Un membro del politburo del movimento di resistenza palestinese di Hamas ha definito "inaccettabile" la detenzione di dozzine di palestinesi nelle carceri dell'Arabia Saudita, affermando che la campagna di arresti continua senza sosta e che non sono stati compiuti progressi drammatici in questo senso nonostante i contatti con funzionari sauditi.
“La campagna di arresti sauditi non può essere compresa o accettata. Questi sono palestinesi, che amano il loro paese e la loro causa proprio come tutti i palestinesi che vivono nella diaspora. Speriamo che vengano rilasciati immediatamente ", ha dichiarato Husam Badran in un'intervista esclusiva con l'agenzia di stampa palestinese Quds Press in lingua araba lunedì.
Il 21 ottobre, il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri ha riferito all'agenzia di stampa Shehab in lingua araba in un'intervista esclusiva che i palestinesi attualmente detenuti nelle carceri e nei centri di detenzione in Arabia Saudita sono esposti a varie forme di tortura e metodi di interrogatorio crudeli.
“Sfortunatamente, c'è una dura procedura di indagine contro i detenuti, alcuni dei quali sono sottoposti a varie forme di tortura. Aguzzini di diverse nazionalità li stanno seviziando e tra loro potrebbero anche esserci americani o sionisti", ha affermato.
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martedì 29 ottobre 2019
Hamas attacca pesantemente il regime saudita, che incarcera e tortura cittadini palestinesi!
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venerdì 18 novembre 2011
In Casa Saoud i soliti 'parenti serpenti' affilano i coltelli, la scelta del nuovo successore designato al trono non é piaciuta a molti!
Mentre le province sciite dell'Est, le più ricche di petrolio, continuano a venire agitate dal malcontento della popolazione, sempre più insofferente verso l'assolutismo e la rapacità del monarca di Riyadh e della sua corte di manutengoli, filtrano minacciosi rapporti riguardo l'approfondirsi e l'aggravarsi delle frizioni interne alla stessa famiglia reale, dove molti, forse troppi, non hanno 'mandato giù' di buon grado la scelta presa qualche settimana fa dal Consiglio della Lealtà di nominare il Principe Nayef ben Abdulaziz (foto sotto) nuovo erede designato al trono dei Saoud in luogo dell'ottantaduenne Principe Sultan ben Abdulaziz (foto qui sopra), trapassato in un ospedale newyorchese dopo essere entrato in coma lo scorso luglio.
Il Principe Talal ben Abdulaziz avrebbe rassegnato le dimissioni dal Consiglio, apparentemente "sbattendo la porta", secondo quanto riportato dal britannico Telegraph e in effetti, sul sito-web personale del Prence, si può vedere un anodino e compito annuncio su come "Dopo aver segnalato al Re Abdullah le proprie intenzioni il Princpe Talal (foto sotto) ha scelto di abbandonare il suo seggio nel Consiglio della Lealtà". I soliti bene informati assicurano che la 'segnalazione' é stata molto meno pacata e formale del comunicato a essa relativo.
Il Consiglio della Lealtà, creato nel 2006, é un organismo di 37 membri nel quale i cugini e i fratelli di Nayef ben Abdulaziz hanno una solida maggioranza, ovvio che le chance di 'nomina' dei suoi concorrenti fossero da subito molto molto esigue. Fin dal 1953 i figli di Re Abdulaziz al-Saoud, fondatore dell'attuale Arabia Saudita si 'rimpallano' tra fratelli il trono a ogni successivo decesso, per evitare che una parte della numerosa prole del vecchio re (che ebbe 37 eredi) insorga sentendosi 'esclusa' dal gran gioco del governo. Ma ormai la senilità incombe: l'attuale monarca Abdullah ha 87 anni e il suo successore designato 79. I petrodollari possono comprare le migliori cure mediche del mondo ma non possono donare l'immortalità e, in uno scenario mediorientale in rapidissima evoluzione affidarsi a regnanti ottuagenari potrebbe non essere la migliore ricetta per affrontare il futuro.
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mercoledì 9 novembre 2011
Il "Beria" di Mubarak si ricicla alla corte del nuovo principe di Casa Saoud!
Secondo fonti bene informate il nuovo erede al trono saudita, il Principe Nayef ibn Abdul Aziz (sopra), pretendente in linea diretta al trono di Re Abdullah dopo la morte avvenuta negli Stati Uniti del vecchio e malandato Sultan bin Abdul Aziz (foto sotto - entrato in coma a luglio e defunto poche settimane addietro) ha appena assoldato uno 'spymaster' di chiara e provata fama: nientemeno che Omar Suleiman, ex-Direttore dell'Intelligence di Hosni Mubarak e suo personale Consigliere per la Sicurezza.
Secondo quanto filtrato nelle ultime ore Suleiman si sarebbe recato in Arabia Saudita in occasione delle cerimonie dell'Haji e avrebbe ricevuto da subito un calorosissimo benvenuto dalle autorità saudite, fin dal suo sbarco all'aeroporto internazionale di Riyadh. Suleiman divenne capo dei Servizi egiziani nel 1986 e il 29 gennaio 2011 divenne addirittura Vicepresidente, durante l'ultimo, fallimentare tentativo del tiranno del Cairo di salvare il suo regime con una tardiva, fasulla, "riforma".
Bete Noire di oppositori e attivisti per i Diritti Umani, Suleiman é attualmente indagato per dozzine di accuse di rapimenti, torture e misure inumane; trasferirsi in Arabia Saudita ovviamente lo metterebbe al di là della capacità di qualunque tribunale del Cairo di perseguirlo e condannarlo per i suoi crimini. Perfettamente introdotto a Washington e Tel Aviv, Suleiman era l'uomo di fiducia degli interessi americani e sionisti in Egitto, e anche per questo odiato e disprezzato dal popolo.
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lunedì 19 settembre 2011
Il dittatore yemenita rifiuta le condizioni per la transizione dei poteri; i suoi sgherri fanno 13 morti nel week-end!
Ali Abdullah Saleh, il tiranno yemenita in esilio a Ryiadh dopo l'attentato esplosivo che lo ha coinvolto lo scorso giugno, ha annunciato tramite il suo portavoce Ahmed al-Soufi che non ha nessuna intenzione di acconsentire alle dimissioni richieste dal fronte unito delle opposizioni che coordinano le massicce proteste in corso dall'inizio dell'anno nel paese della Penisola arabica. La dichiarazione sembra mettere una pesantissima ipoteca su ogni prospettiva di dialogo tra le parti giacché gli oppositori insistono sul fatto che l'ex-'uomo forte' di Sanaa debba dimettersi prima delle nuove elezioni parlamentari e presidenziali.
Il consigliere Al-Soufi, da parte sua, ha accusato il Consiglio dei partiti d'Opposizione di non volere il dialogo. Le dichiarazioni di Saleh, mediate dal suo collaboratore, arrivano un giorno dopo l'affermazione di parte saudita che il Vicepresidente Rabbo Mansour Hadi sarebbe stato pronto a firmare l'accordo proposto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, in un certo senso 'tagliando fuori' il suo superiore dai processi di passaggio del potere in Yemen.
Intanto, nell'usuale silenzio degli ipocriti mezzi di comunicazione occidentali, una vera e propria strage si é consumata nel corso del week-end, con oltre 13 manifestanti, tra cui un militare passato con l'opposizione, uccisi tra Sanaa e la città meridionale di Taizz. Navi Pillay, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha chiesto al Governo yemenita di cessare le violenze contro la popolazione e liberare tutti i detenuti politici. Milioni di cittadini sono scesi in piazza venerdì e nelle giornate successive, chiedendo un'accelerazione delle attività di protesta e il rifiuto di ogni compromesso con il regime di Saleh.
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martedì 9 agosto 2011
"Saleh non tornerà in Yemen", primo effetto del processo a Mubarak?
Ali Abdullah Saleh, sempre più "ex" autocrate yemenita ha lasciato nel corso del week-end la clinica militare saudita dove chirurghi stranieri lo hanno sottoposto alla lunga serie di interventi e terapie necessarie dopo che, circa due mesi addietro, l'allora presidente dell'Arabia Felix era rimasto coinvolto in un attacco esplosivo (ancora oggi non si sa se condotto con una carica piazzata nel suo palazzo o con un lancio di razzi/bombe da mortaio), riportando gravi ustioni e ferite. Attorno a lui ci furono undici morti e ben 124 feriti, a testimonianza della potenza di fuoco impiegata contro di lui.
Saleh, il viso irrimediabilmente irrigidito dalla chirurgia plastica, era tornato in video qualche tempo fa, promettendo un suo pronto ritorno in patria per affrontare la sempre più montante protesta popolare che, anche in sua assenza, non si é per niente placata, anzi, si é rafforzata chiedendo un immediato passaggio a un'amministrazione di transizione che prepari elezioni democratiche e spiani la strada al "dopo". Adesso, dimesso dalla clinica, l'entourage del 'Presidente' fa sapere che egli rimarrà in una residenza protetta sotto l'ala dei suoi patron sauditi; nella decisione alcuni osservatori di cose mediorientali vedono un brusco 'dietrofront' forse dovuto alle recenti immagini del processo a Mubarak, che potrebbero aver calmierato anche i più zelanti proponenti di un rapido ritorno a Sanaa.
Una fonte yemenita a Ryiadh, parlando con un reporter dell'Agenzia France Press sotto condizione di anonimità, avrebbe rivelato che Saleh sarà ospitato nel Palazzo delle Conferenze della capitale saudita e che, nonostante un deciso miglioramento delle sue condizioni, ha ancora severi problemi di mobilità e deambulazione. Negli scorsi giorni le proteste in Yemen sono state bagnate dal sangue di due dimostranti assassinati ad Aden dalle forze di sicurezza ancora fedeli alla declinante 'stella' di Ali Abdullah Saleh, padre-padrone del paese fin dal 1978.
Saleh, il viso irrimediabilmente irrigidito dalla chirurgia plastica, era tornato in video qualche tempo fa, promettendo un suo pronto ritorno in patria per affrontare la sempre più montante protesta popolare che, anche in sua assenza, non si é per niente placata, anzi, si é rafforzata chiedendo un immediato passaggio a un'amministrazione di transizione che prepari elezioni democratiche e spiani la strada al "dopo". Adesso, dimesso dalla clinica, l'entourage del 'Presidente' fa sapere che egli rimarrà in una residenza protetta sotto l'ala dei suoi patron sauditi; nella decisione alcuni osservatori di cose mediorientali vedono un brusco 'dietrofront' forse dovuto alle recenti immagini del processo a Mubarak, che potrebbero aver calmierato anche i più zelanti proponenti di un rapido ritorno a Sanaa.
Una fonte yemenita a Ryiadh, parlando con un reporter dell'Agenzia France Press sotto condizione di anonimità, avrebbe rivelato che Saleh sarà ospitato nel Palazzo delle Conferenze della capitale saudita e che, nonostante un deciso miglioramento delle sue condizioni, ha ancora severi problemi di mobilità e deambulazione. Negli scorsi giorni le proteste in Yemen sono state bagnate dal sangue di due dimostranti assassinati ad Aden dalle forze di sicurezza ancora fedeli alla declinante 'stella' di Ali Abdullah Saleh, padre-padrone del paese fin dal 1978.
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sabato 9 luglio 2011
Saleh appare in tv dopo gli interventi chirurgici e plastici, ma lo Yemen non lo rivuole indietro!
Come una primadonna che dopo molteplici annunci e rinvii finalmente si conceda agli sguardi del pubblico e agli obiettivi di paparazzi e telecronisti Ali Abdullah Saleh, tiranno dello Yemen evacuato d'urgenza in Arabia Saudita dopo le gravi ferite riportate in un attentato esplosivo si é finalmente mostrato in diretta televisiva. Forse, sarebbe stato meglio per le sue chance di sopravvivenza politica evitare un'esibizione che é andata dal surreale al grottesco.
Smagrito, incerto, con gli occhi sgranati e straniti e non un'ombra della smorfia di cinica sicurezza che tante volte gli compariva sulle labbra l'ormai ex-uomo forte di Sanaa é sembrato costantemente succube della situazione e mai mattatore o protagonista della stessa. Se una lode va fatta essa spetta certamente ai chirurghi plastici di Ryiadh (certamente i migliori specialisti stranieri comprabili coi petrodollari, visto che la monarchia assoluta di Casa Saoud non brilla per la vivacità del suo settore medico) che hanno restituito un'apparenza perfettamente normale a un volto che era stato descritto come 'ustionato fino alle ossa' e 'carbonizzato per metà'.
Nel messaggio videodiffuso Saleh si é detto favorevole all'idea di una 'condivisione di poteri' nella cornice di una transizione verso la Democrazia, lanciandosi in ripetitivi proclami sul fatto di essere 'totalmente a favore di un'ampia partecipazione popolare al processo di transito' purché tutte le forze coinvolte (governative e d'opposizione) si accordino preliminarmente sul programma di riforme da implementare. Intanto in Yemen continuano a susseguirsi vaste manifestazioni, dove sempre più spesso si vedono truppe considerate 'fedelissime' al regime di Saleh passare dalla parte dei dimostranti; il coordinamento delle opposizioni, intanto, ha detto esplicitamente che Saleh non può dettare alcuna condizione e che non ha altra scelta se non dimettersi e uscire di scena.
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venerdì 1 luglio 2011
Gli Yemeniti gridano a Re Saoud: "Tieniti Saleh e non rimandarlo indietro!"
Massicce manifestazioni in tutto lo Yemen si sono tenute nella giornata di ieri, per dimostrare la compatta volontà popolare di rifiutare un (ormai parecchio improbabile) "rientro in scena" dell'autocrate Ali Abdullah Saleh, rimasto gravemente ferito 28 giorni fa in un attentato esplosivo dall'incerta dinamica e subito trasferito in Arabia Saudita per urgenti cure mediche.
Mentre i cortigiani dell'ormai ex tiranno, precariamente schierati attorno alla debole figura del suo vice Mansour Hadi, continuano a ripetere che il rientro di Saleh nel paese é sicuro e che la sua presenza é indispensabile per la preparazione della prossima tornata elettorale, la popolazione continua compatta a chiedere che egli resti in esilio e che alla società civile yemenita sia dato modo di salire in cabina di comando e di gestire la transizione dall'ennesima tirannide filo-occidentale del Mondo Arabo a una forma istituzionale rispettosa della volontà popolare.
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giovedì 30 giugno 2011
Yemen sull'orlo del caos: il Presidente Saleh non riesce ad apparire alla televisione, il suo vice sta per seguirlo in esilio?
L'intervista riportata qui sopra é un ottimo indice di quanto caotica e incerta si sia fatta la situazione in Yemen, dove ormai cinque province sono totalmente fuori dal controllo del governo centrale e dove si susseguono voci che vorrebbero il Vicepresidente Abd rabu Mansour Hadi sia sul punto di seguirlo.
Il giornalista della CNN Nic Robertson esordisce chiedendo quanto gravi siano le condizioni di salute del presidente Saleh, ricoverato in Arabia Saudita ormai da molte settimane dopo essere rimasto vittima di un attacco esplosivo; Hadi si dilunga sulle condizioni delle ferite che lui vide negli istanti successivi all'esplosione, ma non risponde direttamente alla domanda e si ingolfa in un goffo augurio che "presto" Saleh si mostri in diretta tv dall'Arabia 'nelle prossime ore' e quindi torni in patria.
Il reporter chiede se vi siano sospetti, o prove, che, piuttosto che un attacco con razzi o mortai non sia stata una bomba collocata ad arte a ferire il Presidente; Hadi si dilunga a parlare degli esperti dell'FBI che devono arrivare dall'America per condurre test e analisi (CSI: Sanaa!) ma non risponde, Robertson lo incalza, chiedendo se investigatori yemeniti abbiano tratto qualche parziale conclusione, ma l'unica risposta di Hadi é: "dobbiamo ancora valutare e ci serve l'aiuto dell'FBI".
Infine, Robertson chiede se Saleh abbia ancora un futuro politico in Yemen visto che ha perso il sostegno di tutti i leader tribali e dei più importanti uomini militari del paese, Hadi giura e spergiura che Saleh non é così odiato come lo dipinge l'opposizione e che come "parte dell'equilibrio politico" la sua presenza é necessaria a garantire un'adeguata preparazione di prossime elezioni 'a cui non si presenterà' (ma come? se é così benvoluto...), richiesto di un pronostico su quanto tempo ci vorrà per il suo ritorno in patria Hadi gira gli occhi e dice: "giorni, settimane, mesi, devono dirlo i medici", "Seriamente, mr. Vicepresidente", fa un'esasperato Robertson "lei avrà DI CERTO una stima di massima", risposta: "devono dirlo i medici".
Un paese allo sbando guidato da un "numero due" tentennante e incerto; pessimo viatico per il Yemen e gli yemeniti, mentre i droni assassini dell'inquilino nero della Casa Bianca solcano indisturbati il cielo dell'ex-Arabia Felix...
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sabato 5 marzo 2011
In esclusiva per l'Italia immagini delle proteste in Arabia Saudita, traballa il trono dell'ultimo sovrano assoluto della Terra!
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Aggiornamento: la situazione in Arabia Saudita si fa tesa, scontri e arresti ad Al-Hufuf e Al-Qatif
Molte migliaia di persone hanno iniziato a protestare da venerdì mattina nelle cittadine della costa persica dell'Arabia Saudita, provincia a maggioranza sciita dove più forte é l'insofferenza verso l'autoritarismo dello Stato e la discriminazione largamente praticata nella società, sia a livello sociale che economico.
La manifestazione convocata per protestare contro l'arresto dello Sceicco Tawfiq al-Amer, ha radunato una grande folla ad Al-Hufuf, mentre un raduno nella vicina Al-Qatif, che chiedeva oltre alla liberazione dello sceicco anche quella di nove prigionieri politici, é stato disperso dalle forze di sicurezza reali, che hanno impiegato senza risparmio gas urticanti e manganelli.
22 persone sono state arrestate in seguito agli scontri, secondo quanto riportato telefonicamente alla France Presse da Ibrahim al-Mugaiteeb, Presidente di della locale sezione di "Human Rights First". Secondo quanto dichiarato da Al-Mugaiteeb e dal sito-web "Rasid" le manifestazioni chiedevano, oltre al rilascio dei prigionieri, anche riforme politiche quali l'adozione di un sistema monarchico costituzionale e non contenevano messaggi settari o separatisti.
Nonostante vivano nella zona dell'Arabia Saudita più ricca in assoluto di petrolio i cittadini sciiti vedono ben poco degli immensi fatturati della sua esportazione reinvestito nelle loro province; la maggior parte si invola verso la capitale Ryiadh dove il Re Abdullah, la sua Casata e i suoi sodali lo sperperano mantenendo stili di vita che definire "stravaganti" é poco.
Proprio a Ryiadh una piccola manifestazione spontanea iniziata fuori dalla Moschea di Al-Rajhi é stata stroncata sul nascere con l'arresto di tre persone, afferrate a caso dalla polizia tra le venti che stavano intonando slogan contro "l'oppressione autoritaria" del Sovrano.
Il movimento di dissenso saudita ha 'convocato' tramite internet un giorno di proteste per l'11 marzo e uno per il 20.
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