Questo articolo é stato originariamente scritto dal vostro amabile caporedattore per gli amici del quotidiano online L'Opinione Pubblica, che ha la pazienza di sopportare i miei scritti, che trovate indicizzati a questa pagina.
A meno di una settimana dal tentativo di golpe messo in atto da settori delle Forze Armate la situazione in Turchia è in piena evoluzione con un bilancio finora di 232 morti, 1541 feriti e, soprattutto, 100 ufficiali dei servizi segreti, 257 ufficiali ministeriali, 393 impiegati del Ministero della Famiglia e degli Affari Sociali, 492 addetti agli Affari Religiosi, 3.000 giudici e 15.000 dipendenti del Ministero dell’Istruzione rimossi dai loro incarichi.
Oltre a costoro migliaia di giornalisti, sindacalisti e altri esponenti della società civile sono stati fermati o arrestati.
Erdogan e i suoi fedelissimi dell’AKP non si stanno facendo sfuggire l’occasione per regolare moltissimi conti interni con la scusa dell’ “emergenza” post-putsch, dichiarata per i prossimi tre mesi, procedendo con spietata rapidità, a costo di pretendere che i numerosi seguaci dell’esule Fetullah Gulen siano stati complici e collaboratori dei golpisti, anche se molti indizi fanno dubitare della veridicità di questa ricostruzione, indubitabilmente però utile per gli scopi interni del Presidente-Sultano.
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giovedì 21 luglio 2016
Le purghe di Erdogan e il “Modello Pakistan” in Anatolia!
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domenica 17 luglio 2016
Erdogan per rappresaglia "assedia" la base NATO di Incirlik, "Condizione Delta" vigente all'interno!
Questo articolo é stato originariamente scritto dal vostro amabile caporedattore per gli amici del quotidiano online L'Opinione Pubblica, che ha la pazienza di sopportare i miei scritti, che trovate indicizzati a questa pagina.
Con la Turchia ancora in tumulto dopo il tentato e fallito Colpo di Stato di venerdì sera, mentre si diffondono e si moltiplicano le voci e le testimonianze di una sanguinosa rappresaglia con decapitazioni e torture inflitte ai militari caduti nelle mani dei sostenitori del Presidente, appare sempre più chiaro che gli eventi appena trascorsi potrebbero avere compromesso forse definitivamente i rapporti tra il Capo di Stato turco e gli USA.
Erdogan non sembra voler dimenticare o perdonare l’atteggiamento ambiguo assunto ieri nelle ore durante le quali il golpe sembrava avere inizialmente successo, il silenzio imbarazzante della Casa Bianca e delle cancellerie occidentali indicava che Usa (e UE al seguito) speravano che l'”alzamiento” avesse successo, il rifiuto delle autorità tedesche ad accordare l’atterraggio al jet privato del Presidente è un pesantissimo indizio in tal senso.
Solo quando a Istanbul la situazione ha iniziato a pendere decisamente in favore dei filo-Erdogan e il Presidente era in fase di ritorno nel suo paese sotto la protezione dei suoi partigiani sono arrivate tardive e balbettanti dichiarazioni di sostegno alle “istituzioni elette” da parte di Obama, Merkel e soci.
Con la Turchia ancora in tumulto dopo il tentato e fallito Colpo di Stato di venerdì sera, mentre si diffondono e si moltiplicano le voci e le testimonianze di una sanguinosa rappresaglia con decapitazioni e torture inflitte ai militari caduti nelle mani dei sostenitori del Presidente, appare sempre più chiaro che gli eventi appena trascorsi potrebbero avere compromesso forse definitivamente i rapporti tra il Capo di Stato turco e gli USA.
Erdogan non sembra voler dimenticare o perdonare l’atteggiamento ambiguo assunto ieri nelle ore durante le quali il golpe sembrava avere inizialmente successo, il silenzio imbarazzante della Casa Bianca e delle cancellerie occidentali indicava che Usa (e UE al seguito) speravano che l'”alzamiento” avesse successo, il rifiuto delle autorità tedesche ad accordare l’atterraggio al jet privato del Presidente è un pesantissimo indizio in tal senso.
Solo quando a Istanbul la situazione ha iniziato a pendere decisamente in favore dei filo-Erdogan e il Presidente era in fase di ritorno nel suo paese sotto la protezione dei suoi partigiani sono arrivate tardive e balbettanti dichiarazioni di sostegno alle “istituzioni elette” da parte di Obama, Merkel e soci.
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giovedì 17 dicembre 2015
Vladimir Putin dichiara: "I Turchi provino a entrare nei cieli siriani ora!" E Obama ritira in fretta i suoi F-15!
Infatti gli americani ritireranno i dodici caccia inviati il mese scorso per proteggere lo spazio aereo turco nella base di Incirlik. E’ quanto hanno comunicato poche ore fa dal Ministero della Guerra. Quest’ultimo minimizza la decisione, affermando che i caccia erano semplicemente “dispiegamento temporaneo in Europa” (secondo gli americani l'Anatolia é in Europa). Ha aggiunto il portavoce del Pentagono Jeff Davis: "Non vorrei che leggeste qualcosa che non c’è. La nostra capacità di colpire lo Stato islamico resta immutata”.
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lunedì 18 novembre 2013
Le difese aeree di Assad scoprono tre F-16 turchi provenienti da Alessandretta e li mettono in fuga!
I radar militari siriani hanno intercettato ieri un terzetto di F-16 'Falcon' dell'aviazione turca che avevano violato lo spazio aereo di Damasco provenienti da Alessandretta (ma probabilmente decollati da Incirlik o da Amasya).
Una volta identificati gli intrusi come modello e nazionalità sono bastati dieci secondi agli operatori radar di Assad per mettere i tre 'banditi' nei mirini dei loro missili antiaerei di produzione russa; a quel punto, vedendosi "pitturati" dai radar siriani i tre jet hanno rapitamente fatto dietrofront riguadagnando la frontiera.
Nel corso dei mesi di campagna antiterrorismo le difese aeree siriane hanno abbattuto un F-4 turco, alcuni F-16 israeliani e, sembrerebbe, persino un F-22 americano che alla vigilia del programmato (poi sfumato) attacco 'punitivo') di Obama aveva provato a saggiare le difese aeree di Assad.
Una volta identificati gli intrusi come modello e nazionalità sono bastati dieci secondi agli operatori radar di Assad per mettere i tre 'banditi' nei mirini dei loro missili antiaerei di produzione russa; a quel punto, vedendosi "pitturati" dai radar siriani i tre jet hanno rapitamente fatto dietrofront riguadagnando la frontiera.
Nel corso dei mesi di campagna antiterrorismo le difese aeree siriane hanno abbattuto un F-4 turco, alcuni F-16 israeliani e, sembrerebbe, persino un F-22 americano che alla vigilia del programmato (poi sfumato) attacco 'punitivo') di Obama aveva provato a saggiare le difese aeree di Assad.
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