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sabato 22 dicembre 2012

Boicotta! Disinvesti! Sanziona! Veolia perde un appalto a Londra per i suoi rapporti con l'Apartheid sionista!

Veolia, la compagnia già oggetto di stigma per la sua partecipazione (poi ritirata) al progetto di metropolitana leggera tra gli insediamenti ebraici illegali in Cisgiordania é finita ancora una volta nel mirino degli attivisti filo-palestinesi che l'hanno costretta a ritirarsi dalla gara per l'assegnazione di un appalto londinese per la costruzione di un termovalorizzatore che producesse energia elettrica dai rifiuti distrutti.

Infatti Veolia continua a profittare di lucrosi contratti con il regime di apartheid sionista, come quello che la vede responsabile della gestione della discarica di Tovlan (si vede che si sentono ad agio tra i rifiuti!) e, per questo motivo, la campagna BDS contro il sostegno e il collaborazionismo economico con Tel Aviv si é scatenata contro la partecipazione all'appalto londinese.
Nella campagna é stato coinvolto anche il Responsabile ONU per il Rispetto dei Diritti Umani a Gaza e nei territori occupati, Richard Falk, che aveva inviato una lettera aperta a fine novembre all'autorità londinese competente raccomandando di non accettare le offerte di Veolia. Ora, in conseguenza di questa vasta e profonda mobilitazione, la multinazionale ha deciso di ritirarsi dalla competizione: segno che la campagna BDS può e deve intensificare i propri sforzi per l'isolamento economico del regime razzista israeiano.
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venerdì 16 marzo 2012

Dopo un mese senza cibo Hana'a Shalabi smette di aggiungere sale all'acqua che beve: "Morirò o sarò libera!"


Da trenta giorni Hana'a Shalabi, ventinovenne di Burkin, in Cisgiordania, non mangia.

Nel corrotto e superficiale occidente consumista le ragazze della sua età si negano il cibo assumendo anfetamine o ingurgitando improbabili (e spesso dannosi) cocktail chimici per vezzo estetico; Hana'a, ben consapevole che una vita senza libertà non é degna di essere vissuta, lo fa per affermare un diritto personale e uno collettivo: il diritto di non venire arrestata arbitrariamente senza accuse o motivazioni valide (personale) e quello della sua gente di continuare a vivere in eterno nella terra che la Storia le ha affidato senza dover temere le persecuzioni di khazari trapiantati in Palestina da una cospirazione sostenuta dalle forze del sionismo internazionale, dell'imperialismo colonialista e dell'arroganza (collettivo).

Dopo un mese passato senza ingerire alcun tipo di alimento, Hana'a Shalabi ha deciso di smettere di aggiungere sale all'acqua che beve. L'aggiunta di sale consente al corpo di trattenere più a lungo il liquido, rallentando il processo di disidratazione. Privatasi di tutto, ha deciso di togliersi anche il sale per rendere più estrema la sua protesta, combattuta interamente sul suo corpo, e costringere quindi i carcerieri dell'occupazione sionista a liberarla oppure a lasciarla morire di fame e sete.

La Società per i Diritti dei Prigionieri Palestinesi ha comunicato che altri quattordici detenuti in questi giorni sono entrati in sciopero della fame a oltranza per solidarietà con Hana'a Shalabi. Kifah Hattab, di Tulkarem, che ha iniziato il suo sciopero nove giorni dopo Hana'a é arrivato al ventunesimo giorno senza cibo.Hana'a Shalabi é talmente provata e deperita che non riesce a ingoiare più di due litri di acqua al giorno.
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giovedì 15 marzo 2012

Anche Richard Falk intima al regime ebraico di liberare la coraggiosa Hana'a Shalabi al 29esimo giorno senza cibo!


"La situazione della signorina Shalabi é morbosa e spaventevole, che le autorità carcerarie di Tel Aviv la lascino andare incontro alla morte per inedia é intollerabile; mi appello alla Coscienza e all'Umanità di queste persone perché si ravvedano e la mettano in libertà, visto che il suo arresto era totalmente illegale e ingiustificato come lo é la sua detenzione". Con queste parole Richard Falk, Responsabile Speciale ONU per i Diritti Umani ha auspicato una pronta liberazione della coraggiosa giovane palestinese che é giunta quasi a un mese di digiuno forzoso, subendo gravi conseguenze fisiche e sanitarie.

"Il regime sionista deve finirla con queste pratiche inumane, la signorina Shalabi va rilasciata immediatamente, l'uso della detenzione senza accusa certa é un abominio contro il Diritto e le testimonianze sulle violenze, i pestaggi, le molestie sessuali cui é stata sottoposta ci rimandano ai tempi più bui della Storia, bisogna a tutti i costi alzare la voce a favore di chi mette in gioco la propria vita per protestare contro l'ingiustizia e l'abuso".

Hana'a Shalabi, come ampiamente documentato su queste pagine, é una detenuta politica palestinese che era stata liberata lo scorso autunno nell'ambito degli accordi mediati dall'Egitto che portarono al rilascio di Gilad Schalit, l'Ebreo francese arruolatosi nelle forze di occupazione militare sioniste catturato nel 2006 da un raid preventivo delle forze di Resistenza palestinesi che attaccarono un concentramento di truppe sioniste che stavano schierandosi per attaccare Gaza. Schalit, non esattamente il tipo del "rambo", stava 'coraggiosamente' seduto in un carro armato Merkava da 55 tonnellate, dal quale contava di aprire il fuoco contro donne e bambini palestinesi inermi.

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mercoledì 9 novembre 2011

Haneen Zoabi lancia l'allarme: "Il regime ebraico prepara la 'Soluzione Finale' contro i legittimi abitanti di Palestina!"


Haneen Zoabi, uno dei pochissimi deputati eletti dai Palestinesi al Parlamento razzista di Tel Aviv ha denunciato in termine inequivocabili le politiche segregatorie e persecutorie del regime ebraico contro gli abitanti originari della Palestina occupata (nonché contro quelli dei territori invasi successivamente alla Nakba), definendole "molto peggiori" di quelle in atto in Sudafrica al tempo dell'Apartheid degli Afrikaner.

Zoabi ha rilasciato queste osservazioni deponendo presso il Tribunale Russel, la corte indipendente sponsorizzata da figure preclare della lotta al pregiudizio, al razzismo e alla segregazione come Richard Falk, Desmond Tutu e l'Ambasciatore a vita ONU per i Diritti Umani, Stephane Hessel, attualmente in riunione a Città del Capo per raccogliere prove e testimonianze sulla natura inumana del trattamento dei Palestinesi da parte del regime di Tel Aviv.

Il Sudafrica, articola la Zoabi, non ha mai voluto espellere i neri, di cui anzi, aveva bisogno per mantenere efficiente la sua economia; Israele invece, erede molto più delle ossessioni sterminazioniste del Terzo Reich (di cui il Sionismo condivide lo stesso background culturale), mira esplicitamente a cacciare, espellere e sradicare i Palestinesi dalla loro terra per poterla 'giudaizzare'. Zoabi avverte che Tel Aviv sta implementando la 'Soluzione Finale' per i Palestinesi, un piano di pulizia etnica da fare impallidire Himmler e Karadzic, a base di leggi sul 'giuramento di fedeltà a Israele', divieti di proprietà di immobili e terreni, mancanza di servizi essenziali come sanità e scuola nelle comunità arabe, sradicamento dell'identità e molto altro ancora.

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mercoledì 14 settembre 2011

Esperti dell'ONU a Ginevra dichiarano "illegale e disumano" il blocco israeliano contro il ghetto assediato di Gaza!


Un pannello di cinque esperti ONU in Diritto internazionale e Emergenze umanitarie ha rilasciato a Ginevra una dichiarazione nella quale, anticipando le conclusione di un'indagine commissionata dalle Nazioni Unite, il blocco terrestre e navale imposto dal Regime dell'Apartheid contro la popolazione civile di Gaza viene definito esplicitamente e senza ambiguità alcuna come "una misura disumana che si configura come un crimine contro i naturali Diritti degli abitanti di Gaza, alla luce della corrente legislazione internazionale e delle più elementari norme umanitarie".
Il Presidente turco Abdullah Gul: la Turchia è nel vivo di una fortissima crisi diplomatica con Israele per il massacro della Mavi Marmara.
La dichiarazione fa giustizia delle ambiguità del "Rapporto Palmer" rilasciato lo scorso 2 settembre che, concentrandosi sul definire l'illegalità dell'assalto piratesco compiuto da unità militari sioniste contro la motonave Mavi Marmara nella primavera del 2010, aveva tralasciato di configurare lo status legale della causa prima della spedizione umanitaria nota come 'Freedom Flotilla': l'imposizione cioé a Gaza dello strangolamento economico 'made in tel aviv'.

Alcuni superficiali e disingenui sostenitori del regime sionista avevano scambiato tale reticenza per un "silenzio-assenso", lasciandosi andare a intemerate vomitevoli e compiaciute nelle quali si sosteneva una ipotetica "approvazione" ONU dell'assedio shylockiano. Ora costoro devono masticare amaro visto che, per voce di autorevoli giuristi quali Richard Falk (sopra a sinistra) e Oliver de Schutter (due dei cinque componenti della commissione d'inchiesta) le loro posizioni sono state completamente smentite e refutate.

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mercoledì 4 maggio 2011

Richard Falk: "In dieci anni Israele ha massacrato 1335 bambini palestinesi!"


Richard Falk, il  professore di Diritto internazionale di Princeton, dignitario dell'ONU incaricato di testimoniare lo stato dei Diritti umani palestinesi nei territori occupati dal regime sionista ha dichiarato che, negli ultimi dieci anni, le forze armate di Tel Aviv hanno ucciso 1335 bambini palestinesi di età inferiore ai 15 anni.

Soltanto nell'ultimo anni 17 piccole vittime sono state uccise mentre erano intente a raccogliere detriti di cemento da triturare per ricavarne nuovo materiale da costruzione, presi di mira dai cecchini con la stella di davide attraverso le costose ottiche dei loro fucili di precisione, comprati con i tre miliardi di dollari Usa che ogni anno 'Zio Sam' versa come "aiuto al terzo mondo" nelle casse dello Stato ebraico (più di quanto Washington conceda a tutti i paesi africani messi insieme).

Il Professor Falk ha rivelato questi dati durante una conferenza stampa tenuta nella capitale giordana Amman, aggiungendo che le forze di occupazione sionista detengono 226 bambini palestinesi nelle loro carceri senza essere in grado di elevare alcuna accusa a loro carico, molti sono stati incarcerati con la madre oppure sono addirittura nati in prigione visto che il regime dell'Apartheid, contrariamente a quanto in vigore nei paesi civilizzati rispettosi dei diritti umani, non si fa scrupolo di incarcerare donne incinte.

Israele impedisce a Falk l'accesso ai territori occupati nel tentativo di sabotare il suo incarico e tacitare la sua voce a difesa dei Palestinesi oppressi e perseguitati, ma, come evidenziato da questa notizia, ormai la mole dei crimini israeliani contro la Palestina e i suoi abitanti é talmente massiccia ed evidente che cercare di nasconderli tenendo l'incaricato ONU 'fuori dalla porta' é come cercare di mimetizzare un elefante nel tinello, i segni della sua presenza sono tanto evidenti che é possibile rilevarli e osservarli con tutto comodo anche da fuori.

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