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domenica 10 agosto 2014

Nuova tregua di tre giorni tra il regime ebraico e la Resistenza di Gaza: reggerà o verrà infranta?

Un nuovo cessate-il-fuoco di 72 ore é stato stabilito tra l'entità sionista e la Resistenza armata della Striscia di Gaza grazie alla mediazione dell'Egitto. La notizia é stata confermata a più livelli da esponenti palestinesi. L'agenzia France Presse ha affermato che "il consenso simultaneo" delle parti é stato ribadito ai mediatori del Cairo.

Visto che in due giorni di rinnovati bombardamenti sulla Striscia il regime ebraico ha fatto 'appena' quindici morti palestinesi rispetto alle centinaia delle settimane passate siamo in grado di asserire che ormai Tel Aviv ha molto poco 'stomaco' per continuare lo scontro laddove invece le Brigate della Resistenza hanno continuato a lanciare dozzine di razzi contro i centri della Palestina Occupata senza mostrare cedimenti o rallentamenti nelle loro operazioni.

Vedremo se questa tregua durerà fino alla fine come la precedente e se, una volta scaduta, vi sarà una nuova ripresa delle ostilità o invece si passerà a un Armistizio più solido e prolungato. Le organizzazioni palestinesi sono molto chiare: non hanno intenzione di tornare a un regime di assedio, se Tel Aviv vuole la cessazione delle operazioni militari i varchi di confini andranno riaperti.

martedì 5 agosto 2014

Nuovo tentativo di tregua a Gaza; Hamas dichiara: "Questa volta rispetta le nostre condizioni!"

Izzat al-Resheq, del Movimento Hamas ha dichiarato che, tramite la mediazione egiziana, sarebbe stato raggiunto un accordo con l'entità sionista per un cessate il fuoco di 3 giorni, questa volta "Fermamente e solidamente basato sulle richieste palestinesi".

Resheq ha aggiunto che, trascorse le 72 ore, se non sarà nel frattempo stato raggiungo un accordo comprensivo per un Armistizio definitivo Hamas si riserverà la facoltà di riprendere le operazioni di Resistenza o meno basandosi su quello che faranno le forze armate dell'occupazione ebraica.

Una delegazione sionista dovrebbe arrivare in queste ore al Cairo per condurre trattative indirette con le controparti palestinesi sempre tramite la mediazione egiziana. Ricordiamo che l'ultimo tentativo di tregua di tre giorni tentato venerdì scorso é naufragato a causa dell'insistenza sionista di continuare operazioni militari vicino Rafah.


giovedì 17 luglio 2014

Ecco le RICHIESTE IRRINUNCIABILI di Hamas e del Jihad Islamico per una tregua di lungo periodo con Tel Aviv!

Negli scorsi giorni i media occidentali asserviti al sionismo e all'imperialismo angloamericano hanno fatto i salti mortali per ripetere che "Hamas aveva rifiutato la tregua"; in realtà Hamas non ha fatto nulla di ciò, ma, insieme al Movimento per la Jihad Islamica in Palestina ha condizionato il raggiungimento di una tregua di lungo periodo con l'entità sionista (si parla di almeno dieci anni) con una serie di condizioni:

-Il ritiro di ogni unità militare sionista dai confini della Striscia di Gaza in modo da permettere ai contadini palestinesi di lavorare in sicurezza le loro terre.

-La liberazione di tutti i detenuti palestinesi liberati nel 2011 e ri-arrestati in seguito e anche di quelli arrestati illegalmente nelle operazioni seguite al ritrovamento dei tre sionisti morti in Cisgiordania.

-La cessazione di tutte le procedure di tortura, negligenza medica, isolamento e di ogni altra pratica contraria ai Diritti Umani nelle carceri sioniste.

-L'apertura del porto di Gaza sotto controllo ONU.

-Una no-fly zone sopra Gaza per ogni velivolo militare sionista.

-Il libero passaggio da Gaza verso la Moschea di Al-Aqsa e i luoghi santi cristiani per tutti i pellegrini e i credenti residenti nella Striscia.

-La riapertura di tutti i varchi di confine sotto controllo internazionale.

-La libertà di pesca e di navigazione fino a dieci miglia dalle coste della Striscia.

-La fine di ogni interferenza esterna nella poliica interna palestinese che coinvolga elezioni, accordi tra partiti e fazioni e lo stabilirsi di un Governo autonomo e indipendente per Gaza e la Cisgiordania.

Queste condizioni ci sembrano veramente IL MINIMO per potere arrivare a un accordo tra le parti.

mercoledì 16 luglio 2014

Netanyahoo licenzia il Viceministro della Guerra per aver detto la verità!! Intanto Hamas stabilisce le condizioni per la tregua!

Il Viceministro della Guerra dell'entità ebraica di occupazione, Danny Danon, é stato licenziato dal Premier Benji Netanyahu dopo avere pubblicamente dichiarato che l'azione militare iniziata la settimana scorsa é finita in un vicolo cieco e che Hamas ha preso l'iniziativa militarmente e mediaticamente, volgendo la situazione a suo vantaggio.

L'unico punto inesatto nell'analisi di Danon é quello di dire 'Hamas' quando sarebbe invece più corretto indicare la Resistenza Palestinese  nel suo complesso (di cui comunque Hamas costituisce la componente principale) come detentrice del 'metronomo' politico e militare.

Questa sensata e fondata osservazione però si é rivelatà più di quanto l'isterico e instabile ometto a capo del regime sionista potesse sopportare di sentire e, da vero dittatorello di Bananas, Netanyahu non ha perso tempo a giubilare l'estensore delle sgradite ma veritiere critiche alla sua condotta.

Intanto Hamas e le altre organizzazioni di Resistenza hanno comunicato che, prima di prendere in considerazione opzioni di tregua o cessate il fuoco saranno necessari impegni da parte di Tel Aviv e il Cairo per la riapertura totale del varco di Rafah, per la fine dell'assedio terrestre e marittimo di Gaza e per la liberazione di tutti i prigionieri politici ri-arrestati dopo la loro liberazione a fine 2011.

giovedì 10 gennaio 2013

Bomba vicino al Ministero della Guerra sionista! L'ordigno portato da un motociclista!

Sono sette i feriti più o meno gravi risultati dall'esplosione nel centro di Tel Aviv di una carica esplosiva applicata a una macchina in sosta da ignoti attentatori. Lo scoppio, a pochi passi dalla sede del Ministero della Guerra del regime ebraico ha coinvolto anche un bus di passaggio: la maggior parte dei feriti sono passeggeri di quest'ultimo che hanno subito contusioni e fratture per lo spostamento d'aria e sono stati investiti dai frantumi dei vetri sgretolatisi.
Secondo quanto riportato dal sito sionista "Ynetnews" una coppia di motociclisti avrebbe applicato la bomba a una macchina marca 'Mazda' prima di allontanarsi a tutta velocità nell'intenso traffico del giovedì mattina. L'ultima bomba prima di quella odierna aveva colpito Tel Aviv nel corso della Guerra contro Gaza di fine novembre scorso.
Il portavoce della polizia sionista, M. Rosenfeld, si é affrettato a indicare "un movente criminale" alla base dell'attentato, ma a chi legge attentamente e da molto tempo questo blog non può sfuggire che la "sticky bomb" applicata da motociclisti é il metodo preferito di assassinio del Mossad, specialmente contro gli Scienziati Nucleari iraniani...
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mercoledì 21 novembre 2012

Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa rivendicano la bomba sull'autobus, la Jihad Islamica applaude e onora l'operazione!

A pochissimo dall'esplosione che ha devastato un autobus sionista nel cuore della capitale del regime ebraico di occupazione della Palestina possiamo confermare che l'azione di rappresaglia contro il continuo bombardamento genocida in atto contro Gaza ha colpito un mezzo che percorreva via Shaul HaMelech, poco distante dal Ministero della Guerra sionazista.

I soliti apologeti 'leccasion' che usciranno dalle pareti come scarafaggi la notte a gridare 'vittime civili! vittime civili!' hanno già una prima replica alle loro insincere giaculatorie: l'apparato militar-oppressivo sionista é innervato in tutta la città capitale, ogni attacco contro di esso, quindi, é ammesso e giustificato se serve a rallentare e scompaginare i piani assassini dei Barak e dei Netanyahu, anche se occasionalmente può uccidere e ferire persone non direttamente coinvolte nell'attacco contro il ghetto palestinese.
Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione della Resistenza palestinese una volta legata a Fatah, ma distanziatane dopo il tradimento dei cacicchi di Ramallah, hanno rivendicato l'azione che é stata subito salutata dai rappresentanti del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina come un "Colpo portato a bilanciare le sofferenze e il sangue delle vittime di Gaza, specialmente donne, bambini, civili indifesi".
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