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mercoledì 29 febbraio 2012

Arriva in Egitto un nuovo ambasciatore sionista; la domanda che tutti si pongono é: "Quanto durerà?"


Il regime ebraico di occupazione della Palestina ha inviato in Egitto il suo nuovo ambasciatore, Yaakov Amitai, in luogo di Yithzak Levanon, che per due volte aveva dovuto abbandonare il Paese delle Piramidi a causa delle sincere e vibrate manifestazioni di rabbia popolare contro la sede diplomatica sionista, culminate con l'abbattimento del muro di cemento fatto erigere a sua difesa dalla solerte giunta militare (composta di generali nominati da Mubarak e noti per il loro filosionismo) e con l'irruzione della folla nell'edificio che la ospitava.

Amitai, che si trova di fronte un Egitto il cui orizzonte politico é in costante evoluzione e non secondo gli interessi di Tel Aviv, ha rilasciato alcune dichiarazioni di rito riguardo alle "occasioni di rafforzare l'intesa tra l'Egitto e Israele" a una platea di giornalisti che non pareva troppo convinta della sua sincerità. L'Egitto, lo ricordiamo, é stato il primo paese arabo, sotto Sadat, ad accordarsi con Israele sperperando il prestigio acquisito con la brillante campagna della Guerra del Ramadan nel 1973.

Già all'indomani della caduta di Mubarak, lo scorso febbraio, buona parte dell'opinione pubblica chiede a gran voce di rivedere gli Accordi di Camp David, sentiti come una umiliante capitolazione che non ha portato alcun reale vantaggio al paese e alla sua popolazione.
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lunedì 12 dicembre 2011

Nuovo ambasciatore sionista arriva al Cairo: avrà già prenotato il biglietto di ritorno?


Nelle commedie italiane degli anni '50 gli impiegati pubblici venivano "minacciati" di essere mandati in Sardegna, a Lampedusa o a Filicudi; se volessimo girare un testo brillante ambientato nei ranghi e negli uffici del servizio diplomatico sionista la 'dannata assegnazione' sarebbe certamente quella egiziana visto che, da quando é stato cacciato il dittatori Mubarak, numerosi moti popolari si sono scatenati attorno all'ambasciata del regime dell'Apartheid, risultando perfino nell'invasione dei suoi piani inferiori e nell'evacuazione via helipad del personale diplomatico, come a Saigon nel 1975.

Adesso, dopo la precipitosa fuga seguita all'abbattimento della barriera in cemento fatta installare da Tantawi e soci l'ambasciatore di Israele torna al Cairo, ma non é più il 'povero' Levanon che evidentemente ha fatto abbastanza 'purgatorio' fungendo da bersaglio per la rabbia e l'indignazione dei cairoti; in sua vece arriva (non sappiamo se 'punito' o al contrario ritenuto di 'spalle larghe' a sufficienza da poter reggere il difficile incarico) Yaakov Amitai, che così chiude a novanta giorni l'assenza di un rappresentante ufficiale di Tel Aviv nella capitale egiziana, da quando vennero firmati gli Accordi di Camp David.

Quanto durerà la sua permanenza?
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venerdì 4 novembre 2011

L'ambasciata sionista al Cairo starà chiusa per mesi; 73 egiziani ricevono sentenze simboliche per l'attacco e vengono rilasciati!


Fonti radiofoniche israeliane sembrano confermare la voce circolata in questi giorni che, su indicazioni del Governo di Ultradestra presieduto da Benji Netanyahu, la sede diplomatica sionista nella capital egiziana rimarrà chiusa a tempo indefinito, almeno per diversi mesi; tutto il personale diplomatico distaccato in Egitto ha infatto ricevuto nuove assegnazioni.

Ricordiamo che l'ambasciata venne presa d'assalto dalla folla inferocita per l'uccisione di sei guardie confinarie del Cairo da parte di un elicottero del regime ebraico, avvenuta durante le cieche e brutali "Vergeltungen" messe in atto da Tel Aviv dopo la riuscita operazione della Resistenza palestinese che aveva preso di mira un pullman di militari israeliani nella cittadina di Eilat.

Intanto, negli scorsi giorni, settantatrè dei manifestanti responsabili dell'assalto alla sede diplomatica sono stati giudicati colpevoli di violenza contro rappresentanti dell'Esercito (che cordonava la sede diplomatica dopo averla circondata di un muro di elementi di calcestruzzo, andato abbattuto) e sono stati condannati a sei mesi di carcere con la condizionale. In conseguenza di ciò sono stati tutti immediatamente rilasciati dopo la lettura delle sentenze.
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sabato 10 settembre 2011

L'ambasciata israeliana al Cairo assaltata e semidistrutta dalla folla, l'ambasciatore Levanon in fuga, foto e video esclusivi!




Riceviamo aggiornamenti rispetto al post precedente che ci dettagliano come praticamente tutto l'edificio dell'ambasciata israeliana del Cairo sia stato attaccato e semidistrutto dalla folla inferocita; l'ambasciatore sionista Yithzak Levanon, che dopo una prolungata assenza mascherata da "vacanza con la famiglia" era tornato alla sua sede proprio questa settimana ha dovuto rapidamente ri-prendere i bagagli in mano e venire scortato dalle forze di sicurezza egiziane all'aeroporto.




Ridicola e imbelle come al solito la 'reazione' dell'inquilino nero della Casa Bianca, tanto bravo a fare bei discorsi davanti a platee di dittatori ammaestrati (proprio al Cairo, in un 2009 che oggi sembra distante due decadi invece che due anni) quanto tentennante e inconcludente quando é messo di fronte a quelle crisi di politica estera che dovrebbero essere la prova suprema della "stoffa" di uno statista. Barack Obama ha telefonato al Maresciallo Tantawi raccomandandogli di 'rispettare la legge internazionale', scordandosi che la legge internazionale ha come fondamento la volontà dei popoli e se il popolo egiziano ha deciso di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche con il regime ebraico non c'é Maresciallo o giunta militare che possa fargli cambiare idea.




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Pesanti scontri al Cairo attorno all'ambasciata sionista: la folla distrugge il muro di separazione, un morto, 300 feriti!



Avevamo appena finito di scrivere un articolo sulle grandi manifestazioni di piazza al Cairo per il rapido passaggio di poteri dalla Giunta di Transizione a un'amministazione civile investita della sovranità elettorale quando, come tante volte da quando abbiamo iniziato l'impegno di creare e gestire questo blog, le notizie provenienti dalla capitale egiziana hanno reso obsoleto e superato tutto il lavoro svolto fino a quel momento.
Secondo quanto riportato dai più importanti outlet giornalistici regionali, da Al-Jazeera a PressTv, gravi scontri sono scoppiati tutto attorno all'ambasciata israeliana del Cairo, con la folla che ha utilizzato martelli, picconi, arieti improvvisati per abbattere il muro fatto erigere gli scorsi giorni attorno al palazzo e ha quindi strappato la bandiera israeliana 'sostitutiva' appesa fuori da un balcone a sostituire quella divelta dal pennone sul tetto dal giovane 'Flagman' Al-Shahaat.


La polizia egiziana é intervenuta sparando proiettili di gomma e gas urticante per tentare di disperdere i manifestanti, ma é riuscita solamente a istigare la loro furia: "Servi degli israeliani", "Carnefici dei vostri fratelli" sono state solo alcune delle frasi gridate rabbiosamente all'indirizzo degli uomini in uniforme; il popolo di Piazza Tahrir non ha dimenticato che la maggior parte delle 846 vittime della rivoluzione anti-Mubarak vennero uccise proprio dai poliziotti (mentre l'Esercito si rifiutò di aprire il fuoco sui dimostranti). Un manifestante sarebbe morto soffocato dal gas CS made in Usa, di cui la Casa Bianca é munifica dispensatrice sia a Israele che ai tiranni arabi allineati (di cui Mubarak era il capofila).
Alcune dozzine di manifestanti sono riusciti a introdursi negli uffici ai piani bassi dell'ambasciata, lanciando mobilio e schedari di documenti fuori dalle finestre; una macchina della polizia é stata rovesciata e data alle fiamme. Avevamo pronosticato che il mini-muro dell'Apartheid avrebbe fatto la fine di tante altre inutili barriere erette contro la Storia; speriamo che questi avvenimenti servano da ammonimento per Tantawi e colleghi: il popolo egiziano non é più disposto ad accettare un'autorità che si schieri manifestamente contro i suoi desideri e le sue richieste. La chiusura dell'ambasciata sionista, l'espulsione del suo personale, la denuncia dell'infame capitolazione di Camp David e infine la riapertura incondizionata dei confini con Gaza non sono più richieste eludibili o rinviabili, pena un "secondo tempo" della rivoluzione di febbraio.


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giovedì 8 settembre 2011

Il Muro attorno all'ambasciata sionista fa infuriare i cairoti: "Abbatteremo questo e abbatteremo quello attorno a Israele!"



Quando si dice: peggio la toppa del buco; il muro di cemento fatto erigere dalla Giunta militare del Maresciallo Tantawi per separare l'edificio dell'ambasciata israeliana al Cairo dalle massicce manifestazioni di piazza che la vorrebbero vedere chiusa una volta per tutte, lungi dal 'disinnescare' la tensione attorno a quello che tutti gli Egiziani considerano un doloroso simbolo della svendita del loro orgoglio nazionale compiuta a Camp David da Anwar Sadat, é riuscito solo a focalizzare ancora più rabbia e attenzione attorno all'oggetto del contendere.

"E' una provocazione insopportabile" spiega uno dei dimostranti "anche perché dimostra che Israele riesce a sopravvivere solo con barriere, separazioni, muri, dimostra la sua natura aliena e incompatibile con questa regione"; poi é il turno di un altro manifestante a rincarare la dose "Israele ha esportato in Egitto il suo mini-apartheid". Il paragone con l'odiosa e illegale barriera con cui il regime ebraico porta avanti la sua persecuzione e le sue politiche di disgregazione del tessuto sociale, economico e demografico palestinese é sufficiente a infiammare di ulteriore sdegno l'intera folla.

Una ragazza conclude le sue dichiarazioni ricordando che "In tutto il corso della Storia le mura non hanno mai protetto nessuno" e, ricordando il fato ultimo di alcune 'barriere impenetrabili' come la Grande Muraglia, la Linea Maginot e il Muro di Berlino (e per esteso l'intera Cortina di Ferro), non si può fare altro che darle ragione. Auguriamo ironicamente 'buona fortuna' ai sionisti rinserrati dietro le loro asfittiche muraglie e assediati nei loro fortini di propaganda e menzogne...ne avranno estremo bisogno!

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lunedì 30 maggio 2011

I giovani giordani chiedono alla società civile di mobilitarsi contro l'ambasciata israeliana il prossimo venerdì


La "Gioventù del 15 Maggio" giordana ha annunciato, in un comunicato diffuso durante il week-end, l'intenzione di organizzare una marcia di protesta contro l'ambasciata sionista ad Amman il prossimo venerdì, dopo la fine delle preghiere, chiamando tutte le organizzazioni della società civile, i sindacati e i partiti a prendervi parte per mostrare la determinazione popolare a troncare qualunque rapporto con il Regime dell'Apartheid.

Il gruppo ha altersì respinto l'idea che la Giordania possa in qualunque modo trasferirsi in una "destinazione alternativa" per i profughi palestinesi, che devono poter esercitare il loro "Diritto al Ritorno" come garantito e sancito dalle leggi e dalle convenzioni internazionali, tornando cioé nella porzione di Palestina invasa e occupata nel 1948, piaccia o non piaccia alle autorità "israeliane".

Forte e senza appello poi é stata la critica al cosiddetto "accordo di pace" avventatamente siglato a suo tempo dal monarca hascemita Re Hussein, che non ha fatto altro che sancire a mo' di resa incondizionata i furti e i soprusi commessi dall'entità sionista attraverso l'attacco a tradimento del 1967, in barba al sentimento e al desiderio del popolo giordano, che vorrebbe vedere quei torti riparati. Il comunicato si conclude con l'auspicio che la Giordania possa quanto prima interropmpere ogni relazione con Israele, chiudere l'ambasciata di Amman e cancellare ufficialmente il trattato di Wadi Araba, esprimendo così nei fatti il suo sostegno al popolo palestinese nella sua lotta per la Giustizia e i suoi diritti.
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