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martedì 22 ottobre 2013

Le giravolte di Khaled Mishaal irritano i terroristi wahabiti in Siria che protestano e lo sconfessano!

Folgorato sulla via "da e per" Damasco come un moderno San Paolo con lo sconto (Prendi Due paghi Uno) Khaled Mishaal dopo aver dichiarato che "ha sventolato la bandiera dei terroristi per sbaglio" ha invitato i miliziani armati Anti-Assad a "desistere dalla violenza" e "comporre pacificamente le loro divergenze col Governo".

Ovviamente la risposta venuta dai ratti takfiri pagati da Arabia Saudita e Israele non si é fatta attendere ed é stata, come dire, "meno che educata". Certo Mishaal ha molte difficoltà attualmente a convincere chicchessia della sincerità delle proprie parole (si sa che chi ha abbandonato un alleato per un altro e poi ha cambiato ulteriormente idea non sia per così dire, un mostro di affidabilità).

Più successo di lui nella 'retromarcia' sembra lo abbia avuto Moussa Abu Marzouk che, mesi fa secondo solo a Mishaal nel suo entusiasmo per la svolta pro-Ikhwan e pro-Qatar, si é rapidamente riallineato a Mahmoud Zahar sostenendo la necessità di recuperare la solidarietà dell'Iran e dell'Asse della Resistenza (suggeriamo al leader storico Zahar di tenere d'occhio molto da presso questo "neo-coverso"...).

Il politologo libanese Ali al-Amin, parlando al quotidiano "Asharq al-Awsat" ha preconizzato che la linea filoiraniana, filosiriana e filo-Hezbollah tornerà presto a essere la principale "Stella Polare" di Hamas, e che però, per far totalmente dimenticare l'incidente di percorso del 2012-13 forse il giubilamento di Mishaal potrà rendersi necessario.


domenica 8 settembre 2013

I Musulmani sunniti di Siria rifiutano il settarismo saudita e si stringono in preghiera ai loro fratelli cristiani!

Una intensa celebrazione di preghiera e digiuno per la pace si è tenuta nella grande Moschea degli Omayyadi a Damasco. Il momento di preghiera è stato voluto e presieduto dal Gran Muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassoun, alla presenza di capi religiosi musulmani sunniti, sciiti, alawiti, ismaeliti, drusi e anche di rappresentanti di altre religioni, come ebrei e cristiani.

Raggiunto dall’Agenzia Fides, il Gran Muftì Hassoun ha spiegato lo spirito dell’iniziativa: “Pregheremo con le intenzioni del Papa Francesco, per chiedere a Dio che ci aiuti a trovare la via della pace. La pace passa attraverso la riconciliazione e il perdono reciproco fra i siriani”. Il Muftì ha emanato un editto proclamando per il 7 settembre una speciale giornata di digiuno per i fedeli musulmani “anche in solidarietà con i tragici fatti di Maaloula (il villaggio cristiano a Nord di Damasco attaccato da islamisti nei giorni scorsi): nessuno di noi si aspettava che in Siria si potesse arrivare all’estremo di dissacrare le chiese e colpire i simboli della cristianità.

Siamo molto tristi quando l’islam è usato come ideologia estremista che giunge a volere l’eliminazione dell’altro. La maggior parte dei musulmani siriani ha sempre visto i cristiani come fratelli”. Il Muftì afferma che la Siria è, come la Terrasanta, “culla del cristianesimo”, e tal proposito ha ricordato a Fides un suo pellegrinaggio a Betlemme “dove ho avuto l'onore di andare. Nel Santuario della grotta, una vecchia suora mi chiese: Cosa fai? Risposi: sto pregando perché sono in un luogo santo. E lei si mise pregare a fianco a me”.

“Damasco non è lontana da quei luoghi santi perché Dio l'Onnipotente l’ha scelta come luogo dove aprire gli occhi e il cuore dell'Apostolo Paolo. Anche il nostro comune Padre Abramo è giunto fino alla provincia di Damasco”. “Noi musulmani siriani siamo orgogliosi non solo di proteggere i cristiani, ma di essere la cornice entro cui la cristianità si è potuta esprimere e diffondere nel mondo come messaggio di pace, in quanto Gesù Cristo è il Principe della Pace.

Per questo oggi nella moschea degli Omayyadi, dove sono custodite le reliquie del profeta Giovanni Battista, luogo di pellegrinaggio comune per cristiani e musulmani, la nostra preghiera per la pace sarà unita con il Papa a Roma, in comunione con tutti credenti di altre denominazioni e con tutti gli uomini di buona volontà”. “Vogliamo evitare una guerra regionale – ha concluso – perché questa porterebbe in Siria i poteri oscuri dell’estremismo, del radicalismo e della discriminazione sotto la bandiera dell’islam, il che è completamente falso, e questi poteri servirebbero a sfigurare la bellezza secolare della convivialità”.