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martedì 27 marzo 2012

Senza limiti l'arroganza yankee! Feierstein in Yemen accusa l'Iran di 'intromettersi' nel paese, ma non é Teheran a usare droni ogni giorno contro gli yemeniti!


Gli Stati Uniti, massima potenza imperialista e neocolonialista della Storia, hanno basi militari in ogni angolo del Medio Oriente, ogni giorno usano le loro forze armate per attaccare, assassinare, minacciare, intimidire tutti coloro che nella regione non vogliano sottomettersi alle loro mire egemoniche eppure, con sfacciata e quasi candida impudenza, il filosionista Gerald Feierstein, ambasciatore di Washington nello Yemen, dove ogni giorno cittadini Houthi e sciiti vengono attaccati e massacrati dai robot-assassini del 'Nobel per la Pace' Obama, membro di tre cotte della cricca filosionista che detta legge nella politica estera Usa, ha osato accusare la Repubblica Islamica dell'Iran di 'interferenze nel paese'.
La prossima dichiarazione di Feierstein: "Gli Iraniani vogliono attaccarci! Guardate quanto vicino HANNO MESSO IL PAESE alle NOSTRE BASI MILITARI!!!"
Non é la Repubblica Islamica che mantiene basi e navi in Yemen, non é la Repubblica Islamica che fa volare i suoi droni senza pilota nei cieli dell'Arabia Felix o che fa loro scaricare bombe e missili contro i suoi abitanti, non é la Repubblica Islamica che nel 1994 diede 'luce verde' ad Ali Abdullah Saleh per attaccare militarmente e annettere con la forza lo Yemen del Sud (socialista e filosovietico), tutte queste cose le hanno fatte e le continuano a fare gli Stati Uniti d'America eppure il sionista Feierstein accusa Teheran di 'ingerenze'! Quando manca il senso della misura certe dichiarazioni, per quanto minacciose, fanno veramente ridere, anche se in realtà dovrebbero spaventare.
La politica estera imperialista spiegata con le favole: "Superior stabat Lupus..."
Feierstein, parlando all'agenzia stampa Reuters (altro baluardo del filosionismo mediatico, ovviamente quindi interessata a riprendere e diffondere dichiarazioni calunniose e infiammatorie contro l'Iran) ha dichiarato che "Gli iraniani vorrebbero aumentare la loro influenza nella Penisola Araba" (come se questo fosse un delitto) "Hamas ed Hezbollah sostengono questo sforzo iraniano" (affermazione ridicola visto che Hamas ha il suo daffare a contrastare gli effetti dell'assedio economico sionazista contro Gaza e Hezbollah non é mai stato interessato ad operazioni fuori dai confini nazionali libanesi), "Ci sarebbe una presenza di uno yemenita di origine meridionale a Beirut che indirizza fondi e aiuti iraniani per una presenza ostile nel Sud del paese" (magari potevate pensarci prima di fare invadere e annettere lo Yemen del Sud dal vostro giannizzero Saleh!).

Vista l'arroganza e la rozzezza degli argomenti di Feierstein capiamo benissimo l'odio che prova per lui la popolazione yemenita, che lo ha sempre accusato di essere il 'burattinaio' dietro Saleh prima e dietro il suo vice recentemente promosso 'Presidente' Abd Rabbo Mansour Hadi adesso.
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martedì 21 febbraio 2012

Elezioni-farsa in Yemen, le corrotte monarchie del petrolio impongono un candidato unico alla 'successione' del tiranno Ali Abdullah Saleh!


Come annunciato dai sicofanti del regime le urne per le "elezioni presidenziali" in Yemen si sono aperte stamane...ma il candidato é uno solo. Il cittadino yemenita che, nonostante tutto, decidesse di esercitare il suo diritto costituzionale e si recasse a votare sulla scheda troverebbe solo e soltanto il nome di Abed Rabbo Mansour Hadi, vice del dittatore Ali Abdullah Saleh e, ai sensi del cosiddetto "accordo di transizione" stilato dai monarchi degli emirati petroliferi del Golfo Persico per tutelare i loro interessi, unico autorizzato a 'succedere' all'ex-tiranno, in modo che, gattopardescamente, vi sia un'infingimento di 'cambiamento' senza che in realtà nulla cambi.

Questo il popolo yemenita lo ha capito da lungo tempo e infatti le urne sono deserte, soltanto i pochi sostenitori del regime di Saleh hanno osato varcarle, ma il loro numero in un paese che da quattordici mesi manifesta continuamente chiedendo i ceppi, il tribunale e forse anche la sentenza di morte per l'ex-padre padrone dell'"Arabia Felix" é ormai totalmente irrisorio e trascurabile e l'opposizione già da ora si sta preparando a confutare le cifre con cui a seggi chiusi i sicofanti di Sanaa pretenderanno di riconoscere al carosello elettorale odierno una qualche parvenza di validità.

Validità che per l'inquilino nero della Casa Bianca ovviamente non é in discussione, essendo Washington uno dei grandi sponsor della tirannia yemenita insieme ad Arabia Saudita e Israele, dei cui interessi per decenni e decenni Ali Abdullah Saleh é stato garante nell'angolo sudoccidentale della Penisola Arabica. Proprio ospite di Obama Saleh si trova in queste settimane negli Usa per 'trattamenti medici' per le conseguenze a medio e lungo termine del devastante attentato esplosivo che lo ha quasi ucciso lo scorso giugno, proprio all'interno del suo palazzo del potere.

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venerdì 2 dicembre 2011

Saleh firma, ma i suoi sgherri continuano ad ammazzare! Almeno otto i morti a Taizz


Nonostante l'apparente adesione del dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh al piano di transizione elaborato dai regnanti delle monarchie petrolifere del Golfo Persico non si arresta affatto nel paese la "mano pesante" dei suoi scherani nell'affrontare la protesta popolare, per nulla sedata dalla promessa di dimissioni anche perché a esse si accompagnerebbe una del tutto inaccettabile 'immunità retroattiva' contro inchieste e processi, che le opposizioni e i cittadini non hanno alcuna intenzione di accettare supinamente.

Nelle dimostrazioni che si sono tenute negli ultimi due giorni nella città meridionale di Taizz almeno otto persone sarebbero state uccise e una ventina ferite quando truppe ancora leali al Presidente dimissionario hanno cercato di cacciare rappresentanti delle opposizioni e miliziani delle tribù dell'interno dal centro della città, ormai diventato una specie di roccaforte, con un vero e proprio assalto in grande stile che ha però totalmente fallito i suoi obiettivi.

Intanto, per effetto della firma dell'accordo di transizione, il Vicepresidente Abd Rabbo Mansour Hadi (foto) ha nominato il rappresentante della coalizione di opposizione Mohammed Basindwa Primo Ministo a interim, promettendo inoltre che nuove elezioni presidenziali verranno tenute il ventun febbraio 2012. Si aspetta la formazione di un Governo in grado di prendere in mano le redini del paese entro le prossime due settimane.
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sabato 8 ottobre 2011

Manifestazioni a Sanaa e ad Ibb, per celebrare il Nobel Tawakkul Karman e denunciare il tiranno Saleh e l'iniziativa del GCC!


Decine di migliaia di cittadini yemeniti sono scesi in piazza nel giorno dell'annuncio dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla loro connazione Tawakkul Karman, celebrando il riconoscimento e rinnovando la loro determinazione a continuare scioperi, marce, proteste, fino al raggiungimento ultimo dei loro obiettivi: la cacciata dal potere del tiranno Ali Abdullah Saleh e la costruzione di una vera democrazia in 'Arabia Felix', libera dalle influenze e dalle manipolazioni di Usa, Arabia Saudita, Israele e altre arroganti potenze imperialiste.

Le manifestazioni maggiori si sono tenute nella capitale Sanaa, ma anche nella 'Città Verde' di Ibb, e in entrambe le forze di sicurezza fedeli al tiranno (recentemente rientrato nel paese dopo un lungo ricovero a Riyadh per le conseguenze di un attentato esplosivo che lo ha colpito ai primi di giugno nel suo stesso palazzo del potere) non hanno esitato a utilizzare le armi per affrontarle e disperderle. Prima che questo accadesso, comunque, i manifestanti di Sanaa hanno dato fuoco a un finto feretro addobbato per rappresentare l'iniziativa diplomatica sponsorizzata dal Consiglio di Cooperazione tra i Paesi Arabi del Golfo Persico (GCC), che il fronte riformatore considera troppo favorevole a Saleh (prevederebbe infatti sue dimissioni a favore di Abd Rabbo Mansour Hadi, Vicepresidente e poscia la sua inviolabilità da inchieste o accuse per i suoi crimini passati).

Curiosamente, forse speranzoso di riuscire ancora una volta a tenere tra le grinfie il timone del comando, lo stesso Saleh ha rifiutato più e più volte di firmare il protocollo 'cucinato' dai suoi alleati arabi, portando il paese sempre più vicino al collasso e alla minaccia di una guerra civile in stile libico. Truppe saudite sono già nel paese (esattamente come in Bahrein) per aiutare i suoi scherani a reprimere le manifestazioni e una parte dell'esercito (nella fattispecie la Divisione Corazzata fedele al carismatico Generale Ali Mohsen) ha già denunciato l'autorità presidenziale, schierandosi coi dimostranti.
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lunedì 19 settembre 2011

Il dittatore yemenita rifiuta le condizioni per la transizione dei poteri; i suoi sgherri fanno 13 morti nel week-end!


Ali Abdullah Saleh, il tiranno yemenita in esilio a Ryiadh dopo l'attentato esplosivo che lo ha coinvolto lo scorso giugno, ha annunciato tramite il suo portavoce Ahmed al-Soufi che non ha nessuna intenzione di acconsentire alle dimissioni richieste dal fronte unito delle opposizioni che coordinano le massicce proteste in corso dall'inizio dell'anno nel paese della Penisola arabica. La dichiarazione sembra mettere una pesantissima ipoteca su ogni prospettiva di dialogo tra le parti giacché gli oppositori insistono sul fatto che l'ex-'uomo forte' di Sanaa debba dimettersi prima delle nuove elezioni parlamentari e presidenziali.

Il consigliere Al-Soufi, da parte sua, ha accusato il Consiglio dei partiti d'Opposizione di non volere il dialogo. Le dichiarazioni di Saleh, mediate dal suo collaboratore, arrivano un giorno dopo l'affermazione di parte saudita che il Vicepresidente Rabbo Mansour Hadi sarebbe stato pronto a firmare l'accordo proposto dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, in un certo senso 'tagliando fuori' il suo superiore dai processi di passaggio del potere in Yemen.

Intanto, nell'usuale silenzio degli ipocriti mezzi di comunicazione occidentali, una vera e propria strage si é consumata nel corso del week-end, con oltre 13 manifestanti, tra cui un militare passato con l'opposizione, uccisi tra Sanaa e la città meridionale di Taizz. Navi Pillay, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha chiesto al Governo yemenita di cessare le violenze contro la popolazione e liberare tutti i detenuti politici. Milioni di cittadini sono scesi in piazza venerdì e nelle giornate successive, chiedendo un'accelerazione delle attività di protesta e il rifiuto di ogni compromesso con il regime di Saleh.
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mercoledì 17 agosto 2011

Saleh promette (o minaccia?) un suo ritorno a Sanaa; accusa il proprietario di Sabafon dell'attentato che lo ha ferito!


Ali Abdullah Saleh, ex-uomo forte di Sanaa attualmente 'ospite convalescente' del Palazzo delle Conferenze di Riyadh dopo che lunghi e complicati interventi chirurgici hanno quasi del tutto cancellato i segni dell'attentato esplosivo che lo ha colpito nel suo stesso palazzo all'inizio di giugno é apparso in televisione (la testa rigorosamente coperta a nascondere una cicatrice sfigurante che nemmeno chirurghi europei e americani, ampiamente foraggiati dalla tesoreria di Saoud, sono riusciti a cancellare) e ha 'promesso' agli yemeniti che "presto" tornerà in patria.

La notizia, riportata dall'Agenzia France Presse, sembra in contraddizione col 'dorato esilio' a cui Saleh si é ormai acclimatato, vista la nota "ospitalità saudita" verso i tiranni arabi o musulmani in disgrazia (Idi Amin, Ben Ali...); nella sua intemerata televisiva Saleh si é scagliato contro l'opposizione domestica definendola "monopolizzata da figure di ristretti pensieri e interessi". Tuttavia la disconnessione tra le parole del presidente in esilio e la realtà della situazione politica yemenita é evidente visto che le opposizioni hanno già formato un Consiglio per la Transizione e invitano il vicepresidente in carica, Mansour Hadi, a trasferire ad esso il potere esecutivo, facendosi definitivamente da parte e perciò sbarrando la strada a una rentrée del suo superiore.

Inoltre Saleh ha accusato il capo tribale Hamid al-Ahmar di essere dietro l'attentato che lo ha colpito, sulla base del fatto che le schede SIM usate per far "detonare la bomba" (quindi non si sarebbe trattato di un attacco con razzi o mortai) sarebbero state registrate presso la compagnia Sabafon, di proprietà del maggiorente yemenita. Ma se le schede fossero state 'Wind' avrebbe accusato Naguib Sawiris?
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mercoledì 10 agosto 2011

L'ambasciatore (sionista-)americano a Sanaa propone passaggio di poteri da Saleh al vice: a USrael serve un nuovo burattino in Arabia Felix!


Gerald Feierstein (foto sopra), ebreo sionista e membro "di ferro" della cabala filoisraeliana che tiene in pugno il Governo degli Usa qualunque sia il figurante seduto nello Studio Ovale, si incontrerà presto con ministri e generali del convalescente Ali Abdullah Saleh (padre-padrone dello Yemen fino all'attentato che lo ha quasi ucciso lo scorso giugno) per decidere quali mosse implementare per combattere i moti di piazza che da febbraio chiedono l'abbattimento del regime autoritario filo-occidentale e la transizione a una democrazia di fatto, con libere elezioni e un Parlamento realmente rappresentativo in luogo della 'Duma' messa su da Saleh per vidimare le proprie decisioni.

Feierstein, che ha girato tutto il Medio Oriente e l'Asia Centrale in questi ultimi venticinque anni, sempre con la missione di portare avanti gli interessi sionisti prima e soprattutto rispetto a quelli americani, é dallo scorso settembre ambasciatore (formalmente per conto di Washington, in realtà al soldo di Tel Aviv) a Sanaa. Secondo quanto riportato dall'agenzia britannica Reuters Feierstein ha intenzione di proporre agli yemeniti una transizione di potere completa (oltre quella effettiva già avvenuta) tra Saleh, attualmente ospite del Palazzo delle Conferenze di Ryiadh e il suo vice Abd el Rabbo Mansour(foto sopra). Non si capisce come questa dovrebbe modificare la situazione sul terreno, visto che é chiaro a chiunque che Saleh é escluso ormai da oltre un mese e mezzo dai circuiti del potere e Mansour non fa che obbedire alle imbeccate che gli vengono da Dama Clinton e da Benji Netanyahu, per conto dei quali il regime yemenita "fa la guardia" all'imbocco meridionale del Mar Rosso (Bab el Mandeb), ora che quello settentrionale é sfuggito alla presa sionista con la caduta di Mubarak in Egitto.
Il Ministro degli Esteri yemenita Al-Qirby in compagnia dell'Ebreo sionista Franco Frattini
I continui incontri tra Feierstein e i membri del Governo yemeita (solo qualche giorno fa si era tenuto l'ultimo, con il Ministro degli Esteri Abu Bakr al-Qirby, ritratto qui sopra), non fanno che infuriare sempre di più gli esponenti del fronte delle opposizioni e del gruppo Giovani per la Rivoluzione, che denunciano la tutela americana, israeliana e saudita sulle istituzioni di quello che formalmente sarebbe uno Stato indipendente e che loro vorrebbero far diventare un paese libero e autonomo.
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domenica 17 luglio 2011

Saleh passa in esilio il trentatreesimo anniversario della sua ascesa al potere!


Sarà un mesto trentatreesimo anniversario quello che Ali Abdullah Saleh passerà in Arabia Saudita, dove si sta riprendendo dalle gravi ferite sostenute a giugno quando il suo palazzo di Sanaa é stato violato da un attentato esplosivo che lo ha lasciato ustionato e trafitto da schegge e frammenti di legno; era infatti il luglio del 1978 quando l'ex-Maggiore dell'Esercito nordyemenita venne nominato Presidente dell'ex Arabia Felix.

Intanto, nel più totale silenzio dei media asserviti agli interessi sionisti e americani, enormi folle si sono radunate a Sanaa e Ta'izz (città di cui Saleh fu governatore militare prima della sua 'scalata al successo') per chiedere le dimissioni di quanti continuano a governare il paese in vece dell'autocrate esiliato e la transizione a un sistema democratico.

Nonostante la totalità della popolazione abbia ormai in odio Saleh e il suo regime nessun paese occidentale si é azzardato a chiedere un passo indietro all'ex-uomo forte di Sanaa, che ha sempre garantito la più abietta sottomissione ai desiderata di Usa e Israele. Tanto basta per avere la "patente" di "solido e affidabile democratico" da parte degli ipocriti governanti occidentali.
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sabato 9 luglio 2011

Saleh appare in tv dopo gli interventi chirurgici e plastici, ma lo Yemen non lo rivuole indietro!


Come una primadonna che dopo molteplici annunci e rinvii finalmente si conceda agli sguardi del pubblico e agli obiettivi di paparazzi e telecronisti Ali Abdullah Saleh, tiranno dello Yemen evacuato d'urgenza in Arabia Saudita dopo le gravi ferite riportate in un attentato esplosivo si é finalmente mostrato in diretta televisiva. Forse, sarebbe stato meglio per le sue chance di sopravvivenza politica evitare un'esibizione che é andata dal surreale al grottesco.

Smagrito, incerto, con gli occhi sgranati e straniti e non un'ombra della smorfia di cinica sicurezza che tante volte gli compariva sulle labbra l'ormai ex-uomo forte di Sanaa é sembrato costantemente succube della situazione e mai mattatore o protagonista della stessa. Se una lode va fatta essa spetta certamente ai chirurghi plastici di Ryiadh (certamente i migliori specialisti stranieri comprabili coi petrodollari, visto che la monarchia assoluta di Casa Saoud non brilla per la vivacità del suo settore medico) che hanno restituito un'apparenza perfettamente normale a un volto che era stato descritto come 'ustionato fino alle ossa' e 'carbonizzato per metà'.

Nel messaggio videodiffuso Saleh si é detto favorevole all'idea di una 'condivisione di poteri' nella cornice di una transizione verso la Democrazia, lanciandosi in ripetitivi proclami sul fatto di essere 'totalmente a favore di un'ampia partecipazione popolare al processo di transito' purché tutte le forze coinvolte (governative e d'opposizione) si accordino preliminarmente sul programma di riforme da implementare. Intanto in Yemen continuano a susseguirsi vaste manifestazioni, dove sempre più spesso si vedono truppe considerate 'fedelissime' al regime di Saleh passare dalla parte dei dimostranti; il coordinamento delle opposizioni, intanto, ha detto esplicitamente che Saleh non può dettare alcuna condizione e che non ha altra scelta se non dimettersi e uscire di scena.
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venerdì 1 luglio 2011

Gli Yemeniti gridano a Re Saoud: "Tieniti Saleh e non rimandarlo indietro!"


Massicce manifestazioni in tutto lo Yemen si sono tenute nella giornata di ieri, per dimostrare la compatta volontà popolare di rifiutare un (ormai parecchio improbabile) "rientro in scena" dell'autocrate Ali Abdullah Saleh, rimasto gravemente ferito 28 giorni fa in un attentato esplosivo dall'incerta dinamica e subito trasferito in Arabia Saudita per urgenti cure mediche.

Mentre i cortigiani dell'ormai ex tiranno, precariamente schierati attorno alla debole figura del suo vice Mansour Hadi, continuano a ripetere che il rientro di Saleh nel paese é sicuro e che la sua presenza é indispensabile per la preparazione della prossima tornata elettorale, la popolazione continua compatta a chiedere che egli resti in esilio e che alla società civile yemenita sia dato modo di salire in cabina di comando e di gestire la transizione dall'ennesima tirannide filo-occidentale del Mondo Arabo a una forma istituzionale rispettosa della volontà popolare.
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giovedì 30 giugno 2011

Yemen sull'orlo del caos: il Presidente Saleh non riesce ad apparire alla televisione, il suo vice sta per seguirlo in esilio?



L'intervista riportata qui sopra é un ottimo indice di quanto caotica e incerta si sia fatta la situazione in Yemen, dove ormai cinque province sono totalmente fuori dal controllo del governo centrale e dove si susseguono voci che vorrebbero il Vicepresidente Abd rabu Mansour Hadi sia sul punto di seguirlo.

Il giornalista della CNN Nic Robertson esordisce chiedendo quanto gravi siano le condizioni di salute del presidente Saleh, ricoverato in Arabia Saudita ormai da molte settimane dopo essere rimasto vittima di un attacco esplosivo; Hadi si dilunga sulle condizioni delle ferite che lui vide negli istanti successivi all'esplosione, ma non risponde direttamente alla domanda e si ingolfa in un goffo augurio che "presto" Saleh si mostri in diretta tv dall'Arabia 'nelle prossime ore' e quindi torni in patria.

Il reporter chiede se vi siano sospetti, o prove, che, piuttosto che un attacco con razzi o mortai non sia stata una bomba collocata ad arte a ferire il Presidente; Hadi si dilunga a parlare degli esperti dell'FBI che devono arrivare dall'America per condurre test e analisi (CSI: Sanaa!) ma non risponde, Robertson lo incalza, chiedendo se investigatori yemeniti abbiano tratto qualche parziale conclusione, ma l'unica risposta di Hadi é: "dobbiamo ancora valutare e ci serve l'aiuto dell'FBI".

Infine, Robertson chiede se Saleh abbia ancora un futuro politico in Yemen visto che ha perso il sostegno di tutti i leader tribali e dei più importanti uomini militari del paese, Hadi giura e spergiura che Saleh non é così odiato come lo dipinge l'opposizione e che come "parte dell'equilibrio politico" la sua presenza é necessaria a garantire un'adeguata preparazione di prossime elezioni 'a cui non si presenterà' (ma come? se é così benvoluto...), richiesto di un pronostico su quanto tempo ci vorrà per il suo ritorno in patria Hadi gira gli occhi e dice: "giorni, settimane, mesi, devono dirlo i medici", "Seriamente, mr. Vicepresidente", fa un'esasperato Robertson "lei avrà DI CERTO una stima di massima", risposta: "devono dirlo i medici".

Un paese allo sbando guidato da un "numero due" tentennante e incerto; pessimo viatico per il Yemen e gli yemeniti, mentre i droni assassini dell'inquilino nero della Casa Bianca solcano indisturbati il cielo dell'ex-Arabia Felix...

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sabato 18 giugno 2011

"Saleh non tornerà in Yemen", la notizia riportata anche dall'AFP, intanto a Sanaa si tiene l'ennesimo venerdì di proteste!


Secondo quanto riportato dalla comunità dei media regionali e internazionali il dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh, rimasto gravemente ferito settimane addietro in un attacco con razzi alla sua residenza presidenziale e trasferito d'urgenza in Arabia Saudita con ustioni di secondo e terzo grado su quasi la metà del corpo non sarebbe destinato a rientrare in patria, né ora né in seguito. I mezzi d'informazione che hanno diffuso la voce sostengono di averla riportata dalle dichiarazioni di un esponente saudita "di alto livello" che avrebbe parlato però in condizioni di stretto anonimato.

Nel suo comunicato l'Agenzia France Press lascia persino intendere che Saleh e il suo seguito potrebbero lasciare l'Arabia Saudita nei prossimi giorni, il che é quantomeno controintuitivo, visto che la Casata Saoud, vertice dell'ultimo reame assoluto sulla faccia della terra, si é sempre mostrato generoso ospite per ogni genere di tiranno deposto: dall'africano Idi Amin Dada fino al Tunisino Ben Ali. Forse Re Abdullah comincia a ritenere sconveniente ospitare un altro tiranno deposto nel momento in cui é assediato da un lato dalle proteste delle 'donne al volante', dall'altro dal fermento delle province sciite (le più ricche di petrolio), che non riesce a tacitare nemmeno sparando "proiettili d'oro" ai dimostranti (in riferimento agli investimenti promessi per 'comprare' la pace sociale).

Intanto, seguendo un copione ormai consolidato, dimostranti yemeniti sono scesi in piazza dopo la preghiera del venerdì per chiedere un processo in contumacia per l'ex autocrate ferito e dimissioni immediate per il suo vice Mansour, ormai sempre più traballante sulla poltrona del suo capo. I manifestanti chiedono le dimissioni di Mansourl, lo scioglimento del Parlamento, la nomina di un Governo tecnico ad interim e l'elezione di una commissione costituente.
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domenica 5 giugno 2011

Il tiranno yemenita abbandona il paese, Abdullah Saleh é partito alla volta dell'Arabia Saudita!


Il Presidente-padrone dello Yemen, Ali Abdullah Saleh avrebbe lasciato il paese per l'Arabia Saudita dopo aver riportato estese ferite al collo e al torace in un attacco portato con razzi e mortai al suo palazzo presidenziale di Sanaa. Insieme al Presidente avrebbero lasciato il paese per la monarchia dei Saoud altri importanti dignitari yemeniti, tra cui i capi del Parlamento e il vice Primo Ministro. Il potere nel paese sarebbe stato lasciato in mano al vice Abd-Rabbu Mansour Hadi, che avrebbe assunto anche il comando supremo delle forze armate, perlomeno di quella parte che non si sono schierate coi capi tribali attualmente in rivolta contro il governo di Sanaa.

Con questo improvviso sviluppo sta forse precipitando verso una conclusione la situazione in Yemen, dove le proteste contro il governo autoritario di Saleh sono in svolgimento con picchi di violenza ormai da mesi (più o meno da quando é scoppiata la rivoluazione egiziana) ma dove, ovviamente, i corrotti e ipocriti governi occidentali si sono ben guardati dal gridare al "regime change" visto che Saleh si é sempre comportato come loro fedele satrapo e oppressore della sua gente. Migliaia di persone, alla notizia della partenza del Presidente (al potere fin dal 1978) si sono riversate in strada celebrando la notizia e augurandosi che Saleh non faccia più ritorno.

L'Arabia Saudita spesso ha offerto asilo a tiranni e dittatori musulmani in disgrazia, come l'ugandese Idi Amin Dada e il tunisino Ben Ali.
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