Presso l'Accademia di Polizia del Cairo si é riunita per la prima volta la corte incaricata di giudicare il deposto Presidente Mohammed Mursi, imputato di crimini che potrebbero garantirgli la pena capitale, mentre all'esterno le annunciate manifestazioni 'oceaniche' annunciate dalla Fratellanza Musulmana raccoglievano poche centinaia di persone.
Mursi, in giacca blu e camicia aperta senza cravatta, anziché nella divisa bianca del carcerato, ha dichiarato di non riconoscere l'autorità del tribunale riunito davanti a lui; dopo averlo identificato e avergli fatto notare il numero e la gravità delle accuse contro di lui e i suoi coimputati la corte ha deciso di aggiornare la seduta a data da destinarsi.
Ancora nel corso del week-end forze di sicurezza egiziane hanno condotto un raid a Kafr el-Sheik, a Nord della capitale, catturando quattro dirigenti dell'Ikhwan confermando l'apparente intenzione delle forze attualmente al comando del paese di cancellare del tutto l'organizzazione dal panorama nazionale anziché arrivare a un compromesso attraverso il dialogo.
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martedì 5 novembre 2013
Convocato e subito aggiornato ad altra data il processo a Mursi: falliscono le annunciate manifestazioni dell'Ikhwan!
mercoledì 3 luglio 2013
In Egitto i morti arrivano a cinquanta mentre si profila uno scontro Ikhwan-Esercito sulla legittimità dell' "ultimatum"!
Intanto però altri membri della compagine governativa, (come i portavoce dell'Esecutivo e della Presidenza) hanno rassegnato le loro dimissioni unendosi ai titolari dei dicasteri dell'Ambiente, del Turismo, degli Affari Legali e delle Comunicazioni, mentre si dice che anche l'attuale Ministro degli Esteri stia valutando la possibilità di rimettere il suo mandato.
La situazione é sempre più tesa e basterebbe pochissimo per far precipitare il Paese delle Piramidi nel baratro del Caos, che sembrava essere riuscito brillantemente ad evitare due anni fa al tempo della prima Rivolta di Piazza Tahrir e delle dimissioni dell'autocrate Mubarak.
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lunedì 1 luglio 2013
Dopo 18 morti, 800 feriti e quattro ministri dimissionari, arriva per Morsi l'Ultimatum dell'Esercito: "Potere al popolo o interveniamo entro 48 ore!"
Aggiorniamo il computo delle vittime dei violentissimi scontri che per tutto il giorno hanno animato le manifestazioni di rabbia e protesta popolare in Egitto contro il Presidente Mohammed Mursi (di cui ricorre appena il primo anniversario dall'insediamento) e contro il Governo guidato dall'Ikhwan musulmana espresso dal primo Parlamento democraticamente e regolarmente eletto dal popolo in oltre settemila anni di Storia del paese.
Secondo le ultime cifre sarebbero cinque le persone perite al Cairo nel rogo della sede dell'Ikhwan, mentre la distruzione di un'altra sede della Fratellanza ad Al-Moqattam sarebbe costata altre cinque vittime, quattro i morti ad Assiut, uno ad Alessandria, uno ad Al-Gharbia uno a Fayoum e uno a Kafr al-Sheik. In totale quindi ci sarebbero stati diciotto morti e un totale variabile tra i 780 e gli 800 feriti.
Intanto quattro Ministri (del Turismo, delle Comunicazioni, degli Affari Legali e dell'Ambiente) hanno rimesso i loro mandati in mano al Premier Hisham Qandil, dimostrando come ormai la Fratellanza Musulmana, pur se rimane la più forte organizzazione politica del paese, si stia trovando via via sempre più isolata e in difficoltà di fronte a un movimento di protesta che forse supera come mobilitazione popolare persino quello scatenatosi a inizio 2011 contro Mubarak.
Intanto si riaffaccia sull'agone politico l'Esercito che, dopo l'uscita i scena degli alti ufficiali dello SCAF, che avevano accompagnato la transizione tra le dimissioni di Mubarak e l'avvento della Democrazia, avrebbe segnalato un proprio 'ultimatum' di 48 all'Ikhwan, intimandole di restituire la sovranità al popolo pena un proprio diretto intervento.
Secondo le ultime cifre sarebbero cinque le persone perite al Cairo nel rogo della sede dell'Ikhwan, mentre la distruzione di un'altra sede della Fratellanza ad Al-Moqattam sarebbe costata altre cinque vittime, quattro i morti ad Assiut, uno ad Alessandria, uno ad Al-Gharbia uno a Fayoum e uno a Kafr al-Sheik. In totale quindi ci sarebbero stati diciotto morti e un totale variabile tra i 780 e gli 800 feriti.
Intanto quattro Ministri (del Turismo, delle Comunicazioni, degli Affari Legali e dell'Ambiente) hanno rimesso i loro mandati in mano al Premier Hisham Qandil, dimostrando come ormai la Fratellanza Musulmana, pur se rimane la più forte organizzazione politica del paese, si stia trovando via via sempre più isolata e in difficoltà di fronte a un movimento di protesta che forse supera come mobilitazione popolare persino quello scatenatosi a inizio 2011 contro Mubarak.
Intanto si riaffaccia sull'agone politico l'Esercito che, dopo l'uscita i scena degli alti ufficiali dello SCAF, che avevano accompagnato la transizione tra le dimissioni di Mubarak e l'avvento della Democrazia, avrebbe segnalato un proprio 'ultimatum' di 48 all'Ikhwan, intimandole di restituire la sovranità al popolo pena un proprio diretto intervento.
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