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giovedì 8 agosto 2013

La stampa di regime cerca di sfruttare un vecchio (e molto chiacchierato) chierico sciita per seminare dubbi nel campo pro-Assad!

Nella loro frenetica e disperata ricerca di "pagliuzze" cui attaccarsi per evitare il catastrofico naufragio del castello di menzogne che hanno iniziato a propalare fin da due anni e mezzo fa con l'inizio del complotto imperialista anti-siriano i pennivendoli della stampa di regime si espongono a sempre peggiori figuracce e rovinose smentite delle loro posizioni. Dopo avere annunciato stamattina nientemeno che "La morte del Presidente Assad, colpito da diciassette (sic!) colpi di mortaio mentre attraversava le strade di Damasco" -Assad si é poi presentato regolarmente alle preghiere di fine del Ramadan guidando senza nessun problema la sua stessa auto attraverso la città- adesso alcune fonti di informazione, o meglio, di dis-informazione si sono messe in testa di "fabbricare" nientemeno che "una scissione nel campo sciita" secondo cui 'alcuni importanti chierici' sarebbero 'contrari' a sostenere il popolo siriano nella sua lotta contro i terroristi estremisti takfiri e wahabiti.

Questa vera e propria panzana è stata immediatamente recuperata e strombazzata da latrine filoimperialiste come "informazione corretta" e addirittura "Il Foglio" di Ferrara (sul livello di deontologia professionale di coloro che vi scrivono sopra ci siamo già occupati in passato, con grande divertimento...). Tutto nascerebbe dal rifiuto dell'Ayatollah irakeno Al-Sistani di sottoscrivere documenti come quelli già emessi dalle più alte autorità sciite di Qom (in Iran) che indicano come opera virtuosa e pia il recarsi in Siria ad aiutare la popolazione a difendersi dall'aggressione takfira dei seguaci di Al-Qaeda, della CIA e del Mossad.

Ma l'Ayatollah Al-Sistani a chi conosca un minimo di storia dell'Irak é ampiamente noto come un religioso estremamente 'cauto' se non diciamo proprio proprio 'timido' visto che, mentre il padre di Moqtada al-Sadr denunciava le violenze e l'oppressione del regime di Saddam Hussein, venendo per ciò martirizzato in mezzo alla strada insieme a due suoi figli Al-Sistani si accordava quietamente col tiranno di Bagdad e infatti, dopo la morte di Sadr Padre, si trovò persino 'promosso' massimo Ayatollah mesopotamico (la sua moschea, è vero, venne chiusa, ma la differenza di trattamento tra lui e il predecessore salta comunque agli occhi!).

Ora é ovvio che un personaggio simile non bruci di zelo e preferisca curare il suo orticello senza preoccuparsi di quello che avviene agli sciiti siriani (perseguitati, massacrati, rapiti e torturati dai macellai wahabiti), ma da qui a dire che esista "una frattura" nel mondo sciita passa tutta la distanza siderale che esiste tra la Realtà dei Fatti e i sogni oppiacei dei pennivendoli al servizio dell'Occidentalume.

Tantopiù che il futuro dello sciismo in Irak non fa certo di nome Al-Sistani ma bensì "Moqtada al-Sadr" le cui posizioni riguardo la questione siriana sono arcinote e portate avanti da quegli eroi che rispondono al nome di "Battaglioni Zulfiqar"!