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domenica 20 dicembre 2015

Due missili Qaher-1 lanciati dallo Yemen devastano basi saudite: almeno 147 morti tra Safer e Al-Tawal!

Gli attacchi missilistici yemeniti continuano a dimostrare, con un millesimo dei costi, tutta la precisione e la letalità che l'enorme flotta aerea saudita e delle monarchie reazionarie del petrolio (GCC) non riesce nemmeno lontanamente a raggiungere, pur avendone sulla carta tutte le potenzialità.

Laddove finora i 'centri' più devastanti realizzati dai missilisti dell'Arabia Felix erano stati messi a segno utilizzando complessi OTR-21 di fabbricazione sovietica le operazioni portate a termine ieri hanno visto protagonisti i Qaher-1 di fabbricazione nazionale, risultati dalla conversione in missile balistico del 'guscio' del vettore antiaereo S-75 (secondo un piano esportato in Yemen da ingegneri irakeni nel corso degli anni '90).

giovedì 30 ottobre 2014

Abadi "fa l'indiano" e dice "No" all'acquisto degli 'Apache' di Obama!!

La consulenza e il sostegno di Mosca a Bagdad, di cui abbiamo parlato tante volte nelle ultime settimane non sono "gratis et amor Dei", ovviamente Putin si aspetta che l'Irak torni nella prevalente orbita del Cremlino, "Come prima, più di prima", anzi, visto che ai tempi della guerra contro l'Iran e dell'ambivalenza filofrancese, filotedesco-occidentale e soprattutto filoamericana di Saddam Hussein (che aveva anche il difetto di essere acerrimo nemico di Assad Padre) il paese mesopotamico era sì 'cliente' di Mosca ma non certo 'alleato', mentre ora l'Irak moderno a guida sciita é parte dell'Asse della Resistenza e si inserisce perfettamente nel blocco eurasiatico.

Quindi non deve per nulla stupire il "no", anzi, diremmo quasi il "njet" all'acquisto di 24 elicotteri da combattimento Hughes AH-64, i cosiddetti 'Apache', per cui il Congresso di Washington aveva già dato il nullaosta per l'esportazione. Il contratto, ovviamente, era stato firmato dalle nonentità politiche messe su dagli invasori americani nel periodo dell'occupazione post-2003, ma nemmeno i Governi di Nouri al-Maliki (magari pur desiderandolo), l'avevano mai rescisso.

Sfuma così la prospettiva di fornire 30 elicotteri da attacco (24 venduti e 6 in leasing) per la stratosferica cifra di 7 miiardi e 570 milioni di $. Un grave smacco per l'industria armiera Usa, che, pur tenuta su con fondi pubblici obliquamente riversati in compagnie in teoria 'private' non può sopravvivere senza stati vassalli a cui 'rifilare' il suo hardware dai costi esorbitanti.

Tanto per fare un esempio, con la stessa cifra che Bagdad avrebbe dovuto stanziare per un solo AH-64 Apache (circa 38.000.000 di $; il resto dei costi copre fornitura di pezzi di ricambio, addestramento dei tecnici e rifornimento di carburante, missili e munizioni) si possono comperare DODICI (sì, avete letto bene) Mi-35M russi.

L'industria delle armi a stelle e strisce é il paradiso dello spreco, della bustarella e della lievitazione inutile dei costi, i colonnelli e i generali delle commissioni di acquisizione in America sanno benissimo che più permettono alle compagnie di riempire i loro modelli di gadget costosissimi (e spesso di dubbia utilità) tanto più dette compagnie saranno loro 'grate' e li ricompenseranno con contratti a sei o a otto zeri come "dirigenti" o "consulenti" una volta che questi personaggi gallonati andranno in pensione dai loro posti governativi.