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giovedì 20 gennaio 2011

Inizia la grande opera di ricostruzione per la Striscia di Gaza, ferita dalle bombe sioniste


Ismail Hanyieh, Primo Ministro del legittimo Governo che regge e amministra l'unico scampolo di Palestina non oppresso dall'occupazione sionista e non avvilito dal collaborazionismo dei Quisling di Fatah ha posto la prima pietra di un esteso e intensivo programma di ricostruzione e riqualificazione urbana, economica e ambientale della Striscia di Gaza, il cui panorama ancora reca evidenti le ferite e le distruzioni inflittele durante il brutale "pogrom" militare dello Stato ebraico, di cui si é celebrato pochi giorni fa il secondo anniversario.

Hanyieh ha confermato che il Governo ha lavorato duramente per raccogliere i fondi necessari per il vasto progetto di ricostruzione nonostante l'inumano strangolamento economico imposto alla Striscia dall'assedio sionista e nonostante un diffuso clima di "ricatto politico-economico" messo in atto da Israele contro i potenziali partner e investitori internazionali. Il Primo Ministro ha indicato come, nonostante tali pressioni disoneste, l'Esecutivo da lui guidato sia riuscito a finanziare per intero le prime mille unità abitative, che verranno realizzate nelle stesse identiche posizioni di quelle distrutte dagli israeliani, in maniera da evitare alle famiglie rimaste senzatetto per due anni la necessità di traslocare perdendo i vincoli di vicinato, amicizia e socialità.

L'inizio del progetto si spera possa segnalare l'avvio di un processo di crescita economica e creazione di nuovi posti di lavoro, oltre a costituire un punto d'orgoglio per la stoica e dignitosa popolazione di Gaza, letteralmente elettrizzata alla prospettiva di un ritorno alla normalità dopo mesi di disagi, di tende e rifugi di fortuna, di escursioni fra i campi di macerie alla raccolta di detriti di cemento e ferro per supplire alla mancanza di laterizi, ghiaia e armature per cemento.

mercoledì 5 gennaio 2011

A Gerusalemme la giudaizzazione forzata non conosce soste: abbattuta la prima casa palestinese del 2011!


I bulldozer israeliani hanno demolito una casa palestinese a nord della zona di Shaik Jarrah, a Gerusalemme Est; é stata la prima demolizione del 2011, l'ennesima da quando i prianificatori sionisti della "pulizia etnica" hanno deciso di giudaizzare a forza la Città Santa. Dotata di una sua storia millenaria, sacra per le tre grandi religioni abramiche, Gerusalemme era stata divisa dall'ONU tra la parte ovest israeliana e la parte est palestinese, quest'ultima venne annessa dallo Stato sionista in seguito all'aggressione a tradimento del 1967.

Per la loro prima demolizione dell'anno le forze di occupazione israeliane hanno fatto una vera e propria passerella d'onore, presentandosi in forte numero e con grande dovizia di mezzi per circondare e tenere sotto controllo la famiglia Siyam, legittima proprietaria dello stabile, mentre questo veniva distrutto.

Il capofamiglia ha detto ai media che la demolizione segna la conclusione di una battaglia legale durata quasi sette anni con la burocrazia sionista. I permessi edilizi infatti vengono volutamente rilasciati con molta difficoltà e per scadenze brevissime; quando attorno al 2004 il signor Siyam non riuscì a rinnovare il proprio capì che Israele aveva messo gli occhi sulla sua casa e intendeva distruggerla.

Ridotti allo stato di senzatetto i Siyam saranno probabilmente costretti a lasciare Gerusalemme e a doversi trasferire nei Bantustan dove Israele ha intenzione di rinchiudere i palestinesi: baraccopoli fatiscenti prive dei servizi più essenziali (elettricità, fognature, acqua corrente, gas metano, strutture scolastiche), previamente circondati da recinti e barriere in maniera da impedire la loro crescita, collocati nelle zone più isolate e disagiate della Cisgiordania, di cui lo Stato ebraico si sta peritando di rubare e occupare illegalmente le zone più fertili e produttive tramite l'erezione dell'infame "Muro dell'Apartheid" e di altre barriere che spezzettano e sfilacciano il tessuto sociale, economico e abitativo delle terre palestinesi.