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domenica 21 ottobre 2018

Le incredibili successive menzogne di Casa Saoud sull' "Affaire Khashoggi" dimostrano che la dinastia é allo sbando!

DRAMMATIZZAZIONE DEGLI EVENTI ALL'INTERNO DEL CONSOLATO SAUDITA DI ISTANBUL

Non è morto, ha lasciato il consolato e abbiamo le prove (fabbricate con Paint Shop).

OK, è scomparso.

OK, 'potrebbe' essere morto.

OK, è morto ma non l'abbiamo ucciso noi.

OK, è morto, ma è stato un gruppo di 'cani sciolti' che 'casualmente' lavoravano per il nostro Principe Ereditario.

OK, è morto e lo abbiamo ucciso noi, ma solo perché è scoppiata una rissa in 1 contro 15.

Queste non sono le battute di una farsa dei Fratelli Marx, sono le successive "spiegazioni" uscite da Riyadh per giustificare la scomparsa di Jamal Khashoggi.
Anche se, a leggerle, non si può impedire che la mente vada all'immagine di Groucho, occhiali, baffi finti e sigaro in bocca che le legge con la sua consueta cadenza 'deadpan' (che rende il tutto ancora più assurdo e surreale).

L'Arabia Saudita ha dichiarato in un annuncio rilasciato nel weekend che i risultati preliminari dell'indagine indicano che Khashoggi sarebbe stato ucciso in una "rissa" con persone che lo hanno incontrato nel consolato saudita a Istanbul.

Chissà, forse pensava di essere Braccio di Ferro e ha deciso di affrontare quindici 'sgherri' di Mohammed bin Salman dopo avere ingoiato una lattina di spinaci!

martedì 23 aprile 2013

Dopo le violenze del fine settimana arrivano le dimissioni del Ministro della Giustizia egiziano!

Dopo i gravi scontri del week-end, che soltanto per un miracolo non si sono trasformati in una carneficina, concludendosi con un bilancio di oltre ottanta feriti di cui una dozzina piuttosto gravi, il Ministro della Giustizia Ahmed Mekky ha inviato la propria lettera di dimissioni, non al capo dell'Esecutivo Qandil (come ci si sarebbe aspettati) ma direttamente al Presidente Mohammed Mursi.

Nella missiva Mekky si augura che le proprie dimissioni possano essere utili nella prospettiva di un abbassamento delle tensioni polemiche che sono state alla base dei torbidi dei giorni scorsi; Mursi, nel frattempo aveva annunciato ai media di avere in cantiere una "profonda riforma" degli organi giudiziari egiziani, da più parti considerati un vero e proprio 'bastione' di personalità legate al vecchio regime di Mubarak.

"Riforme e cambiamenti saranno guidati dalla necessità di fare il meglio per i desideri e i bisogni della cittadinanza; l'obiettivo sarà di venire incontro alle richieste della popolazione". Ha chiosato il Capo dello Stato, parlando ai microfoni dei media nazionali.

sabato 20 aprile 2013

Ancora caos e scontri in Egitto, oltre ottanta feriti al Cairo, violenze anche ad Alessandria e Daqahliyah!!

Nella giornata di ieri si é rischiata la vera e propria strage al Cairo quando due manifestazioni "parallele", l'una promossa dall'Ikhwan musulmana e sostenuta dalla sua propaggine politica, l'altra riconducibile ai partiti e ai movimenti di opposizione, sono venute in contatto davanti al palazzo cairota della Corte Suprema. Nel bailamme che ne é seguito si sono sentiti numerosi spari, si sono viste sassaiole da entrambe le parti e sono stati appiccati incendi a veicoli e a strutture, con un complessivo bilancio di oltre ottanta feriti.
Per fortuna non ci sono stati morti e tra gli accettati nei vari pronto soccorso della città ben sessantanove sono stati dimessi entro stamane; inoltre scontri di molto minore entità si sono registrati ad Alessandria e Daqahilyah, con bilanci di due ed un ferito rispettivamente.

Le proteste sono state scatenate dalla decisione di rimuovere dalla Procura Generale Abdel Meguid Mahmud e installare al suo posto Talaat Abdallah. Molti in Egitto vedono la Magistratura, fedele esecutrice delle volontà di Mubarak ai tempi dello Stato di Emergenza come l'ultimo bastione di uomini dell'ex-regime e anche la recente decisione di considerare scaduti i termini massimi di carcerazione preventiva per le accuse di complicità in omicidio é stata vista da molti cittadini egiziani come un 'favore' a Mubarak.

Bisogna notare però che, comunque, l'ex-'Faraone' non tornerà libero in conseguenza di tale verdetto, venendo trattenuto in carcere per le accuse di corruzione e malversazione.