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giovedì 7 dicembre 2017

Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa chiamano i Palestinesi a "riprendere tutte le misure di lotta armata" contro il segime sionista!

Poco fa con una conferenza stampa ufficiale le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, braccio armato del movimento Fatah ha lanciato l'appello a tutto il popolo dei territori occupati a prepararsi a una decisa ripresa della lotta armata contro l'occupazione sionista.

Il messaggio ovviamente é collegato con la maldestra mossa di Donald Trump riguardo il riconoscimento dell'occupazione sionista di Gerusalemme/Al-Quds e lo spostamento dell'ambasciata Usa.

mercoledì 19 luglio 2017

Conferenza congiunta della Resistenza Palestinese: "Il prezzo per l'aggressione sionista ad Al-Aqsa si rivelerà troppo alto!"

Le Brigate Ezzedine al-Qassam, le Saraya al-Quds, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, le Brigate Abu Ali Mustafa e le Brigate Salah ad-Din, estensioni armate di Hamas, della Jihad Islamica Palestinese, della parte non-collaborazionista di Fatah, del PFLP e dei Comitati Popolari di Resistenza hanno tenuto come annunciato la loro conferenza stampa congiunta a Gaza.

martedì 18 luglio 2017

Annunciata conferenza congiunta da parte dei maggiori movimenti armati di Resistenza Palestinese!

Nella Striscia di Gaza a momenti inizierà una conferenza stampa durante la quale i portavoce dei principali movimenti armati di Resistenza palestinese faranno il punto sulla situazione ad Al-Quds Occupata (Gerusalemme) visti gli ultimi sviluppi seguiti all'operazione di Resistenza e martirio portata recentemente a termine da Mohamed Abdulatif Jabarin, Mohammed Mfaddal Jabarin e Mohammed Ahmed Jabarin alla Porta dei Leoni.

giovedì 13 novembre 2014

L'infame regime ebraico si 'vendica' sul prigioniero politico Barghouti per il suo appello a Resistenza e lotta armata!!

"Il tasso di civiltà di un regime lo si deduce dal suo sistema carcerario" - Fedor Dostoevskij 


Marwan Barghouti, prigioniero politico rapito da israhell nell'ormai lontano 2001, ha fatto filtrare all'esterno della galera sionista in cui langue un coraggioso appello in cui invita l'ANP ad abbandonare ogni cooperazione o pretesa di 'dialogo' e 'trattativa' col regime di occupazione della Palestina e impegnarsi seriamente in un progetto di Resistenza a 360° che comprenda ovviamente la lotta armata per la liberazione della patria.

Non si é fatta attendere la repentina, meschina 'vendetta' del regime sionista, che ha immediatamente trasferito 'sine die' Barghouti nella cella di isolamento solitario della galera di Hadarim, dove egli é tenuto prigioniero.

L'isolamento solitario nelle carceri sionaziste é un'esperienza da fare impazzire: segrete umide, buie, indegne del Medio Evo, senza riscaldamento in inverno e senza alcun sistema di condizionamento in estate. "Ogni singola cosa che aiuta a sopportare l'esistenza in carcere viene tolta al prigioniero, che si sente come lentamente e metodicamente messo a morte secondo dopo secondo".

mercoledì 12 novembre 2014

Marwan Barghouti dalle galere sioniste grida: "L'unica scelta possibile per la Palestina é la Resistenza armata!!"

Il celebre prigioniero politico del regime ebraico dell'Apartheid, Marwan Barghouti, campione ed esempio per la lotta di liberazione del Popolo palestinese ha lanciato dalla galera in cui langue e subisce abusi e torture un appello all'Autorità Nazionale Palestinese, invitandola a rendersi conto che la resistenza armata é una necessità ineludibile e che continuare a 'trattare' o comunque interloquire con l'occupazione sionista non fa che rafforzarla.

"Scegliere la Resistenza armata sempre e comunque é l'unico modo per rimanere fedeli all'eredità lasciataci da Yasser Arafat, alle sue idee e ai suoi principi che hanno infiammato i cuori e le anime di decine di migliaia di martiri, Egli compreso".

L'appello é stato lanciato proprio in occasione dell'anniversario (il decimo, ormai) della morte del fondatore dell'OLP. Barghouti é stato rapito nel 2001 dopo un attentato sionista con l'uso di un missile che distrusse la sua auto e assassinò il suo autista. Barghouti é "accusato" di aver fondato le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione combattente inizialmente legata a Fatah.

giovedì 28 agosto 2014

La Resistenza Palestinese sbugiarda i proclami di Netanyahu: "I nostri arsenali sono completamente intatti!"

Sui media sionisti e occidentali Benji Netanyahu sta apparendo a ruota libera affermando di avere causato danni irreparabili alle strutture della Resistenza di Gaza e di avere annichilito i suoi arsenali. Ovviamente a confutare tali inani menzogne basterebbe il fatto che fino all'ultimo minuto prima della tregua razzi e colpi di mortaio sono caduti su obiettivi del regime ebraico.

Ma giusto per non fare mancare nulla allo sbugiardamento di tale ridicolo personaggio le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione sul cui impegno resistenziale ci siamo spesi più volte nel corso del recente conflitto armato ha pubblicato foto e filmati dei suoi arsenali dove si vedono sane e salve grandi scorte di razzi, bombe e strumenti e materiali per costruirne altre centinaia.

Se un'organizzazione minore nel vasto panorama delle Brigate Armate della Striscia ha a disposizione riserve tanto ampie possiamo scommettere certamente che quelle delle Brigate Qassam di Hamas ed Al-Quds della Jihad Islamica saranno ancora più ricche, nutrite e sicuramente stoccate e protette!

venerdì 15 agosto 2014

Brigate Al-Aqsa: "Tel Aviv bara e mente sul numero di soldati eliminati dalla Resistenza di Gaza!!"

"Nascondete il numero effettivo dei vostri soldati eliminati o feriti dalle nostre operazioni militari"; con queste parole il portavoce delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa ha sfidato la cortina di menzogne del regime ebraico di occupazione che pretende di aver subito una sessantina di perdite nelle settimane di combattimento intorno a Gaza quando invece sono stati più di centocinquanta gli invasori che hanno pagato il prezzo ultimo per merito della Resistenza Palestinese.

"Abbiate il coraggio di rivelare il fato dell'ufficiale del Genio Militare matricola 7599999", é la sfida delle Brigate Al-Aqsa, che evidentemente hanno eliminato il militare in questione sequestrandone piastrina e documenti e non trovandone menzione nei bollettini di Tel Aviv.
Il suo nome, viene poi rivelato, era Yaron Snitman ed é stato abbattuto nei pressi di Beit Hanoun nel corso di una battaglia ravvicinata. Il messaggio si chiude con un messaggio di avvertimento a Netanyahu e complici: "Non potrete mai essere al sicuro se al nostro Popolo non saranno garantite libertà e indipendenza, resisteremo fino alla fine: morte per morte, bomba per bomba, strage per strage".

mercoledì 30 luglio 2014

Attacco contro posto di blocco a Qalandiya potrebbe essere collegato alle Brigate Al-Aqsa!

Una sparatoria avvenuta recentemente contro un posto di blocco sionista in località Qalandiya, vicino Ramallah, nella West Bank occupata potrebbe essere collegata al 'ritorno in azione' di una o più cellule delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, l'organizzazione armata originariamente legata al Movimento Fatah e attiva ai tempi della Seconda Intifada poi disattivata e attivamente perseguitata dagli stessi membri di Fatah nell'ambito della loro sottomissione alle direttive sioniste nell'ambito delle fasulle 'trattative di pace'.

L'avvenimento potrebbe inquadrarsi nella prospettiva dei ripetuti appelli alla ripresa delle attività armate in Cisgiordania: le Brigate Al-Aqsa mantengono un'operatività armata nella Striscia di Gaza sotto la "protezione" di organizzazioni armate più grandi e influenti (come le Brigate Qassam o le Brigate Al-Quds) ma finora quanto di esse rimaneva nell'area della West Bank era profondamente "in sonno".

A "risvegliare" le cellule sopravvissute alla repressione di Fatah potrebbero essere stati gli aiuti pervenuti recentemente da parte di Hezbollah (che ha interesse a rendere la West Bank territorio di scontro per diluire e indebolire le capacità militari sioniste su altri fronti) e di Fatah al-Intifada la fazione di Fatah filosiriana creatasi nel 1983 che ha interesse a screditare e indebolire i collaborazionisti di Abbas.

Nel corso dei suoi recenti appelli alla lotta anti-israeliana la Guida Suprema Ayatollah Khamenei ha predetto: "Presto la Cisgiordania sarà armata come Gaza"; sforzi per riattivare le Brigate Al-Aqsa e per riaccendere la lotta armata anche nella West Bank sarebbero solo logici e conseguenti rispetto a questa posizione.

venerdì 25 luglio 2014

Scontri fino a notte fonda in Cisgiordania, due manifestanti uccisi dai militari sionazisti!!

Nella serata precedente all'ultimo venerdì di Ramadan la popolazione della West Bank occupata ha voluto dare un segnale chiaro di soiidarietà con la Striscia di Gaza che resiste disperatamente ed eroicamente alla barbara aggressione sionazista nonostante che il conto dei morti (quasi tutti civili) nel ghetto martoriato si avvicini ormai agli ottocento.

Migliaia e migliaia di Palestinesi cisgiordani hanno marciato da Ramallah a Gerusalemme nonostante che l'esercito del regime ebraico di occupazione avesse annunciato la chiusura della città; una volta arrivati nei dintorni della Città Santai i manifestanti si sono scontrati coi militari che hanno aperto il fuoco indiscriminatamente sulla folla.

Mohammed al-Araj e Muhammad Arar sono rimasti uccisi e moltissimi altri dimostranti sono rimasti feriti più o meno gravemente, nel corso di scontri che si sono protratti fino a notte. Negli ultimi giorni sia le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa sia la Guida Suprema della Rivoluzione Islamica Ali Khamenei avevano invitato i Cisgiordani a insorgere in solidarietà con la Striscia di Gaza.

giovedì 24 luglio 2014

Anche l'Ayatollah Khamenei invoca: "La Cisgiordania deve insorgere in aiuto di Gaza!!"

La Suprema Guida della Rivoluzione Islamica, Ayatollah Ali Khamenei, ha chiesto in un messaggio ufficiale rilasciato oggi ai Palestinesi della West Bank/Cisgiordania di intraprendere attive misure di Resistenza armata contro l'occupazione sionista, in modo da distogliere forze e concentrazione del regime di Tel Aviv dalla continua persecuzione della Striscia di Gaza.

L'appello, che segue di poco un richiamo simile lanciato dalle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa  trova la sua giustificata ragione nel fatto che, come dimostrato più volte nel passato recente, solo il linguaggio della forza armata é in grado di far recedere l'entità sionista di occupazione dai suoi propositi espansionisti e genocidi.

"Siamo convinti che la Cisgiordania debba essere armata come la Striscia di Gaza e debba confrontare con la Resistenza attiva ogni espansione del selvaggio regime di Tel Aviv, coloro che sono interessati al Destino della Palestina dovrebbero agire in tal senso", ha concluso Khamenei.

mercoledì 23 luglio 2014

Le Brigate Al-Aqsa: "Cisgiordania, insorgi! Il Sangue é l'unico linguaggio compreso dai sionisti!!"

Con una dichiarazione video della quale includiamo un link visualizzabole su 'Facebook' semplicemente cliccando sul collegamento "Pubblicazione" qui sotto accluso il Comando Generale delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, gruppo armato un tempo legato a Fatah ma ormai svincolatosi da quell'organizzazione svenduta e asservita ha lanciato un appello agli abitanti della Cisgiordania a insorgere ed attaccare le truppe di occupazione sionista.

Pubblicazione di ‎شبكة قدس الإخبارية‎.

Questa azione, che sarebbe di molto aiuto ai Palestinesi attualmente aggrediti e massacrati nel ghetto bombardato di Gaza, é resa necessaria e giustificata dal fatto che, come affermano le Brigate nel loro comunicato: "Il linguaggio del sangue é l'unico che l'entità di occupazione dimostra di intendere".

Riportiamo inoltre la notizia che, seguendo quanto dichiarato nel messaggio, una pattuglia armata delle Brigate di Al-Aqsa avrebbe aperto il fuoco contro militari sionisti occupanti vicino all'insediamento illegale di Gush Etzion, a Sud di Betlemme.

venerdì 11 luglio 2014

Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa mostrano il loro arsenale e annunciano: "Che i sionisti vengano, siamo pronti per loro!!"

Questa importante testimonianza video (cliccate su 'Pubblicazione' per visualizzarla tramite Facebook) mostra una parte dell'arsenale a disposizione delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa stanziate nella Striscia di Gaza: si vedono chiaramente non soltanto razzi ma anche dozzine di missili filoguidati anticarro, segno che dai tempi di 'Piombo Fuso' anche una organizzazione certamente non maggioritaria come questa non é certo restata con le mani in mano ma ha operato molto (e bene) nel caso di dover affrontare un attacco terrestre delle truppe sionaziste.

venerdì 13 settembre 2013

Le Brigate Al-Aqsa hanno intenzione di tornare alla Resistenza attiva contro l'occupazione sionista?

Le Brigate Al-Aqsa hanno intenzione di tornare alla Resistenza attiva contro l'occupazione sionista? A leggere le righe del comunicato rilasciato di recente che indica nella giornata di oggi venerdì 13 settembre 2013 "Il primo giorno di una rinnovata Resistenza popolare contro l'occupazione sionista nei ben noti luoghi di confronto" potrebbe addirittura sembrare così.

L'appello diffuso a tutte le unità, le cellule e i militanti dell'organizzazione specifica che, per dare inizio ad attacchi e operazioni armate, sarà necessario attendere una speciale 'luce verde' che verrà comunicata separatamente tramite canali di comunicazione sicuri.

Sarebbe la prima volta da anni che la milizia, tradizionalmente legata alla fazione Fatah, tornasse in maniera non episodica e isolata ad imbracciare le armi contro l'occupazione sionista e i suoi continui, mostruosi progetti di colonizzazione delle terre palestinesi occupate e di genocidio culturale e fisico della popolazione legittima abitante delle stesse.

Il comunicato specifica che il vicolo cieco della strada negoziale e il costante afflusso di "branchi" di coloni illegali in Cisgiordania avrebbe convinto i dirigenti della milizia della necessità di riprendere l'opera di Resistenza.

lunedì 25 febbraio 2013

La morte in carcere di Arafat Jaradat incendia la Cisgiordania, persino 'Fatah' minaccia ritorsioni!

Questo articolo é stato ripreso e segnalato anche dagli amici di "Stato&Potenza" che ogni giorno di più si dimostrano estimatori entusiasti dei nostri contenuti! Grazie Ragazzi! "Abbiamo la certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, che la morte del camerata Arafat Jaradat, perito mentre si trovava prigioniero del regime sionista, sia stata cagionata dalle conseguenze dei brutali pestaggi e delle torture cui era regolarmente sottoposto da secondini e guardiani; noi, le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, giuriamo solennemente che questo crimine non resterà impunito e promettiamo all'occupazione sionista una rapida quanto dolorosa risposta".
 Con queste parole il braccio armato del movimento Fatah (le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa) ha commentato la notizia della morte di Arafat Jaradat, mentre imponenti misure di sicurezza sono state preparate per oggi nella zona tra Al-Khalil, Saeer e Beit Einun, dove abita la famiglia del defunto, in previsione di rally e dimostrazioni in occasione dei suoi funerali.

Le forze dell'occupazione militare sionazista, in particolare, vorranno bloccare ogni accesso da parte dei dimostranti alla cosiddetta "Autostrada 60", un'arteria delle cosiddette 'Autostrade dell'Apartheid' visto che il suo uso é tassativamente ristretto ai violenti coloni ebrei fanatici che partecipano in qualità di miliziani armati all'occupazione della Cisgiordania (contraria allo spirito e alla lettera del Diritto Internazionale).

venerdì 23 novembre 2012

Palaestina Felix presenta in esclusiva le riflessioni di Ali Reza Jalali sulla 'Guerra degli Otto Giorni'!

Ancora una volta ospitiamo uno scritto di Ali Reza Jalali, che ci vantiamo di annoverare ormai tra i collaboratori fissi di questo blog giornalistico e informativo. Il giurista ed esperto di cose mediorientali ci elargisce oggi le sue riflessioni su 'chi ha vinto e chi ha perso' nel recente confronto militare a Gaza.
Apparentemente si è raggiunto un accordo per un cessate il fuoco tra i sionisti e la resistenza palestinese; ciò vuol dire in primo luogo che la nuova e imprevedibile forza strategica dei gruppi armati della Striscia di Gaza (Brigate Ezzeddin Qassam, Brigate Al-Quds, Brigate Salah ad-Din e Brigate Abu Ali Mustafa) ha costretto il regime di Tel Aviv alla resa e alla rinuncia per ciò che concerne l’avanzata di terra.

Infatti i razzi di produzione iraniana che hanno colpito Tel Aviv e Gerusalemme, facendosi beffa del tanto vantato sistema antimissilistico Iron Dome, han fatto capire ai sionisti che un inasprimento della loro offensiva sarebbe stato punteggiato da ulteriori rappresaglie. Il regime di occupazione infatti, da qualche anno si trova in una posizione molto difficile, che cercava di essere alleggerita grazie al complotto imperialista-sionista-arabo contro la Siria di Assad, uno dei principali sponsor della resistenza antisionista a Gaza. Se la guerra fosse andata "come doveva" i principali arsenali della Resistenza sarebbero stati colpiti subito dopo l'assassinio del leader delle Brigate Qassam, 'Iron Dome' avrebbe fermato i pochi razzi scampati al 'first strike' e dopo una breve e violenta campagna aerea i Merkava e i Sabra dell'IDF avrebbero nuovamente sfondato le frontiere di Gaza, seminando morti a migliaia come quattro anni fa.

Ma la realtà si é incaricata di andare in direzione del tutto diversa, cosa che ha convinto Netanyahu ad approfittare della prima 'scappatoia' offertagli dall'alleato Usa in collaborazione con l'Egitto di Mursi e mettere la parola fine su un'avventura che rischiava di costargli moltissimo in prospettiva elettorale (e non é per nulla detto che non gli costi effettivamente parecchio).
Bisogna notare anche il fatto che la posizione di alcuni leader di Hamas come K. Meshaal, dichiaratosi sostenitore dei ribelli siriani, abbia tuttavia affermato apertamente che senza le armi e i soldi dell’Iran Gaza non esisterebbe più. Questo è un duro colpo anche per l’asse del collaborazionismo mediorientale, formato da Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Se Meshaal, uno dei loro nuovi uomini fidati, deve ammettere che l’aiuto dell’Iran, alleato della Siria, è fondamentale per l’esistenza di Gaza contro i sionisti, ciò è un’implicita ammissione del fallimento non solo dei piani sionisti, ma anche della poca credibilità dell’Emiro al-Thani e di Erdogan dinnanzi ai loro stessi alleati.

L'Iran ha confermato esplicitamente il suo appoggio ai palestinesi: "Teheran ha messo in guardia gli Stati Uniti e gli alleati occidentali del regime israeliano dal compiere una nuova aggressione" dato che "l'Iran continuerà a sostenere la Resistenza palestinese". Secondo quanto riferito dall'emittente statale iraniana Press Tv, il generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, comandante della forza dei volontari iraniani "Basiji", ha dichiarato che "siamo pronti ad aiutare la gente a Gaza e non negheremo sostegno finanziario o qualsiasi attrezzatura che siamo in grado di fornire loro". Ieri l'Iran aveva ufficializzato infatti che l'appoggio a Gaza è anche di natura "militare", in particolare attraverso la fornitura di know how per la costruzione dei nuovi Fajr-5 che, per la prima volta, hanno esposto le principali città israeliane agli attacchi di rappresaglia.

Evidentemente i Palestinesi, anche quelli più anti-Assad, stanno capendo che l’aver dato per scontata la caduta di Damasco è stato un errore. Detto ciò però sappiamo bene come Hamas nella sua grande maggioranza (principalmente ci riferiamo al braccio politico, non al braccio armato ancora fedele all’Asse della Resistenza), ormai abbiamo svoltato verso la linea turca, ovvero antisionismo a parole, e filoimperialismo nei fatti. Addirittura alcuni analisti ipotizzano che il Hamas possa diventare un po’ troppo politico, fino magari, in futuro, un ipotetico nuovo processo di Oslo, forse con Haniyeh al posto del vecchio Arafat.
In tutto ciò notiamo inoltre la passività di Abu Mazen, sparito dalla disputa, e l’inerzia della Turchia, da alcuni, il cui corso 'neo ottomano' qualche anno fa aveva portato alcuni osservatori a definirlo, troppo frettolosamente, come il paese emergente del mondo islamico. Sul campo di battaglia invece, abbiamo apprezzato la grande preparazione strategica dei cosiddetti gruppi minori palestinesi, coma la Jihad islamica e il PFLP-GC di A. Jibril. Questi movimenti quando si tratta di parole e di “trattati di pace” non sono molto attivi, ma quando c’è da combattere, in virtù del loro stretto legame con i Paesi rivoluzionari della regione come la Siria e l’Iran, per non dire del fraterno legame con Hezbollah, essi si dimostrano sempre all’avanguardia, e non sono nemmeno influenzabili economicamente, come invece è accaduto ad altri gruppi palestinesi, pronti sempre a svendersi per il biblico piatto di lenticchie.

Addirittura i media italiani filosionisti si sono accorti di ciò. Il sito de “La Stampa” di Torino (proprietà dei sionisti Elkann) riporta: “la Jihad Islamica, fortemente ideologizzata e dunque meno sensibile ai tanti soldi del Qatar, non ha sul lungo termine alcuna intenzione di raggiungere la pace con Israele.” Per non dire del grande impegno dei resistenti delle Brigate Salah ad-Din e del gruppo di Ahmed Jibril, uno dei pochi della vecchia guardia palestinese a non aver tradito il suo popolo e la Causa rivoluzionaria.
Infine un commento anche sull’operato del regime di Riyadh; qualcuno ha sentito qualche reazione dei regnanti sauditi?

Sembrano essere spariti, anche se, purtroppo per noi, ciò non è avvenuto, comunque il loro ruolo “rivoluzionario” in Siria, in Palestina sembra del tutto assente. Al massimo possono pensare di sostenere i salafiti di Gaza o di Beirut, sempre pronti a dar fastidio ai gruppi della Resistenza, come omaggio ai loro alleati di Tel Aviv. E Gaza si prepara, a Dio piacendo, ad alcune notti tranquille, per modo di dire, visto che l’assedio, malgrado la caduta di Mubarak continua ininterrotto.
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giovedì 22 novembre 2012

Gaza ha bisogno di nuove armi per sostituire e rimpiazzare quelle sparate contro israhell: entra in azione l'Asse della Resistenza!

Il flusso di armi nella Striscia di Gaza continua, secondo fonti di Hezbollah, nonostante il recente assalto israeliano in corso alla Striscia e le difficoltà di fare uso della Siria come condotto per le armi. Hezbollah e le unità della Guardia Rivoluzionaria iraniana specializzata in contrabbando di armi dalla Siria, Libano, Iran, Sudan e altri paesi nella Striscia di Gaza sarebbero in allerta per ricostituire il prima possibile le scorte di razzi e proiettili lanciati contro obiettivi sionisti nel corso degli ultimi otto giorni.

Queste armi di solito partono dai porti iraniani o siriani. Da lì, si dirigono in Sudan, dove sono trasportati nel Sinai egiziano, su cui il Governo del Cairo ha un controllo superficiale e lacunoso, per poi giungere a Gaza attraverso tunnel. Ma ci sono anche altre vie per queste unità per raggiungere Gaza. Le fonti dicono che le linee di comunicazione tra la resistenza in Libano e i vari gruppi a Gaza, in particolare Hamas, sono rimaste aperte e attive anche durante i giorni di guerra.
Fazioni della Resistenza stanno attualmente valutando il danno inflitto agli arsenali missilistici a lunga gittata che Israele dichiara di aver distrutto nel raid dopo l'assassinio del capo militare di Hamas Ahmad al-Jaabari. Ma sembra che le milizie palestinesi abbiano imparato la lezione dall'aggressione del 2008 contro Gaza e dalla guerra del 2006 in Libano, dal momento che un gran numero di arsenali "strategici" sono stati frazionati, dispersi e messi al sicuro da qualunque offesa per mezzo di bombardamenti e raid aerei.

Fonti di Hezbollah hanno dichiarato ad Al-Akhbar che l'attenzione è ora sul trasporto di grandi quantità di missili a lunga gittata, molti dei quali hanno già raggiunto la Striscia dall'inizio dell'ultimo assalto israeliano. Di recente, le forniture di armi verso la Striscia avevano subito una battuta d'arresto importante dopo l'esplodere dell'insorgenza mercenaria in Siria, paese che era diventato il canale principale per armare le fazioni della resistenza dalla seconda Intifada. Tuttavia, l'Iran e Hezbollah sono riusciti a mantenere le linee di rifornimento aperte, nonostante questa complicazione.
Le strategie per il contrabbando di armi verso la Palestina occupata si sono evolute nel tempo. Lo sviluppo più notevole è avvenuto nel 1990, quando Hezbollah ha deciso di creare un'unità speciale per l'operazione. All'epoca, le armi potevano raggiungere Gaza sporadicamente e in piccole quantità, a causa dei meticolosi controlli di sicurezza in Giordania e in Egitto. Anche ottenere una granata nella Striscia era considerato un successo.

Hezbollah è stato in grado di aumentare il flusso di armi, ma l'esercito israeliano si accorse dei nuovi schemi di contrabbando riuscendo ad assassinare molti dei responsabili coinvolti, tra cui Ali Dib (AKA Abu-Hassan Salameh), il figlio di Ahmad Jibril (AKA Abu-Jihad ), Ali Saleh, Ghaleb Awali, e Mohammad Suleiman, un generale dell'esercito siriano. Membri di Hamas sono stati presi di mira all'interno della Siria prima che la fazione palestinese si schierasse contro il Governo siriano che ne ha ospitato la dirigenza a Damasco per quasi tredici anni.
L’ultimo assassinio israeliano riuscito di un membro di Hamas, che lavorava sul trasferimento di armi, è avvenuto nel 2010, quando Mahmoud al-Mabhouh fu ucciso dai servizi segreti israeliani in un albergo a cinque stelle a Dubai, avvenuto grazie alla cooperazione dell'ex-Capo della Sicurezza di Fatah a Gaza, Mohamed Dahlan. Anche l’assassinio nel 2008 del comandante di Hezbollah Imad Mughniyeh a Damasco potrebbe essere attribuito, in parte, alla guerra di Israele contro la rete di contrabbando delle armi della resistenza per la Palestina occupata. In seguito al ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005, le fazioni della resistenza hanno iniziato ad aumentare il loro arsenale di armi.

Le più grandi difficoltà per l'importazione di armi erano i regimi egiziano e giordano, che controllano i confini con la Palestina. Così, è stato istituito un canale di comunicazioni che collega i rappresentanti della Guardia rivoluzionaria iraniana, l'esercito siriano, Hezbollah e Hamas per coordinare la fornitura di armi. Canali aggiuntivi includono altre fazioni della resistenza palestinese, come la Jihad Islamica, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e alcuni membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, le Brigate Salah ad-Din, così come il PFLP-GC.
Dal 2005, le unità di trasferimento hanno mandato numerosi tipi di armi leggere e medie, mortai, missili a medio e lungo raggio, oltre a diversi tipi di munizioni e materiali che possono essere utilizzati per la fabbricazione di razzi e bombe. Hanno anche lavorato sul trasferimento di centinaia di combattenti da Gaza verso la Siria e l'Iran, dove sono stati addestrati sulle tattiche militari e sull'uso di attrezzature speciali.

Articolo redatto originariamente da: Hassan Illeik
Fonte: Al Akhbar (Quotidiano Libanese)
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mercoledì 21 novembre 2012

Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa rivendicano la bomba sull'autobus, la Jihad Islamica applaude e onora l'operazione!

A pochissimo dall'esplosione che ha devastato un autobus sionista nel cuore della capitale del regime ebraico di occupazione della Palestina possiamo confermare che l'azione di rappresaglia contro il continuo bombardamento genocida in atto contro Gaza ha colpito un mezzo che percorreva via Shaul HaMelech, poco distante dal Ministero della Guerra sionazista.

I soliti apologeti 'leccasion' che usciranno dalle pareti come scarafaggi la notte a gridare 'vittime civili! vittime civili!' hanno già una prima replica alle loro insincere giaculatorie: l'apparato militar-oppressivo sionista é innervato in tutta la città capitale, ogni attacco contro di esso, quindi, é ammesso e giustificato se serve a rallentare e scompaginare i piani assassini dei Barak e dei Netanyahu, anche se occasionalmente può uccidere e ferire persone non direttamente coinvolte nell'attacco contro il ghetto palestinese.
Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione della Resistenza palestinese una volta legata a Fatah, ma distanziatane dopo il tradimento dei cacicchi di Ramallah, hanno rivendicato l'azione che é stata subito salutata dai rappresentanti del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina come un "Colpo portato a bilanciare le sofferenze e il sangue delle vittime di Gaza, specialmente donne, bambini, civili indifesi".
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