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domenica 23 aprile 2017

Ecco il VERO ISLAM SUNNITA che si oppone armi in mano agli 'eroi' takfiri di Del Grande!

Una foto che vale più di mille articoli (come già questa precedente).

Una foto che SPUTTANA gabriele del grande e le sue incredibili stronzate.

Speriamo che del grande sia molto impegnato a soddisfare i secondini turchi.

Perché uno che coi soldi dell'usuraio Soros propala la MENZOGNA della guerra contro la Siria come 'scontro religioso' deve passare quelle e altre più atroci angherie.

E' solamente giusto.

giovedì 2 giugno 2016

Bomba takfira fa cinque morti e molti feriti a Latakia; le forze siriane bloccano un secondo attentatore appena in tempo!

Circa un'ora fa un'esplosione ha sconvolto il piazzale fuori dalla Moschea Al-Rashideen nella città costiera di Latakia, precisamente nel quartiere di Al Datour.

L'evento è stato causato da un attentatore suicida che si é fatto esplodere al momento dell'uscita dei fedeli dalla preghiera pomeridiana.

domenica 24 gennaio 2016

La Guida Suprema Khamenei incontra i commando dell'IRGC che hanno catturato gli intrusi americani nelle acque dell'Isola Fars!

La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica Ayatollah Ali Khamenei ha voluto incontrare di persona gli uomini delle forze navali della Guardia Rivoluzionaria che poco più di dieci giorni fa hanno sorpreso nelle acque territoriali iraniane due natanti americani prendendo in custodia i battelli e i loro equipaggi, i cui componenti sono stati rilasciati poco dopo aver firmato scuse ufficiali per la propria intrusione.

sabato 15 agosto 2015

Il Vice di Nasrallah Sceicco Qassem vola a Teheran e tiene un discorso prima della preghiera del venerdì!

Il Vicesegretario di Hezbollah, Sceicco Naeem Qassem, é volato a Teheran; che questa visita sia strettamente collegata con quella appena effettuata a Beirut dal Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif é abbastanza autoevidente, e ha come motivazione gli intensi sforzi della Repubblica Islamica per trovare una soluzione alla situazione siriana (in cui, come rendiamo precisa e puntuale cronaca da anni, i combattenti di Hezbollah giocano un ruolo insostituibile).

lunedì 23 marzo 2015

Le preghiere del Patriarca Ortodosso Yazigi hanno aiutato la vittoria siriana a Sheik Hilal, proteggendo la città di Hama!

Nel corso del weekend appena concluso il Patriarca Greco-Ortodosso Giovanni X Yazigi di Antiochia aveva concluso una visita pastorale di quattro giorni nella città di Hama, restituita all'ordine e alla sicurezza dai sacrifici vittoriosi delle forze governative siriane; nel corso del momento culminante della sua quattro giorni ad Hama, una messa solenne nella storica Cattedrale di San Giorgio, il Patriarca aveva innalzato le sue preghiere affinché l'Altissimo proteggesse e aiutasse l'Esercito nella sua lotta contro il fanatismo, la crudeltà disumana e sanguinosa dei terroristi che da anni attaccano e tormentano la patria siriana nel cui seno da secoli convivono in pace e amicizia cristiani, musulmani di diverse sette e drusi e yazidi e membri di altre etnie e religioni ancora.

domenica 8 settembre 2013

I Musulmani sunniti di Siria rifiutano il settarismo saudita e si stringono in preghiera ai loro fratelli cristiani!

Una intensa celebrazione di preghiera e digiuno per la pace si è tenuta nella grande Moschea degli Omayyadi a Damasco. Il momento di preghiera è stato voluto e presieduto dal Gran Muftì di Siria, Ahmad Badreddin Hassoun, alla presenza di capi religiosi musulmani sunniti, sciiti, alawiti, ismaeliti, drusi e anche di rappresentanti di altre religioni, come ebrei e cristiani.

Raggiunto dall’Agenzia Fides, il Gran Muftì Hassoun ha spiegato lo spirito dell’iniziativa: “Pregheremo con le intenzioni del Papa Francesco, per chiedere a Dio che ci aiuti a trovare la via della pace. La pace passa attraverso la riconciliazione e il perdono reciproco fra i siriani”. Il Muftì ha emanato un editto proclamando per il 7 settembre una speciale giornata di digiuno per i fedeli musulmani “anche in solidarietà con i tragici fatti di Maaloula (il villaggio cristiano a Nord di Damasco attaccato da islamisti nei giorni scorsi): nessuno di noi si aspettava che in Siria si potesse arrivare all’estremo di dissacrare le chiese e colpire i simboli della cristianità.

Siamo molto tristi quando l’islam è usato come ideologia estremista che giunge a volere l’eliminazione dell’altro. La maggior parte dei musulmani siriani ha sempre visto i cristiani come fratelli”. Il Muftì afferma che la Siria è, come la Terrasanta, “culla del cristianesimo”, e tal proposito ha ricordato a Fides un suo pellegrinaggio a Betlemme “dove ho avuto l'onore di andare. Nel Santuario della grotta, una vecchia suora mi chiese: Cosa fai? Risposi: sto pregando perché sono in un luogo santo. E lei si mise pregare a fianco a me”.

“Damasco non è lontana da quei luoghi santi perché Dio l'Onnipotente l’ha scelta come luogo dove aprire gli occhi e il cuore dell'Apostolo Paolo. Anche il nostro comune Padre Abramo è giunto fino alla provincia di Damasco”. “Noi musulmani siriani siamo orgogliosi non solo di proteggere i cristiani, ma di essere la cornice entro cui la cristianità si è potuta esprimere e diffondere nel mondo come messaggio di pace, in quanto Gesù Cristo è il Principe della Pace.

Per questo oggi nella moschea degli Omayyadi, dove sono custodite le reliquie del profeta Giovanni Battista, luogo di pellegrinaggio comune per cristiani e musulmani, la nostra preghiera per la pace sarà unita con il Papa a Roma, in comunione con tutti credenti di altre denominazioni e con tutti gli uomini di buona volontà”. “Vogliamo evitare una guerra regionale – ha concluso – perché questa porterebbe in Siria i poteri oscuri dell’estremismo, del radicalismo e della discriminazione sotto la bandiera dell’islam, il che è completamente falso, e questi poteri servirebbero a sfigurare la bellezza secolare della convivialità”.

giovedì 8 marzo 2012

Manifestazione a Gaza per indurre l'Egitto a rifornire la Striscia di carburante!


Dimostranti palestinesi hanno picchettato l'ambasciata egiziana a Gaza con bandiere e striscioni per invitare il Governo del Cairo a supplire alla penuria di carburante ed energia causata nel ghetto assediato dallo strangolamento economico sionista; la maggior parte degli astanti erano pazienti delle strutture sanitarie dell'enclave litoranea la cui salute dipende in qualche modo da terapie legate alla regolarità della fornitura elettrica, messa gravemente in forse dalla carenza di combustibile che ha forzato recentemente la chiusura dell'ultimo gruppo generatore della centrale elettrica della Striscia.

I palestinesi riunitisi a Gaza hanno espresso che, per una soluzione definitiva della questione l'intera Striscia venga connessa permanentemente alla rete elettrica egiziana, mentre, in un evento correlato, l'Autorità per l'Energia e le Risorse Naturali di Gaza ha comunicato al Governo del Cairo di avere completato le procedure tecniche per ricevere la promessa fornitura di combustibile diesel che dovrebbe perlomeno calmierare l'attuale emergenza. Un'area nei pressi di Rafah sarebbe stata approntata per ricevere quanto recentemente promesso dall'Egitto.

Ancora una volta, secondo le stesse parole del Portavoce dell'Authority Ahmed Abul Amrin, per la sopravvivenza del ghetto palestinese assediato si sono rivelati fondamentali i "Tunnel della Vita", arterie di contrabbando attraverso le quali lo stesso Governo di Hamas ha ammesso che una minima quantità di diesel, sufficiente a riattivare per poche ore al giorno almeno un generatore della centrale elettrica, é stata procurata, sia pure con gravi rischi e un alto prezzo.
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sabato 3 marzo 2012

Haniyeh: "La penuria di energia a Gaza non modificherà di un millimetro la posizione di Hamas, del Governo, della Resistenza!"


Il Premier palestinese Ismail Haniyeh, parlando nel corso delle preghiere del venerdì, ha dichiarato che l'attuale crisi energetica di Gaza, provocata dal perdurante assedio sionazista, al contrario di quanto sperano i suoi fomentatori e i suoi architetti di Tel Aviv e Washington non modificherà "nemmeno di un millimetro" la posizione dell'Esecutivo, del Movimento Hamas e del fronte della Resistenza, che rimane fedele ai suoi obiettivi e ai suoi intenti e non é intenzionato a rilasciare alcuna concessione, 'riconoscimento' o altro nei confronti del campo dell'occupazione sionista.

"Vi sono partiti, forze, schieramenti che vorrebbero che il nostro Governo, il nostro Movimento, assumessero un'atteggiamento pacioso, rilassato, conciliatore e sottomesso, ma noi daremo uno schiaffo alle loro aspettative trovando una soluzione definitiva e radicale al problema dell'approvvigionamento energetico, che tuttavia conservi intatta la nostra dignità e i nostri intenti". Haniyeh ha lasciato intendere che sono a buon punto i contatti con diversi stati arabi, specialmente con l'Egitto, mediati da diverse personalità islamiche per fare in modo che Gaza riceva dall'esterno l'energia che non può più produrre autonomamente.

"E' bene che queste forze e questi partiti cessino di fare pressioni verso di noi perché deve essere loro chiaro una volta per tutte che né la penuria di corrente elettrica né nessun altro genere di penuria riusciranno a farci modificare atteggiamento e intenzioni". In conclusione Haniyeh ha dichiarato che spera quanto prima di vedere risolto il problema dell'elettricità a Gaza visto che é uno di quelli che ha causato più disagi e sofferenze alla popolazione civile, la quale tuttavia ha regito esemplarmente stringendosi attorno al Governo, alle forze di Hamas e agli altri rappresentanti del Fronte della Resistenza.
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venerdì 27 gennaio 2012

Cambio di passo nelle proteste in Giordania: ragazzo condannato a due anni per aver bruciato un poster del reuccio ascemita!


Un tribunale speciale militare di Amman ha condannato Uday abu Issa, appena diciottenne, a due anni di reclusione per avere "minato la dignità del Re", bruciando un manifesto con la foto del piccolo Abdullah II dopo averlo strappato dal muro durante una manifestazione a Madaba, località a Sud della capitale del regno ascemita. La protesta era stata scatenata dall'autoimmolazione di un impiegato statale, di cui avevamo dato puntuale notizia su queste stesse pagine.

L'avvocato di Abu Issa aveva impetrato il perdono della casa reale invocando la giovane età dell'imputato, ma evidentemente non é stato ascoltato. Anche la ONG umanitaria Human Rights Watch aveva chiesto di lasciar cadere le accuse contro il ragazzo, argomentando per bocca di Cristoph Wilcke che bruciare una immagine di un personaggio pubblico é un'affermazione politica, non un attentato e quindi non andrebbe perseguito come tale.

"Condannare come criminale questo atto lancia un messaggio agghiacciante: vuol dire dare a intendere che la critica alla figura e al ruolo del Sovrano é off limits, vuol dire mettere la Giordania al livello di monarchie assolute e dittature". Finora le frequenti dimostrazioni politiche che si susseguono in Giordania da almeno un anno non avevano mai rivolto biasimo alla figura del Re, ma piuttosto alla sua condotta indecisa nel pilotare un programma di riforma della Cosa Pubblica. Forse questo evento segnala un cambio di marcia nella protesta, dopo mesi di misure parziali e inefficaci forse i Giordani cominciano a vedere il Reuccio Abdullah come parte del problema piuttosto che della soluzione.
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venerdì 13 gennaio 2012

Impiegato statale in miseria si dà fuoco in Giordania: squadracce di picchiatori contro i dimostranti che lo commemorano!


Come in Tunisa poco più di dodici mesi fa anche la Giordania, scossa da mesi e mesi di proteste, manifestazioni e fumose promesse di 'riforma' da parte di una Casa Reale che si sente sempre più assediata, ha assistito a un'episodio di auto-immolazione, risultato nella morte di un impiegato statale 51enne.

La motivazione per un atto tanto estremo sta da ricercarsi nel fatto che l'uomo, pur avendo un lavoro regolare come impiegato statale trovava tuttavia impossibile riuscire a sostenere adeguatamente la propria famiglia. Il fatto aiuta a capire come la corruzione anche a livelli medio-bassi sia tanto endemica nell'apparato pubblico giordano: a volte non é questione di avidità, ma di sopravvivenza.

Puntualmente, dopo le tradizionali preghiere del venerdì, gruppi di dimostranti antigovernativi, principalmente riconducibili al Fronte Islamico d'Azione, ma anche indipendenti o aderenti ad altri partiti e movimenti, si sono radunati sotto lo slogan "Anche Noi siamo Cittadini Infiammabili". Ad Amman si sono riportati scontri tra squadracce di bastonatori realisti e dimostranti, che sono proseguite sotto gli occhi indifferenti della polizia che non ha fatto nemmeno finta di cercare di dividere gli aggressori dagli aggrediti.
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domenica 1 gennaio 2012

Il Mondo Musulmano inizia il 2012 con una preghiera collettiva di ringraziamento per il ritiro Usa dall'Irak!


Riprendiamo la notizia da un articolo firmato dall'Iraniano Hamed Nematollahi tramite il quale siamo venuti a conoscenza che oggi, dopo l'usuale preghiera di "Maghrib" che si tiene dopo il tramonto del sole ma prima dell'arrivo del buio completo, milioni e milioni di fedeli musulmani in ogni parte del mondo si uniranno nel tributare all'Altissimo uno speciale ringraziamento per aver concesso, dopo nove anni di sanguinosa e umiliante occupazione militare, il totale e completo ritiro delle truppe d'invasione americane dal territorio irakeno.

Secondo i rapporti emessi dall'ufficio di pubbliche relazioni del "Comitato Popolare per la Commemorazione dei Comandanti Martiri del Mondo Islamico", che ha sede in Iran, migliaia e migliaia di inviti sono stati estesi a moschee e associazioni religiose e culturali non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa, in Asia, in Europa e perfino in Nordamerica e negli Usa per invitare gli imam e le altre guide spirituali a farsi promotori di questa iniziativa. Il responso, apparentemente, sarebbe stato "molto più positivo delle previsioni".
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martedì 8 novembre 2011

Assad dichiara: "Le sfide che affrontiamo riguardano libertà e indipendenza del Paese; non possiamo far altro che vincerle!"


Il Presidente siriano Bashir al-Assad, rafforzato e incoraggiato dal sostegno popolare ricevuto attraverso questi mesi di incertezza, tribolazioni e dolore per i gravi crimini e le aggressioni compiute in diverse province del paese da criminali, traditori ed elementi terroristici infiltrati e armati da potenze straniere, ha recentemente dato il suo assenso a implementare il piano della Lega Araba per uscire dall'emergenza senza tuttavia trascurare le sincere richieste di riforma venute da alcuni strati della popolazione (che tuttavia mai si sono mischiati con i provocatori violenti e gli attentatori).

"Il popolo di Siria, con la sua compattezza contro la sedizione, il terrorismo e l'interferenza straniera, con la sua fedeltà ai suoi principi basati su diritti legittimi e inalienabili, forma la più solida base e la più impervia protezione contro ogni genere di complotto, presente o futuro", ha dichiarato Assad dopo aver preso parte alle preghiere dell'Eid al-Adha nella provincia di Al-Rqa ed essersi ivi incontrato con personalità politiche, economiche e della società civile locale, rassicurandole che "Il Paese rimarrà forte e stabile e tramite decisioni libere e condivise arriverà presto a recuperare tutti i suoi diritti nazionali", indicando quindi non solo la volontà di condurre la Siria fuori dalle mire di potenze straniere, ma di farle recuperare la sovranità anche su quella parte di paese (il Golan) tuttora occupato dalla nemica potenza sionista.

"Quando le sfide che ci si parano davanti hanno a che fare con la sovranità, l'indipendenza e l'autonomia del nostro paese, ogni Siriano non ha altra strada da percorrere se non quella che conduce alla vittoria", ha concluso il Presidente, suscitando l'approvazione e l'entusiasmo di tutti i presenti.
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lunedì 7 novembre 2011

Haniyeh in occasione dell'Eid al-Adha: "La Resistenza ha liberato Gaza e i prigionieri; il compromesso non libera niente!"


Ismail Haniyeh, Premier palestinese democraticamente eletto, ha come di consueto guidato le preghiere in occasione delle cerimonie dell'Eid al-Adha, la festività del Sacrificio, estendendo l'augurio che tutti gli Arabi e tutti i Musulmani della Terra che si trovano tuttora a languire sotto regimi corrotti e ingiusti riescano, come già hanno fatto gli abitanti di Tunisia, Egitto e Libia, a spezzare le loro catene e cacciare sovrani e dittatori asserviti all'arroganza dell'imperialismo capitalista e del sionismo razzista.

Il Primo Ministro ha aggiunto che queste nazioni dovranno prima di tutto preoccuparsi di cacciare ogni straniero occupante o invasore dalle loro terre, ponendo a esempio preclaro la città santa di Gerusalemme e la Palestina occupata nel '48 e nel '67 dall'illegittima entità sionista. A questo riguardo ha citato le grandi vittorie del ritiro sionista dalla Striscia di Gaza della liberazione degli oltre mille prigionieri politici, indicando le costanza e la perseveranza nella Resistenza possono avere la meglio anche in situazioni di gravissimo squilibrio di forze.

Hamas, Movimento islamico di Resistenza, ha sempre percorso con convinzione la strada della lotta, rifiutando ogni riconoscimento, ogni accordo, ogni 'trattativa' con Israele, eppure proprio le iniziative di Hamas hanno portato a queste grandi vittorie, mentre la strada del compromesso seguita dai dirigenti di Fatah é riuscita solo a cementare la presa sionista sulla Cisgiordania occupata, dove negli ultimi 17 anni gli insediamenti illegali di miliziani ebrei fanatici si sono estesi e moltiplicati come funghi velenosi.
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domenica 16 ottobre 2011

Hanyieh: "Oggi abbiamo liberato mille fratelli e sorelle, domani libereremo Gerusalemme e la Santa Al-Aqsa!"


Il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh ha dichiarato che i suoi sentimenti di gioia per il rilascio dei prigionieri politici dalle carceri sioniste non saranno completi fino a quando anche quelli che per ora non é stato possibile far rilasciare non saranno finalmente liberi.

Haniyeh ha rilasciato queste dichiarazioni nel sermone del venerdì che é servito anche da augurio di buon viaggio ai pellegrini cui é stato permesso di lasciare la Striscia di Gaza per recarsi alla Mecca: "La nostra gioia e la nostra Vittoria non saranno complete fino a quando non saranno liberi ogni metro della nostra terra e ogni singolo detenuto politico. Oggi liberiamo mille fratelli, domani libereremo gli altri, insieme ad Al-Quds e alla Santa Moschea di Al-Aqsa".

Il Premier ha descritto l'accordo come un ottimo compromesso che, facendo rilasciare tutte le donne, molti ergastolani e altri detenuti con pene molto lunghe rafforzerà l'unità e la coesione del popolo palestinese, sia esso a Gaza, in Cisgiordania, a Gerusalemme o nei territori occupati del '48, tutti i Palestinesi celebreranno il rilascio, una vittoria ottenuta con la dedizione, la determinazione e la capacità di lottare e soffrire".
Haniyeh ritratto durante il suo 'Haji' alla Mecca.
Haniyeh ha raccomandato ai pellegrini di portare un messaggio a tutta l'Umma musulmana: "Ci sono migliaia e migliaia di altri detenuti nelle carceri dell'occupazione, la Palestina stessa langue occupata, Gerusalemme, terzo luogo santo della Fede, é assediata e offesa ogni giorno; il vostro messaggio all'Umma deve essere quello di correre in aiuto a Gaza, ad Al-Quds, non dimenticare la Palestina e i suoi profughi".
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venerdì 15 luglio 2011

Il "piccolo re" ascemita scatena i suoi sbirri contro il popolo in protesta! Inizia finalmente a vacillare il trono di Abdullah?


Almeno dieci persone sono rimaste ferite negli scontri scoppiati ad Amman dopo le consuete preghiere del venerdì, quando migliaia di persone, uscite dalla Moschea di Hussein, hanno cercato di marciare sul Municipio gridando slogan contro il Governo e il monarca.

Quel che appare singolare é che quasi tutti i feriti non si contano tra i manifestanti, che pure sono stati dispersi dagli sbirri di re Abdallah non certo con le buone maniere, ma tra reporter e giornalisti, che dichiarano: "Ci hanno presi di mira, i giubbotti e le pettorine con scritto "stampa" non sono servite a proteggerci, anzi, gli hanno indicato chiaramente chi dovevano colpire!".

Accanirsi contro i rappresentanti della stampa e dell'informazione é uno dei segni distintivi dei tiranni, quei 'tiranni' che l'occidente ipocrita dice di voler denunciare e combattere, ma si sa che la casa ascemita di Giordania é troppo benvoluta da Usa e Israele, (E come! Ha ammazzato un sacco di Palestinesi e li ha spinti a emigrare in Libano per poterlo destabilizzare!!) per dover pagare lo scotto di comportamenti come questi.

Ma nella giornata di oggi oltre che ad Amman si sono tenute manifestazioni anche a Tafileh, Man, Karak, Irbid e Jerash. Forse, nel prossimo futuro, il piccolo re ascemita si troverà di fronte manifestazioni tanto grandi e tanto diffuse da non poter sperare di trarsi d'impaccio facendo manganellare qualche giornalista.
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sabato 11 giugno 2011

I Palestinesi di Gerusalemme difendono la Moschea di Al-Aqsa dagli attacchi israeliani, mettendo in fuga l'esercito sionista a colpi di...scarpe!


Truppe del regime di occupazione sionista hanno cercato due volte di attaccare la spianata della Moschea di Al-Aqsa nel giorno di preghiera del venerdì ma sono state respinte entrambe le volte dalla determinata reazione dei fedeli palestinesi, che di fronte alle cariche dei soldati armati di gas urticanti, granate assordanti e proiettili di plastica con anima in acciaio sono ricorsi persino a lanciare loro contro le proprie scarpe, lasciate al di fuori della moschea.

Secondo il racconto degli eventi della Fondazione Al-Aqsa il primo assalto sionista é stato tentato dal cancello di Magharba ed é stato respinto quasi subito dai fedeli presenti; il giornalista palestinese Rasem Abdel Wahid ha confermato questa versione aggiungendo che, mentre sostenevano le ripetute cariche dei soldati israeliani, i Palestinesi presenti cantavano: "Con il nostro sangue e le nostre anime ti difenderemo, o Aqsa". La moschea di Al-Aqsa, detta anche "Il Nobile Santuario" è il terzo luogo sacro dell'Islam dopo La Mecca e Medina.

L'attacco quindi é stato ripetuto, questa volta dai cancelli di Mgharba e Silsila contemporaneamente, nella speranza di forzare la resistenza dei fedeli con una manovra a tenaglia, ma anche questa astuzia si é presto rivelata inutile di fronte allo zelo e alla determinazione degli abitanti di Gerusalemme, che hanno messo in fuga gli invasori sionisti da entrambe le entrate. Gli attaccanti hanno rapito tre Palestinesi, portandoli al centro di detenzione di Maskoubyia. L'attacco di ieri non é che l'ennesima provocazione da parte del regime ebraico, che non fa mistero di volere attaccare e demolire la Moschea nel quadro delle sue deliranti politiche di giudaizzazione forzata di Gerusalemme.
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sabato 4 giugno 2011

Leader religioso egiziano sprona i musulmani alla solidarietà con i Palestinesi, saluta le nuove relazioni tra Egitto e Iran!


Il prestigioso e rinomato leader religioso Jamaluddin Qutb, che guida la preghiera del venerdì nella più importante moschea del Cairo e che insegna alla prestigiosa Università di Al-Azhar ha espresso, durante il suo sermone di ieri "profonda delusione" rispetto a quella che ha definito come "perdurante incapacità" della comunità araba e musulmana di confrontare le atrocità israeliane contro il Popolo di Palestina.

"Mente i musulmani abitano 54 nazioni nel mondo e ammontano a quasi due miliardi di persone i politici sionisti e filosionisti in Israele e in Occidente, pur ammontando a una infima frazione di questo numero continuano a occupare la Palestina e lanciano aggressioni, invasioni e provocazioni in tutto il mondo islamico", ha articolato Qutb durante un servizio religioso in onore dell'anniversario della morte dell'Ayatollah Khomeini.


Citando e commentando alcuni passi del Corano il leader religioso ha fatto appello alla solidarietà tra musulmani che deve estendersi a tutti i campi "Inclusi quello economico, politico e militare; se riusciremo a rafforzarci vicendevolmente in tutti questi aspetti allora il sionismo internazionale sarà costretto a mangiare la polvere". Ricordando le numerose similitudini tra la Rivoluzione iraniana del 1979 e quella egiziana del 2011 Qutb ha lodato i recenti passi avanti per il ristabilimento di relazioni amichevoli tra il Cairo e la Repubblica islamica".


Qutb nel suo discorso ha inoltre sottolineato come il definitivo trionfo degli elementi religiosi della Rivoluzione iraniana sia avvenuto l'11 febbraio del '79, lo stesso giorno in cui, nel 2011, il corrotto tiranno filo-israeliano e filo-americano Hosni Mubarak ha ufficialmente rassegnato le sue dimission, indicando come, a suo dire, la coincidenza indichi un collegamento e una continuità provvidenziale tra i due eventi.
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lunedì 31 gennaio 2011

Khatami da Teheran: "Assistiamo alla nascita di un Nuovo Medio Oriente che farà coesistere islam e democrazia"


Si sta creando un nuovo Medio Oriente, nel quale i partiti politici a ispirazione musulmana, con buona pace dei fallaci occidentalisti, delle biliose prefiche delle crociate neoconservatrici, degli "zio tom" d'occasione alla Magdi Allam, avranno una rilevanza e un peso sempre maggiore.

"I recenti eventi nella regione dimostrano che i popoli musulmani sono decisi a liberarsi dal controllo degli stati uniti e dei loro lacché", a dirlo é stato Seyyed Ahmed Khatami, che ha guidato la preghiera di venerdì scorso a Teheran; le sue dichiarazioni sono state raccolte e diffuse dall'Agenzia Mehr.

Dopo la cacciata del tiranno di Tunisi Ben Ali i tre paesi che sono stati scossi da rivolte e sommovimenti popolari sono stati Egitto, Giordania e Yemen, i tre più importanti alleati degli Usa nella regione; non sono stati la Siria, né la Turchia né l'Iran a scendere in piazza, ma proprio ed esattamente i paesi più sottomessi all'influenza politica ed economica della Casa Bianca e del Consenso di Washington (ambedue agenzie degli interessi israeliani e sionisti).

Khatami, che guidava la preghiera davanti al pubblico radunato all'Università della capitale persiana ha elaborato: "Oggi in Medio Oriente assistiamo alla nascita di un nuovo mondo che chiede la contemporanea presenza dell'Islam e della Democrazia, le due cose non sono in contrasto, come vorrebbero farci credere gli Stati Uniti e i loro lacché".
L'ex Shah di Persia Reza Palhavi in una foto dell'esilio, poche settimane prima della morte.
"Il fato subito da Ben Ali e verso cui si sta forse avviando anche Mubarak é lo stesso identico dello Shah Reza, servo di americani e israeliani, che se ne andò a morire proprio al Cairo, ospite di quel Sadat che stava a sua volta per pagare il massimo prezzo per avere svenduto a Washington il suo popolo e il suo paese".