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mercoledì 29 febbraio 2012

Arriva in Egitto un nuovo ambasciatore sionista; la domanda che tutti si pongono é: "Quanto durerà?"


Il regime ebraico di occupazione della Palestina ha inviato in Egitto il suo nuovo ambasciatore, Yaakov Amitai, in luogo di Yithzak Levanon, che per due volte aveva dovuto abbandonare il Paese delle Piramidi a causa delle sincere e vibrate manifestazioni di rabbia popolare contro la sede diplomatica sionista, culminate con l'abbattimento del muro di cemento fatto erigere a sua difesa dalla solerte giunta militare (composta di generali nominati da Mubarak e noti per il loro filosionismo) e con l'irruzione della folla nell'edificio che la ospitava.

Amitai, che si trova di fronte un Egitto il cui orizzonte politico é in costante evoluzione e non secondo gli interessi di Tel Aviv, ha rilasciato alcune dichiarazioni di rito riguardo alle "occasioni di rafforzare l'intesa tra l'Egitto e Israele" a una platea di giornalisti che non pareva troppo convinta della sua sincerità. L'Egitto, lo ricordiamo, é stato il primo paese arabo, sotto Sadat, ad accordarsi con Israele sperperando il prestigio acquisito con la brillante campagna della Guerra del Ramadan nel 1973.

Già all'indomani della caduta di Mubarak, lo scorso febbraio, buona parte dell'opinione pubblica chiede a gran voce di rivedere gli Accordi di Camp David, sentiti come una umiliante capitolazione che non ha portato alcun reale vantaggio al paese e alla sua popolazione.
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sabato 10 settembre 2011

Pesanti scontri al Cairo attorno all'ambasciata sionista: la folla distrugge il muro di separazione, un morto, 300 feriti!



Avevamo appena finito di scrivere un articolo sulle grandi manifestazioni di piazza al Cairo per il rapido passaggio di poteri dalla Giunta di Transizione a un'amministazione civile investita della sovranità elettorale quando, come tante volte da quando abbiamo iniziato l'impegno di creare e gestire questo blog, le notizie provenienti dalla capitale egiziana hanno reso obsoleto e superato tutto il lavoro svolto fino a quel momento.
Secondo quanto riportato dai più importanti outlet giornalistici regionali, da Al-Jazeera a PressTv, gravi scontri sono scoppiati tutto attorno all'ambasciata israeliana del Cairo, con la folla che ha utilizzato martelli, picconi, arieti improvvisati per abbattere il muro fatto erigere gli scorsi giorni attorno al palazzo e ha quindi strappato la bandiera israeliana 'sostitutiva' appesa fuori da un balcone a sostituire quella divelta dal pennone sul tetto dal giovane 'Flagman' Al-Shahaat.


La polizia egiziana é intervenuta sparando proiettili di gomma e gas urticante per tentare di disperdere i manifestanti, ma é riuscita solamente a istigare la loro furia: "Servi degli israeliani", "Carnefici dei vostri fratelli" sono state solo alcune delle frasi gridate rabbiosamente all'indirizzo degli uomini in uniforme; il popolo di Piazza Tahrir non ha dimenticato che la maggior parte delle 846 vittime della rivoluzione anti-Mubarak vennero uccise proprio dai poliziotti (mentre l'Esercito si rifiutò di aprire il fuoco sui dimostranti). Un manifestante sarebbe morto soffocato dal gas CS made in Usa, di cui la Casa Bianca é munifica dispensatrice sia a Israele che ai tiranni arabi allineati (di cui Mubarak era il capofila).
Alcune dozzine di manifestanti sono riusciti a introdursi negli uffici ai piani bassi dell'ambasciata, lanciando mobilio e schedari di documenti fuori dalle finestre; una macchina della polizia é stata rovesciata e data alle fiamme. Avevamo pronosticato che il mini-muro dell'Apartheid avrebbe fatto la fine di tante altre inutili barriere erette contro la Storia; speriamo che questi avvenimenti servano da ammonimento per Tantawi e colleghi: il popolo egiziano non é più disposto ad accettare un'autorità che si schieri manifestamente contro i suoi desideri e le sue richieste. La chiusura dell'ambasciata sionista, l'espulsione del suo personale, la denuncia dell'infame capitolazione di Camp David e infine la riapertura incondizionata dei confini con Gaza non sono più richieste eludibili o rinviabili, pena un "secondo tempo" della rivoluzione di febbraio.


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lunedì 31 gennaio 2011

ONG accusa Israele di stare rifornendo la polizia egiziana di gas urticanti, manganelli e proiettili anti-rivolta!


Il Network internazionale per i Diritti e lo Sviluppo ha dichiarato che Israele starebbe offrendo supporto logistico alla polizia e alle forze di sicurezza egiziane rifornendole di quei materiali come proiettili di plastica con anima in metallo, candelotti e granate lacrimogene, manganelli e altri implementi "anti-rivolta", che non mancano mai nei munitissimi arsenali repressivi dello Stato ebraico.
Israele possiede una delle più brutali e spietate polizie del Medio Oriente
Secondo l'ONG in questione ben tre aeroplani cargo provenienti da Israele sarebbero atterrati nelle ultime ore dll'aeroporto internazionale Mina, portando casse e casse di equipaggiamenti polizieschi e paramilitari da consegnare all'agonizzante regime di Hosni Mubarak, per tentare in extremis di sedare la rivolta popolare, se necessario anche con un grande spargimento di sangue.
Netanyahu a colloquio con Hosni Mubarak nel recente passato.
Nella giornata di domenica 30 gennaio il Primo Ministro sionista Benji Netanyahu ha rivolto un appello ai Ministri del suo Governo di ultradestra dicendo loro: "I nostri sforzi mirano al continuo mantenimento della stabilità dei nostri confini, una stabilità di cui abbiamo goduto per oltre tre decadi (al costo di migliaia di cittadini egiziani incarcerati, perseguitati, uccisi ed esiliati - NdA), vogliamo lottare per garantire la continuità di queste relazioni (magari condannando l'Egitto ad altri tre decenni di dittatura?? - Nda), stiamo seguendo gli eventi egiziani e regionali con grande attenzione ed é basilare che noi si mantenga un contegno responsabile e considerato".

Netanyahu ha chiuso il suo discorsetto chiedendo ai colleghi di Governo di evitare di lasciarsi andare a previsioni o auspici riguardo l'evoluzione della situazione in Egitto e negli altri paesi scossi da rivolte.