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giovedì 7 giugno 2012

Il kolossal libanese sulla guerra del 2006 contro Israele é campione di incassi a Beirut e Teheran!

Un cittadino libanese esce con la moglie e i suoi tre bambini dal foyer dell'Arbaj, uno dei cinema della capitale Beirut dove si trasmette "33 Days", il kolossal della Farabi Productions che narra alcuni momenti della guerra dell'estate 2006 durante la quale l'ennesimo tentativo sionista di invadere e occupare il Libano é stato bloccato e respinto dalle forze della Resistenza capitanate dal movimento sciita Hezbollah (ma comunque non limitate solo a questa, pur fondamentale, organizzazione). All'avvicinarsi del cronista l'uomo, di nome Abu Asim Bazzeh, accetta di buon grado di scambiare qualche parola sullo spettacolo cui ha appena assistito insieme alla moglie e ai suoi tre figli di 14, 12 e cinque anni.
"Quello che mi ha veramente impressionato é la maniera naturale in cui viene descritta la determinazione degli abitanti del Sud a tenere duro e resistere; é convincente, né retorica né artificiosa, e dà una buona approssimazione di quello che effettivamente é successo in quei giorni". Salutandolo e ringraziandolo per il suo parere il giornalista rivolge un'ultima domanda al piccolo Mahdi chiedendo a lui quale parte del film sia piaciuta di più e, con gli occhi che brillano come quelli di qualunque bambino che abbia appena visto un film ricco di azione e momenti eccitanti lui risponde sorridendo: "I missili!".
 Che Mahdi si riferisse ai razzi anticarro, che fanno la parte del leone nelle scene di battaglia campale contro i 'Merkava' e i 'Sabra' dell'esercito sionista (imitati con buona approssimazione sulla base di vecchi carri ceduti dall'Armee Libanaise alla compagnia produttrice del film), o ai proiettili lanciati dai combattenti di Hezbollah contro le città israeliane come rappresaglia per i selvaggi bombardamenti su obiettivi civili (il cui fragoroso fischio sottolinea sinistramente il discorso alle truppe con cui il 'villain' Colonnello Avi cerca di invitare i suoi uomini a non avere pietà dei libanesi, come un presagio di sconfitta) é indubbio che nell'immaginario visivo di '33 Days' questi due elementi siano in netta evidenza e, come la silohuette dello Spitfire rimase indissolubilmente legata a livello di cultura popolare alla Battaglia d'Inghilterra (anche se gli 'Spit' erano una parte minore della RAF all'epoca) così non abbiamo dubbio che gli ATGM e gli MRL di Hezbollah rimarrano il simbolo della vittoria del 2006 contro Israele.
Campione di incassi per il 2012 in Iran e in Libano, dove é molto improbabile che un qualunque film possa superarne le entrate al botteghino da qui a sei mesi, '33 Days' sta per uscire in Turchia e verrà presto distribuito in Siria, Egitto e Tunisia e poi in altri paesi arabi e islamici, dove però é già disponibile sottoforma di download elettronico e sta generando un "passaparola" sempre più intenso e pervasivo. Ali Bouzeid, CEO della Farabi Productions, sostiene che pur ispirato da un recentissimo avvenimento, il film fa del suo meglio per evitare una lettura eccessivamente didascalica o politica, anche se individua chiaramente gli Israeliani come aggressori e invasori e le forze della Resistenza come legittimi difensori della libertà e dell'indipendenza del Libano, come converrà chiunque che abbia un minimo di onestà intellettuale.

"Se mi portassero un filmato dove si vedono clienti e impiegati di una banca che si uniscono per cacciare e mettere in fuga dei rapinatori arrivati per derubarla, facendone un film sarebbe un film politico? No, sarebbe un film ispirato a un fatto di cronaca!", sostiene Bouzeid e con le sue parole in mente non ci resta di aspettare di poter trovare il film presto visionabile in streaming o scaricabile con sottotitoli in francese o inglese.
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venerdì 20 gennaio 2012

Kolossal cinematografico sulla vittoria di Hezbollah fa il pienone nei cinema iraniani!


Si chiama "Trentatré Giorni" il film diretto da Jamal Shurjeh e realizzato con una fastosa co-produzione Iraniano-Libanese che da oltre un mese furoreggia nella capitale Teheran (dove é in programmazione in ben otto sale che fanno registrare il tutto esaurito a ogni spettacolo) e nei cinema dell'intera Repubblica Islamica; la pellicola, che in origine doveva chiamarsi "Il Paradiso del Sud" racconta con ricchezza di accenti, registri e punti di vista l'epopea nazionale libanese dell'aggressione sionista del luglio 2006 e dei successivi 33 giorni di lotta, conclusisi con la ritirata degli invasori e il trionfo delle Forze della Resistenza capeggiate dal Movimento sciita Hezbollah.

Il cast comprende la star egiziana Hanan Turk, la siriana Kinda Alloush, i libanesi Carmen Lebbos, Darin Hamzah, Pierre Dagher e Youssef el-Khal, che hanno girato completamente "in location" nel Libano meridionale, a volte negli stessi luoghi degli eventi storici in un esempio da manuale di "cinema-verità". Il film, che oltre che i favori del pubblico pagante ha raccolto anche il plauso della critica, ricevendo un Premio Speciale al 29esimo Festival filmico "Fajr" tenutosi a Teheran lo scorso anno, ruota attorno alle vicende di alcuni cittadini di Ayta-a-Shaab le cui vite vengono sconvolte dall'attacco israeliano.

"All'inizio del film si vedono i preparativi di un matrimonio, ma la cerimonia non riesce a svolgersi come previsto a causa dello scoppio delle ostilità, lo sposo, militare di Hezbollah, viene richiamato alla sua unità e prende parte agli scontri più duri contro gli attaccanti israeliani; nel climax drammatico del film la famiglia della sposa, rifugiatasi in un bunker per sfuggire agli indiscriminati attacchi aerei sionisti deve assistere una partoriente che dà alla luce il suo bambino letteralmente sotto le bombe israeliane, quasi nello stesso momento in cui suo padre, anche lui parte della Resistenza, trova il martirio sul campo di battaglia. Il contrasto tra il sacrificio e la nuova speranza rappresentata dalla nascita sintetizzano mirabilmente il significato della vittoria libanese del 2006".

Maryam, una giovane ragazza di Teheran, intervistata all'uscita del cinema, si dice elettrizzata dallo spettacolo e in grado di tracciare un parallelo tra l'esperienza libanese del 1982 e del 2006 e quella iraniana del 1980-88, quando la neonata Repubblica Islamica venne attaccata dalle forze di Saddam Hussein; lo studente di Sociologia Mohammad, critica la caratterizzazione, secondo lui un po' troppo stilizzata, ancorché efficace; l'amico che lo accompagna, infine, loda la cura profusa nelle scene corali e la spettacolarità degli effetti, in grado di reggere il confronto con le produzioni cinematografiche occidentali.

Il regista Shurjeh, in una recente intervista ha dichiarato: "Il film é stato scritto prima degli eventi della Primavera Araba e realizzato quasi contemporaneamente a essi, attraverso esso volevamo mostrare al pubblico potenziale come la Lotta e la Resistenza siano le vie maestre per conquistare e difendere i propri Diritti; la successione dei fatti ha dimostrato la pognanza e l'importanza di un simile messaggio...speriamo che la visione del film serva a rafforzare e diffondere ulteriormente questa consapevolezza!"

Il film dopo l'Iran e il Libano prossimamente "aprirà" anche in Siria, Egitto, Turchia, Tunisia, mentre si cercano accordi di distribuzione anche in altri paesi.
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