Continua in questo spazio la pubblicazione "a puntate" del mio saggio sulla reazione della dottrina operativa delle Forze Armate siriane all'aggressione terroristica subita dal 2011 ad oggi.
Questo punto di vista ovviamente é totalmente falso e sbagliato e frutto di generalizzazioni e semplificazioni quantomai grossolane, che pretendono di collegare tra di loro e sistematizzare in paradigma situazioni uniche e a volte irripetibili (la Guerra dei Sei Giorni fu un vero e propri 'Dolchstoss' -Pugnalata alla Schiena -NdA- vibrato contro 'nemici' che non erano nemmeno mobilitati, le guerre contro l'Irak vennero scatenate contro un paese dapprima stremato da otto anni di lotta con l'Iran -nel 1991- e quindi ulteriormente devastato da dodici anni di embargo disumano -2003-); il motivo della cattiva prova data dalle truppe siriane nel 2011-2012, che permise ai terroristi aggressori di insediarsi profondamente sul territorio nazionale, va invece ricercato altrove e la sua corretta identificazione e scoperta deve avvenire con l'uso cosciente di strumenti di analisi storica, sociale e politica ben più raffinati delle indulgenti e semplicistiche generalizzazioni di cui sopra.
L'Esercito Arabo Siriano dal 1968 fino al 2011 é sempre stato concepito come una forza armata altamente meccanizzata, con una fortissima enfasi sul numero e l'efficienza dei reparti corazzati e di fanteria blindata, capace di affrontare e sconfiggere l'Israel Defence Force (Tsahal) in una breve ma intensa campagna di guerra convenzionale che vedesse coordinate e integrate battaglie campali di carri armati e IFV, azioni aeree per la conquista del cielo e il susseguente supporto aereo delle operazioni a terra, colpi di mano di unità commando eliportate e possibilmente anche scontri aeronavali di fronte alle coste libanesi e israeliane.
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venerdì 11 marzo 2016
IMPATTO DELL'AGGRESSIONE TERRORISTICA SULLA DOTTRINA MILITARE SIRIANA: VALUTAZIONI E CONSEGUENZE (2)
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sabato 3 agosto 2013
La Repubblica Islamica concede un credito oltre tre miliardi di dollari ad Assad in cambio di futuri investimenti!
Tre miliardi e seicento milioni di dollari, questa la cifra da capogiro che la Repubblica Islamica dell'Iran ha concesso in credito alla Repubblica Araba Siriana in un maggiore accordo economico che dimostra come Teheran non stia combattendo una 'battaglia di retroguardia' in Siria, ma sia in prima linea per ristabilire ovunque e completamente la regola della legge e l'autorità del Governo centrale che, dopo la pacificazione del paese aprirà le porte a imprese e business iraniani che investiranno pesantemente nella ricostruzione del paese, nella sostituzione, ammodernamento e miglioramento delle sue infrastrutture, rendendo ancora più saldi i rapporti tra Iran e Damasco.
Questa notizia fa STRAME delle speculazioni inani dei 'think tank' imperialisti che, dopo aver passato quasi due anni a preconizzare una "imminente" caduta di Assad (non capendo che l'insorgenza dei mercenari takfiri stranieri aveva poco o punto seguito nella popolazione civile siriana, persino in quella sunnita) adesso, di frotne alle continue vittorie delle forze regolari, hanno maldestramente fatto marcia indietro profetizzando che Assad sta cercando di mantenere un suo 'feudo' nelle zone a maggioranza Alawita e non sarà più capace di governare tutta la Siria.
A parte che se Assad avesse permanentemente perso il controllo di una considerevole porzione di territorio siriano la NATO non avrebbe esitato UN ISTANTE a dichiararla 'zona protetta' imponendo manu militari una No Fly Zone illegittima e schierando truppe sul terreno per difendere i suoi alleati terroristi wahabiti. Se non lo ha fatto é proprio perché i militanti non hanno MAI conquistato stabilmente un territorio abbastanza vasto, limitandosi a poter transitare per zone 'contestate' ma mai totalmente disertate dalle forze regolari.
Tre miliardi e seicentomila dollari non sono bruscolini, sono una testimonianza della certezza iraniana che Assad emergerà vittorioso dall'ordalia che il suo paese sta attraversando e che, una volta chiuso questo capitolo di storia siriana, l'economia iraniana staccherà la cedola dei benefici, trovandosi, senza concorrenza alcuna un intero paese in cui mettere alla prova la propria perizia nei settori dell'edilizia, dell'industria, delle infrastrutture e un mercato ansioso di beni di consumo dopo lunghi mesi di ristrettezze e penurie.
Questa notizia fa STRAME delle speculazioni inani dei 'think tank' imperialisti che, dopo aver passato quasi due anni a preconizzare una "imminente" caduta di Assad (non capendo che l'insorgenza dei mercenari takfiri stranieri aveva poco o punto seguito nella popolazione civile siriana, persino in quella sunnita) adesso, di frotne alle continue vittorie delle forze regolari, hanno maldestramente fatto marcia indietro profetizzando che Assad sta cercando di mantenere un suo 'feudo' nelle zone a maggioranza Alawita e non sarà più capace di governare tutta la Siria.
A parte che se Assad avesse permanentemente perso il controllo di una considerevole porzione di territorio siriano la NATO non avrebbe esitato UN ISTANTE a dichiararla 'zona protetta' imponendo manu militari una No Fly Zone illegittima e schierando truppe sul terreno per difendere i suoi alleati terroristi wahabiti. Se non lo ha fatto é proprio perché i militanti non hanno MAI conquistato stabilmente un territorio abbastanza vasto, limitandosi a poter transitare per zone 'contestate' ma mai totalmente disertate dalle forze regolari.
Tre miliardi e seicentomila dollari non sono bruscolini, sono una testimonianza della certezza iraniana che Assad emergerà vittorioso dall'ordalia che il suo paese sta attraversando e che, una volta chiuso questo capitolo di storia siriana, l'economia iraniana staccherà la cedola dei benefici, trovandosi, senza concorrenza alcuna un intero paese in cui mettere alla prova la propria perizia nei settori dell'edilizia, dell'industria, delle infrastrutture e un mercato ansioso di beni di consumo dopo lunghi mesi di ristrettezze e penurie.
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