Mentre una parte dell'Egitto festeggia e si rallegra per la deposizione e l'arresto più o meno velato del Presidente Mohammed Morsi (per il quale non proviamo alcuna simpatia ma che ricordiamo essere comunque stato regolarmente eletto con consultazioni democratiche) la parte di paese che ancora lo sostiene non esita a versare il proprio sangue protestando e contestando l'intrusione delle Forze Armate nella vita pubblica del Paese.
Sono riportati quattro morti e numerosi feriti nella piccola città costiera di Marsa Matruh, uccisi quando le forze di sicurezza hanno assaltato per riconquistarlo il quartier generale di polizia della cittadina, che era stato occupato da manifestanti legati all'Ikhwan musulmana, un altro morto, sempre tra i sostenitori del Presidente-eletto si sarebbe avuto ad Alessandria/Iskandriya.
Anche Aisut e Gharbiya sarebbero state luogo di violenti scontri tra forze dell'ordine e manifestanti pro-Morsi. Intanto é stato confermato che i militari intervenuti a deporre Mohammed Morsi avrebbero sospeso la Costituzione e nominato il Capo della Suprema Corte Adli Mansour come Capo di Stato 'traghettatore' verso un nuovo processo elettorale che dovrebbe dotare (chissà quando) il Paese di un nuovo Parlamento e Presidente.
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giovedì 4 luglio 2013
Cinque morti, dieci feriti tra Marsa Matruh e Alessandria: ora la repressione violenta si concentra sui sostenitori di Morsi!
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giovedì 24 febbraio 2011
"L'Egitto libero da Mubarak spezzerà l'assedio sionista, marcerà verso Gaza e dopo verso Gerusalemme!"
I giovani protagonisti della Rivoluzione egiziana, artefici della caduta di Mubarak e del termine di un umiliante asservimento del paese ai voleri di Usa e Israele, durato per oltre trent'anni, dichiarano e assicurano che la fine della tirannia del Cairo é stato soltanto l'inizio di un lungo processo di lotta e cambiamento che porterà sicuramente il popolo egiziano a riprendersi il Sinai, infrangere l'assedio israeliano contro Gaza e, eventualmente, a marciare su Gerusalemme, assediata né più né meno della Striscia costiera.
Ahmed Bahauddin Shaban, fondatore del Movimento egiziano per il Cambiamento (Kifaya), ha affermato: "Abbiam preso parte a una vera e propria battaglia fra il popolo d'Egitto e il regime corrotto che credeva di poterci tenere in soggezione, ma, naturalmente, ha fallito non appena ci siamo uniti tenacemente e abbiamo saputo resistere ai suoi colpi di coda e ai suoi stratagemmi disperati. Tuttavia c'é ancora molto, moltissimo da fare e non potremmo dire di aver costruito una vera e reale democrazia se non cercassimo di condividere questa conquista, questo premio con i nostri vicini".
Con "vicini" Shaban intende naturalmente i libici, verso i quali in queste stesse ore si rivolgono i pensieri, le preghiere, gli auguri degli egiziani: davanti all'ambasciata della Jahmahiryia al Cairo si sono tenute già diverse dimostrazioni, con slogan che associavano Gheddafi a Mubarak, che ne svillaneggiavano la sua 'resa' all'occidente e le gigionesche manie di grandezza; ma in Libia, attraverso la cittadina di Marsa Matruh (già teatro di sanguinose battaglie ai tempi della Seconda Guerra Mondiale) stanno transitando anche medicinali, cibo e altre provviste per le zone ribelli liberate di Bengasi e Tobruk e per tutta la Cirenaica.
"Anche la popolazione di Gaza beneficerà della nuova situazione egiziana e dei cambiamenti che essa porterà, perché presto metteremo termine al suo ingiusto strangolamento, la fratellanza fra Gaza e l'Egitto verrà rinnovata in un deciso dietro-front dalle pratiche dell'era Mubarak, quando la moglie dell'autocrate, Madama Suzanne, si commuoveva per i bambini della Striscia e teneva galà e banchetti di beneficenza, ma poi la "vacca che ride" manteneva ben serrata la morsa sul varco di Rafah per compiacere Tel Aviv.
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