Tre piccoli palestinesi hanno riportato ferite nella giornata di ieri quando un oggetto di natura non precisata é detonato all'interno della loro casa, nella parte Nord della Striscia di Gaza.
L'evento é particolarmente preoccupante in quanto avviene il giorno dopo all'attentato esplosivo che ha distrutto la macchina del dirigente di Hamas Ramadan Naooq, esplosa a Jabaliya, sempre nel Nord della Striscia.
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mercoledì 18 febbraio 2015
Misteriosa esplosione a Gaza, forse dovuta a un residuato dei bombardamenti sionisti d'estate!
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mercoledì 26 settembre 2012
Ex-membri del regime di Gheddafi catturano il giovane che ne rivelò il nascondiglio alla NATO e lo torturano a morte!
Non sappiamo se Omran Sha’aban abbia mai riscosso dai forzieri della NATO il 'guiderdone' promesso a chi avesse fornito indizi per individuare il nascondiglio di Gheddafi ma possiamo certamente affermare che il ventiduenne non é assolutamente riuscito a goderseli.
Catturato da un commando di lealisti del 'Rais' sirtino nello scorso mese di luglio insieme ad altre tre persone a vario livello coinvolte nell'uccisione di Gheddafi Sha'aban sembra sia stato "severamente torturato" oltre ad avere ricevuto ferite d'arma da fuoco al collo e allo stomaco durante il rapimento e (forse) durante un fallito tentativo di fuga.
Ritrovato pochi giorni fa (forse lasciato indietro perché intrasportabile e in condizioni di salute critiche che ne facevano immaginare prossima la morte) l'uomo é stato immediatamente trasportato in Francia per ordine del Governo libico di transizione, ma é morto poco dopo l'arrivo.
Catturato da un commando di lealisti del 'Rais' sirtino nello scorso mese di luglio insieme ad altre tre persone a vario livello coinvolte nell'uccisione di Gheddafi Sha'aban sembra sia stato "severamente torturato" oltre ad avere ricevuto ferite d'arma da fuoco al collo e allo stomaco durante il rapimento e (forse) durante un fallito tentativo di fuga.
Ritrovato pochi giorni fa (forse lasciato indietro perché intrasportabile e in condizioni di salute critiche che ne facevano immaginare prossima la morte) l'uomo é stato immediatamente trasportato in Francia per ordine del Governo libico di transizione, ma é morto poco dopo l'arrivo.
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martedì 6 settembre 2011
Attentato a Doha contro l'Emiro del Qatar, uccise otto bodyguard; subito dopo il sovrano fugge a Parigi!
Secondo quanto riportato dalla testata egiziana "Al Fajr", un commando omicida avrebbe preso il convoglio di veicoli sui quali si stava spostando l'Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani in un micidiale fuoco incrociato, massacrando otto delle sue guardie del corpo e arrivando a ferirlo leggermente.
L'effetto sorpresa e le prime micidiali raffiche, tuttavia, non si sono dimostrate sufficienti ad avere la meglio sul resto della scorta che, serrando i ranghi e rispondendo al fuoco sarebbe riuscita a respingere gli attaccanti e a metter in salvo il sovrano.
Una fittissima cortina di silenzio é quindi calata sull'incidente; tutto quel che si sa é che Al-Thani avrebbe immediatamente lasciato la capitale Doha per spostarsi a Parigi, non si sa se per ricevere cure o per evitare nuovi attentati che potrebbero colpirlo in patria.
L'attuale Emiro ha preso il potere nel 1995 con un Colpo di Stato contro suo padre ed é stato quindi incoronato ufficialmente nel 2000, dopo cinque anni di reggenza.
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venerdì 1 luglio 2011
Gli Yemeniti gridano a Re Saoud: "Tieniti Saleh e non rimandarlo indietro!"
Massicce manifestazioni in tutto lo Yemen si sono tenute nella giornata di ieri, per dimostrare la compatta volontà popolare di rifiutare un (ormai parecchio improbabile) "rientro in scena" dell'autocrate Ali Abdullah Saleh, rimasto gravemente ferito 28 giorni fa in un attentato esplosivo dall'incerta dinamica e subito trasferito in Arabia Saudita per urgenti cure mediche.
Mentre i cortigiani dell'ormai ex tiranno, precariamente schierati attorno alla debole figura del suo vice Mansour Hadi, continuano a ripetere che il rientro di Saleh nel paese é sicuro e che la sua presenza é indispensabile per la preparazione della prossima tornata elettorale, la popolazione continua compatta a chiedere che egli resti in esilio e che alla società civile yemenita sia dato modo di salire in cabina di comando e di gestire la transizione dall'ennesima tirannide filo-occidentale del Mondo Arabo a una forma istituzionale rispettosa della volontà popolare.
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giovedì 30 giugno 2011
Yemen sull'orlo del caos: il Presidente Saleh non riesce ad apparire alla televisione, il suo vice sta per seguirlo in esilio?
L'intervista riportata qui sopra é un ottimo indice di quanto caotica e incerta si sia fatta la situazione in Yemen, dove ormai cinque province sono totalmente fuori dal controllo del governo centrale e dove si susseguono voci che vorrebbero il Vicepresidente Abd rabu Mansour Hadi sia sul punto di seguirlo.
Il giornalista della CNN Nic Robertson esordisce chiedendo quanto gravi siano le condizioni di salute del presidente Saleh, ricoverato in Arabia Saudita ormai da molte settimane dopo essere rimasto vittima di un attacco esplosivo; Hadi si dilunga sulle condizioni delle ferite che lui vide negli istanti successivi all'esplosione, ma non risponde direttamente alla domanda e si ingolfa in un goffo augurio che "presto" Saleh si mostri in diretta tv dall'Arabia 'nelle prossime ore' e quindi torni in patria.
Il reporter chiede se vi siano sospetti, o prove, che, piuttosto che un attacco con razzi o mortai non sia stata una bomba collocata ad arte a ferire il Presidente; Hadi si dilunga a parlare degli esperti dell'FBI che devono arrivare dall'America per condurre test e analisi (CSI: Sanaa!) ma non risponde, Robertson lo incalza, chiedendo se investigatori yemeniti abbiano tratto qualche parziale conclusione, ma l'unica risposta di Hadi é: "dobbiamo ancora valutare e ci serve l'aiuto dell'FBI".
Infine, Robertson chiede se Saleh abbia ancora un futuro politico in Yemen visto che ha perso il sostegno di tutti i leader tribali e dei più importanti uomini militari del paese, Hadi giura e spergiura che Saleh non é così odiato come lo dipinge l'opposizione e che come "parte dell'equilibrio politico" la sua presenza é necessaria a garantire un'adeguata preparazione di prossime elezioni 'a cui non si presenterà' (ma come? se é così benvoluto...), richiesto di un pronostico su quanto tempo ci vorrà per il suo ritorno in patria Hadi gira gli occhi e dice: "giorni, settimane, mesi, devono dirlo i medici", "Seriamente, mr. Vicepresidente", fa un'esasperato Robertson "lei avrà DI CERTO una stima di massima", risposta: "devono dirlo i medici".
Un paese allo sbando guidato da un "numero due" tentennante e incerto; pessimo viatico per il Yemen e gli yemeniti, mentre i droni assassini dell'inquilino nero della Casa Bianca solcano indisturbati il cielo dell'ex-Arabia Felix...
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venerdì 6 maggio 2011
Le Brigate Qassam piangono la morte del comandante Al-Zatma, ferito ad aprile da un vigliacco bombardamento sionista!
Riprendiamo dal sito delle Brigate Ezzedine al-Qassam, branca militare del Movimento musulmano di Resistenza Hamas, la triste notizia della dipartita del Comandante Shadi Mahmoud Al-Zatma, ricoverato in un ospedale egiziano dopo che, nelle notte tra 8 e 9 aprile 2011, insieme ad Ayseer Abu Snaima e Mohammed Awaja (morti sul colpo), era rimasto coinvolto in un piratesco bombardamento da parte delle forze militari sioniste.
Il proiettile anticarro israeliano aveva colpito la macchina su cui stavano viaggiano i tre, letteralmente calcinandola e facendone volare schegge incandescenti per decine di metri tutto attorno, soltanto la fortuna e la provvidenza divina impedirono un bilancio più grave, visto che l'autovettura venne bersagliata mentre percorreva una centralissima arteria della città di Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale.
Soltanto ieri le fonti di informazione palestinesi avevano aggiornato a 22 il numero delle vittime dei raid militari sionisti contro Gaza tenutisi durante il mese di aprile, la morte di Al-Zatma dovrebbe fare riflettere giornalisti e osservatori internazionali abituati a discettare di "morti e feriti" in termini anodini e aritmetici: spesso fra le vittime degli attacchi sionisti contro la popolazione civile palestinese i morti sono i più fortunati...ai "feriti" spesso toccano settimane di agonia, che spesso, come in questo caso, si concludono comunque col decesso.
Shadi al-Zatma non ha fatto in tempo a udire le notizie del "reapprochement" fra Hamas e la fazione Fatah, non ha ripreso conoscenza per udire l'annuncio che presto l'Egitto aprirà il varco di confine con Gaza; la sua vita, ad appena 29 anni, si é conclusa al termine di quello che l'ufficio stampa delle Brigate al-Qassam definiscono: "Un lungo e luminoso percorso di Lotta, Resistenza, Sacrifici e Duro Lavoro".
Ed é anche grazie all'opera di persone come Al-Zatma che Gaza é riuscita a respingere l'aggressione militare di "Piombo Fuso", a mantenersi libera e indipendente, a costituire il bastione delle speranze di tutti i Palestinesi (gazesi e cisgiordani), in ultimo, é stato anche grazie ai suoi sforzi che i cacicchi di Fatah si sono convinti dell'impossibilità di prolungare ulteriormente il "rift" con Hamas. Shadi al-Zatma non ha mai saputo della riconciliazione nazionale, ma il merito di questa é anche suo.
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