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domenica 26 aprile 2020
Dopo anni di studi e perfezionamenti il colossale UAV "Fotros" pronto a venire attivato nelle unità di droni dell'IRGC!
La IRGC prenderà in consegna un numero sconosciuto di droni a lunghissimo raggio, ha rivelato oggi stesso il Colonnello Akbar Karimloo.
Secondo Karimloo, l'IRGC riceverà il nuovo drone stealth Fotros, che è stato presentato per la prima volta nel novembre del 2013.
In una conversazione con l'agenzia di stampa Tasnim, Karimloo ha affermato che i droni sarebbero stati consegnati un po '"nel prossimo futuro", con la decisione di accettare il servizio di trasporto aereo senza pilota sulla base di ampi incontri con il ministero della difesa, nonché valutazione delle sue caratteristiche.
Il Fotros è un grande drone multiuso in grado di impegnarsi in operazioni di ricognizione e combattimento, con un raggio operativo fino a 2.000 km e un tempo di resistenza fino a 30 ore.
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venerdì 9 gennaio 2015
Ecco la gamma completa dei droni senza piloti prodotti in massa dall'industria aeronautica iraniana!
- Fotros
- Mohajer
- Sofreh Mahi
- Hemase
- Ababil
- Saeghe
- Karrar
- Shahed-129
- Sarrar-110
In alto all'estrema destra: FOTROS
Al centro in alto: MOHAJER
In alto a sinistra: SOFREH MAHI
Al centro a destra: HEMASE
Al centro: ABABIL
Al centro a sinistra: SAEGHE
In basso a destra: KARRAR
In basso al centro: SHAHED 129
In basso a sinistra: SARRAR 110
In alto all'estrema destra: FOTROS
Al centro in alto: MOHAJER
In alto a sinistra: SOFREH MAHI
Al centro a destra: HEMASE
Al centro: ABABIL
Al centro a sinistra: SAEGHE
In basso a destra: KARRAR
In basso al centro: SHAHED 129
In basso a sinistra: SARRAR 110
mercoledì 19 novembre 2014
Ecco il drone 'Ababil 3', nuovo prodotto dell'industria iraniana dei velivoli senza pilota!!
'Ababil 3' é il nome del nuovo drone iraniano capace di volare a 5000 metri di altitudine; l'apparecchio é stato presentato nel corso della quattro giorni dell'Expo Internazionale dell'Aviazione che sta svolgendosi sull'Isola di Kish nel Golfo Persico.
Ababil 3 é in grado di rimanere in volo molte ore e la sua carlinga di materiale composito gli permette di resistere a intense sollecitazioni pur lasciandolo leggero e limitando i consumi di carburante. Le sue strumentazioni possono rimandare immagini in tempo reale alla centrale di controllo rendendolo insostituibile strumento di pattugliamento e ricognizione.
Questa inaugurazione a meno di due mesi dalla presentazione del drone 'Sadeq' (capace di volare fino a 8000 metri di quota) dimostra la maturità e la raffinatezza dell'industria aeronautica iraniana, sviluppatasi autonomamente nel corso degli ultimi 30 anni.
Ababil 3 é in grado di rimanere in volo molte ore e la sua carlinga di materiale composito gli permette di resistere a intense sollecitazioni pur lasciandolo leggero e limitando i consumi di carburante. Le sue strumentazioni possono rimandare immagini in tempo reale alla centrale di controllo rendendolo insostituibile strumento di pattugliamento e ricognizione.
Questa inaugurazione a meno di due mesi dalla presentazione del drone 'Sadeq' (capace di volare fino a 8000 metri di quota) dimostra la maturità e la raffinatezza dell'industria aeronautica iraniana, sviluppatasi autonomamente nel corso degli ultimi 30 anni.
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mercoledì 12 marzo 2014
"Arpia" il drone venezuelano con tecnologia iraniana che simboleggia l'Asse anti-imperialista mondiale!
Nella continua evoluzione della tecnologia bellica, nel passaggio dal 'warfare' ancora semi-analogico degli anni '80-'90 alla massiccia digitalizzazione di inizio XXIesimo secolo, con l'introduzione dei concetti di 'C4I' e di 'Dottrine Network-centriche', i velivoli senza pilota, UAV o droni che dir si vogliano, rappresentano quello che gli aerostati sono stati per gli eserciti di fine '700 e primi dell'800 o che i primi aeroplani hanno rappresentato nel 1910-1914; una maniera innovativa e poco dispendiosa di raccogliere informazioni.
Certo gli statunitensi (sempre ansiosi di lasciare che la tecnologia combatta le battaglie in loro vece) si sono entusiasticamente lanciati nell'idea di trasformare i droni anche in 'estensori di potenza di fuoco', in ciò rapidamente seguiti dai sodali israeliani, ma vista la natura degli obiettivi finora perseguiti da Washington e Tel Aviv (civili, rappresentanti politici, guerriglieri tribali) non é ancora chiaro se i velivoli senza pilota dell'attuale generazione possano trasformarsi in efficaci veicoli di firepower in una guerra convenzionale, contro nemici cioé dotati di effettive capacità antiaeree.
Nel panorama mondiale, se la diffusione della tecnologia dei droni in aree notoriamente interessate da 'corse agli armamenti' o recentemente attraversate da conflitti armati (Medio Oriente, Asia Centrale...) era soltanto logica e facilmente prevedibile, persino quando a dotarsi di simili ordigni sono state entità militari non statali come ad esempio Hezbollah in Libano, la relativa rapidità della diffusione degli UAV in America Meridionale é stata uno sviluppo per molti versi quasi sorprendente e un chiaro indicatore che, con il grande sviluppo economico di alcuni paesi sudamericani (Brasile in primis) e con l'affrancamento di numerosi altri Stati dal giogo statunitense, l'area si sia popolata di attori decisi a perseguire le loro politiche di sviluppo militare in maniera decisa (e spesso anche autonoma), non accontentandosi più (come é stato per parecchi decenni precedenti) di 'piluccare' tra gli avanzi e le rimanenze degli arsenali di paesi più tecnologicamente intraprendenti.
Tra i paesi latinoamericani che recentemente hanno iniziato a dotarsi di una componente UAV nelle loro forze armate il Venezuela é sicuramente uno degli esempi più interessanti da analizzare e valutare e questo per una vasta e differenziata serie di ragioni: innanzi tutto per il fatto di ricoprire un ruolo di sicura preminenza tra quegli stati che, come accennavamo prima, si sono recentemente 'scollegati' dai vincoli che li allacciavano al 'cortile di casa' nordamericano per assumere la posizione di più forte ostilità a Washington tra gli stati della regione. Potremmo quasi dire che senza l'esempio venezuelano (incarnato fino a tempirecentissimi dalla vita e dall'operato di Hugo Chavez Frias) sviluppi come l'elezione in Bolivia di Evo Morales o in Ecuador di Rafael Correa non sarebbero stati forse nemmeno possibili, quindi, per converso, la politica di sviluppo degli UAV di un paese 'trend-setter' come quello oggi guidato da Maduro può avere importanti ricadute anche per quanto riguarda gli stati a esso ideologicamente vicini.
Inoltre, se a un estremo dello scenario sudamericano abbiamo l'esempio del Peru, che ha sviluppato totalmente in proprio i suoi UAV e all'altro opposto dello spettro invece il Brasile si é limitato ad acquistare alcuni esemplari (e una non chiara percentuale di 'know how') direttamente da Israele, il Venezuela ha sì prodotto in proprio i suoi primi esemplari di 'Arpia', ma lo ha fatto valendosi della consulenza e della cooperazione della Repubblica Islamica dell'Iran, che, con i suoi Ababil, Mohajer, Saeghe, Shahed e Karrar é sicuramente uno degli attori principali della 'corsa ai droni' di inizio Ventunesimo Secolo e certamente una delle realtà più dinamiche e interessanti nel campo non legato agli Stati Uniti e alla NATO.
Che il Venezuela si sia rivolto all'Iran per le sue necessità in campo UAV, quindi, é abbastanza logico, specialmente quando si consideri che, al contrario di tanti modelli magari anche promettenti, ma ai fatti non testati in vere condizioni di operatività bellica, i prodotti senza pilota dell'industria aeronatuica di Teheran i loro battesimi del fuoco li hanno già avuti: durante la Guerra dei 33 giorni dell'estate 2006 tra Israele e Resistenza libanese, e anche di recente, nel teatro dell'insurgenza mercenaria scatenata contro la Siria, dove secondo molteplici osservatori l'accurato e giudizioso uso dei droni iraniani da parte delle forze di Assad é stato alla base di notevoli risultati sul campo di battaglia, non ultime le grandi vittorie riportate vicino al confine col Libano, a Qusayr e Talkalakh.
E' singolare (e anche abbastanza sconsolante) leggere su riviste che si riterrebbero quotate e professionali come l'americana 'Wired', 'The Aviationist' o altri presunti outlet 'specialistici' commenti dismissivi e superficiali riguardo la qualità e l'efficienza della tecnologia UAV iraniana, che non hanno altra ragione di essere se non l'asservimento dei loro redattori alla macchina propagandistica occidentale, sempre pronta, come ai tempi della Guerra Fredda, a spalare menzogne sulla sofisticazione delle tecnologie dei rivali del momento (si pensi a quanto veniva malignata la tecnologia sovietica nei decenni passati) salvo doversi rimangiare le proprie parole quando confrontata con fatti di segno totalmente opposto (pensiamo al panico che colse i 'pundit' occidentali di aviazione all'apparire di macchine come il Mig-29 e il Su-27, in tutto pari se non decisamente superiori ai rappresentanti della 'teen series' a stelle e strisce).
Ma a parte l'imparzialità e la deontologia professionale vi sono ottime ragioni per non tacciare di arretratezza o inaffidabilità le tecnologie UAV iraniane: in primis il fatto che la loro quasi totalità é stata sviluppata proprio a partire da quegli esemplari di velivoli senza pilota che lo Scià Reza Palhevi acquistò proprio dagli Stati Uniti fin dagli anni '60 e oltre. Anche se nella coscienza comune la figura dell'UAV ha iniziato a diffondersi con i primi anni del XXImo Secolo e con la figura del 'Predator' americano in realtà é fin dagli anni quaranta, dal primo modello di "radioplano", che gli Stati Uniti si gingillano con l'idea del velivolo senza pilota e un uso già abbastanza intenso di droni si ebbe già durante il conflitto vietnamita.
Ansioso di procurarsi tutti i 'giocattoli' tecnologici più avanzati che l'arsenale Usa potesse offrirgli, Palhevi fece incetta anche di droni (oltre che di F-5, Phantom, F-14 e tantissimi altri sistemi d'arma americani) ed é stato proprio su questa base assolutamente 'Made in America' che la Repubblica Islamica iraniana ha cominciato a muovere i suoi primi passi nel campo, attraverso il lungo e difficoltoso progresso del 'trial and error' e della retroingegneria che però grazie alla tenacia, alla costanza e anche all'ottimo livello di preparazione dei tecnici e degli ingegneri di Teheran ha portato i suoi frutti, che si sono visti all'opera nei cieli libanesi e siriani e che ora sono stati esportati anche in quel di Caracas.
Che il programma venezuelano/iraniano stesse per proddure i suoi primi risultati lo si leggeva già a marzo 2012 sulle colonne di 'Wired' dove, in un accesso di sincerità, il redattore era costretto ad ammettere che la tecnologia in questione era 'almeno' pari grado a quella della serie statunitense 'Scan Eagle', nel giugno successivo, poi il modello 'Arpia' venne ufficialmente presentato dal Presidente Chavez in persona; in quell'occasione il Generale Julio Cesar Prieto, capo del 'Konzern' militare statale CAVIM ne annunciò le caratteristiche tra cui autonomia di 90 minuti, quota massima operativa di 3000 metri e compiti esclusivamente di ricognizione e intelligence-gathering. Non passarono nemmeno tre mesi che gli 'Arpia' venezuelani colsero il loro primo successo aiutando l'individuazione e l'intercettazione di un carico di cocaina partito per via aerea dalla vicina Colombia, bloccato nella zona di Apure (il velivolo, casualmente, aveva un'immatricolazione statunitense).
Lo scorso giugno, con una cerimonia questa volta presieduta dal successore del grande leader venezuelano, Nicolas Maduro, altri esemplari di 'Arpia' (che sono organizzati, a quanto si sa finora, in squadriglie di tre esemplari ciascuna) sono stati resi operativi. Tutti questi elementi dimostrano come la presenza venezuelana nel panorama dell'attuale 'corsa al drone' sudamericana é tutt'altro che da sottovalutare e potrebbe persino porsi come pietra di paragone per giudicare il successo e la serietà di altri programmi e percorsi di sviluppo. Sta agli osservatori seri e dedicati attendere pazientemente i segnali di ulteriori sviluppi e saperli interpretare e classificare correttamente, senza 'paraocchi' ideologici o pregiudizi di sorta, attenendosi unicamente ai fatti.
lunedì 18 novembre 2013
Ecco il nuovo drone da sorveglianza strategica della Repubblica Islamica: "Fotros"!
Nella giornata di oggi con una dimostrazione del Ministero della Difesa tenuta dal Ministro Generale Hossein Dehqan la Repubblica Islamica iraniana ha dimostrato il primo esemplare della sua nuova linea di UAV per la ricognizione strategica, denominata "Fotros".
Con le sue dimensioni 'Fotros' conquista il primato di più grande velivolo senza pilota mai prodotto dagli ingegneri di Teheran e si affiancherà presto ai suoi predecessori nelle unità dedicate alla ricognizione aerea e al data gathering, cui risulterà utilissimo con la sua autonomia di oltre 30 ore di volo ad alta quota e con la sofisticazione dei suoi apparati di rilevamento e trasmissione.
Ancora una volta la Repubblica Islamica si dimostra all'avanguardia nell'aeronautica non pilotata, frutto di una vincente scelta strategica compiuta alla fine della guerra Iran-Irak al fine da non rimanere priva di un importantissimo assetto teconologico senza dover tuttavia chiedere aiuti o sostegni a potenze estere.
Con le sue dimensioni 'Fotros' conquista il primato di più grande velivolo senza pilota mai prodotto dagli ingegneri di Teheran e si affiancherà presto ai suoi predecessori nelle unità dedicate alla ricognizione aerea e al data gathering, cui risulterà utilissimo con la sua autonomia di oltre 30 ore di volo ad alta quota e con la sofisticazione dei suoi apparati di rilevamento e trasmissione.
Ancora una volta la Repubblica Islamica si dimostra all'avanguardia nell'aeronautica non pilotata, frutto di una vincente scelta strategica compiuta alla fine della guerra Iran-Irak al fine da non rimanere priva di un importantissimo assetto teconologico senza dover tuttavia chiedere aiuti o sostegni a potenze estere.
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domenica 2 giugno 2013
Droni con tecnologia iraniana in Venezuela contro criminali, narcos e tentativi golpisti 'made in usa'!!

Queste infatti saranno le missioni degli UAV per il cui sviluppo Teheran ha aiutato Caracas e che, con una speciale cerimonia officiata dal successore di Chavez in persona, Nicolas Maduro, sono stati svelati alla stampa e inaugurati proprio questo week-end.
Rinominati 'Arpia' dai venezuelani, i droni Made in Iran sono in grado di incrociare a 3000-4000 metri d'altezza in un raggio di diverse centinaia di chilometri. L'industria della Difesa iraniana ha svelato molti modelli di drone senza pilota negli ultimi anni: dagli 'Ababil', ai 'Karrar', fino ai più recenti 'Hamaseh'.
martedì 12 giugno 2012
Direttore delle Industrie Aeronautiche per la Difesa iraniane: "Presto in servizio numerose nuove versioni del drone Ababil!"





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domenica 29 aprile 2012
Il regime ebraico di occupazione teme i droni (iraniani) di Hezbollah!
Secondo il tabloid sionista "Ynet" (che abbiamo recentemente citato per avere ospitato sulle sue pagine gli 'zampettamenti fecali' dello scarabeo stercorario Giulio Meotti) Hezbollah 'starebbe potenziando le sue unità dotate di droni iraniani per attaccare Israele'; Hezbollah in effetti dispone di velivoli senza pilota made in Teheran e li ha già utilizzati numerose volte negli ultimi anni, anche durante la guerra dei 33 giorni nell'estate 2006, per monitorare e osservare lo schieramento e i movimenti dell'Esercito sionazista ma secondo Ynet, adesso, si preparerebbe a farne un uso offensivo, in particolare, riporta sempre l'articolo, utilizzando il modello 'Ababil'.
A sostegno della sua tesi il quotidiano cita "Alti ufficiali militari israeliani" che si sarebbero detti preoccupati dalla possibilità che la Resistenza libanese possa impiegare squadriglie di droni oltre confine e lanciarle quindi contro obiettivi sensibili economico o militari. "Hezbollah sta facendo intensi sforzi per acquisire simili sistemi con cui rafforzare il proprio schieramento offensivo". Prima contraddizione: ma Hezbollah ha già questi droni o li sta acquisendo? Ynet dava la loro presenza come già assodata, ma la frase degli "Alti ufficiali militari" sembra supporre il contrario.
L'Ababil, comunque, come sa chiunque abbia una minima infarinatura su struttura ed equipaggiamenti delle forze armate della Repubblica Islamica é poco più di un semplice radioplano propulso da un motore a scoppio, come il Predator americano; l'industria aeronautica iraniana sta attualmente producendo modelli molto più avanzati, con motori a razzi e a turbina in grado di fornire prestazioni enormemente superiori. Quello che ci auguriamo é che la preoccupazione per i droni di Hezbollah, come quella per i razzi di Hamas e della Resistenza palestinese, costringa il regime ebraico a sprecare milioni e milioni di dollari in 'contromisure' elefantiache e inefficaci come i vari fallimenti 'Iron Dome' come il rinviato sistema 'Magic Wand' e 'Arrow' e sottragga così risorse all'acquisto e al perfezionamento di armi offensive.
A sostegno della sua tesi il quotidiano cita "Alti ufficiali militari israeliani" che si sarebbero detti preoccupati dalla possibilità che la Resistenza libanese possa impiegare squadriglie di droni oltre confine e lanciarle quindi contro obiettivi sensibili economico o militari. "Hezbollah sta facendo intensi sforzi per acquisire simili sistemi con cui rafforzare il proprio schieramento offensivo". Prima contraddizione: ma Hezbollah ha già questi droni o li sta acquisendo? Ynet dava la loro presenza come già assodata, ma la frase degli "Alti ufficiali militari" sembra supporre il contrario.
L'Ababil, comunque, come sa chiunque abbia una minima infarinatura su struttura ed equipaggiamenti delle forze armate della Repubblica Islamica é poco più di un semplice radioplano propulso da un motore a scoppio, come il Predator americano; l'industria aeronautica iraniana sta attualmente producendo modelli molto più avanzati, con motori a razzi e a turbina in grado di fornire prestazioni enormemente superiori. Quello che ci auguriamo é che la preoccupazione per i droni di Hezbollah, come quella per i razzi di Hamas e della Resistenza palestinese, costringa il regime ebraico a sprecare milioni e milioni di dollari in 'contromisure' elefantiache e inefficaci come i vari fallimenti 'Iron Dome' come il rinviato sistema 'Magic Wand' e 'Arrow' e sottragga così risorse all'acquisto e al perfezionamento di armi offensive.
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