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martedì 15 novembre 2011

Amal Jumaah, ex-detenuta malata di cancro, ha bisogno di cure in luogo di quelle che non ha ricevuto nelle galere sionaziste!


L'ex prigioniera politica palestinese Amal Fayez Jumaah ha passato anni a languire nelle galere sioniste priva di qualunque assistenza medica nonostante il tumore che la stava divorando dall'interno: secondo i secondini sionazisti una Palestinese che aveva 'osato' lottare per il suo popolo non aveva diritto a trattamenti sanitari; per fortuna la vittoria di Hamas nel braccio di ferro per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit riuscì a farla liberare e, per non presentarla in condizioni pessime, due settimane prima di liberarla i carcerieri la spostarono dalla prigione a un ospedale di Nablus, cercando di 'rimetterla in sesto' il tanto che bastava a 'far bella figura' davanti alle telecamere dei media internazionali.

Ovviamente, appena rilasciata, Amal é stata ricoverata d'urgenza e dopo le prime analisi il consenso dei clinici é stato unanime: per venire curata non solo dal cancro che continua a progredire ma anche delle condizioni allo stomaco e alla schiena (frutto della prolungata negligenza medica) dovrebbe venire trasferita subito fuori dalla Palestina, ma, ovviamente, il regime ebraico non lo permette.

Amal ha rilasciato dettagliate e precise dichiarazioni sulle condizioni disumane in cui vengono lasciate le detenute ancora in mano ai carcerieri sionisti, e ha affermato che esse fanno parte di un volontario ed esplicito tentativo del regime di occupazione di assassinarle, causandone la morte per 'motivi medici' in modo da cercare di evitare la riprovazione internazionale.
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venerdì 1 luglio 2011

Gli Yemeniti gridano a Re Saoud: "Tieniti Saleh e non rimandarlo indietro!"


Massicce manifestazioni in tutto lo Yemen si sono tenute nella giornata di ieri, per dimostrare la compatta volontà popolare di rifiutare un (ormai parecchio improbabile) "rientro in scena" dell'autocrate Ali Abdullah Saleh, rimasto gravemente ferito 28 giorni fa in un attentato esplosivo dall'incerta dinamica e subito trasferito in Arabia Saudita per urgenti cure mediche.

Mentre i cortigiani dell'ormai ex tiranno, precariamente schierati attorno alla debole figura del suo vice Mansour Hadi, continuano a ripetere che il rientro di Saleh nel paese é sicuro e che la sua presenza é indispensabile per la preparazione della prossima tornata elettorale, la popolazione continua compatta a chiedere che egli resti in esilio e che alla società civile yemenita sia dato modo di salire in cabina di comando e di gestire la transizione dall'ennesima tirannide filo-occidentale del Mondo Arabo a una forma istituzionale rispettosa della volontà popolare.
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