Folgorato sulla via "da e per" Damasco come un moderno San Paolo con lo sconto (Prendi Due paghi Uno) Khaled Mishaal dopo aver dichiarato che "ha sventolato la bandiera dei terroristi per sbaglio" ha invitato i miliziani armati Anti-Assad a "desistere dalla violenza" e "comporre pacificamente le loro divergenze col Governo".
Ovviamente la risposta venuta dai ratti takfiri pagati da Arabia Saudita e Israele non si é fatta attendere ed é stata, come dire, "meno che educata". Certo Mishaal ha molte difficoltà attualmente a convincere chicchessia della sincerità delle proprie parole (si sa che chi ha abbandonato un alleato per un altro e poi ha cambiato ulteriormente idea non sia per così dire, un mostro di affidabilità).
Più successo di lui nella 'retromarcia' sembra lo abbia avuto Moussa Abu Marzouk che, mesi fa secondo solo a Mishaal nel suo entusiasmo per la svolta pro-Ikhwan e pro-Qatar, si é rapidamente riallineato a Mahmoud Zahar sostenendo la necessità di recuperare la solidarietà dell'Iran e dell'Asse della Resistenza (suggeriamo al leader storico Zahar di tenere d'occhio molto da presso questo "neo-coverso"...).
Il politologo libanese Ali al-Amin, parlando al quotidiano "Asharq al-Awsat" ha preconizzato che la linea filoiraniana, filosiriana e filo-Hezbollah tornerà presto a essere la principale "Stella Polare" di Hamas, e che però, per far totalmente dimenticare l'incidente di percorso del 2012-13 forse il giubilamento di Mishaal potrà rendersi necessario.
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martedì 22 ottobre 2013
Le giravolte di Khaled Mishaal irritano i terroristi wahabiti in Siria che protestano e lo sconfessano!
giovedì 28 febbraio 2013
Mahmoud Zahar ai legislatori palestinesi: "Resistere é la sola via per liberare i prigionieri; la West Bank aspetta la 'Terza Intifada!'!

Il leader storico di Hamas ha ripetuto di fronte all'assemblea legislativa palestinese (a quella sua parte che é libera di convenire in riunione nella Striscia) di ritenere che "solo e soltanto la Resistenza" potranno garantire la liberazione totale e definitiva dei prigionieri palestinesi; una realtà che emerge tersa e cristallina anche dal passato recente, ma che suona rivoluzionaria e inattesa dopo queste settimane, questi mesi di smarrimento e confusione del Movimento musulmano di Resistenza, preso tra le 'sirene' saudite e qatariote e la 'tentazione' di una riconciliazione con Fatah che sembra piuttosto una resa a Israele.
Zahar ha anche dichiarato che qualora l'intera Cisgiordania dovesse sollevarsi in una "Terza Intifada" essa si potrebbe liberare di ogni occupazione e presenza invasiva sionista esattamente come, nel 2005, Gaza é stata liberata e sollevata da ogni presenza delle forze israeliane, grazie alla tenace volontà del suo Popolo di Resistere un secondo di più di quanto Tel Aviv potesse tollerare o aspettarsi.
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domenica 17 febbraio 2013
Aiutaci Mahmoud Al-Zahar, sei la nostra ultima speranza!



Dalla profondità di una Fede che sappiamo essere pura e disinteressata, fresca e vivificante come le acque dei pozzi di Zamzam rivolgiamo la speranza che Mahmoud al-Zahar possa trovare la forza, la volontà, la determinazione di combattere le meretrici che vorrebbero sporcare e disonorare il sacrificio dei Martiri e il retaggio che essi hanno lasciato ad Hamas.
AIUTACI, MAHMOUD AL-ZAHAR, SEI L'ULTIMA SPERANZA DI CHI PENSA CHE HAMAS POSSA ANCORA LOTTARE, ANCORA LIBERARE, ANCORA VINCERE!
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venerdì 16 dicembre 2011
Immagini uniche ed esclusive della colossale cerimonia tenutasi a Gaza per il 24esimo 'compleanno' di Hamas!
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giovedì 15 dicembre 2011
Haniyeh celebra il 24esimo Natale di Hamas, descrive la Resistenza "unica opzione strategicamente valida"!
Il Primo Ministro palestinese Ismail Haniyeh, nel corso della cerimonia ufficiale che ieri a Gaza ha posto fine ai festeggiamenti per l'anniversario della fondazione del Movimento Hamas ha ripetuto che l'unica opzione valida per raggiungere l'obiettivo della Liberazione della Palestina é una consapevole e ferma Resistenza, soprattutto adesso che ogni altra alternativa "dal negoziato al compromesso" ha mostrato il proprio fallimento.
"Affermiamo risolutamente che la Resistenza é l'unica opzione strategicamente valida nonché l'unica maniera di liberare la nostra terra, dal Giordano fino al Mare. A Dio piacendo Hamas guiderà il popolo alla vittoria attraverso una serie di sollevazioni, rivolte e ribellioni che pezzo per pezzo, come é stata liberata Gaza, ci restituiranno la totalità della Palestina storica, di tutta la Palestina!".
Il Premier ha anche descritto i recenti risultati della riconciliazione con la fazione Fatah e della liberazione dei prigionieri politici (1047 dei quali sono tornati liberi in cambio dell'Ebreo francese Gilad Schalit) come "grandi vittorie dovute allo zelo e alla dedizione impiegate nella causa della Resistenza". Hamas, ha elaborato Haniyeh, é la parte più forte, più consapevole e attiva del popolo palestinese, contro il quale le volontà persecutorie di Israele, sia attraverso l'assedio economico che tramite i continui bombardamenti e attacchi militari, mostrano tutta la loro inutilità.
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venerdì 22 luglio 2011
Zahar entusiasta per la prossima visita di Recep Erdogan nella Striscia di Gaza!
Mahmoud Al-Zahar, leader storico di Hamas, ha accolto con estremo ottimismo e soddisfazione le notizie della prossima visita nella Striscia di Gaza da parte del Primo Ministro turco Recep Erdogan, Zahar, parlando con gli emissari di un'agenzia stampa palestinese ha dichiarato la sua personale e continua gratitudine per gli sforzi compiuti dal Governo e dalle ONG turche per alleviare la crisi umanitaria che perdura nell'enclave assediata a causa delle disumane politiche sioniste, aggiungendo che la solidarietà del popolo turco si esprime in molte altre maniere, materiali e ideali, ed é sinceramente apprezzata dai suoi compatrioti.
Zahar ha indicato che la Turchia può giocare un importante ruolo non soltanto nella questione palestinese, ma nell'intero Medio Oriente, costituendo, con le sue istituzioni democratiche, con il suo sviluppo economico, con la propria indipendenza geopolitica un vero e proprio modello che non verrà trascurato come fonte di ispirazione di quei paesi che, grazie alla mobilitazione popolare contro regimi autocratici e asserviti all'imperialismo, si statto avviando verso un futuro di libertà e autonomia.
Egiziano da parte di madre, Zahar si é augurato in special modo che Il Cairo e Ankara stringano relazioni sempre più salde nel prossimo futuro mentre, tornando a parlare della Palestina, ha sottolineato come le relazioni presenti, per quanto sincere e amichevoli, debbano venire ispessite e approfondite, con un coinvolgimento della Turchia nel processo di riconciliazione del fronte politico palestinese, attualmente in stallo per la pervicace ostinazione della fazione Fatah a tenere imbottigliate in un vicolo cieco le trattative per la formazione di un Governo di unità nazionale.
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martedì 19 aprile 2011
Zahar: "Shalit sarà liberato solo se la trattativa seguirà i binari indicati da Hamas!"
Il fondatore e leader storico di Hamas, Mahmoud al-Zahar ha dichiarato nella giornata di lunedì 18 aprile che la trattativa per rilasciare il Caporale Gilad Shalit, militare delle forze sioniste catturato da Hamas durante le fasi preparatorie di un raid contro la Striscia di Gaza, potranno arrivare a una soddisfacente conclusione solo se si svilupperanno nella direzione indicata dal Movimento di Resistenza musulmano.
Al-Zahar ha avvertito che: "Le forze del regime di occupazione devono capire una volta per tutte che ogni loro tentativo di deviare dai binari di trattativa indicati da Hamas é fallito e che non rimane loro alternativa se non quella di adeguarsi alle nostre richieste".
Il Primo Ministro sionista Benji Netanyahu ha incaricato David Meidan del Mossad come capo mediatore nella trattativa per il rilascio del militare, dopo che, esasperato per i continui fallimenti Hagai Hadas (foto) aveva rinunciato allo stesso incarico. Netanyahu ha informato i signori Shalit (Noam e Aviva) della sua decisione durante un incontro personale tenuto in compagnia della moglie.
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mercoledì 13 aprile 2011
L'Egitto smette di costruire la barriera sotterranea con Gaza, piccata reazione israeliana
L'Egitto ha arrestato la costruzione della famigerata "barriera d'acciao" sotterranea tra il Sinai e Gaza, che avrebbe dovuto aiutare a serrare ancora più saldamente la stretta alla gola dell'enclave palestinese assediata, per meglio compiacere il regime ebraico dell'Apartheid che da quasi cinque anni strangola economicamente il ghetto a cielo aperto della Striscia.
La costruzione della barriera, per uno sviluppo complessivo di 9.920 metri, venne decisa dall'autocrate del Cairo Hosni Mubarak, fedele satrapo di Washington e Tel Aviv, più che logico dunque che alla sua caduta il governo provvisorio che sta gestendo, sotto l'egida dei militari, la transizione verso la democrazia, abbia fermato il suo sviluppo, soprattutto tenendo conto di quanto l'opera fosse impopolare presso l'opinione pubblica.
Agitando i soliti ipocriti spauracchi del 'terrorismo' e dell' 'insihurezza' lo Stato ebraico ha tentato di convincere gli egiziani a completare la barriera, ma finora non c'é stato niente da fare, né probabilmente ci sarà in futuro, una volta che si saranno tenute regolari elezioni democratiche.
Ufficiali e dignitari israeliani, masticando amaro, hanno indicato, come segni eloquenti del nuovo rapporto tra il Cairo ed Hamas, la recente visita di rappresentanti del Movimento di Resistenza in Egitto, con il fondatore Mahmoud al-Zahar (egiziano da parte di madre) a capo della delegazione e i prolungati incontri della stessa non solo col Ministro degli Esteri Arabi, ma anche con rappresentanti dell'Esercito e dell'intelligence.
"C'é una nuova intesa fra Gaza e il Cairo, facilmente collegabile con il clima pre-elettorale e con la convinzione pressoché matematica che la Fratellanza Musulmana vi giocherà un forte, forse decisivo, ruolo e che perciò sia importante mantenere buoni contatti con Hamas".
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giovedì 6 gennaio 2011
I volontari asiatici confermano: "L'Egitto ci ha chiesto tangenti per permettere il passaggio del convoglio"
L'emittente satellitare iraniana PressTV, intervistando alcuni membri della Carovana di solidarietà asiatica per Gaza, attualmente impegnati in una visita di quattro giorni che li porterà a contatto diretto con le devastazioni del "pogrom" militare scatenato da Israele esattamente due anniu fa, ha raccolto la dirompente testimonianza che, esattamente come supposto sulle pagine di 'Palaestina Felix', vi sia stata una richiesta di "bustarelle" dietro gli intoppi burocratici che hanno bloccato per diversi giorni il cammino del convoglio, impedendone il programmato arrivo a Gaza nel secondo anniversario di "Piombo Fuso".
La corruzione del regime di Mubarak, del resto, é leggendaria: non passa anno senza che il Paese delle Piramidi non figuri con rilevanza nell'indice pubblicato da Transparency International (nell'ultimo anno il tasso di corruzione rilevata ha avuto addirittura un balzo di tre decimi, passando dal punteggio di 2.8 a 3.1); ma il potere di ricatto dei manutengoli del "faraone" gradito a Stati Uniti e Israele non si é ancora esaurito, visto che una parte delle derrate trasportate dalla Carovana di solidarietà asiatica sono ancora stoccate presso banchine e magazzini del porto di Al-Arish, fonti semi-ufficiali egiziane avrebbero minacciato di confiscare tali materiali e spedirli in Israele, in modo che sia lo Stato ebraico a decidere cosa possa o non possa entrare a Gaza.
E' ovvio che le autorità sioniste non farebbero entrare nulla o quasi, ed é altrettanto ovvio che l'unica maniera di prevenire tale azione da parte egiziana sarebbero emolumenti monetari fatti sottobanco ai vari burocrati delle autorità portuali e doganali.
In uno sviluppo parallelo ma non direttamente correlato il fondatore di Hamas e membro del comitato politico Mahmoud al-Zahar, ringraziando gli sforzi e i sacrifici dei volontari asiatici ha lanciato un appello perché sempre più organizzazioni internazionali mandino spedizioni di volontari verso Gaza, in maniera da mettere in crisi la politica di strangolamento economico di Israele, vera e propria punizione collettiva volta a umiliare e schiacciare la volontà degli abitanti di Gaza.
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