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lunedì 13 maggio 2013

E' in libreria il saggio di Ali Reza Jalali sulla Repubblica Islamica dell'Iran: tra politica interna ed internazionale!

Siamo lieti di segnalare al nostro pubblico questo saggio di Ali Reza Jalali, amico e collaboratore a più riprese di questo blog cui ha "prestato" più di una volta le sue acute riflessioni e osservazioni. 

La casa editrice “Irfan Edizioni”ha pubblicato recentemente il libro “La Repubblica Islamica dell’Iran tra ordinamento interno e politica internazionale” del ricercatore Ali Reza Jalali, studioso di questioni mediorientali e iraniane. Il volume è introdotto da un saggio del direttore della rivista di geopolitica “Eurasia” Claudio Mutti. Il libro è suddiviso in due parti principali: inizialmente l’autore tratta il tema dell’ordinamento costituzionale iraniano, da una prospettiva storica e giuridica, concentrandosi sull’analisi e sull’evoluzione del concetto del “governo del giurisperito islamico”, teoria elaborata dalla guida della rivoluzione iraniana del 1979, l’Ayatollah Khomeini.

Sempre nella prima parte del libro, vengono analizzati i rapporti tra i poteri dello Stato in Iran, soprattutto tra potere legislativo ed esecutivo. La seconda parte del libro invece è di stampo geopolitico, sia a livello mediorientale, sia a livello globale. Per il primo punto Jalali sottolinea l’alleanza strategica tra Iran, Siria, resistenza libanese e palestinese, complesso denominato “asse della resistenza”; interessante notare come questa alleanza, non sia funzionale in chiave antisionista, ma anche come muro contro l’infiltrazione della NATO dal Vicino Oriente verso l’Asia centrale, vecchio progetto atlantista finalizzato all’accerchiamento della Russia e al ridimensionamento dei legami strategici tra i paesi petroliferi dell’area e la Cina.

I legami tra Iran e le due potenze eurasiatiche poi ricopre un’importanza strategica, in quante l’asse eurasiatico Cina-Iran-Russia, è fondamentale in funzione anti-NATO. Un’altra area del mondo interessata dall’influenza crescente dell’Iran è l’America Latina, soprattutto nel caso di paesi progressisti come Venezuela, Ecuador, Bolivia, Nicaragua e Cuba, senza dimenticare i rapporti con Brasile e Argentina, migliorati ultimamente. Il libro in questione, di cui consigliamo la lettura, ha la peculiarietà di analizzare il fenomeno iraniano al di là dei soliti pregiudizi della stampa e dei media occidentali, spesso influenzati dalle lobby vicine al sionismo internazionale.

L’Iran è un paese che, nonostante le trame dell’imperialismo, non solo non è isolato, ma è oggi a guida del principale movimento dei paesi in via di sviluppo, ovvero il “Movimento dei Paesi non Allineati”, ovvero circa 120 nazioni del mondo, che riconoscono l’Iran come paese guida di questo complesso di popoli, culture, religioni e ideologie.

mercoledì 2 maggio 2012

Smentita l'ennesima balla anti-iraniana della propaganda occidentale: "Nessun tentativo di assassinio contro l'ambasciatore saudita!"

Ogni settimana sugli stracci e i rotoli di fogli da latrina della propaganda occidentalista si 'scopre' che la Repubblica Islamica dell'Iran sarebbe stata coinvolta in qualche puerile e stupida macchinazione che, anche qualora portata a termine, non avrebbe portato nessun vantaggio ad alcuno salvo che ai detrattori, odiatori e nemici della Repubblica e della Rivoluzione islamica stessa. Naturalmente sono tutte panzane, prodotti della stessa macchina di menzogne che ha inventato gli inesistenti "ribelli siriani" e altre fole e chimere che abitano solo l'immaginazione distorta degli imperialisti e dei sionisti, ed é raro e prezioso privilegio sbugiardare costoro e le loro bufale, ovviamente con l'inoppugnabile forza di documenti e dichiarazioni ufficiali.
Qualche giorno fa il quotidiano filosaudita Al-Hayat, la cui redazione di nostalgici di pupazzi pronti a scrivere qualunque fandonia pur di ricevere qualche dollaro e qualche shekel da padroni del loro padroncino Re Abdallah strombazzavano ai quattro venti di un preteso "complotto iraniano" per assassinare l'ambasciatore saudita al Cairo, ovviamente senza peritarsi di chiarire a che cosa tale assassinio sarebbe servito e in che modo, posto che fosse mai stato eseguito, avrebbe potuto aiutare la causa della Repubblica Islamica e il diffondersi della Velayat e-Fiqh.
Puntualmente, dopo qualche giorno, l'intero castello di carte mediatico é venuto a crollare non tanto per le dichiarazioni del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ramin Mehmanparast, il quale ha rifiutato ogni addebito negando che cittadini iraniani siano stati fermati o arrestati in Egitto e mettendo in guardia i paesi arabi e musulmani dal cadere in simili rozze e disingenue trappole mediatiche ordite dai corifei dell'arroganza imperialista ma, soprattutto, dalla fonte direttamente interessata del consulente legale dell'Ambasciata di Riyadh in Egitto, Sami Gamal el-Din, che ha smentito recisamente che quanto pubblicato dall'Al-Hayat corrisponda anche solo in parte alla verità. E la verità é ristabilita, fino alla prossima "palla".
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