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venerdì 31 luglio 2020

Nuovo trionfo iraniano: ipermercato "Made in Teheran" aperto a Caracas!

Le "sanzioni" del "Tramp" (=barbone, clochard, vagabondo) della Pennsylvania Ave. si tramutano in letale "boomerang" contro i malconci conti a stelle e strisce che nell'ultimo trimestre hanno visto uno strapiombo del 32 e rotti percento (mentre la Cina, guardacaso, é già tornata a crescere sei mesi prima delle previsioni), almeno, se gli U.S.A. avessero continuato a commerciare con Iran e Venezuela, qualche dollaretto in più l'avrebbero realizzato.

Ma un ignorante che si affida a una 'stregona' africana come consulente terapeutico anti-Covid (col risultato di farsi censurare i video da Twitter e Youtube in quanto palesemente zeppi di fake news) non può captare simili minutiae.

Le apprezzano appieno e le sfruttano a fondo invece 'tycoon' come Issa Rezaei, "re" dei supermercati iraniani che ha aperto nella giornata di oggi un 'franchise' anche a Caracas; un moderno ed efficientissimo ipermarket chiamato "Megasis".

martedì 5 febbraio 2019

Per la PRIMA VOLTA in molti anni sono di nuovo ORGOGLIOSO di essere italiano!

Non mi importa di come ci sia arrivati.

Non mi importa che la posizione italiana sul Venezuela sia frutto più di un "impasse" interno alla coalizione di Governo più che di una voluta e consapevole scelta di campo.

martedì 29 gennaio 2019

Anche gli abitanti di Gaza dichiarano la loro solidarietà al Governo legittimo venezolano del Presidente Maduro!

Un grande numero di palestinesi nella Striscia di Gaza assediata si è radunato lunedì a sostegno del Presidente venezuelano Nicolas Maduro, che sta affrontando un tentativo di colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.

La manifestazione tenuta fuori dall'ufficio delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza è stata organizzata dal Fronte Democratico della Liberazione della Palestina (DFLP).

sabato 26 gennaio 2019

La Russia offre la propria mediazione nella situazione venezuelana!

Lavrov e colleghi si mobilitano per disinnescare i complotti Usa contro Caracas.
La Russia si è offerta di mediare tra il Governo venezuelano e l'opposizione, in mezzo al tumulto politico che ha afflitto il paese latinoamericano.

Aleksandr Shchetinin, direttore del Dipartimento dell'America Latina presso il Ministero degli Esteri russo, ha offerto la mediazione in Venezuela venerdì, secondo l'agenzia di stampa russa RIA.

Anche la Repubblica Islamica non fa mancare la propria solidarietà al Venezuela bolivariano aggredito da Usa e loro lacché!

Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha affermato che la Repubblica islamica sostiene il Governo legale in Venezuela e il popolo del Paese di fronte a tutti i complotti, in particolare quelli nati dagli Stati Uniti.

Il principale diplomatico iraniano lo ha affermato in una conversazione telefonica con il Ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, venerdì scorso in mezzo a fittizie "proteste" organizzate dagli Stati Uniti nel paese latinoamericano.

venerdì 25 gennaio 2019

Anche l'SSNP esprime la sua solidarietà al Venezuela bolivariano e socialista contro l'imperialismo yankee!

"يدين الحزب السوري القومي الاجتماعي دعم الولايات المتحدة الأميركية للانقلاب على السلطة الشرعية في جمهورية فنزويلا البوليفارية، ويعتبره تدخلاً سافراً في شؤون دولة ذات سيادة، وهذا يشكل تهديداً للأمن والسلم الدوليين."

"The Syrian Social Nationalist Party condemns the support of the United States of America for the coup d'état against the legitimate authority of the Bolivarian Republic of Venezuela, and regards it as a blatant interference in the affairs of a sovereign State, and this constitutes a threat to international peace and security."

"Il Partito Socialista della Nazione Siriana condanna il sostegno statunitense al fallimentare tentato golpe contro la legittima autorità della Repubblica Bolivariana del Venezuela, considerandola una intollerabile interferenza negli affari sovrani di Caracas, una minaccia alla Pace e alla Sicurezza internazionale".

LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO! SE NON STATE CON MADURO E COL VENEZUELA SIETE CAMERIERI DELLA CIA BUONI PER CACCAPAUND E PER GLI OCCHI DELLA GUERSA

Sul Venezuela si fa la distinzione tra Socialisti Anti-imperialisti e conservatori mascherati da 'sovranisti'!

PALESTINA OCCUPATA - Il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina manifesta solidarietà al popolo venezolano e al suo legittimo Presidente Maduro contro la pagliacciata monicelliana della Casa Bianca.

DAMASCO:

venerdì 9 gennaio 2015

Ecco la gamma completa dei droni senza piloti prodotti in massa dall'industria aeronautica iraniana!

- Fotros - Mohajer - Sofreh Mahi - Hemase - Ababil - Saeghe - Karrar - Shahed-129 - Sarrar-110

In alto all'estrema destra: FOTROS

Al centro in alto: MOHAJER

In alto a sinistra: SOFREH MAHI

Al centro a destra: HEMASE

Al centro: ABABIL

Al centro a sinistra: SAEGHE

In basso a destra: KARRAR

In basso al centro: SHAHED 129

In basso a sinistra: SARRAR 110

mercoledì 12 marzo 2014

"Arpia" il drone venezuelano con tecnologia iraniana che simboleggia l'Asse anti-imperialista mondiale!


 
Nella continua evoluzione della tecnologia bellica, nel passaggio dal 'warfare' ancora semi-analogico degli anni '80-'90 alla massiccia digitalizzazione di inizio XXIesimo secolo, con l'introduzione dei concetti di 'C4I' e di 'Dottrine Network-centriche', i velivoli senza pilota, UAV o droni che dir si vogliano, rappresentano quello che gli aerostati sono stati per gli eserciti di fine '700 e primi dell'800 o che i primi aeroplani hanno rappresentato nel 1910-1914; una maniera innovativa e poco dispendiosa di raccogliere informazioni. 

Certo gli statunitensi (sempre ansiosi di lasciare che la tecnologia combatta le battaglie in loro vece) si sono entusiasticamente lanciati nell'idea di trasformare i droni anche in 'estensori di potenza di fuoco', in ciò rapidamente seguiti dai sodali israeliani, ma vista la natura degli obiettivi finora perseguiti da Washington e Tel Aviv (civili, rappresentanti politici, guerriglieri tribali) non é ancora chiaro se i velivoli senza pilota dell'attuale generazione possano trasformarsi in efficaci veicoli di firepower in una guerra convenzionale, contro nemici cioé dotati di effettive capacità antiaeree.

Nel panorama mondiale, se la diffusione della tecnologia dei droni in aree notoriamente interessate da 'corse agli armamenti' o recentemente attraversate da conflitti armati (Medio Oriente, Asia Centrale...) era soltanto logica e facilmente prevedibile, persino quando a dotarsi di simili ordigni sono state entità militari non statali come ad esempio Hezbollah in Libano, la relativa rapidità della diffusione degli UAV in America Meridionale é stata uno sviluppo per molti versi quasi sorprendente e un chiaro indicatore che, con il grande sviluppo economico di alcuni paesi sudamericani (Brasile in primis) e con l'affrancamento di numerosi altri  Stati dal giogo statunitense, l'area si sia popolata di attori decisi a perseguire le loro politiche di sviluppo militare in maniera decisa (e spesso anche autonoma), non accontentandosi più (come é stato per parecchi decenni precedenti) di 'piluccare' tra gli avanzi e le rimanenze degli arsenali di paesi più tecnologicamente intraprendenti.

Tra i paesi latinoamericani che recentemente hanno iniziato a dotarsi di una componente UAV nelle loro forze armate il Venezuela é sicuramente uno degli esempi più interessanti da analizzare e valutare e questo per una vasta e differenziata serie di ragioni: innanzi tutto per il fatto di ricoprire un ruolo di sicura preminenza  tra quegli stati che, come accennavamo prima, si sono recentemente 'scollegati' dai vincoli che li allacciavano al 'cortile di casa' nordamericano per assumere la posizione di più forte ostilità a Washington tra gli stati della regione. Potremmo quasi dire che senza l'esempio venezuelano (incarnato fino a tempirecentissimi dalla vita e dall'operato di Hugo Chavez Frias) sviluppi come l'elezione in Bolivia di Evo Morales o in Ecuador di Rafael Correa non sarebbero stati forse nemmeno possibili, quindi, per converso, la politica di sviluppo degli UAV di un paese 'trend-setter' come quello oggi guidato da Maduro può avere importanti ricadute anche per quanto riguarda gli stati a esso ideologicamente vicini.

Inoltre, se a un estremo dello scenario sudamericano abbiamo l'esempio del Peru, che ha sviluppato totalmente in proprio i suoi UAV e all'altro opposto dello spettro invece il Brasile si é limitato ad acquistare alcuni esemplari (e una non chiara percentuale di 'know how') direttamente da Israele, il Venezuela ha sì prodotto in proprio i suoi primi esemplari di 'Arpia', ma lo ha fatto valendosi della consulenza e della cooperazione della Repubblica Islamica dell'Iran, che, con i suoi Ababil, Mohajer, Saeghe, Shahed e Karrar é sicuramente uno degli attori principali della 'corsa ai droni' di inizio Ventunesimo Secolo e certamente una delle realtà più dinamiche e interessanti nel campo non legato agli Stati Uniti e alla NATO.

Che il Venezuela si sia rivolto all'Iran per le sue necessità in campo UAV, quindi, é abbastanza logico, specialmente quando si consideri che, al contrario di tanti modelli magari anche promettenti, ma ai fatti non testati in vere condizioni di operatività bellica, i prodotti senza pilota dell'industria aeronatuica di Teheran i loro battesimi del fuoco li hanno già avuti: durante la Guerra dei 33 giorni dell'estate 2006 tra Israele e Resistenza libanese, e anche di recente, nel teatro dell'insurgenza mercenaria scatenata contro la Siria, dove secondo molteplici osservatori l'accurato e giudizioso uso dei droni iraniani da parte delle forze di Assad é stato alla base di notevoli risultati sul campo di battaglia, non ultime le grandi vittorie riportate vicino al confine col Libano, a Qusayr e Talkalakh.

E' singolare (e anche abbastanza sconsolante) leggere su riviste che si riterrebbero quotate e professionali come l'americana 'Wired', 'The Aviationist' o altri presunti outlet 'specialistici' commenti dismissivi e superficiali riguardo la qualità e l'efficienza della tecnologia UAV iraniana, che non hanno altra ragione di essere se non l'asservimento dei loro redattori alla macchina propagandistica occidentale, sempre pronta, come ai tempi della Guerra Fredda, a spalare menzogne sulla sofisticazione delle tecnologie dei rivali del momento (si pensi a quanto veniva malignata la tecnologia sovietica nei decenni passati) salvo doversi rimangiare le proprie parole quando confrontata con fatti di segno totalmente opposto (pensiamo al panico che colse i 'pundit' occidentali di aviazione all'apparire di macchine come il Mig-29 e il Su-27, in tutto pari se non decisamente superiori ai rappresentanti della 'teen series' a stelle e strisce).

Ma a parte l'imparzialità e la deontologia professionale vi sono ottime ragioni per non tacciare di arretratezza o inaffidabilità le tecnologie UAV iraniane: in primis il fatto che la loro quasi totalità é stata sviluppata proprio a partire da quegli esemplari di velivoli senza pilota che lo Scià Reza Palhevi acquistò proprio dagli Stati Uniti fin dagli anni '60 e oltre. Anche se nella coscienza comune la figura dell'UAV ha iniziato a diffondersi con i primi anni del XXImo Secolo e con la figura del 'Predator' americano in realtà é fin dagli anni quaranta, dal primo modello di "radioplano", che gli Stati Uniti si gingillano con l'idea del velivolo senza pilota e un uso già abbastanza intenso di droni si ebbe già durante il conflitto vietnamita.

Ansioso di procurarsi tutti i 'giocattoli' tecnologici più avanzati che l'arsenale Usa potesse offrirgli, Palhevi fece incetta anche di droni (oltre che di F-5, Phantom, F-14 e tantissimi altri sistemi d'arma americani) ed é stato proprio su questa base assolutamente 'Made in America' che la Repubblica Islamica iraniana ha cominciato a muovere i suoi primi passi nel campo, attraverso il lungo e difficoltoso progresso del 'trial and error' e della retroingegneria che però grazie alla tenacia, alla costanza e anche all'ottimo livello di preparazione dei tecnici e degli ingegneri di Teheran ha portato i suoi frutti, che si sono visti all'opera nei cieli libanesi e siriani e che ora sono stati esportati anche in quel di Caracas.

Che il programma venezuelano/iraniano stesse per proddure i suoi primi risultati lo si leggeva già a marzo 2012 sulle colonne di 'Wired' dove, in un accesso di sincerità, il redattore era costretto ad ammettere che la tecnologia in questione era 'almeno' pari grado a quella della serie statunitense 'Scan Eagle', nel giugno successivo, poi il modello 'Arpia' venne ufficialmente presentato dal Presidente Chavez in persona; in quell'occasione il Generale Julio Cesar Prieto, capo del 'Konzern' militare statale CAVIM ne annunciò le caratteristiche tra cui autonomia di 90 minuti, quota massima operativa di 3000 metri e compiti esclusivamente di ricognizione e intelligence-gathering. Non passarono nemmeno tre mesi che gli 'Arpia' venezuelani colsero il loro primo successo aiutando l'individuazione e l'intercettazione di un carico di cocaina partito per via aerea dalla vicina Colombia, bloccato nella zona di Apure (il velivolo, casualmente, aveva un'immatricolazione statunitense).

Lo scorso giugno, con una cerimonia questa volta presieduta dal successore del grande leader venezuelano, Nicolas Maduro, altri esemplari di 'Arpia' (che sono organizzati, a quanto si sa finora, in squadriglie di tre esemplari ciascuna) sono stati resi operativi. Tutti questi elementi dimostrano come la presenza venezuelana nel panorama dell'attuale 'corsa al drone' sudamericana é tutt'altro che da sottovalutare e potrebbe persino porsi come pietra di paragone per giudicare il successo e la serietà di altri programmi e percorsi di sviluppo. Sta agli osservatori seri e dedicati attendere pazientemente i segnali di ulteriori sviluppi e saperli interpretare e classificare correttamente, senza 'paraocchi' ideologici o pregiudizi di sorta, attenendosi unicamente ai fatti.

domenica 2 giugno 2013

Droni con tecnologia iraniana in Venezuela contro criminali, narcos e tentativi golpisti 'made in usa'!!

Mentre i droni imperialisti e sionisti solcano i cieli massacrando civili innocenti senza che nessuna 'Corte Internazionale' istituisca processi per crimini di guerra a carico dei loro piloti e controllori (si sa, sono 'crimini di guerra' solo se lo decidono le prefiche ipocrite e asservite del "dirittoumanesimo" occidentalista) i velivoli senza pilota dell'Asse della Resistenza aiutano le giovani democrazie socialiste della Latinoamerica a controllare le attività di criminali, narcotraficantes, e, eventualmente, a tenere sotto traccia possibili attività golpiste istigate dalla CIA e da Washington.

Queste infatti saranno le missioni degli UAV per il cui sviluppo Teheran ha aiutato Caracas e che, con una speciale cerimonia officiata dal successore di Chavez in persona, Nicolas Maduro, sono stati svelati alla stampa e inaugurati proprio questo week-end.

Rinominati 'Arpia' dai venezuelani, i droni Made in Iran sono in grado di incrociare a 3000-4000 metri d'altezza in un raggio di diverse centinaia di chilometri. L'industria della Difesa iraniana ha svelato molti modelli di drone senza pilota negli ultimi anni: dagli 'Ababil', ai 'Karrar', fino ai più recenti 'Hamaseh'.