazione che si troverebbero tutt'a un tratto sudditi dell'ultima monarchia assoluta della Terra.
"Sarebbe un evento come l'Anschluss hitleriano contro l'Austria, anzi, perfino peggiore, visto che é innegabile dal punto di vista storico che gli Austriaci accolsero a braccia aperte le colonne della Wehrmacht e delle SS ed erano genuinamente contenti di andare a formare un solo Stato con il Terzo Reich, mentre si stenterebbe a trovare anche solo cento persone a Manama, così come a Kuwait City o Sharjah che abbiano sentimenti positivi di fronte a una simile prospettiva". Ha dichiarato Kevin Barrett, intervistato in merito dai giornalisti iraniani al pari di Hayman Hadar e Saeb Saath.
Tutti hanno fatto notare che, mentre forme di confederazione tra gli Stati arabi sarebbero positive e anche da incoraggiare, una pura e semplice annessione rappresenterebbe un arbitrio inaudito nella regione dal tempo dell'Invasione irakena del Kuwait, avvenuta nell'agosto 1990 per volontà di Saddam Hussein. La monarchia assoluta di Ryiadh ha già ingenti forze militari in Barhein ed evidentemente vuole "inglobare" il piccolo regno e farne una sua provincia per meglio poter reprimere crudelmente le manifestazioni della maggioranza sciita della popolazione, stufa del regno dei sunniti Al-Khalifa e determinata a trasformare il paese in una Democrazia.
"Sarebbe un evento come l'Anschluss hitleriano contro l'Austria, anzi, perfino peggiore, visto che é innegabile dal punto di vista storico che gli Austriaci accolsero a braccia aperte le colonne della Wehrmacht e delle SS ed erano genuinamente contenti di andare a formare un solo Stato con il Terzo Reich, mentre si stenterebbe a trovare anche solo cento persone a Manama, così come a Kuwait City o Sharjah che abbiano sentimenti positivi di fronte a una simile prospettiva". Ha dichiarato Kevin Barrett, intervistato in merito dai giornalisti iraniani al pari di Hayman Hadar e Saeb Saath.
Tutti hanno fatto notare che, mentre forme di confederazione tra gli Stati arabi sarebbero positive e anche da incoraggiare, una pura e semplice annessione rappresenterebbe un arbitrio inaudito nella regione dal tempo dell'Invasione irakena del Kuwait, avvenuta nell'agosto 1990 per volontà di Saddam Hussein. La monarchia assoluta di Ryiadh ha già ingenti forze militari in Barhein ed evidentemente vuole "inglobare" il piccolo regno e farne una sua provincia per meglio poter reprimere crudelmente le manifestazioni della maggioranza sciita della popolazione, stufa del regno dei sunniti Al-Khalifa e determinata a trasformare il paese in una Democrazia.
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domenica 13 maggio 2012
Il folle progetto di Casa Saoud: fagocitare gli altri stati del GCC...mossa anti-iraniana, ma anche anti-qatar!
Rapporti sempre più frequenti e dettagliati informano che la Casa di Saoud stia "lobbizzando" sempre più intensamente il Governo di Manama e il sovrano del Barhein, ormai sempre più traballante a causa delle continue proteste popolari che non si sono arrestate nemmeno dopo un anno di repressione armata condotta con l'aiuto di truppe saudite e di mercenari pachistani pagati dai sauditi, nientemeno che per convincerli a dare il loro assenso all'unificazione dei due reami (all'atto pratico: all'annessione dell'Isola delle Perle da parte di Riyadh), che darebbe più agio a Casa Saoud per poter meglio reprimere le proteste della maggioranza sciita della popolazione.
La mossa fantapolitica preluderebbe a un altro piano ancora più pazzesco: l'unificazione di tutti gli emirati e sceiccati petroliferi del Golfo Persico in un unico mega stato sunnita, conservatore, filo-wahabita e legato a doppio filo con Usa e Israele, soluzione che, secondo gli Stranamore di Riyadh creerebbe una 'superpotenza sunnita' in grado meglio di fronteggiare la montante marea sciita e filo iraniana che ha scardinato il sistema egemonico vigente fino all'anno scorso, mettendo in pericolo gli interessi di Casa Saoud.
Ma gli altri emiri e sceicchi, ci starebbero a farsi fagocitare da Re Abdallah e dai suoi malconci parenti? Le non-entità che sono sul trono a Dubai, Sharjah e Kuwait City forse sì, ma molto, molto meno gli Emiri del Qatar, che anzi, vogliono approfittare della progressiva senescenza dei Re ed eredi al trono sauditi per proporsi come un'alternativa più giovane, dinamica ed efficiente alla fallimentare leadership saudita. Infatti, puntualmente, un esponente del governo qatariota ha dichiarato venerdì: "Questo piano deriva unicamente dal desiderio saudita di forzare la sua agenda e i suoi interessi sugli altri membri del GCC -Il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo Persico-". Sembra proprio che nella 'pagnotta' del GCC che Casa Saoud vorrebbe masticare e ingoiare sia nascosta una cote chiamata Qatar...
La mossa fantapolitica preluderebbe a un altro piano ancora più pazzesco: l'unificazione di tutti gli emirati e sceiccati petroliferi del Golfo Persico in un unico mega stato sunnita, conservatore, filo-wahabita e legato a doppio filo con Usa e Israele, soluzione che, secondo gli Stranamore di Riyadh creerebbe una 'superpotenza sunnita' in grado meglio di fronteggiare la montante marea sciita e filo iraniana che ha scardinato il sistema egemonico vigente fino all'anno scorso, mettendo in pericolo gli interessi di Casa Saoud.
Ma gli altri emiri e sceicchi, ci starebbero a farsi fagocitare da Re Abdallah e dai suoi malconci parenti? Le non-entità che sono sul trono a Dubai, Sharjah e Kuwait City forse sì, ma molto, molto meno gli Emiri del Qatar, che anzi, vogliono approfittare della progressiva senescenza dei Re ed eredi al trono sauditi per proporsi come un'alternativa più giovane, dinamica ed efficiente alla fallimentare leadership saudita. Infatti, puntualmente, un esponente del governo qatariota ha dichiarato venerdì: "Questo piano deriva unicamente dal desiderio saudita di forzare la sua agenda e i suoi interessi sugli altri membri del GCC -Il Consiglio di Cooperazione degli Stati Arabi del Golfo Persico-". Sembra proprio che nella 'pagnotta' del GCC che Casa Saoud vorrebbe masticare e ingoiare sia nascosta una cote chiamata Qatar...
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domenica 29 gennaio 2012
Il dittatore yemenita Saleh arriva negli Usa, rifugio sicuro per tutti i tiranni come lui, altro che "democrazia"!
Ali Abdullah Saleh, per trent'anni signore assoluto dello Yemen (prima solo del Nord, poi dopo il suo attacco a tradimento anche di quello del Sud), 'macellaio di Sanaa', proconsole imperiale della Casa Bianca, di Riyadh e di Tel Aviv ha lasciato (forse definitivamente) il Medio Oriente dopo essere fuggito dalla capitale del suo ex-feudo in Oman e si é rifugiato negli Usa, dove spera di trovare accoglienza e asilo. Infatti, nonostante tutte le pretese dei comunicati stampa che ossessivamente ripetono come questa dovrebbe essere "solo una visita temporanea per motivi clinici", molti sono gli osservatori che ritengono che Saleh non tornerà mai più in patria.
Come potrebbe del resto? Odiato e inviso come pochi altri, ha ricevuto nelle ultime settimane la prova definitiva di come i suoi cittadini non siano affatto disposti a concedergli quella impunità esplicitamente invocata dall'accordo per il "passaggio di poteri" stilato dal Consiglio delle monarchie arabe del Golfo Persico, e anzi, in queste stesse ore tutti i cittadini che prima dimostravano per la sua rimozione adesso stanno invocando la sua estradizione e restituzione allo Yemen affinché possa processarlo per i suoi innumerevoli crimini.
Anche per questo il Governo del "nobel per la pace" Obama ha subito specificato che "per tutto il periodo che trascorrerà negli Usa" Saleh sarà protetto da immunità diplomatica, di che genere poi non si sa visto che, ufficialmente, Saleh non ricopre più alcuna carica ufficiale in Yemen e sarebbe quindi equiparabile a un privato cittadino. Ma si sa, nel 'paese della democrazia' (per chi ci crede!) la differenza fra gli alti e nobili principi ampollosamente enunciati nella Costituzione e la realtà dei fatti é vasta e sconfortante...
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