venerdì 11 marzo 2016

La Sinistra latinoamericana (ma non solo) si riunisce e si confronta a Città del Messico!


L’espressione “Seminario di partiti e movimenti di Sinistra” può suscitare impressioni e associazioni di idee superficiali e ingannevoli se menzionata a qualcuno che abbia la propria idea di ‘Sinistra’ purtroppo formata sugli esempi della confusione e dell’impotenza delle cosiddette ‘sinistre’ occidentali, impegnate a vario titolo a predicare l’adorazione del migrante, la retorica dirittoumanista, o a gabellare per ‘sacri Diritti’ episodi di narcisismo ed egoismo mostruosi che arrivano persino al trasformare la vita umana in un bene di consumo.

Tutt’altra atmosfera, ve lo possiamo assicurare, è quella che si respira in questi giorni all’hotel “Fiestamericana” di Reforma, Città del Messico, dove si sta tenendo il ventesimo seminario internazionale “I Partiti e una Nuova Società”, nel quale il locale Partito del Lavoro messicano ha riunito centinaia di ospiti da tutta la Latinoamerica, dall’Asia e dall’Europa per una tre giorni di studio, confronto, condivisione di esperienze, creazione di legami e rafforzamento di quelli già esistenti.

Un’immagine vale più di mille parole e a questo fine vogliamo descrivere come i lavori si siano aperti dopo una breve ma intensa cerimonia in cui una staffetta di cadetti ha presentato la bandiera nazionale messicana marciando al ritmo preciso di una banda militare, lasciando che il vessillo venisse salutato sull’attenti da tutti i convenuti, per poi lasciar risuonare l’inno nazionale cantato in coro da tutti i Messicani presenti. Una dimostrazione di rispetto, disciplina e amor patrio che ci ha commosso profondamente, facendoci temporaneamente dimenticare indegni spettacoli di “sindaci” italiani che si presentano a Feste Nazionali in ciabatte e con stracci arcobalenati al seguito.

Chi abbia una cursoria conoscenza degli ultimi eventi politici sudamericani potrebbe pensare che, con l’elezione in Argentina del liberista Macri dopo i dodici anni di Neoperonismo a marca Kirchner e Fernandéz-Kirchner, con la perdita della maggioranza parlamentare delle forze bolivariane in Venezuela, col fallimento del recente referendum boliviano per permettere a Evo Morales di ri-candidarsi alla Presidenza nel 2019, l’atmosfera al seminario di Città del Messico possa essere grigia e pessimista, tra meste autocritiche e pietose ‘pacche sulle spalle’.

Niente di tutto questo, vi possiamo assicurare: fin dai primi interventi degli ospiti stranieri è stato dichiarato che, venti anni, fa, alla prima edizione del Seminario, la situazione internazionale sembrava estremamente più catastrofica (si era in pieni Anni Novanta, tra crolli di muri e di utopie e annunciate “Fini della Storia”), mentre nei due decenni successivi la Sinistra in Sudamerica ha conquistato vittorie importantissime, costringendo le forze dell’imperialismo neoliberista a impiegare ingentissime risorse per contrastarle, riuscendovi (quando vi riescono) solo per pochissimi decimi di percentuale (le stiratissime ‘vittorie’ di Macri, degli anti-bolivariani e del ‘fronte del No’ boliviano sono eloquenti in tal senso).

Come ha menzionato un delegato sandinista, il movimento socialista nicaraguense è stato dato per morto e sconfitto numerosissime volte nel corso dei decenni che vanno dagli anni ’70 al principio del nuovo secolo, eppure è sempre riemerso, riuscendo infine a conquistare una vittoria che a più riprese era sembrata impossibile. I compagni e le compagne, i militanti e i patrioti dei paesi attualmente più nel mirino della reazione imperialista devono far tesoro di questo esempio e trarne ispirazione per la loro lotta verso un futuro di equità, giustizia, fraternità e sovranità.

Nella lunga sequenza di interventi, ci ha colpito e interessato particolarmente la relazione dell’inviato del Partito Comunista della Federazione Russa, Vasili N. Ikonnikov (primo a sinistra nella foto in apertura), che, prendendo ispirazione dalla descrizione leninista dell’Imperialismo come fase suprema del Capitalismo che abbandona il momento dello ‘sviluppo pacifico’ per dedicarsi alle aperte e manifeste aggressioni, ha ravvisato questa precisa metodologia operativa nella scellerata condotta degli Usa e dei loro partner occidentali di UE e NATO, negli ultimi anni dipanatasi tra Medio Oriente, Ucraina e Nordafrica.

Particolarmente ficcanti e incisive, dal nostro punto di vista, le parole di Ikonnikov riguardo alla maniera in cui, alla cinica politica di aggressione e destabilizzazione delle centrali imperialiste faccia da apparente contraltare (ma in realtà da bobina parallela e strettamente connessa) la tiepida retorica umanitaria occidentale sull’accoglienza dei profughi e sul multiculturalismo: accoglienza dei profughi che serve solo agli sfruttatori per avere nuove leve di schiavi con cui deprimere ulteriormente i Diritti dei Lavoratori, multiculturalismo che, in assenza di Socialismo, degenera regolarmente in tensione interetnica e in fenomeni di ghettizzazione, come ben dimostrato dalle periferie di Parigi, Londra, Bruxelles, ex-potenze coloniali europee, oggi ridotte a casbah per masse di emarginati suscettibili al richiamo dell’integralismo e della violenza.

8 commenti:

  1. Ottimo articolo.
    Fabio

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    1. Lo ha scritto Kahani, del resto!

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  2. l'Italia deve uscire dalla fogna che è la NATO !!
    Bene il movimento di Giulietto Chiesa e il Partito Comunista di Marco Rizzo.

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    1. Paaolo,l'idea di far uscure l'Italia dalla Nato sarà effettivamentee sostenibile quando l'Italia disporrà di un vero esercito proprio che possa difendere la Patria come in molte altre nazioni! Fino a quando il popolo vedrà in negativo le spese militari considerandole inutili l'Italia dovrà disporre di un "ombrello"tenuto in piedi da "altri"!
      Attualmente pertanto siamo in situazione " succube" anche per colpa nostra!
      Anche la sinistra in Italia ha collaborato a questa situazione condannando sempre le spese militari!
      I Romani di un tempo erano più avanti di noi! Avevano un forte esercito! Quando l'esercito si sciolse ,Roma fù distrutta!

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  3. all'orizzonte si sta iniziando a vedere un mondo multipolare che anche se in embrione rappresenta l'unico futuro possibile, l'occidente se ne deve fare una ragione o sparirà dalla Storia.

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    1. e' vero che stà sorgendo "un mondo multipolare" ma l'occidente al quale penso che anche tu appartenga,ha una grande risorsa! La circolazione di pensieri ed azioni che portano grandi idee! Non vedo l'occidente tanto "rigido",forse lo è più di qualche altro paese,ma se tu sei un giovane ti sarai accorto quante idee circolano libere in occidente! Non guardare solo nel cortile di casa tua ( l'Italia),all'estero ci sono più idee e più movimento che da noi!

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  4. Palle. Dopo la dipartita del Comandante Hugo Chavez, vuoi naturale vuoi provocata dal caneporco imperialista tramite stronzi come Sean Penn, si è subito vista la debolezza intrinseca del carrozzone bolivariano. Il continente latinoamericano è tornato al suo posto, cioè il giardino di casa USA. Il segnale più importante è il tradimento della rivoluzione da parte dell'establissssccccment cubano, e i maiali capitalisti che vanno a caccia di auto americane d'epoca sull'isola (discovery channel).
    D'altra parte quello che rimane sono le vaginate di Gilma (o Dilma) Russef.
    Ora aspetto la chiusura di TELESUR, già mi manca Walter Martinez.

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    1. Non voglio essere frainteso: magari fosse come dicono nell'articolo, ma purtroppo non è così.
      Purtroppo senza il Comandate Chavez non è più la stessa cosa.
      Pure l'IRAN (geograficamente fuoriluogo) ha dovuto cedere su tutti i fronti eleggendo un servetto. Ora è il turno di Lukashenko, Bolivia e soprattutto Equador; tanto l'unica cosa latinoamericana che interessa alla citata sinistra occidentale favorevole all'utero in affitto, è la serie americana The Bridge e il campetto con le 4 croci del "femminicidio". Fanculo agli operai e ai morti ammazzati col cromosoma sbagliato che non 1000 volte tanti.

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