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mercoledì 1 gennaio 2014
Confisca immediata in Egitto per i beni di 572 leader dell'Ikhwan, da Mursi a Badieh, da Shater alla figlia!!
Nuove draconiane misure del Governo egiziano contro gli ex-capi dell'Ikhwan musulmana, organizzazione islamista messa ormai all'indice e al bando dopo il breve ma disastroso periodo in cui ha esercitato un polarizzante e fallimentare monopolio sul potere politico nel paese nordafricano in seguito alla deposizione di Mubarak.
Il portavoce del Ministero della Giustizia Abdelazim al-Ashri ha dichiarato che un comitato ministeriale ha compilato una comprensiva lista di beni mobili e immobili riconducibili a 572 dirigenti del gruppo che saranno confiscati seduta stante: tra le vittime del provvedimento vi saranno l'Ex-presidente Mursi, la sua famiglia, tutti i dirigenti provinciali dell'Ikhwan, tutti gli ex-membri dell'Ufficio di Guida Generale dell'associazione, la moglie di Khairat el-Shater e sua figlia.
E' l'ennesimo giro di vite del Governo che conferma come, al contrario di Mubarak, la nuova leadership del Cairo non abbia alcuna intenzione di tollerare la sopravvivenza della Fratellanza nemmeno come 'opposizione addomesticata', come fecero prima Sadat e poi il suo successore.
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martedì 10 dicembre 2013
Mohamed Badieh dalle stelle alle stalle, compare davanti ai giudici con altri 14 dirigenti dell'Ikhwan!
Passare nel giro di un anno da virtuale Padrone del paese a detenuto in fase di giudizio; tale é stata la brusca parabola del destino di Mohamed Badieh, leader supremo della Fratellanza Musulmana che ha scambiato i panni del 'kingmaker' e burattinaio del cosiddeto 'Presidente' Mohammed Morsi con quelli del galeotto portato a comparire di fronte al tribunale.
Arrestato lo scorso 20 agosto a Nasr City al culmine delle retate anti-Ikhwan che hanno sigillato il 'voltar pagina' rispetto al periodo di Caos settario e divisivo in cui la Fratellanza Musulmana aveva gettato il paese, Badieh é ieri apparso di fronte alla Corte che lo giudicherà per la morte di dozzine di manifestanti uccisi durante le proteste dei mesi precedenti alla deposizione di Mursi e del Governo da lui nominato.
Badieh ha cercato di imbastire una debole linea difensiva sul fatto del non riconoscere l'autorità del tribunale e sul fatto che nessuno abbia aperto un'inchiesta sulla morte in piazza di suo figlio.
Arrestato lo scorso 20 agosto a Nasr City al culmine delle retate anti-Ikhwan che hanno sigillato il 'voltar pagina' rispetto al periodo di Caos settario e divisivo in cui la Fratellanza Musulmana aveva gettato il paese, Badieh é ieri apparso di fronte alla Corte che lo giudicherà per la morte di dozzine di manifestanti uccisi durante le proteste dei mesi precedenti alla deposizione di Mursi e del Governo da lui nominato.
Badieh ha cercato di imbastire una debole linea difensiva sul fatto del non riconoscere l'autorità del tribunale e sul fatto che nessuno abbia aperto un'inchiesta sulla morte in piazza di suo figlio.
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martedì 29 ottobre 2013
Il Generale Kondrashov al Cairo per stabilire nuovi contatti tra Egitto e Russia e per proporre nuove forniture militari!
Il Vicedirettore del GRU russo (Direttorato Principale di Intelligence del Ministero della Difesa) Generale Vjacheslav Kondrashov é sbarcato ieri al Cairo per una serie di colloqui ad alto livello che dovrebbero spianare la strada per l'intesificazione delle relazioni politiche, commerciali e militari tra il Cairo e Mosca nel quadro del progressivo allontanamento dell'Egitto dalla tutela USA.
Il deterioramento delle relazioni egitto-americane, costante dal momento del rovesciamento di Mubarak, ha avuto un picco con la decisione Usa di sospendere "sine die" ogni misura di aiuto militare (cioé l'interruzione del flusso di dollari che Washington passava ai generali del Cairo per comprare armi americane, anziché consegnare quei soldi direttamente alle industrie nazionali come aiuti di Stato).
Con il suo magistrale "atout" diplomatico che ha sventato le 'frenesie militari' Obamiane nei confronti della Siria il Presidente Putin ha rafforzato immensamente il prestigio russo in Medio Oriente: eventi come la conferma del miliardario contratto per gli armamenti all'Irak e il rinnovato interesse del Cairo per le forniture moscovite (come ai tempi di Nasser) sono i dividendi della sua accorta e coerente posizione nella crisi siriana.
Il deterioramento delle relazioni egitto-americane, costante dal momento del rovesciamento di Mubarak, ha avuto un picco con la decisione Usa di sospendere "sine die" ogni misura di aiuto militare (cioé l'interruzione del flusso di dollari che Washington passava ai generali del Cairo per comprare armi americane, anziché consegnare quei soldi direttamente alle industrie nazionali come aiuti di Stato).
Con il suo magistrale "atout" diplomatico che ha sventato le 'frenesie militari' Obamiane nei confronti della Siria il Presidente Putin ha rafforzato immensamente il prestigio russo in Medio Oriente: eventi come la conferma del miliardario contratto per gli armamenti all'Irak e il rinnovato interesse del Cairo per le forniture moscovite (come ai tempi di Nasser) sono i dividendi della sua accorta e coerente posizione nella crisi siriana.
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venerdì 4 ottobre 2013
Le autorità egiziane pronte a sequestrare tutte le proprietà e le imprese collegate alla Fratellanza Musulmana!
Ospedali, Cliniche, Ambulatori, Scuole coraniche, Ospizi, Mense Popolari, Asili e altre simili strutture, che anche durante il 'regno' dell'Autocrate Mubarak erano lasciate sotto il controllo dell'Ikhwan, la Fratellanza Musulmana, dovrebbero presto venire confiscate dal Governo che ha preso il posto di quello guidato dai rappresentanti del 'Partito di Libertà e Giustizia' espressione proprio dell'organizzazione islamica.
Questo sembra l'intento delle autorità del Cairo, decise una volta per tutte a sradicare la Fratellanza dal tessuto sociale egiziano e consce di non poterlo fare se all'organizzazione o a suoi fronti e prestanome vengano lasciate in mano simili 'fabbriche di consenso popolare'. Mubarak, ansioso di compiacere l'FMI e la Banca Mondiale demolendo il welfare pubblico voluto da Nasser aveva lasciato l'assistenza degli indigenti in mano ai Fratelli Musulmani che così si erano creati basi di potere nelle fasce più misere della cittadinanza, nelle periferie urbane e nelle province disagiate dell'Alto Egitto.
Adesso però il Governo dovrà trovare il modo di continuare a far funzionare le strutture in maniera da mostrare ai cittadini che l'assistenza pubblica può essere anche più completa e soddisfacente di quella politicamente motivata dell'Ikhwan.
Questo sembra l'intento delle autorità del Cairo, decise una volta per tutte a sradicare la Fratellanza dal tessuto sociale egiziano e consce di non poterlo fare se all'organizzazione o a suoi fronti e prestanome vengano lasciate in mano simili 'fabbriche di consenso popolare'. Mubarak, ansioso di compiacere l'FMI e la Banca Mondiale demolendo il welfare pubblico voluto da Nasser aveva lasciato l'assistenza degli indigenti in mano ai Fratelli Musulmani che così si erano creati basi di potere nelle fasce più misere della cittadinanza, nelle periferie urbane e nelle province disagiate dell'Alto Egitto.
Adesso però il Governo dovrà trovare il modo di continuare a far funzionare le strutture in maniera da mostrare ai cittadini che l'assistenza pubblica può essere anche più completa e soddisfacente di quella politicamente motivata dell'Ikhwan.
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lunedì 16 settembre 2013
Il principe saudita 'Bandar Bush' sconfitto in Siria adesso vorrebbe rovesciare il Governo tunisino!
Differentemente da quanto é successo in Egitto, dove la caduta di Mubarak é stata seguita dal temporaneo predominio politico di una formazione settaria, asservita a interessi stranieri e ansiosa di accaparrarsi tutto il potere in una prospettiva di totale chiusura e scontro verso le altre forze che avevano contribuito alla ribellione contro l'autocrate in Tunisia come ha potuto rendersi conto chi abbia seguito i numerosi nostri articoli in merito, la predominanza del partito religioso Ennahda si é accompagnata con una mentalità aperta alla cooperazione con forze laiche (CPR ed Ettakatol).
Ovviamente questo non sta bene ai torvi principi sauditi finanziatori della branca più ottusa e oscurantista di Islam retrogrado che vorrebbero quindi fomentare l'instabilità e il terrore nel paese partendo dai gruppuscoli takfiri che purtroppo esistono nelle sacche più misere e marginali nella società tunisina.
E sarebbe proprio il capo dei servizi segreti 'Bandar Bush' bin Sultan, i cui piani per far intervenire militarmente gli Usa contro la Siria sono stati recentemente vanificati dall'inziativa diplomatica russa a avere elaborato anche questo complotto che potrebbe portare morte, attentati, settarismo e miseria anche in Nordafrica, colpendo un popolo che fra mille difficoltà è riuscito a liberarsi da un tiranno e a costruire una Democrazia funzionale.
Ovviamente questo non sta bene ai torvi principi sauditi finanziatori della branca più ottusa e oscurantista di Islam retrogrado che vorrebbero quindi fomentare l'instabilità e il terrore nel paese partendo dai gruppuscoli takfiri che purtroppo esistono nelle sacche più misere e marginali nella società tunisina.
E sarebbe proprio il capo dei servizi segreti 'Bandar Bush' bin Sultan, i cui piani per far intervenire militarmente gli Usa contro la Siria sono stati recentemente vanificati dall'inziativa diplomatica russa a avere elaborato anche questo complotto che potrebbe portare morte, attentati, settarismo e miseria anche in Nordafrica, colpendo un popolo che fra mille difficoltà è riuscito a liberarsi da un tiranno e a costruire una Democrazia funzionale.
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sabato 24 agosto 2013
Altri 15 dirigenti dell'Ikhwan arrestati in Egitto, un morto in scontri di piazza con le forze dell'ordine!
Forze di sicurezza egiziane hanno arrestato altri quindici dirigenti della Fratellanza Musulmana, completando così la 'decapitazione' del movimento iniziata questa settimana a partire dai massimi gradi (sono stati arrestati tra gli altri il leader Mohamed Badieh e il suo vice, Khairat al-Shater).
Anche a questo motivo si può imputare, in parte, il 'flop' registrato dalle manifestazioni annunciate per la giornata di ieri dalla Fratellanza: quello che doveva essere, nelle intenzioni, "Il Venerdì dei Martiti" si é concluso senza eventi clamorosi, con appena una vittima in scontri di piazza a Tanta, cittadina nei dintorni del Cairo.
Sembra che finora siano oltre 2000 gli appartenenti all'Ikhwan finiti nelle carceri egiziane; la maggior parte di essi, appunto, erano leader e dirigenti di alto e medio grado. Intanto, dopo la sua scarcerazione l'Ex-presidente Hosni Mubarak é stato messo agli arresti domiciliari in attesa che venga richiamato di fronte ai tribunali che devono ripetere il processo per concorso in omicidio per le vittime di gennaio e febbraio 2011.
Anche a questo motivo si può imputare, in parte, il 'flop' registrato dalle manifestazioni annunciate per la giornata di ieri dalla Fratellanza: quello che doveva essere, nelle intenzioni, "Il Venerdì dei Martiti" si é concluso senza eventi clamorosi, con appena una vittima in scontri di piazza a Tanta, cittadina nei dintorni del Cairo.
Sembra che finora siano oltre 2000 gli appartenenti all'Ikhwan finiti nelle carceri egiziane; la maggior parte di essi, appunto, erano leader e dirigenti di alto e medio grado. Intanto, dopo la sua scarcerazione l'Ex-presidente Hosni Mubarak é stato messo agli arresti domiciliari in attesa che venga richiamato di fronte ai tribunali che devono ripetere il processo per concorso in omicidio per le vittime di gennaio e febbraio 2011.
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martedì 20 agosto 2013
Il Capo dell'Ikhwan egiziana arrestato a Nasr City dalle forze governative!
Solamente poche settimane fa Mohamed al-Badieh, capo incontrastato della Fratellanza Musulmana egiziana era a buon diritto considerato la vera 'Eminenza Grigia' del Cairo, dietro alla facciata inconsistente di Mohamed Mursi; adesso, a così poca distanza di tempo, Badieh viene ritratto scamiciato e con l'aria stralunata mentre viene condotto in prigione sedendo in mezzo a due membri di quel distaccamento di polizia che nelle prime ore della mattina lo ha arrestato in un appartamento di Nasr City, sobborgo della capitale egiziana.
Badieh verrà processato per direttissima tra cinque giorni insieme al suo vice Khairat el-Shater per il loro diretto coinvolgimento (tramite espliciti ordini dati ai loro seguaci) nell'uccisione di alcuni manifestanti del Movimento Tamarod che stavano picchettando la sede dei Fratelli Musulmani il 30 giugno. Dopo questi omicidi la folla, furente, diede l'assalto all'edificio, distruggendolo e dandolo alle fiamme.
I prossimi giorni ci diranno se la 'decapitazione' dell'Ikhwan da parte del Governo sostenuto dai militari sarà sufficiente a pacificare la situazione in Egitto, ancora contraddistinta da un alto grado di instabilità.
Badieh verrà processato per direttissima tra cinque giorni insieme al suo vice Khairat el-Shater per il loro diretto coinvolgimento (tramite espliciti ordini dati ai loro seguaci) nell'uccisione di alcuni manifestanti del Movimento Tamarod che stavano picchettando la sede dei Fratelli Musulmani il 30 giugno. Dopo questi omicidi la folla, furente, diede l'assalto all'edificio, distruggendolo e dandolo alle fiamme.
I prossimi giorni ci diranno se la 'decapitazione' dell'Ikhwan da parte del Governo sostenuto dai militari sarà sufficiente a pacificare la situazione in Egitto, ancora contraddistinta da un alto grado di instabilità.
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sabato 6 luglio 2013
Ali Reza Jalali sugli ultimi avvenimenti egiziani "Mursi non ha voluto o potuto intraprendere cambiamenti concreti!"
La redazione di Palaestina Felix é lieta di ospitare sulle sue pagine l'informata e approfondita opinione dell'amico Ali Reza Jalali in merito ai recenti rivolgimenti egiziani e alle loro ripercussioni nell'arena araba e mediorientale.
Vi sono ancora troppe incognite nel nuovo corso degli eventi in Egitto, dopo il colpo di stato che ha messo fuori gioco il presidente Morsi, e anche le opinioni degli analisti sono contrastanti. I dati certi al momento sono: l'esercito, che ha sempre avuto in mano il potere effettivo nelle questioni strategiche, dai tempi di Nasser in poi, ha deciso di prendere in mano anche il potere formale, direttamente. I Fratelli Musulmani rischiano così un nuovo periodo di marginalizzazione dal potere politico del Cairo, andando in contro ad una seria sconfitta anche nella regione, considerando il fallimento del piano riconducibile alla caduta di Assad in Siria, dove la Fratellanza aveva il ruolo politico più importante nell'opposizione al governo damasceno.
In Palestina il tutto costringerà, considerando anche il ridimensionamento del prestigio di Erdogan per le note proteste in Turchia, il movimento Hamas, a un nuovo riposizionamento, e quindi, presumibilmente, a supplicare una riappacificazione con l'Asse della Resistenza (considerando anche la transizione al potere in Qatar). Morale della favola: l'asse antisiriano mediorientale, Turchia-Qatar-Fratelli Musulmani ha subito in poche settimane un serio smacco, non di certo ostacolato dagli stessi USA, che dopo aver "usato", come spesso fanno, i loro "alleati", poi li sacrificano. Il problema è il seguente: non si può avere la pretesa che i nordamericani abbiano un approccio più "umano", ma possiamo avere la pretesa di un atteggiamento più lungimirante da parte dei leader politici del Medio Oriente.
Anche se, ci rendiamo conto, che dato il materiale umano a disposizione, le nostre speranze potrebbero rivelarsi vane.
La dirigenza araba del dopo "primavere", si è dimostrata, tutto sommato, in continuità con i politici che l'aveva preceduta. In Egitto ad esempio, tutto quello che ha fatto Morsi, è stato quello di non fare nulla. Nessuna riapertura del valico di Rafah in modo permanente per consentire alla popolazione assediata di Gaza di respirare. Addirittura il blocco del valico è continuato anche nel periodo in cui, nel novembre dell'anno scorso, Israele lanciò un pesante attacco contro la Striscia, esattamente come aveva fatto Mubarak nel periodo 2008-2009. In un anno di potere in mano, Morsi ha cercato di barcamenarsi, ma non è riuscito, o forse non ha voluto compiere concretamente passi verso il cambiamento. Le sue posizioni sulla crisi siriana hanno destato molte perplessità e addirittura la decisione di troncare i rapporti diplomatici con Damasco, nel pieno di una offensiva dell'esercito di Assad per riconquistare alcune zone strategiche del paese in mano ai ribelli, ormai in chiara difficoltà, è sembrato un gesto molto goffo.
La situazione economica dell'Egitto è poi peggiorata molto nel corso degli ultimi due anni, in un paese che dipende molto dal turismo, i viaggi degli stranieri, per ovvi motivi legati all'instabilità politica, sono diminuiti. Anche ciò ha avuto molto peso nelle proteste popolari contro Morsi, ma senza l'intervento dell'esercito, non vi sarebbe stata una caduta così rapida del presidente islamista. La Fratellanza Musulmana sembrava destinata a giocare un ruolo importante dopo la caduta di Mubarak e degli altri leader della regione. Dobbiamo essere onesti su questo punto: se i FM invece di allinearsi alle posizioni occidentali su molti temi, come la Siria, e la totale indifferenza sulla questione di Gaza, ripresa solo a parole (ma le parole venivano spese anche da Mubarak e dagli altri, la gente chiedeva azioni concrete, non chiacchere), forse ora, invece di una certa indifferenza popolare nei confronti della caduta di Morsi, vi sarebbero milioni di persone in piazza a difendere il loro leader, democraticamente eletto. E invece c'è il deserto o quasi. Morsi, grazie ai suoi errori e all'eccessivo conservatorismo della Fratellanza, ha perso tutto il consenso che poteva esserci per lui e il suo movimento politico.
All'indomani della caduta di Mubarak, alcuni leader di rilievo dell'Ikhwan si recarono a Tehran, dall'Ayatollah Khamenei. In quell'occasione la Guida iraniana disse loro: "Esistono due tipi di musulmani: quelli che ritengono l'America molto potente, molto ricca, molto influente, e che quindi ritengono impossibile ed inutile un confronto con questa potenza; essi si mettono l'anima in pace e cedono dinnanzi alle pretese degli statunitensi. Vi è però un'altra categoria di musulmani. Questi ultimi pur ritenendo l'America molto potente, molto ricca e molto influente, pensano che in ogni caso, la potenza americana non sia superiore a quella di Dio. In questo modo essi assumono autoconvincimento e riescono a resistere, ricordando la grandezza divina, ad eventuali pretese eccessive degli USA". Il grido "Allah Akbar" (Dio è Grande) era sulla bocca dei Fratelli Musulmani, ma evidentemente nei loro cuori lo slogan più forte era: "Amrika Akbar" (l'America è grande).
In ogni caso ora la situazione è molto complicata e bisognerà vedere dopo la transizione militare, l'esercito chi accetterà al potere; in questi giorno si è fatto il nome di El Baradei, che ha alle spalle alcuni gruppi liberali, nazionalisti, anche taluni islamisti (questi giorni in Piazza Tahrir vi erano anche alcuni piccoli gruppi sciiti a protestare contro Morsi), senza dimenticare però i fans di Mubarak, sempre pronti al reintegro, ammesso e non concesso che ci sia stata una vera defenestrazione degli uomini dell'ex rais.
Vi sono ancora troppe incognite nel nuovo corso degli eventi in Egitto, dopo il colpo di stato che ha messo fuori gioco il presidente Morsi, e anche le opinioni degli analisti sono contrastanti. I dati certi al momento sono: l'esercito, che ha sempre avuto in mano il potere effettivo nelle questioni strategiche, dai tempi di Nasser in poi, ha deciso di prendere in mano anche il potere formale, direttamente. I Fratelli Musulmani rischiano così un nuovo periodo di marginalizzazione dal potere politico del Cairo, andando in contro ad una seria sconfitta anche nella regione, considerando il fallimento del piano riconducibile alla caduta di Assad in Siria, dove la Fratellanza aveva il ruolo politico più importante nell'opposizione al governo damasceno.
In Palestina il tutto costringerà, considerando anche il ridimensionamento del prestigio di Erdogan per le note proteste in Turchia, il movimento Hamas, a un nuovo riposizionamento, e quindi, presumibilmente, a supplicare una riappacificazione con l'Asse della Resistenza (considerando anche la transizione al potere in Qatar). Morale della favola: l'asse antisiriano mediorientale, Turchia-Qatar-Fratelli Musulmani ha subito in poche settimane un serio smacco, non di certo ostacolato dagli stessi USA, che dopo aver "usato", come spesso fanno, i loro "alleati", poi li sacrificano. Il problema è il seguente: non si può avere la pretesa che i nordamericani abbiano un approccio più "umano", ma possiamo avere la pretesa di un atteggiamento più lungimirante da parte dei leader politici del Medio Oriente.
Anche se, ci rendiamo conto, che dato il materiale umano a disposizione, le nostre speranze potrebbero rivelarsi vane.
La dirigenza araba del dopo "primavere", si è dimostrata, tutto sommato, in continuità con i politici che l'aveva preceduta. In Egitto ad esempio, tutto quello che ha fatto Morsi, è stato quello di non fare nulla. Nessuna riapertura del valico di Rafah in modo permanente per consentire alla popolazione assediata di Gaza di respirare. Addirittura il blocco del valico è continuato anche nel periodo in cui, nel novembre dell'anno scorso, Israele lanciò un pesante attacco contro la Striscia, esattamente come aveva fatto Mubarak nel periodo 2008-2009. In un anno di potere in mano, Morsi ha cercato di barcamenarsi, ma non è riuscito, o forse non ha voluto compiere concretamente passi verso il cambiamento. Le sue posizioni sulla crisi siriana hanno destato molte perplessità e addirittura la decisione di troncare i rapporti diplomatici con Damasco, nel pieno di una offensiva dell'esercito di Assad per riconquistare alcune zone strategiche del paese in mano ai ribelli, ormai in chiara difficoltà, è sembrato un gesto molto goffo.
La situazione economica dell'Egitto è poi peggiorata molto nel corso degli ultimi due anni, in un paese che dipende molto dal turismo, i viaggi degli stranieri, per ovvi motivi legati all'instabilità politica, sono diminuiti. Anche ciò ha avuto molto peso nelle proteste popolari contro Morsi, ma senza l'intervento dell'esercito, non vi sarebbe stata una caduta così rapida del presidente islamista. La Fratellanza Musulmana sembrava destinata a giocare un ruolo importante dopo la caduta di Mubarak e degli altri leader della regione. Dobbiamo essere onesti su questo punto: se i FM invece di allinearsi alle posizioni occidentali su molti temi, come la Siria, e la totale indifferenza sulla questione di Gaza, ripresa solo a parole (ma le parole venivano spese anche da Mubarak e dagli altri, la gente chiedeva azioni concrete, non chiacchere), forse ora, invece di una certa indifferenza popolare nei confronti della caduta di Morsi, vi sarebbero milioni di persone in piazza a difendere il loro leader, democraticamente eletto. E invece c'è il deserto o quasi. Morsi, grazie ai suoi errori e all'eccessivo conservatorismo della Fratellanza, ha perso tutto il consenso che poteva esserci per lui e il suo movimento politico.
All'indomani della caduta di Mubarak, alcuni leader di rilievo dell'Ikhwan si recarono a Tehran, dall'Ayatollah Khamenei. In quell'occasione la Guida iraniana disse loro: "Esistono due tipi di musulmani: quelli che ritengono l'America molto potente, molto ricca, molto influente, e che quindi ritengono impossibile ed inutile un confronto con questa potenza; essi si mettono l'anima in pace e cedono dinnanzi alle pretese degli statunitensi. Vi è però un'altra categoria di musulmani. Questi ultimi pur ritenendo l'America molto potente, molto ricca e molto influente, pensano che in ogni caso, la potenza americana non sia superiore a quella di Dio. In questo modo essi assumono autoconvincimento e riescono a resistere, ricordando la grandezza divina, ad eventuali pretese eccessive degli USA". Il grido "Allah Akbar" (Dio è Grande) era sulla bocca dei Fratelli Musulmani, ma evidentemente nei loro cuori lo slogan più forte era: "Amrika Akbar" (l'America è grande).
In ogni caso ora la situazione è molto complicata e bisognerà vedere dopo la transizione militare, l'esercito chi accetterà al potere; in questi giorno si è fatto il nome di El Baradei, che ha alle spalle alcuni gruppi liberali, nazionalisti, anche taluni islamisti (questi giorni in Piazza Tahrir vi erano anche alcuni piccoli gruppi sciiti a protestare contro Morsi), senza dimenticare però i fans di Mubarak, sempre pronti al reintegro, ammesso e non concesso che ci sia stata una vera defenestrazione degli uomini dell'ex rais.
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giovedì 4 luglio 2013
Corsi e ricorsi storici a distanza di trentaquattro anni tra Teheran e Il Cairo: 1979-2013
Poco dopo il trionfo della Rivoluzione Islamica in Iran la Guida Suprema Ayatollah Ruhollah Khomeini invitò il popolo della grande nazione araba egiziana (i cui leader traditori stavano dando asilo al marcio e corrotto dittatore iraniano fuggito di fronte alla rabbia del popolo) a seguire l'esempio di Teheran e sollevarsi, cacciando i servi dell'arroganza imperialista e sionista e instaurando il Regime della Giustizia e del Riscatto degli Oppressi.
Purtroppo quelle parole non vennero ascoltate e l'Egitto e gli Egiziani languirono per trenta anni ancora sotto una tirannia svenduta e meschina.
Finalmente venne la rivolta, ma anziché mettere la nazione sulla strada della Giustizia, della Resistenza e della Lotta i nuovi capi dell'Egitto hanno preferito accordarsi con Usa, Israele, Turchia e Qatar, senza ripudiare alcuna delle ripugnanti politiche di Mubarak e anzi, fornendo "assicurazioni" che l'assedio di Gaza sarebbe continuato, che la svendita di metano a Tel Aviv sarebbe proseguita, che la Fratellanza Musulmana si sarebbe impegnata contro l'Iran, contro la Siria, contro Hezbollah.
Questi sono i brillanti risultati di quelle scelte.
Meditate gente, meditate.
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mercoledì 3 luglio 2013
In Egitto i morti arrivano a cinquanta mentre si profila uno scontro Ikhwan-Esercito sulla legittimità dell' "ultimatum"!
Intanto però altri membri della compagine governativa, (come i portavoce dell'Esecutivo e della Presidenza) hanno rassegnato le loro dimissioni unendosi ai titolari dei dicasteri dell'Ambiente, del Turismo, degli Affari Legali e delle Comunicazioni, mentre si dice che anche l'attuale Ministro degli Esteri stia valutando la possibilità di rimettere il suo mandato.
La situazione é sempre più tesa e basterebbe pochissimo per far precipitare il Paese delle Piramidi nel baratro del Caos, che sembrava essere riuscito brillantemente ad evitare due anni fa al tempo della prima Rivolta di Piazza Tahrir e delle dimissioni dell'autocrate Mubarak.
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lunedì 1 luglio 2013
Dopo 18 morti, 800 feriti e quattro ministri dimissionari, arriva per Morsi l'Ultimatum dell'Esercito: "Potere al popolo o interveniamo entro 48 ore!"
Aggiorniamo il computo delle vittime dei violentissimi scontri che per tutto il giorno hanno animato le manifestazioni di rabbia e protesta popolare in Egitto contro il Presidente Mohammed Mursi (di cui ricorre appena il primo anniversario dall'insediamento) e contro il Governo guidato dall'Ikhwan musulmana espresso dal primo Parlamento democraticamente e regolarmente eletto dal popolo in oltre settemila anni di Storia del paese.
Secondo le ultime cifre sarebbero cinque le persone perite al Cairo nel rogo della sede dell'Ikhwan, mentre la distruzione di un'altra sede della Fratellanza ad Al-Moqattam sarebbe costata altre cinque vittime, quattro i morti ad Assiut, uno ad Alessandria, uno ad Al-Gharbia uno a Fayoum e uno a Kafr al-Sheik. In totale quindi ci sarebbero stati diciotto morti e un totale variabile tra i 780 e gli 800 feriti.
Intanto quattro Ministri (del Turismo, delle Comunicazioni, degli Affari Legali e dell'Ambiente) hanno rimesso i loro mandati in mano al Premier Hisham Qandil, dimostrando come ormai la Fratellanza Musulmana, pur se rimane la più forte organizzazione politica del paese, si stia trovando via via sempre più isolata e in difficoltà di fronte a un movimento di protesta che forse supera come mobilitazione popolare persino quello scatenatosi a inizio 2011 contro Mubarak.
Intanto si riaffaccia sull'agone politico l'Esercito che, dopo l'uscita i scena degli alti ufficiali dello SCAF, che avevano accompagnato la transizione tra le dimissioni di Mubarak e l'avvento della Democrazia, avrebbe segnalato un proprio 'ultimatum' di 48 all'Ikhwan, intimandole di restituire la sovranità al popolo pena un proprio diretto intervento.
Secondo le ultime cifre sarebbero cinque le persone perite al Cairo nel rogo della sede dell'Ikhwan, mentre la distruzione di un'altra sede della Fratellanza ad Al-Moqattam sarebbe costata altre cinque vittime, quattro i morti ad Assiut, uno ad Alessandria, uno ad Al-Gharbia uno a Fayoum e uno a Kafr al-Sheik. In totale quindi ci sarebbero stati diciotto morti e un totale variabile tra i 780 e gli 800 feriti.
Intanto quattro Ministri (del Turismo, delle Comunicazioni, degli Affari Legali e dell'Ambiente) hanno rimesso i loro mandati in mano al Premier Hisham Qandil, dimostrando come ormai la Fratellanza Musulmana, pur se rimane la più forte organizzazione politica del paese, si stia trovando via via sempre più isolata e in difficoltà di fronte a un movimento di protesta che forse supera come mobilitazione popolare persino quello scatenatosi a inizio 2011 contro Mubarak.
Intanto si riaffaccia sull'agone politico l'Esercito che, dopo l'uscita i scena degli alti ufficiali dello SCAF, che avevano accompagnato la transizione tra le dimissioni di Mubarak e l'avvento della Democrazia, avrebbe segnalato un proprio 'ultimatum' di 48 all'Ikhwan, intimandole di restituire la sovranità al popolo pena un proprio diretto intervento.
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Sette morti in Egitto durante una domenica di manifestazioni e scontri che hanno attraversato l'intero paese!
Qualora si consideri che, dopo appena un anno speso in carica dalla sua elezione, il Presidente egiziano Mohammed Mursi sia riuscito a suscitare contro di sé un movimento popolare di protesta apparentemente ancora più radicato e diffuso di quello che all'inizio del 2011 riuscì con alcuni giorni di agitazione massiccia a causare il collasso del regime dell'autocrate Mubarak (e tutto questo nonostante il fatto che Mursi sia sostenuto dall'Ikhwan musulmana, la più grande associazione politica del paese, due anni fa schierata con l'opposizione) poche parole vengono alla mente per definire la sua presidenza, tra esse, certamente vi é: "Fallimentare".
Nella giornata di ieri, caratterizzata dalla mobilitazione contemporanea di milioni di manifestanti attraverso centri piccoli e grandi del paese, si sono registrati almeno sette morti negli scontri violenti che hanno visto la polizia da un lato cercare di disperdere o quantomento contenere gli assembramenti: una vittima é stata registrata a Beni Souef, un'altra a Fayoum e tre ad Assiut, piccoli centri a Sud del Cairo, mentre due morti sono rimasti sul terreno davanti alla sede nazionale dell'Ikhwan, al Cairo, andata totalmente distrutta da un incendio appiccato dai manifestanti.
Secondo le note del Ministero della Salute i feriti, più o meno gravi, della giornata di ieri ammonterebbero circa a seicento persone. Il coordinamento del movimento di protesta avrebbe già rispedito al mittente con un secco diniego l'offerta di Mursi per una 'normalizzazione' della situazione interna.
Nella giornata di ieri, caratterizzata dalla mobilitazione contemporanea di milioni di manifestanti attraverso centri piccoli e grandi del paese, si sono registrati almeno sette morti negli scontri violenti che hanno visto la polizia da un lato cercare di disperdere o quantomento contenere gli assembramenti: una vittima é stata registrata a Beni Souef, un'altra a Fayoum e tre ad Assiut, piccoli centri a Sud del Cairo, mentre due morti sono rimasti sul terreno davanti alla sede nazionale dell'Ikhwan, al Cairo, andata totalmente distrutta da un incendio appiccato dai manifestanti.
Secondo le note del Ministero della Salute i feriti, più o meno gravi, della giornata di ieri ammonterebbero circa a seicento persone. Il coordinamento del movimento di protesta avrebbe già rispedito al mittente con un secco diniego l'offerta di Mursi per una 'normalizzazione' della situazione interna.
sabato 30 marzo 2013
Sempre più filosionista, il Governo egiziano si scatena contro i tunnel che sostengono Gaza sequestrando tonnellate di carburante!
Altro che apertura del varco di confine di Rafah! Altro che allacciamento di Gaza alla rete elettrica egiziana! Altro che distribuzione di metano e gasolio dal Cairo verso il ghetto palestinese assediato!! Oltre un anno dopo la presa del potere da parte dell'Ikhwan dei Fratelli Musulmani non si é registrato alcun cambiamento in positivo per le condizioni dell'enclave palestinese brutalmente assediata da Israele, anzi! Gli unici cambiamenti si sono avuti in una escalation degli attentati contro i "Tunnel della Vita" e i loro lavoratori che rischiando la pelle ogni giorno riforniscono Gaza di derrate drammaticamente necessarie!
Se bene o male il regime di Mubarak chiudeva un occhio, promettendo la costruzione di barriere che poi in realtà andava a rilento e non bloccavano mai veramente il flusso delle merce importanti, i Fratelli Musulmani di Mursi e soci ansiosi di presentare ottime credenziali filo-imperialiste e filo-sioniste a Washington e a Tel Aviv avranno chiuso oltre 200 passaggi sotterranei finora; il loro 'capolavoro' finora rappresentato dal sequestro di 70 tonnellate di gasolio e benzina avvenuto proprio l'altro giorno.
A Gaza il combustibile é necessario per far funzionare i generatori a combustibile che quasi ogni famiglia possiede per far fronte ai frequenti e prolungati black-out causati dallo shylockiano strangolamento economico imposto dal regime ebraico.
Se bene o male il regime di Mubarak chiudeva un occhio, promettendo la costruzione di barriere che poi in realtà andava a rilento e non bloccavano mai veramente il flusso delle merce importanti, i Fratelli Musulmani di Mursi e soci ansiosi di presentare ottime credenziali filo-imperialiste e filo-sioniste a Washington e a Tel Aviv avranno chiuso oltre 200 passaggi sotterranei finora; il loro 'capolavoro' finora rappresentato dal sequestro di 70 tonnellate di gasolio e benzina avvenuto proprio l'altro giorno.
A Gaza il combustibile é necessario per far funzionare i generatori a combustibile che quasi ogni famiglia possiede per far fronte ai frequenti e prolungati black-out causati dallo shylockiano strangolamento economico imposto dal regime ebraico.
venerdì 29 marzo 2013
Anche Mahmoud Zahar prende la parola nella guerra dei comunicati tra Hamas e la stampa egiziana anti-governativa!
Anche il leader storico di Hamas Mahmoud Zahar (non sappiamo, né possiamo dire, quanto 'spontaneamente' e quanto invece 'tirato per la manica') ha preso la parola nella "Guerra mediatica" che oramai da diverse settimane contrappone i dirigenti e i portavoce del Movimento musulmano palestinese (nonché per volontà degli elettori titolari dell'unico legittimo mandato di Governo sulla Palestina) ai media egiziani (la maggior parte di essi ancora pesantemente infiltrati di uomini selezionati dal passato regime di Mubarak) riguardo alle attività di Hamas in territorio egiziano.Zahar si é riferito esplicitamente alle accuse recentemente mosse dall' "Al-Ahram al-Arabi" che in una sua scorsa edizione aveva accusato esplicitamente Ayman Nofal, Mohamed Ibrahim Abu-Shamala (alias Abu Khalil) e Raed Attar di avere organizzato l'attacco dell'anno scorso al checkpoint di Rafah costato la vita a molte guardie di confine egiziane.
La 'sparata' di "Al-Ahram al-Arabi" era ancora più grave di quella recente di "Al-Youm al-Sabeh", che pur asserendo la stessa cosa perlomeno non faceva nomi precisi. Zahar ha dichiarato di sapere bene chi "imbecchi" tali fasulli 'scoop' alla stampa egiziana nostalgica di Mubarak e preoccupata dei buoni rapporti tra Hamas e l'attuale Governo egiziano, lasciando intendere che si tratti di Palestinesi vicini a Fatah, probabilmente transfughi in Egitto da Gaza a seguito del fallimento del loro golpe da operetta del 2007.
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mercoledì 27 marzo 2013
Mursi Presidente-mollaccione, rinuncia ancora: troppa fatica confermare le elezioni politice, si rimandano di sei mesi!
"Questo é Sir Rodney, il mio cavaliere errante", pronunciava con albagìa il Re in una delle vignette di "Wizard of Id" pubblicata oltre quarant'anni fa, "Un tipo molto coraggioso?" replicava sognante la dama che con lui conversava; "No," la correggeva il Sovrano "Un tipo che fa molti ERRORI!". Confessiamo che, più osserviamo la meno che entusiasmante parabola politica di Mohammed Mursi e più sentiamo forte la tentazione di soprannominarlo "Il Presidente Errante", perché sembra masochisticamente felice di inanellare un errore politico dietro l'altro, da vero capocannoniere dell'autogoal.
Gli scenari post-rivoluzionari sono ambienti adatti ai Robespierre, ai Lenin, ai Khomeini...a individui carismatici e spregiudicati che sappiano prendere la giumenta infuriata della Storia e costringerla al morso e al passo che essi giudicano più appropriato, non ai L'vov, ai Kerenski, ai Carlo Alberto che col loro inane lambiccarsi e pencolare tra varie opzioni di comportamento finiscano per consumarsi nell'inazione più deleteria, eppure, Mursi, (per la cui parte politica non proviamo eccessivi trasporti o entusiasmi) si va dimostrando via via sempre più incapace di prendere decisioni coraggiose e definitive, cercando di accordarsi con un'opposizione che lo detesta e cedendo via via su terreni dove, per imporre la propria egemonia, dovrebbe impuntarsi e tenere duro.
Dopo avere stabilito di tenere nuove elezioni politiche "a rate" tra aprile e fine giugno é bastato il 'nyet' del Potere Giudiziario, unito a un po' di scontri di piazza, per fare recedere dal proposito "Mursi-Tentennatore", che prontamente ha spostato di sei mesi, il prossimo ottobre, la data delle consultazioni...se i giudici gliele lasceranno organizzare!
Un vero rivoluzionario avrebbe contestato la legittimità del verdetto, avrebbe denunciato la Magistratura come un bastione del vecchio regime, fatta di giudici istruiti e nominati 'ad hoc' dal dittatore Mubarak, avrebbe sciolto le corti d'imperio sostitutendole con Tribunali della Rivoluzione...ma Mursi l'Errante, lo abbiamo capito, non é di questa pasta...
Gli scenari post-rivoluzionari sono ambienti adatti ai Robespierre, ai Lenin, ai Khomeini...a individui carismatici e spregiudicati che sappiano prendere la giumenta infuriata della Storia e costringerla al morso e al passo che essi giudicano più appropriato, non ai L'vov, ai Kerenski, ai Carlo Alberto che col loro inane lambiccarsi e pencolare tra varie opzioni di comportamento finiscano per consumarsi nell'inazione più deleteria, eppure, Mursi, (per la cui parte politica non proviamo eccessivi trasporti o entusiasmi) si va dimostrando via via sempre più incapace di prendere decisioni coraggiose e definitive, cercando di accordarsi con un'opposizione che lo detesta e cedendo via via su terreni dove, per imporre la propria egemonia, dovrebbe impuntarsi e tenere duro.
Dopo avere stabilito di tenere nuove elezioni politiche "a rate" tra aprile e fine giugno é bastato il 'nyet' del Potere Giudiziario, unito a un po' di scontri di piazza, per fare recedere dal proposito "Mursi-Tentennatore", che prontamente ha spostato di sei mesi, il prossimo ottobre, la data delle consultazioni...se i giudici gliele lasceranno organizzare!
Un vero rivoluzionario avrebbe contestato la legittimità del verdetto, avrebbe denunciato la Magistratura come un bastione del vecchio regime, fatta di giudici istruiti e nominati 'ad hoc' dal dittatore Mubarak, avrebbe sciolto le corti d'imperio sostitutendole con Tribunali della Rivoluzione...ma Mursi l'Errante, lo abbiamo capito, non é di questa pasta...
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domenica 17 marzo 2013
Ex-membri di Fatah e Anp sorvegliati in Egitto, si temono loro attentati contro rappresentanti di Hamas!
Secondo le rivelazioni di fonti anonime pervenute alle orecchie dei redattori dell'agenzia 'Quds Press' nel corso degli ultimi giorni diversi cittadini palestinesi già membri delle strutture di Fatah o che hanno ricoperto incarichi nella cosiddetta "Autorità Nazionale Palestinese" (che dal 2006 amministra illegalmente la Cisgiordania per conto degli occupanti del regime ebraico) sarebbero stati convocati dalle forze di sicurezza egiziane e i loro movimenti e incontri sottoposti a controlli estremamente intensi e accurati.
Sembra, infatti, che il controspionaggio del Cairo abbia motivo di credere che alcuni palestinesi già legati all'ala nazionalista dell'OLP ma che hanno perso la loro preminenza o i loro incarichi a causa dei rivolgimenti del fallito golpe anti-Hamas e della presa di controllo di Gaza da parte di quest'ultimo potrebbero (ora che rappresentanti del Movimento musulmano sono quasi 'di casa' nell'Egitto di Mursi dominato dall'Ikhwan) aver preparato attentati contro di loro.
Si calcola in circa 4000 il numero di ex-funzionari di Fatah e dell'Anp che, in seguito alla loro clamorosa sconfitta nella Striscia di Gaza dovettero fuggire precipitosamente nel regime di Mubarak, che li accolse a braccia aperte, tra essi molti uomini di Mohamed Dahlan, ex-capo della sicurezza preventiva di Gaza che si é già messo al servizio del Mossad fornendo supporto logistico allo "squadrone della morte" che a Dubai assassinò Mahmoud al-Mabouh.
Sembra, infatti, che il controspionaggio del Cairo abbia motivo di credere che alcuni palestinesi già legati all'ala nazionalista dell'OLP ma che hanno perso la loro preminenza o i loro incarichi a causa dei rivolgimenti del fallito golpe anti-Hamas e della presa di controllo di Gaza da parte di quest'ultimo potrebbero (ora che rappresentanti del Movimento musulmano sono quasi 'di casa' nell'Egitto di Mursi dominato dall'Ikhwan) aver preparato attentati contro di loro.
Si calcola in circa 4000 il numero di ex-funzionari di Fatah e dell'Anp che, in seguito alla loro clamorosa sconfitta nella Striscia di Gaza dovettero fuggire precipitosamente nel regime di Mubarak, che li accolse a braccia aperte, tra essi molti uomini di Mohamed Dahlan, ex-capo della sicurezza preventiva di Gaza che si é già messo al servizio del Mossad fornendo supporto logistico allo "squadrone della morte" che a Dubai assassinò Mahmoud al-Mabouh.
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martedì 26 febbraio 2013
Scandalo in Egitto: il Governo avrebbe comprato 140.000 granate di gas urticante "in preparazione" delle elezioni politiche!
Mentre anche il partito d'opposizione guidato dal semi-sconosciuto Hamdeen Sabahy decide di imitare Mohamed El-Baradei invitando i propri aderenti e simpatizzanti a non recarsi a votare alle prossime elezioni parlamentari annunciate dal Governo e dai partiti attualmente al potere, il quotidiano "Egypt Independent" ha lanciato uno 'scoop' destinato a pesare non poco sul clima di tranquillità politica del Paese delle Piramidi.Il giornale avrebbe infatti rivelato come nel corso del passato mese di gennaio il Governo in carica avrebbe concluso accordi con gli Usa per l'acquisto di ben 140mila granate di gas urticante "CS", lo stesso ampiamente usato dagli sgherri di Mubarak contro i manifestanti di Piazza Tahrir e quotidianamente riversato contro i Palestinesi dei territori occupati dal regime ebraico.
Con questo genere di "riserva" a cui attingere e un clima interno sempre estremamente teso sembra molto difficile che il 22 aprile, secondo le intenzioni del Governo e del Presidente Mursi, possano tenersi regolarmente elezioni condivise e accettate da tutto l'arco costituzionale.
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domenica 24 febbraio 2013
Tra annunci di nuove elezioni e appelli all'astensione l'Egitto si muove verso il caos!
Il Governo egiziano egemonizzato dall'FJP della Fratellanza Musulmana e subordinato alla Presidenza della Repubblica di Mohamed Mursi ha annunciato la prossima organizzazione di una nuova consultazione elettorale parlamentare che possa finalmente dirimere la questione della legittimità istituzionale che é necessario chiarire prima di procedere alle profonde necessarie riforme della cosa pubblica.
Ma, l'annuncio era stato lanciato da poche ore, che subito é risuonato l'appello all'astensionismo da parte del rappresentante dell'opposizione-arcobaleno Mohamed el-Baradei, il quale ha invitato a disertare le prossime urne comparando le prossime elezioni a quelle organizzate dal passato regime di Mubarak. Ci vuole molta "chutzpah" (sfacciataggine, in ebraico) a chiamare in causa Mubarak da parte di El-Baradei, che ricordiamo in OTTIMI rapporti con la passata dittatura, tanto da accettare incarichi istituzionali da essa e da rappresentarla nell'agone internazionale come quando era Segretario dell'IAEA.
L'opposizione 'laica/secolare/socialista/nasserista' ha compiuto secondo noi un GRAVISSIMO ERRORE quando, "tanto per far numero" ha accettato nei suoi ranghi personaggi come El-Baradei, gravemente compromesso col passato regime; pur non essendo certamente sostenitori di Mursi o entusiasti delle sue politiche tentennanti e indecise (tranne quando si tratta di farsi bello con Israele chiudendo qualche tunnel verso Gaza).
Ma, l'annuncio era stato lanciato da poche ore, che subito é risuonato l'appello all'astensionismo da parte del rappresentante dell'opposizione-arcobaleno Mohamed el-Baradei, il quale ha invitato a disertare le prossime urne comparando le prossime elezioni a quelle organizzate dal passato regime di Mubarak. Ci vuole molta "chutzpah" (sfacciataggine, in ebraico) a chiamare in causa Mubarak da parte di El-Baradei, che ricordiamo in OTTIMI rapporti con la passata dittatura, tanto da accettare incarichi istituzionali da essa e da rappresentarla nell'agone internazionale come quando era Segretario dell'IAEA.
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| El-Baradei e Mubarak...ieri...non sembravano molto nemici, no? |
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giovedì 7 febbraio 2013
I voltafaccia di Mursi di fronte alla coerenza della linea iraniana sulla Siria e alle vittorie delle truppe di Assad!
MURSI 2012: "NON INCONTERO' UN SOLO INVIATO IRANIANO FINO A QUANDO TEHERAN NON ABBANDONERA' BASHAR ASSAD!"
MURSI E AHMADINEJAD FEBBRAIO 2013: TEHERAN HA ABBANDONATO ASSAD O MURSI HA DOVUTO FARE I CONTI CON LA REALTA'????
LASCIAMO AI NOSTRI LETTORI L'INTERPRETAZIONE DI DICHIARAZIONI, FOTO E FATTI!!!
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mercoledì 6 febbraio 2013
Il Presidente iraniano Ahmadinejad accolto trionfalmente al Cairo dove si trova per il vertice OIC!
In un momento di forte tensione tra una parte della popolazione egiziana e le istituzioni a guida Ikhwan/FJP/Mursi uscite dalle prime consultazioni elettorali Post-Mubarak la conferenza dell'Organizzazione Islamica per la Cooperazione (già Organizzazione della Conferenza Islamica) al Cairo é servita a polarizzare molta attenzione, specialmente da parte degli oppositori. L'arrivo del Presidente iraniano Ahmadinejad, che si é detto felice del miglioramento dei rapporti Cairo-Teheran e ha pronosticato un loro ulteriore rafforzamento nel prossimo futuro, é stato salutato con entusiasmo da un buon numero di cittadini cairoti, che si sono stretti attorno all'illustre ospite con cartelli e slogan di benvenuto.
Chissà come classificheranno questo evento certi "odiatori dell'Iran" di professione...certo vedranno negli egiziani festanti una pericolosa 'quinta colonna' della 'marea sciita'!!! :D
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