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sabato 5 ottobre 2013

"Too little, too late!" Il programma di addestramento della CIA per miliziani anti-Assad é troppo in ritardo per salvare l'FSA!

Nonostante le ripetute roboanti dichiarazioni in merito dalle analisi pubblicate lo scorso tre ottobre dallo stesso Washington Post traspare come lo sforzo della CIA per addestrare miliziani anti-Assad nella zona retrostante al confine siro-giordano sia rimasto per tutti i due anni e passa trascorsi dall'inizio dell'aggressione terrorista contro Damasco a livelli del tutto microscopici, riuscendo, al più a preparare poche dozzine di miliziani al mese.

Adesso, con le recenti notizie di milizie qaediste e wahabite che hanno letteralmente "dichiarato guerra" all'FSA e ai gruppi cosiddetti 'moderati' cui Washington si illudeva di potersi relazionare e del loro progressivo crollo o assorbimento, sembra che la 'Compagnia' abbia mobilitato in fretta e furia le risorse disponibili per aumentare i suoi sforzi in merito con l'obiettivo (apparente) di preparare ogni mese cento o più miliziani da inviare in Siria.

Ma, fa notare l'editorialista Greg Miller, anche questo obiettivo, qualora raggiunto, sarebbe quasi certamente "Too little and too late" visto che, a parte la consistenza delle milizie qaediste ostili all'FSA solo nel corso dell'ultimo anno gli alleati Hezbollah e dell'IRGC iraniana fedeli ad Assad hanno organizzato e armato qualcosa come 20.000 miliziani sciiti (siriani o stranieri arrivati in Siria per opporsi alla marea takfira) nei Battaglioni Abu Fadl Abbas e nei Battaglioni Zulfiqar.

A questi numeri bisogna poi aggiungere quelli della milizia popolare di difesa creata dall'Esercito di Assad per liberare le forze regolari dai compiti di controllo e pattugliamento dei territori già liberati dai terroristi.

giovedì 19 settembre 2013

Il martire Abu Hajer cade eroicamente in azione nello stesso giorno della vittoria di Shabaa! Onore a lui e ai Battaglioni Zulfiqar!!

Il combattente sciita si immola generosamente e quasi con gioia quando sa che la propria morte va a costruire un futuro di gloria per i suoi fratelli e per le sue sorelle di fede e più in Generale per tutti gli Oppressi della Terra, egli non si sottrae allo scontro, alla battaglia che sa può anche essere l'ultima, anzi la cerca come si cerca l'abbraccio di un'amante profumata, anche quando egli é un capo, anche quando la sua posizione potrebbe facilmente e non senza giustificazione evitargli le insidie della battaglia.

Tale é stato anche Abu Hajer, nome di battaglia di Fazel Sobhi, Vicecomandante dei Battaglioni Zulfiqar composti da volontari sciiti accorsi a difendere non solamente i numerosi santuari della loro fede ma a proteggere la tradizione siriana di tolleranza e accettazione di tutte le fedi e tutte le sette che l'hanno arricchita nel corso della sua storia millenaria. Proprio nel giorno in cui l'Esercito Arabo Siriano vinceva la battaglia per Shabaah ristabilendo in maniera sicura i contatti con il Sacrario di Sayyida Zeinab, Abu Hajer si immolava sul campo, diventando a tutti gli effetti un Eroe della Fede, un Testimone che ha dato tutto per la Causa.
Dietro di lui, in preghiera commossa, si stringono le colonne senza fine dei militanti dei 'Liwa Zulfiqar', pronti a vendicarne la morte in ogni angolo della Siria e non solo, in ogni provincia, in ogni terra dove il serpente wahabita, gonfio del veleno di Sion e di Washington, possa alzare la sua testa solo perché il tacco dei Credenti lo rischiacci nella polvere.

giovedì 8 agosto 2013

La stampa di regime cerca di sfruttare un vecchio (e molto chiacchierato) chierico sciita per seminare dubbi nel campo pro-Assad!

Nella loro frenetica e disperata ricerca di "pagliuzze" cui attaccarsi per evitare il catastrofico naufragio del castello di menzogne che hanno iniziato a propalare fin da due anni e mezzo fa con l'inizio del complotto imperialista anti-siriano i pennivendoli della stampa di regime si espongono a sempre peggiori figuracce e rovinose smentite delle loro posizioni. Dopo avere annunciato stamattina nientemeno che "La morte del Presidente Assad, colpito da diciassette (sic!) colpi di mortaio mentre attraversava le strade di Damasco" -Assad si é poi presentato regolarmente alle preghiere di fine del Ramadan guidando senza nessun problema la sua stessa auto attraverso la città- adesso alcune fonti di informazione, o meglio, di dis-informazione si sono messe in testa di "fabbricare" nientemeno che "una scissione nel campo sciita" secondo cui 'alcuni importanti chierici' sarebbero 'contrari' a sostenere il popolo siriano nella sua lotta contro i terroristi estremisti takfiri e wahabiti.

Questa vera e propria panzana è stata immediatamente recuperata e strombazzata da latrine filoimperialiste come "informazione corretta" e addirittura "Il Foglio" di Ferrara (sul livello di deontologia professionale di coloro che vi scrivono sopra ci siamo già occupati in passato, con grande divertimento...). Tutto nascerebbe dal rifiuto dell'Ayatollah irakeno Al-Sistani di sottoscrivere documenti come quelli già emessi dalle più alte autorità sciite di Qom (in Iran) che indicano come opera virtuosa e pia il recarsi in Siria ad aiutare la popolazione a difendersi dall'aggressione takfira dei seguaci di Al-Qaeda, della CIA e del Mossad.

Ma l'Ayatollah Al-Sistani a chi conosca un minimo di storia dell'Irak é ampiamente noto come un religioso estremamente 'cauto' se non diciamo proprio proprio 'timido' visto che, mentre il padre di Moqtada al-Sadr denunciava le violenze e l'oppressione del regime di Saddam Hussein, venendo per ciò martirizzato in mezzo alla strada insieme a due suoi figli Al-Sistani si accordava quietamente col tiranno di Bagdad e infatti, dopo la morte di Sadr Padre, si trovò persino 'promosso' massimo Ayatollah mesopotamico (la sua moschea, è vero, venne chiusa, ma la differenza di trattamento tra lui e il predecessore salta comunque agli occhi!).

Ora é ovvio che un personaggio simile non bruci di zelo e preferisca curare il suo orticello senza preoccuparsi di quello che avviene agli sciiti siriani (perseguitati, massacrati, rapiti e torturati dai macellai wahabiti), ma da qui a dire che esista "una frattura" nel mondo sciita passa tutta la distanza siderale che esiste tra la Realtà dei Fatti e i sogni oppiacei dei pennivendoli al servizio dell'Occidentalume.

Tantopiù che il futuro dello sciismo in Irak non fa certo di nome Al-Sistani ma bensì "Moqtada al-Sadr" le cui posizioni riguardo la questione siriana sono arcinote e portate avanti da quegli eroi che rispondono al nome di "Battaglioni Zulfiqar"!