Riceviamo notizia che per fronteggiare i recenti attacchi degli estremisti mercenari istigati dalla Turchia di Erdogan, che nella provincia di Latakia/Laodicea si erano dati a perseguitare la popolazione armena almeno 1500 miliziani del Nagorno-Karabakh (l'enclave armena che negli anni '90 combatté per resistere agli attacchi azeri) sarebbero da poco sbarcati a Tartous per dirigersi nella zona di Kassab.
Questi esperti combattenti si unirebbero al battaglione di 'Cacciatori di Cervi' forte di circa 300 uomini delle forze armate armene, che già da tempo combatte in Siria a fianco delle forze regolari. Anche in questo caso si vede come la Siria costituisca un bastione di tolleranza e convivenza pacifica tra comunità, ciò che le rende possibile ottenere aiuti tanto dagli sciiti irakeni e libanesi quanto dagli armeni e dai cristiani ortodossi di altri paesi ancora.
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sabato 5 aprile 2014
Quasi duemila volontari dall'Armenia alla Siria per proteggere la comunità armena nella provincia di Laodicea!!
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venerdì 29 ottobre 2010
I Samaritani di Palestina celebrano il Sukkot
Una delle molte "polpette avvelenate" che i media filoisraeliani (controllati da lobby ebraiche o comunque asserviti agli interessi sionisti) regolarmente propinano alle platee europee e americane non altrimenti informate e consapevoli è che l'esistenza di Israele, un Israele "ebraico", superarmato ed aggressivo sia in qualche modo "necessaria" per evitare l'orgia di sangue e distruzione a cui, altrimenti, si abbandonerebbero le riottose e violente "masse arabe", ansiose di prendere ogni non-arabo fra il Giordano e il Mar Mediterraneo, decapitarlo e berne il sangue prima di gettarne il cadavere ai flutti con qualche barbara danza di guerra.
Ovviamente, non é così e, più di mille parole, lo dimostra la maniera pacifica e rispettosa con cui sono trattati i Samaritani che vivono nei territori di Palestina; una comunità che affonda le sue radici nel territorio da oltre trentacinque secoli e che vive in pace con gli abitanti cristiani e musulmani della Cisgiordania.
I Samaritani praticano l'originale e inalterata religione ebraica, come era strutturata prima dell'esilio babilonese, da cui ritornò cambiata e modificata per sempre; ad occhi profani essa può sembrare quasi indistinguibile dalla fede giudaica attuale: è organizzata attorno a una ''Torah'', usa la ''Menorah'' come simbolo, chiama i propri sacerdoti "rabbi" e così via, ma le differenze con la fede giudaica maggioritaria sono numerose e profonde e ad esse (oltre che alla frattura originaria fra Regno di Samaria e Regno di Giudea) i Samaritani stessi si appellano per definirsi un popolo differente dagli ebrei, con una cultura e una religione tutte proprie.
In questo periodo, i Samaritani che vivono vicino a Nablus si preparano a festeggiare il Sukkot, la "festa dei tabernacoli", che cade durante il settimo mese del loro calendario (Tishri) a partire dal quindicesimo giorno e dura per i sei giorni successivi. Durante il primo giorno di Sukkot i Samaritani vanno in pellegrinaggio al Gerizim, la loro montagna sacra, e nelle loro case costruiscono graticci cui vengono appese dozzine e dozzine di frutti di stagione, creando un vero pergolato di frutti profumati e policromi.
La devozione per il monte Gerizim si spiega col fatto che secondo i Samaritani il famoso Tempio di Salomone si sarebbe trovato lì, come menzionato dalla Torah per tredici volte, mentre l'attuale residuo che i giudei adorano come "Muro del Pianto", a Gerusalemme, non é mai nominato.
I Samaritani, loro malgrado, vengono considerati "ebrei" dalle autorità israeliane e le loro comunità sono circondate da cordoni militari come se avessero bisogno di essere "protette"; in realtà i Palestinesi di Nablus e dintorni considerano i Samaritani come un'altra minoranza etnico-religiosa di Palestina e, oltre a fornire loro documenti riconosciuti dall'Autorità Nazionale di Palestina, riservarono loro un seggio nell'assemblea legislativa creata nel 1996.
I Samaritani, conosciuti in Europa e America per via delle parabole evangeliche che li menzionano, dimostrano con la loro storia di lunga e pacifica convivenza, che il popolo di Palestina è pronto ad accettare e riconoscere tutte le diversità; il che fornisce la migliore e più credibile garanzia che anche nel futuro, quando l'odioso regime dell'apartheid sionista sarà abbattuto e dimenticato, gli Ebrei di Palestina non subiranno persecuzioni o discriminazioni di sorta.
Ovviamente, non é così e, più di mille parole, lo dimostra la maniera pacifica e rispettosa con cui sono trattati i Samaritani che vivono nei territori di Palestina; una comunità che affonda le sue radici nel territorio da oltre trentacinque secoli e che vive in pace con gli abitanti cristiani e musulmani della Cisgiordania.
I Samaritani praticano l'originale e inalterata religione ebraica, come era strutturata prima dell'esilio babilonese, da cui ritornò cambiata e modificata per sempre; ad occhi profani essa può sembrare quasi indistinguibile dalla fede giudaica attuale: è organizzata attorno a una ''Torah'', usa la ''Menorah'' come simbolo, chiama i propri sacerdoti "rabbi" e così via, ma le differenze con la fede giudaica maggioritaria sono numerose e profonde e ad esse (oltre che alla frattura originaria fra Regno di Samaria e Regno di Giudea) i Samaritani stessi si appellano per definirsi un popolo differente dagli ebrei, con una cultura e una religione tutte proprie.
| Testo sacro samaritano: i Samaritani hanno da secoli adottato l'alfabeto arabo. |
La devozione per il monte Gerizim si spiega col fatto che secondo i Samaritani il famoso Tempio di Salomone si sarebbe trovato lì, come menzionato dalla Torah per tredici volte, mentre l'attuale residuo che i giudei adorano come "Muro del Pianto", a Gerusalemme, non é mai nominato.
| Torah samaritana. |
I Samaritani, conosciuti in Europa e America per via delle parabole evangeliche che li menzionano, dimostrano con la loro storia di lunga e pacifica convivenza, che il popolo di Palestina è pronto ad accettare e riconoscere tutte le diversità; il che fornisce la migliore e più credibile garanzia che anche nel futuro, quando l'odioso regime dell'apartheid sionista sarà abbattuto e dimenticato, gli Ebrei di Palestina non subiranno persecuzioni o discriminazioni di sorta.
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