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domenica 20 novembre 2011

Gli aguzzini sionazisti avvelenano un detenuto politico palestinese con una iniezione, poi invocano a scusa "un errore clinico"!


Gia molte volte su queste pagine abbiamo denunciato, con prove e fatti incontrovertibili, con tanto di nomi e cognomi, la maniera scandalosa in cui detenuti politici palestinesi, il più delle volte incarcerati senza accuse o addebiti, gettati in galera dall'occupazione ebraica soltanto per aver cercato di difendere i diritti della loro gente, vengano lasciati nella negligenza medica più assoluta, non curati quando soffrono di condizioni cliniche persistenti e invalidanti (diabete, ipertensione, malattie cardiache, persino cancro), o sottoposti addirttura a esperimenti medici, come accadeva nei campi di sterminio nazisti.

Adesso, per negligenza criminale o esplicito intento omicida, a questo "Cahier des Doleances" si aggiunge anche l'avvelenamento, come quello subito dal quarantaduenne detenuto politico Riyad Amor, che, vittima di una iniezione venefica somministratagli alla clinica della prigione di Ramleh ha visto le proprie condizioni di salute peggiorare fino a non essere più in grado di camminare e coordinare i movimenti.

Amor era stato trasferito a Ramleh dalla prigione di Eshel; cardiopatico, avrebbe bisogno di un impianto di pacemaker, ma finora l'amministrazione carceraria sionista non ha concesso l'intervento, che sarebbe dovuto per semplici ed elementari ragioni umanitarie. Evidentemente qualcuno ha creduto di poter "risolvere" il dilemma alla maniera del Terzo Reich, avvelenando il malato. Non crediamo infatti nemmeno per un secondo alla giustificazione ufficiale, inaccettabile anche in linea di principio che pretende di addossare il tutto a un "errore clinico", anche se fosse bisognerebbe aprire un'inchiesta e mettere sotto indagine infermieri e dottori della clinica di Ramleh.
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martedì 15 novembre 2011

Amal Jumaah, ex-detenuta malata di cancro, ha bisogno di cure in luogo di quelle che non ha ricevuto nelle galere sionaziste!


L'ex prigioniera politica palestinese Amal Fayez Jumaah ha passato anni a languire nelle galere sioniste priva di qualunque assistenza medica nonostante il tumore che la stava divorando dall'interno: secondo i secondini sionazisti una Palestinese che aveva 'osato' lottare per il suo popolo non aveva diritto a trattamenti sanitari; per fortuna la vittoria di Hamas nel braccio di ferro per il rilascio dell'Ebreo francese Gilad Schalit riuscì a farla liberare e, per non presentarla in condizioni pessime, due settimane prima di liberarla i carcerieri la spostarono dalla prigione a un ospedale di Nablus, cercando di 'rimetterla in sesto' il tanto che bastava a 'far bella figura' davanti alle telecamere dei media internazionali.

Ovviamente, appena rilasciata, Amal é stata ricoverata d'urgenza e dopo le prime analisi il consenso dei clinici é stato unanime: per venire curata non solo dal cancro che continua a progredire ma anche delle condizioni allo stomaco e alla schiena (frutto della prolungata negligenza medica) dovrebbe venire trasferita subito fuori dalla Palestina, ma, ovviamente, il regime ebraico non lo permette.

Amal ha rilasciato dettagliate e precise dichiarazioni sulle condizioni disumane in cui vengono lasciate le detenute ancora in mano ai carcerieri sionisti, e ha affermato che esse fanno parte di un volontario ed esplicito tentativo del regime di occupazione di assassinarle, causandone la morte per 'motivi medici' in modo da cercare di evitare la riprovazione internazionale.
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martedì 16 agosto 2011

Carcerieri sionisti tengono in isolamento un palestinese reso cieco dalla loro stessa negligenza medica!


Le autorità carcerarie israeliane, sempre alla ricerca di nuovi modi in cui tormentare e torturare gli sfortunati palestinesi che cadono nelle loro mani, ha raggiunto un nuovo 'traguardo' di meschinità e abiezione arrivando a porre in isolamento solitario un prigioniero politico che é ormai completamente cieco da quasi nove anni, reso tale dalla totale mancanza di ogni interesse, da parte dei secondini sionisti, a fornire ai detenuti cure adeguate per le loro condizioni cliniche. Obadeh Bilal, questo il nome del prigioniero, soffriva infatti di un'affezione alla retina, che riusciva comunque a tenere sotto controllo; dal momento del suo arresto, nel 2002 le sue condizioni peggiorarono progressivamente, fino a privarlo del tutto della vista.

Secondo la testimonianza raccolta dalla Società dei Prigionieri Palestinesi, che é riuscita a intervistare un detenuto di nome Ahmed al-Maghrabi, a sua volta tenuto in isolamento fino a poco tempo fa, l'isolamento solitario nelle carceri israeliane è "Una tomba vivente per i prigionieri politici. Ogni singola cosa che aiuta a sopportare l'esistenza in carcere viene tolta al prigioniero, che si sente come lentamente e metodicamente messo a morte secondo dopo secondo".

Bilal, nativo di Nablus, in Cisgiordania, ha due fratelli che sono anch'essi prigionieri politici in carceri israeliane ed è stato tenuto in isolamento solitario per sei mesi; adesso, la direzione del carcere di Ramleh, dove é tenuto, ha deciso di estendere l'isolamento per ulteriori tre mesi. Negli ultimi tempi anche la moglie di Bilal, la sua madre 65enne, un fratello ancora libero e altri parenti ancora sono stati arrestati, interrogati e sottoposti a pressioni fisiche e psicologiche, nel tentativo di rendere la sua detenzione ancora più insopportabile.

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