Ehud Barak era un 'barbone', nel senso di "clochard", strategico e politico, già in passato.
E' passato alla Storia (nell'infamia) per il suo ruolo di Premier e Ministro della Difesa quando le codardissime truppe zioniste vennero letteralmente cacciate a calci fuori dal Libano del Sud dalle trionfanti milizie di Hezbollah nel 2000.
Oltre che "barbone politico-strategico" oggi Ehud Barak lo é anche di fatto, essendosi fatto crescere una piuttosto florida barba sul faccione rotondo da "ciccio-brutto" a sei punte che purtroppo troppe volte abbiamo dovuto vedere su schermo o su carta stampata.
Forse, invece di confonderlo ulteriormente, le colossali "mazzate" ricevute dall'eroica resistenza libanese, hanno schiarito la sua mente precedentemente ottenebrata, visto che, nel corso di una recente intervista col tabloid "Maariv" ha fatto le seguenti dichiarazioni:
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venerdì 1 maggio 2020
Il "barbone" sionista Ehud Barak ammette: "Non possiamo sconfiggere Hezbollah!"
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sabato 11 novembre 2017
Netanyahu 'ordina' alle ambasciate di Tel Aviv in giro per il mondo di 'fare lobby' a favore dell'Arabia Saudita!
In una rivelazione degna di nota per il metodo, ma che in realtà sorprende molto poco, il Canale 10 dell'entità sionista ha rivelato come l'attuale Premier di Tel Aviv, Benji Netanyahu, abbia inviato alle ambasciate sparse per il mondo una nota in cui raccomanda di prodigarsi per fare apparire in luce favorevole gli ultimi gesti provocatori dell'Arabia Saudita contro l'Iran e il Movimento Hezbollah.
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lunedì 26 novembre 2012
La sconfitta sionista nella Guerra degli Otto Giorni fa la sua prima vittima: Barak annuncia il suo ritiro dalla scena politica!
Fine dei giochi per Ehud Barak! Una volta gettata la spugna e ammessa la propria incapacità di continuare nel codardo attacco aereo e marittimo contro la Striscia di Gaza senza continuare a subire la rappresaglia dei razzi siriani e iraniani contro Dimona, Gerusalemme e Tel Aviv Ehud Barak, vero e proprio "disastro ambulante" degli ultimi 30 anni di politica sionista ha dichiarato che, terminata la sua esperienza come Ministro della Guerra dell'attuale Governo Netanyahu non si ricandiderà alle elezioni e abbandonerà anche tutti gli incarichi di partito nella sua formazione razzista e militarista a nome "Atzmaouth" (da lui stesso creata dopo aver abbandonato il partito laburista sionista).
Barak é sempre stato l'uomo delle sconfitte e degli imbarazzi, più di qualunque altro politico sionista della sua generazione: sua la decisione di "scappare" letteralmente dal Libano del Sud che ribolliva della Resistenza armata di Hezbollah, lasciando i collaborazionisti dell'SLA in braghe di tela senza altra scelta che arrendersi sperando nella mercé (che, generosa, per volontà di Nasrallah stesso, c'é stata) dei vincitori; suo il "piano" facilone per 'sconfiggere' lo stesso Hezbollah nel 2006, con conseguente imbarazzo e sconfitta bruciante; era Ministro della Difesa anche durante il pogrom di 'Piombo Fuso' e, ora, durante la Guerra degli Otto Giorni.
Un comico, buffo, piccolo uomo, rotondetto e impacciato, certo non rispondente agli ideali di virilità militare cui israele sembra aspirare quando, come il rospo di fronte al bue, si gonfia d'aria per sembrare più imponente e minaccioso, salvo mostrare tutte le proprie debolezze quando, al culmine delle proprie 'esibizioni' viene ricondotto alle sue reali dimensioni da un razzo o da un missile ben piazzato: di Hezbollah o della Jihad Islamica!
Barak é sempre stato l'uomo delle sconfitte e degli imbarazzi, più di qualunque altro politico sionista della sua generazione: sua la decisione di "scappare" letteralmente dal Libano del Sud che ribolliva della Resistenza armata di Hezbollah, lasciando i collaborazionisti dell'SLA in braghe di tela senza altra scelta che arrendersi sperando nella mercé (che, generosa, per volontà di Nasrallah stesso, c'é stata) dei vincitori; suo il "piano" facilone per 'sconfiggere' lo stesso Hezbollah nel 2006, con conseguente imbarazzo e sconfitta bruciante; era Ministro della Difesa anche durante il pogrom di 'Piombo Fuso' e, ora, durante la Guerra degli Otto Giorni.
Un comico, buffo, piccolo uomo, rotondetto e impacciato, certo non rispondente agli ideali di virilità militare cui israele sembra aspirare quando, come il rospo di fronte al bue, si gonfia d'aria per sembrare più imponente e minaccioso, salvo mostrare tutte le proprie debolezze quando, al culmine delle proprie 'esibizioni' viene ricondotto alle sue reali dimensioni da un razzo o da un missile ben piazzato: di Hezbollah o della Jihad Islamica!
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mercoledì 21 novembre 2012
Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa rivendicano la bomba sull'autobus, la Jihad Islamica applaude e onora l'operazione!
A pochissimo dall'esplosione che ha devastato un autobus sionista nel cuore della capitale del regime ebraico di occupazione della Palestina possiamo confermare che l'azione di rappresaglia contro il continuo bombardamento genocida in atto contro Gaza ha colpito un mezzo che percorreva via Shaul HaMelech, poco distante dal Ministero della Guerra sionazista.
I soliti apologeti 'leccasion' che usciranno dalle pareti come scarafaggi la notte a gridare 'vittime civili! vittime civili!' hanno già una prima replica alle loro insincere giaculatorie: l'apparato militar-oppressivo sionista é innervato in tutta la città capitale, ogni attacco contro di esso, quindi, é ammesso e giustificato se serve a rallentare e scompaginare i piani assassini dei Barak e dei Netanyahu, anche se occasionalmente può uccidere e ferire persone non direttamente coinvolte nell'attacco contro il ghetto palestinese.
Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione della Resistenza palestinese una volta legata a Fatah, ma distanziatane dopo il tradimento dei cacicchi di Ramallah, hanno rivendicato l'azione che é stata subito salutata dai rappresentanti del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina come un "Colpo portato a bilanciare le sofferenze e il sangue delle vittime di Gaza, specialmente donne, bambini, civili indifesi".
I soliti apologeti 'leccasion' che usciranno dalle pareti come scarafaggi la notte a gridare 'vittime civili! vittime civili!' hanno già una prima replica alle loro insincere giaculatorie: l'apparato militar-oppressivo sionista é innervato in tutta la città capitale, ogni attacco contro di esso, quindi, é ammesso e giustificato se serve a rallentare e scompaginare i piani assassini dei Barak e dei Netanyahu, anche se occasionalmente può uccidere e ferire persone non direttamente coinvolte nell'attacco contro il ghetto palestinese.
Le Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, formazione della Resistenza palestinese una volta legata a Fatah, ma distanziatane dopo il tradimento dei cacicchi di Ramallah, hanno rivendicato l'azione che é stata subito salutata dai rappresentanti del Movimento per la Jihad Islamica in Palestina come un "Colpo portato a bilanciare le sofferenze e il sangue delle vittime di Gaza, specialmente donne, bambini, civili indifesi".
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venerdì 12 ottobre 2012
Nasrallah dichiara: "Il drone lanciato sulla Palestina occupata é di Hezbollah, possiamo sfidare i sionisti coi loro stessi mezzi!"
Sorprendendo non pochi commentatori e analisti di questioni mediorientali (non ultimi noi stessi che ritenevamo l'evento un episodio di 'spionaggio tra alleati' us-raeliani) il Segretario Generale del Movimento sciita Hezbollah Hassan Nasrallah in un discorso tenuto ieri ha apertamente rivendicato a nome della propria organizzazione l'invio del drone senza pilota che é stato intercettato sulla porzione meridionale della Palestina occupata.
Ovviamente la condotta di Hezbollah é assolutamente legittima: quasi ogni giorno in spregio alla Risoluzione ONU 1701 droni e velivoli del regime ebraico 'straforano' nello spazio aereo libanese; il Libano, per tramite della sua organizzazione di Resistenza armata, ha tutto il diritto di fare altrettanto; se le informazioni rilevate e prontamente trasmesse dall'UAV a Nasrallah e soci serviranno a rendere più precise e letali le rappresaglie missilistiche in caso di conflitto armato, tanto meglio.
Nasrallah ha dichiarato che il drone usato dalla Resistenza libanese é di origine iraniana ma assemblato, lanciato e controllato da esperti libanesi, una chiara rivendicazione dell'expertise e il know how accumulato dalla milizia sciita nel campo della guerra elettronica e dell'intelligence, ormai molto superiori alle capacità possedute da molti eserciti 'regolari'.
Ovviamente la condotta di Hezbollah é assolutamente legittima: quasi ogni giorno in spregio alla Risoluzione ONU 1701 droni e velivoli del regime ebraico 'straforano' nello spazio aereo libanese; il Libano, per tramite della sua organizzazione di Resistenza armata, ha tutto il diritto di fare altrettanto; se le informazioni rilevate e prontamente trasmesse dall'UAV a Nasrallah e soci serviranno a rendere più precise e letali le rappresaglie missilistiche in caso di conflitto armato, tanto meglio.
Nasrallah ha dichiarato che il drone usato dalla Resistenza libanese é di origine iraniana ma assemblato, lanciato e controllato da esperti libanesi, una chiara rivendicazione dell'expertise e il know how accumulato dalla milizia sciita nel campo della guerra elettronica e dell'intelligence, ormai molto superiori alle capacità possedute da molti eserciti 'regolari'.
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mercoledì 10 ottobre 2012
La pantomima del "Drone-Ufo" rivela in tutta la sua chiarezza il 'bluff' dei sionisti Barak e Netanyahu!
Pochi giorni fa la cortina di sicumera burbanzosa di cui il regime ebraico di occupazione della Palestina ama circondarsi é stata improvvisamente infranta dall'affanno con il quale le forze armate di Tel Aviv hanno tardivamente individuato e abbattuto un velivolo senza pilota nel sud del Paese che incrociava sopra il Deserto del Negev.
Immediatamente dopo una ridda di accuse, controaccuse, giustificazioni puerili e ipotesi che definire fantasiose é poco ha occupato i maggiori media sionisti; in merito alla provenienza e alla missione del "Drone-Ufo" la teoria propugnata dal Governo sarebbe questa: "Colpa di Hezbollah!".
Ci si chiede come mai Hezbollah dovrebbe lanciare un veicolo a pilotaggio remoto dal Libano, farlo incrociare sopra il Mediterraneo lontano dalle coste palestinesi e poi portarlo sopra la porzione occupata all'altezza di Gaza, quando a Gaza esistono movimenti amici e alleati (Comitati di Resistenza Popolare, Jihad Islamica) che sarebbero dispostissimi a lanciarlo loro facendo risparmiare tempo, carburante e autonomia, consentendogli di osservare possibili bersagli e snodi strategici sionisti molto più a lungo.
E' ovvio che la provenienza dell'oggetto non é certo il movimento di Resistenza libanese e personalmente diamo molto più credito alla teoria secondo cui il velivolo sarebbe stato lanciato da una unità navale americana in un caso di "spionaggio tra alleati" (gioco a cui il regime sionista ha già dato prova di essere avvezzo verso il suo 'alleato' transatlantico anche in termini tutt'altro che amichevoli).
Resta il fatto che questo incidente ha dimostrato ancora una volta la totale impreparazione militare sionista quando non si tratti di affamare ghetti o bombardare donne e bambini.
Immediatamente dopo una ridda di accuse, controaccuse, giustificazioni puerili e ipotesi che definire fantasiose é poco ha occupato i maggiori media sionisti; in merito alla provenienza e alla missione del "Drone-Ufo" la teoria propugnata dal Governo sarebbe questa: "Colpa di Hezbollah!".
Ci si chiede come mai Hezbollah dovrebbe lanciare un veicolo a pilotaggio remoto dal Libano, farlo incrociare sopra il Mediterraneo lontano dalle coste palestinesi e poi portarlo sopra la porzione occupata all'altezza di Gaza, quando a Gaza esistono movimenti amici e alleati (Comitati di Resistenza Popolare, Jihad Islamica) che sarebbero dispostissimi a lanciarlo loro facendo risparmiare tempo, carburante e autonomia, consentendogli di osservare possibili bersagli e snodi strategici sionisti molto più a lungo.
E' ovvio che la provenienza dell'oggetto non é certo il movimento di Resistenza libanese e personalmente diamo molto più credito alla teoria secondo cui il velivolo sarebbe stato lanciato da una unità navale americana in un caso di "spionaggio tra alleati" (gioco a cui il regime sionista ha già dato prova di essere avvezzo verso il suo 'alleato' transatlantico anche in termini tutt'altro che amichevoli).
Resta il fatto che questo incidente ha dimostrato ancora una volta la totale impreparazione militare sionista quando non si tratti di affamare ghetti o bombardare donne e bambini.
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mercoledì 7 marzo 2012
Il quotidiano sionista Haaretz titola: "La leadership militare israeliana é marcia fino al midollo!"
Non capita molto spesso di leggere sulle headline del giornale 'Haaretz' il dolciastro e ipocrita straccio dei "sionisti di sinistra" (una vera e propria contraddizione in termini, usata per ingannare le ignoranti e superficiali opinioni pubbliche di Europa e Nordamerica) dei titoli che starebbero benissimo sul nostro "Palaestina Felix", quotidiano online anti-sionista per genesi e convinzione.
Ovviamente l'elzeviro che portava un titolo tanto ruspante e netto, pubblicato senza firma quindi ritraente il punto di vista della Direzione ci ha subito incuriosito e ci siamo immediatamente immersi nelle sue righe per scoprire cosa di tanto 'marcio' Haaretz trovi nelle alte sfere dell'IDF. Ebbene, niente di più che beghe da ballatoio; praticamente sembra che sia in corso di svolgimento un'indagine di una commissione d'inchiesta ministeriale per accertare come e quanto il neandertalesco ex-Capo di Stato Maggiore di Tsahal, Gabi Ashkenazi abbia tentato di impedire con mezzi eticamente poco leciti la promozione del rivale Yoav Galant, usando a tale scopo un ambiguo ufficiale della riserva di nome Boaz Harpaz.
Mischa Lindenstrass, capo della Commissione d'indagine ha dichiarato che, lungi dall'essere conclusive le indagini finora svolte hanno tuttavia scoperchiato un verminaio malsano dalla cui analisi risulta evidente che, lungi dal rispettare la scala gerarchica, che vuole il Capo di Stato Maggiore sottoposto alla superiore autorità del Ministro della Difesa (Ehud Barak in questo caso) Ashkenazi, che disistimava il titolare del dicastero per le sue sconfitte in Libano del Sud nel 2000 e nel 2006 avrebbe costantemente cercato di danneggiarne l'immagine arrivando persino a far fabbricare da Boaz Harpaz un finto documento dal quale sarebbero risultate manovre poco corrette di Barak per fare promuovere il Generale Galant a nuovo Capo di Stato Maggiore.
Di cosa si stupisce Haaretz? Uno Stato fondato sull'immoralità della guerra, dell'aggressione, dell'occupazione, della persecuzione etnica e dell'apartheid non può che produrre figure patetiche e miserevoli come Barak e Ashkenazi, non certo modelli di virtù, esattamente come un Pero non può che dare pere.
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martedì 28 febbraio 2012
Il deputato sionista Zeev Bielski lancia l'allarme: "Siamo totalmente impreparati a una rappresaglia massiccia in caso di guerra!"
Il deputato sionista Ze'ev Bielski, membro del partito fondato dal criminale di guerra Ariel Sharon (quindi non certo un pacifista o un filo-palestinese) ha lanciato l'allarme dichiarando che le ottimistiche previsioni e dichiarazioni di Ehud Barak, Ministro della Guerra, che dichiara che anche in caso di bombardamento massiccio delle città israeliane "ci saranno meno di cinquecento morti" non sono altro che facilonerie dette dallo stesso 'genio' che dopo la ritirata precipitosa dal Sud del Libano pensava che la milizia collaborazionista dell'SLA di Antoine Lahad avrebbe "resistito a Hezbollah per anni" quando circa trenta giorni dopo il ritiro tutti i membri dell'SLA erano in carcere, catturati da Hezbollah e sottoposti a sentenza dai tribunali militari libanesi.
Parlando con l'agenzia sionista Reuters Bielski ha dichiarato: "Pronti? Pronti a cosa? Solo a Tel Aviv il 25 per cento della popolazione non ha accesso a rifugi, privati o comuni, in caso di una guerra contro Hezbollah la città verrà sicuramente colpita e se l'Iran dovesse rispondere a un bombardamento sul suo territorio allora tutti i centri israeliani sarebbero possibili bersagli. Cosa vuol dire che 'meno di cinquecento' israeliani sarebbero uccisi? Quanti lo sarebbero? Quattrocento? Trecento? Barak é pronto a lasciare morire quattrocento o più cittadini?".
La Repubblica Islamica dell'Iran ha annunciato pubblicamente che scatenerà una "schiacciante rappresaglia militare" contro ogni forza che osi attaccarla, specialmente riguardo al suo legittimo programma nucleare civile che Israele e Usa vorrebbero arrestare con pretesti inaccettabili, impauriti dall'idea che un paese musulmano retto dall'Islam politico sappia gestire tecnologie avanzate, cosa che contrasterebbe con la loro retorica propagandistica sui "musulmani arretrati". I missili balistici a medio e lungo raggio iraniani sono in grado di colpire il regime ebraico senza problemi mentre i progetti sionisti di "scudo antimissile" si sono tradotti in una serie di fallimenti oppure sono stati bloccati per mancanza di fondi.
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venerdì 24 febbraio 2012
Volano gli stracci nel regime sionista! Barak, lo sconfitto del Sud del Libano, accusa il criminale di guerra Peres di "disfattismo"!
Negli scorsi giorni il criminale di guerra Shimon Peres, che occupa la carica di 'presidente' del regime ebraico di occupazione della Palestina, ha rilasciato dichiarazioni in cui stigmatizzava l'eccessiva loquela di parte governativa su possibili o eventuali 'attacchi all'Iran' da parte dello stato sionista, castigando chi si lasciava andare a rapsodie in merito come "fomentatore di inutili intimidazioni" e raccomandando piuttosto di "lasciare la questione dell'Iran agli Stati Uniti". Criminale ma scaltro, Peres aveva ragione nei suoi ammonimenti, visto che ogni annuncio di "possibili attacchi" non fa che rafforzare la determinazione del popolo e della nazione iraniana a perseguire il suo innegabile diritto al programma nucleare; Peres inoltre, conscio della forza della lobby sionista che ormai condiziona fin nei più minuti dettagli la politica Usa, fida che al momento adatto sia possibile "puntare" gli Usa contro Teheran esattamente come i lobbisti di AIPAC e altre organizzazioni ebraiche filoisraeliane sono riusciti a "puntare" gli Usa contro l'Irak, provocando l'invasione del 2003, portata a termine solo ed esclusivamente per compiacere gli interessi israeliani (visto che l'idea che gli Usa potessero occupare in eterno un paese arabo ostile e farne la loro riserva di petrolio a basso costo nei secoli dei secoli era tanto ingenua e stupida che solo i politici e generali americani hanno mai potuto crederci).
Non si é fatta attendere la concitata, sguaiata e confusa replica del 'Fantozzi di Tel Aviv', quell'Ehud Barak che, un tempo compagno di partito di Peres prima di staccarsi dal partito 'laburista' per formare un proprio gruppuscolo nazionalista e guerrafondaio, ha affastellato contro quelli che a rigore é sempre il suo Presidente, una serie di accuse che vanno dal calunnioso, al ridicolo, all'assurdo. Particolarmente gustosa é quella secondo la quale Peres sarebbe 'troppo prudente' e mancherebbe di quella 'lungimiranza' che contraddistinse invece l'ex-terrorista assassino di civili Menahem Begin, altro criminale diventato politico di primo piano nel regime ebraico, quando nel 1981 ordinò l'atto di pirateria aerea risultato nella distruzione della struttura che avrebbe dovuto ospitare una centrale nucleare per uso civile vicino a Bagdad ("Osirak").
L'aggressione israeliana, condotta proditoriamente e fuori da ogni regola del Diritto Internazionale ebbe successo perché spaventò i contractors francesi e tedeschi dell'impianto, ma bisognerebbe ricordare a Barak che l'Iran é autonomo in ogni fase del processo nucleare grazie alla letterale "esplosione" del suo settore scientifico di ricerca e sviluppo e quindi non vi é alcuna speranza che un attacco, anche se articolato in molti bombardamenti, possa mai bloccare o anche solo rallentare significativamente i progressi di Teheran nel campo. Inoltre, per parlare di "lungimiranza" il 'marasma allucinante' che invade la mente (se così si può chiamare) di Barak deve avere iniziato a eroderne anche la memoria visto che non sono passati ancora dodici anni da quando, con una decisione autonoma e personale egli stesso decretò, in tutta fretta e senza coordinarsi con la milizia-vassalla dell'SLA di ritirare tutte le truppe di occupazione dal Libano del Sud, consegnando chiavi in mano la zona a Hezbollah che prima fece fuori senza problemi i collaborazionisti locali e quindi si diede da fare a trasformare tutta la regione in un unico bunker imprendibile che puntualmente, nell'estate 2006, é servito a rifilare un memorabile e micidiale 'calcio in faccia' al regime ebraico, al cui Governo, all'epoca della guerra era ridiventato Ministro della Guerra proprio l'Ehud Barak che in ruolo di premier aveva preso quella fenomenale cantonata!
Speriamo che, nuovamente Ministro della Guerra col suo nuovo partitino di Estrema Destra, Barak ci riservi nuove simili "perle"!
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lunedì 13 febbraio 2012
Il Comandante dell'Esercito egiziano dichiara: "Attaccare la Moschea Al-Aqsa é come attaccare l'Egitto!", Hamas apprezza e ringrazia!
Il Capo di Stato Maggiore egiziano e Vicepresidente del Consiglio Supremo delle Forze Armate, Generale Sami Anan ha dichiarato nel corso del week-end che ogni iniziativa ostile del regime ebraico contro il Nobile Santuario di Al-Aqsa e la sua Cupola della Roccia, nella città occupata di Gerusalemme, sarà considerato a tutti gli effetti un attacco all'Egitto, come un bombardamento al Cairo o ad Alessandria.
Fonti del Ministero della Difesa egiziano riportano che Anan avrebbe alzato il livello di allerta e mobilitazione delle truppe del Cairo nel caso che si presentasse la necessità di rafforzare ulteriormente il dispositivo di Difesa nel Sinai (già potenziato grazie al consenso imbecille di Ehud Barak, Ministro della Guerra sionista) e condurre azioni dimostrative in territorio palestinese occupato, in risposta a mosse ostili contro Gerusalemme e il suo patrimonio storico, artistico e religioso.
Da Gaza il leader di Hamas Ismail Radwan ha messo in guardia il regime ebraico dell'occupazione da ogni iniziativa contro il Nobile Santuario, avvertendolo che a seguito di una mossa avventata "tutta la regione" potrebbe esplodere. Radwan ha invitato il popolo di Palestina e tutte le fazioni politiche e resistenziali a "rimanere in guardia" contro attacchi sionisti contro l'Aqsa, ringraziando nel contempo l'Esercito egiziano per l'importante segnale lanciato con le dichiarazioni di Anan.
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venerdì 13 gennaio 2012
Sorpresa, sorpresa, sorpresa! I militanti dell'attacco agostano ad Eilat erano beduini del Sinai
Come si ricorderà il nostro lettore più attento e assiduo lo scorso 18 agosto vicino a Eilat (più correttamente da indicarsi col suo nome arabo Umm el-Rishrash) corriere trasporto truppe dell'esercito sionista di occupazione vennero presa e bersaglio da militanti che, colpendole con granate a razzo e armi automatiche riuscirono a eliminare molti dei militari sionazisti a bordo. Mentre arrivavano di continuo aggiornamenti e flash non avemmo nessun dubbio ad attribuire quella audace e fortunata operazione a forze della Resistenza palestinese tanto da intitolare il nostro primo newsitem in merito: "Forze della Resistenza palestinese attaccano bus di soldati sionisti a Eilat".
Ebbene, dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per esserci lasciati andare (in verità in buona compagnia, ma questo non ci scusa) a una affermazione non sostanziata e precipitosa; da quanto emerso dopo mesi e mesi di indagine dell'intelligence sionista, infatti, pare che i responsabili dell'azione non fossero affato Palestinesi e non fossero per nulla passati da Gaza nel Sinai egiziano e quindi da questo infiltratisi verso Umm Rishrash, affatto, essi, nel Sinai, ci avevano sempre vissuto essendo ormai praticamente certa (a quanto abbiamo potuto leggere sui media sionisti) la loro identità di Beduini egiziani, nativi e autoctoni della medesima penisola.
Questo fatto, a parte configurare i bombardamenti massicci effettuati dalle forze armate sioniste su Gaza "per rappresaglia" contro l'azione armata come un vero e proprio crimine di guerra, apre scenari fino a poco fa discussi solo a mezza bocca e sottovoce da pochi esperti di strategia e geopolitica (e anche allora, a mero livello di ipotesi in prospettiva) a un ben più vasto bacino di dibattito e considerazione. Finora i Beduini del Sinai non avevano mai preso le armi contro il regime sionista di occupazione. Il regime sionista, dal canto suo, era stato abbastanza furbo da non interferire troppo coi cicli di vita nomade dei beduini. Adesso però nel quadro della campagna sionista di pulizia etnica contro tutte le minoranze che vivono nella Palestina occupata i Beduini del Negev sono stati sottoposti, mese dopo mese, anno dopo anno a angherie e persecuzioni sempre più insopportabili.
Era così inaspettato e imprevedibile il caso che i loro compatrioti di oltreconfine si indignassero e si organizzassero per colpire Israele?
La prospettiva di attacchi e azioni armate dal Sinai verso la porzione meridionale di Palestina occupata distrugge, facendone letteralmente piazza pulita, quasi trent'anni di assunti, sillogismi e implicazioni di parte israeliana riguardo la mitica "sicurezza dello stato ebraico" (che come la rossiniana Araba Fenice "Che ci sia ciascun lo dice, dove stia nessun lo sa") che considerando il 'Versante Sud' sicuro in quanto garantito dall'Accordo di Camp David permetteva alle forze armate sioniste di concentrare tutte le loro attenzioni verso Nord, verso il Libano (invaso nel 1982 e nel 2006) e verso le Alture del Golan (illegalmente occupate fin dal 1967). Ora questo non é più vero e tutta la postura dell'Esercito israeliano e delle forze di polizia militare e paramilitare israeliane deve essere rivista in profondità, ci saranno forti spese e gravi difficoltà logistiche e organizzative da affrontare, in mezzo a un'atmosfera di crisi continua che vede costantemente peggiorare la statura politico-strategica dell'entità di occupazione.
Non vogliamo spingere la nostra analisi o le nostre previsioni troppo in là, ma, vedendo cosa é accaduto nel Sud del Libano con la comunità sciita e la nascita di Amal e di Hezbollah porgiamo al lettore volenteroso uno spunto di riflessione. Il 18 agosto ad agire contro le corriere dei militari sionisti sono stati alcuni Beduini giovani e coraggiosi; cosa succederebbe domani se tali azioni non venissero compiute da commando isolati ma da gruppi e squadre addestrate e coordinate da una struttura organizzata, in grado di dare alla comunità del Sinai un livello di coscienza, di motivazione e di forza non dico uguale o simile ma 'quantomeno' paragonabile a quello delle Forze della Resistenza nazionale libanese?
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martedì 27 dicembre 2011
Il razzista Barak insulta la Tanzania, mandando all'aria un po' della 'politica coloniale' di Tel Aviv!
Una delle cose che abbiamo imparato occupandoci di Israele é che i suoi governanti, essendo animati da sentimenti bassi, volgari e malvagi, sono anche tutti irrimediabilmente stupidi. E questo é logico e conseguente, visto che la malvagità geniale e brillante é un'invenzione fantasiosa della narrativa popolare: il 'villain' raffinato e intellettuale é mera 'fiction', in realtà i veri malvagi della vita reale sono persone grette e rozze Piero Pacciani, contadino analfabeta, in luogo del colto e suadente Hannibal Lecter, Adolf Eichmann, con il fisico e la cultura dell'impiegato postale, in luogo del bellissimo e ambiguo Helmut Berger della Caduta degli Dei.
Ennesima riprova del legame tra malvagità e stupidità ci é stato offerto recentemente dall'ennesima fantozziana "performance" di Ehud Barak, Ministro della Guerra del governicchio di Benji Netanyahu che, volendo 'redarguire' in suo collega degli Esteri Avi Lieberman per delle dichiarazioni secondo lui 'improvvide', che potevano a suo dire rovinare le relazioni internazionali di Israele, ne ha rilasciate di peggiori riuscendo (lui sì) a far scoppiare una crisi diplomatica con la Tanzania. Non male, per una giornata di lavoro!
Recentemente Avigdor Lieberman (foto sopra), Ministro degli Esteri del regime ebraico, aveva criticato i paesi europei (in particolar modo Francia, Germania e Inghilterra) per non essere sufficientemente sottomessi ai desideri israeliani (nonostante le lobby filosioniste siano talmente attive in quelle tre nazioni che ormai manca solo che mettano stelle a sei punte sulle bandiere nazionali per trasformarle del tutto in colonie di Tel Aviv), in particolare riguardo alle fregole belliciste nei confronti dell'Iran Lieberman 'accusava' Berlino, Parigi e Londra di non 'prendere la cosa abbastanza sul serio'.
A stretto giro arriva la contro-dichiarazione di Barak che dice: "Francia, Germania e Inghilterra non sono la Tanzania, la Mauritania o la Tripolitania; Israele deve mantenere buoni rapporti con questi importanti paesi europei e non irritarli con dichiarazioni provocatorie". Per la serie, peggio la toppa del buco. Kasbian Nuriel Chirich, console della Tanzania a Tel Aviv ha replicato: "A nome della Repubblica di Tanzania esprimo profonda delusione per le dichiarazioni del Ministro Barak che, volendo nominare delle 'nazioni poco importanti' ha pensato bene di includere nella lista il nome della mia patria, accostandolo, peraltro, a quello di una regione africana che non ha nemmeno dignità di stato indipendente".
La cosa ironica é che le parole di Barak hanno se non rovinato almeno di sicuro peggiorato i rapporti diplomatici con uno dei pochi paesi africani che riconoscono Israele (tanto da avere un consolato sul suo territorio) e che negli ultimi anni uno degli indirizzi della politica estera di Tel Aviv sia stato proprio quello di migliorare il proprio 'standing' diplomatico in Africa per garantirsi materie prime a prezzo di costo e stati-fantoccio da poter manovrare contro i paesi arabi e musulmani del Nordafrica (vedi Sud-Sudan e Kenya).
Ennesima riprova del legame tra malvagità e stupidità ci é stato offerto recentemente dall'ennesima fantozziana "performance" di Ehud Barak, Ministro della Guerra del governicchio di Benji Netanyahu che, volendo 'redarguire' in suo collega degli Esteri Avi Lieberman per delle dichiarazioni secondo lui 'improvvide', che potevano a suo dire rovinare le relazioni internazionali di Israele, ne ha rilasciate di peggiori riuscendo (lui sì) a far scoppiare una crisi diplomatica con la Tanzania. Non male, per una giornata di lavoro!
Recentemente Avigdor Lieberman (foto sopra), Ministro degli Esteri del regime ebraico, aveva criticato i paesi europei (in particolar modo Francia, Germania e Inghilterra) per non essere sufficientemente sottomessi ai desideri israeliani (nonostante le lobby filosioniste siano talmente attive in quelle tre nazioni che ormai manca solo che mettano stelle a sei punte sulle bandiere nazionali per trasformarle del tutto in colonie di Tel Aviv), in particolare riguardo alle fregole belliciste nei confronti dell'Iran Lieberman 'accusava' Berlino, Parigi e Londra di non 'prendere la cosa abbastanza sul serio'.
A stretto giro arriva la contro-dichiarazione di Barak che dice: "Francia, Germania e Inghilterra non sono la Tanzania, la Mauritania o la Tripolitania; Israele deve mantenere buoni rapporti con questi importanti paesi europei e non irritarli con dichiarazioni provocatorie". Per la serie, peggio la toppa del buco. Kasbian Nuriel Chirich, console della Tanzania a Tel Aviv ha replicato: "A nome della Repubblica di Tanzania esprimo profonda delusione per le dichiarazioni del Ministro Barak che, volendo nominare delle 'nazioni poco importanti' ha pensato bene di includere nella lista il nome della mia patria, accostandolo, peraltro, a quello di una regione africana che non ha nemmeno dignità di stato indipendente".
La cosa ironica é che le parole di Barak hanno se non rovinato almeno di sicuro peggiorato i rapporti diplomatici con uno dei pochi paesi africani che riconoscono Israele (tanto da avere un consolato sul suo territorio) e che negli ultimi anni uno degli indirizzi della politica estera di Tel Aviv sia stato proprio quello di migliorare il proprio 'standing' diplomatico in Africa per garantirsi materie prime a prezzo di costo e stati-fantoccio da poter manovrare contro i paesi arabi e musulmani del Nordafrica (vedi Sud-Sudan e Kenya).
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lunedì 24 ottobre 2011
I militari sionisti lanciano l'allarme: "Abbas é indebolito dalla vittoria di Hamas, dobbiamo aiutarlo", ma Netanyahu fa orecchio da mercante!
Più passa il tempo e più Israele assomiglia alla Germania Nazista, dove militari con idee chiare e realistiche erano sottoposti a leader politici ideologizzati, fanatici, che vivevano fuori dalla realtà; a quanto riportano fonti libanesi, infatti, il Comando supremo dell'IDF é convinto che la posizione di Mahmud Abbas, presidente de facto dell'Anp e leader di Fatah sia ai minimi storici di popolarità, dopo un breve guizzo all'insù nel gradimento presso la popolazione cisgiordana (sotto l'arbitrio della fazione di Abu Mazen dal 2007, in seguito al tentativo di golpe contro il Governo legittimo di Hamas), registratosi a settembre con l'istanza del riconoscimento ONU, ci ha pensato il 'coup de theatre' dell'accordo tra Hamas e Tel Aviv per la liberazione oltre mille prigionieri politici a far precipitare le quotazioni del baffuto 'successore' di Arafat.
I militari quindi hanno iniziato a fare pressioni sul Governo affinché, per risollevare un po' la stella di Abbas e garantire un suo ruolo anche futuro nella politica interna palestinese (che molto farebbe comodo ai sionisti, vista la disponibilità di quest'ultimo a collaborare con l'occupazione trasformando i militanti di Fatah nei suoi 'gendarmi indigeni'), si acconsenta a liberare più dei 550 detenuti pattuiti nelle trattative con Hamas, aggiungendo nomi di altri membri di Fatah alla lista.
I prigionieri liberati finora, nella prima fase degli scambi, appartenevano sia ad Hamas che a Fatah, ma vi era una prevalenza dei primi rispetto ai secondi; tra i 550 liberandi, invece, i nomi di appartenenti ad Al-Fatah sono leggermente preponderanti; "aumentiamoli ancora", ragionano i militari di Sion (che stupidi non sono) "e di riflesso un po' di prestigio cadrà anche sul leader di Ramallah". Ma sembra che da quell'orecchio Netanyahu, Barak e Lieberman proprio non vogliano sentirci; soprattutto sembra che siano inferociti verso il Premier proprio i Ministri della Guerra e degli Esteri, che gli rimproverano di avere 'ceduto' all'organizzazione che si rifiuta di "riconoscere Israele" e di abbandonare la lotta armata.
Un'altra proposta, poi, sarebbe quella di far passare certe zone della West Bank dal grado di sicurezza 'B' (che prevede controllo civile palestinese sotto sicurezza militare israeliana) ad 'A' (totale controllo palestinese, civile e militare); riusciranno i militari ad avere la meglio sui politici estremisti che detengono le leve del potere? E basterà qualche dozzina di prigionieri liberati o la transizione di qualche ettaro di terra da una definizione di 'bantustan' a un'altra a rinvigorire lo spompato prestigio politico di Abbas?
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sabato 10 settembre 2011
Stato d'Emergenza in Egitto, inizia il "Secondo Tempo" della Rivoluzione: "Egiziani tutti in Piazza, Tantawi nuovo Mubarak!"
La situazione egiziana é in piena evoluzione o, si potrebbe ormai dire, in piena Rivoluzione; mentre l'ambasciatore sionista Levanon aspetta in una lobby dell'aeroporto internazionale del Cairo l'aereo che lo riporterà nella Palestina occupata un frenetico scambio di telefonate é in corso sulla Linea Rossa che unisce Tel Aviv a Washington: i più attivi alla cornetta sarebbero il Ministro della Guerra sionista Ehud Barak (cui la Storia dopo la debacle del 2000 in Libano ha appena consegnato un'altra bollentissima patata) e il ridicolo Leon Panetta, un allucinato che ancora l'altro giorno pronosticava 'Rivoluzioni Verdi' in Iran.
La Giunta militare guidata dal Maresciallo Tantawi avrebbe, a quanto riporta la saudita Al-Arabiya, decretato lo stato d'emergenza nella capitale e proprio questa mossa potrebbe far pendere contro i generali la bilancia delle simpatie popolari; se finora l'atteggiamento cauto e piuttosto equilibrato tenuto verso le proteste popolari, unito al ricordo di come i militari si rifiutarono di obbedire a Mubarak e attaccare le manifestazioni di piazza a inizio anno, erano stati sufficienti a fare accettare la tutela militare sugli affari pubblici dopo la caduta del 'Faraone', questo gesto potrebbe precipitare i sentimenti di antagonismo e delusione che già molto riscontro hanno tra i protagonisti della rivolta dello scorso inverno: già si parla di appelli alla mobilitazione popolare allo slogan "Popolo egiziano esci di casa; Tantawi é il nuovo Mubarak!".
Inoltre pare che anche a Suez ed Alessandria l'eco degli eventi della capitale abbia scosso gli abitanti convincendoli a scendere in piazza a migliaia, se lo stato di emergenza venisse esteso a tutto il paese la situazione potrebbe rapidamente farsi esplosiva. In tutto questo non é ancora chiara la posizione della Fratellanza Musulmana che, se finora sembrava contenta di attendere il momento delle elezioni per far pesare il suo vastissimo seguito popolare, chiaramente non può restare alla finestra di fronte a simili fatti e dovrà decidere, forse a strettissimo giro, se cercare di tirare le redini oppure, al contrario, precipitare gli eventi per mantenere la propria rilevanza.
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mercoledì 31 agosto 2011
Come ti sgretolo Camp David: l'Esercito egiziano schiera 1500 uomini con blindati ed elicotteri nel Sinai 'demilitarizzato'
Sempre più in un fantozziano "marasma allucinante" il Ministro sionista della Guerra Ehud Barak ha compiuto quello che potrebbe rivelarsi come il più madornale errore di una carriera politico-militare non esattamente 'eccelsa' (era Primo Ministro nel 2000 quando l'Esercito di Tel Aviv venne costretto alla precipitosa ritirata dal Libano) consentendo, con decisione resa esecutiva in questi giorni, che l'Egitto riporti centinaia di truppe (1500 in un primo scaglione), mezzi blindati ed elicotteri nella Penisola del Sinai.
Un altro chiodo si aggiunge al coperchio del feretro in cui verrà seppellita la cosiddetta "Pace di Camp David" (in realtà un'umiliante capitolazione di Anwar Sadat ai diktat americani e sionisti), si potrebbe dire, ma quello che rende la circostanza eccezionale é che l'Egitto non ha dovuto nemmeno incomodarsi a forzare la mano; lo stesso regime ebraico, nella persona del suo malaccorto 'Kriegsminister' si é premurato di servire al Cairo, sul proverbiale 'piatto d'argento', la possibilità di riaffermare "con gli stivali sul terreno" la propria sovranità sul Sinai.
Il 'razionale' per la sorprendente decisione sta nella consapevolezza da parte israeliana (nonostante tutte le dichiarazioni riguardo la paternità di Gaza) che il recente attacco ai busi di militari presso Eilat é stato compiuto da un commando di combattenti entrato in Israele tramite il Sinai e che quindi, per "pattugliare la zona" sono necessarie truppe cairote nella zona. Quello che ci chiediamo, e la domanda la porgiamo retoricamente anche a tutti i nostri lettori, è questo: "Chi o cosa assicura Barak che le truppe egiziane nel Sinai agiranno nel migliore interesse dello Stato sionista? Ci troviamo di fronte a una eccessiva fiducia nei sentimenti filosionisti della Giunta Tantawi? E cosa accadrà quando, dopo le elezioni, le truppe dovranno obbedire a un Governo di segno molto diverso??".
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giovedì 25 agosto 2011
Israele é alle "comiche finali"; Barak dichiara: "Vogliamo riparare la frattura con l'Egitto", poi si contraddice: "Non ho chiesto scusa per le guardie uccise!"
Ovviamente il poco furbo Barak pensava di parlare a beneficio della platea interna, dove, come "macho" responsabile della Difesa (proprio lui! così rotondetto e burroso, che quando si mette in uniforme sembra proprio un impiegato che gioca al softair!!) voleva fare vedere di essere un vero duro, che mica chiede scusa, lui; ma si sa, in questo mondo globalizzato registrazioni e filmati corrono veloci oltre le frontiere e, nel Paese delle Piramidi, la sua uscita non ha mancato di infiammare di sdegno anche quella parte di opinione pubblica che aveva reagito positivamente all'espressione di cordoglio per la morte delle guardie doganali.
Questa gravissima gaffe rende vano tutto il lavorio diplomatico fin qui svolto per cercare di 'disinnescare' una crisi che potrebbe benissimo evolversi fino alla revoca del Trattato di Camp David, al ritorno di truppe del Cairo nella penisola del Sinai, alla riapertura totale e definitiva (non limitata come ora ai soli passeggeri), del varco di Rafah e, valutano alcuni esperti, persino nell'estensione di un "ombrello" di difesa antiaereo sulla Striscia di Gaza, in modo da mettere una volta per tutte fine alle incursioni aeree sioniste contro la popolazione civile dell'enclave.
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lunedì 22 agosto 2011
"Le vostre scuse non sono abbastanza, il sangue egiziano non si può versare senza conseguenze!"
Il Governo egiziano considera le "scuse" manifestate nelle ultime ore dal Ministro della Guerra sionista Barak e dal Presidente (ed ex-Criminale di Guerra) Shimon Peres per l'uccisione di guardie di confine del Cairo nel corso delle sconsiderate incursioni armate contro Gaza come "inappropriate e non sufficienti" a chiudere la frattura diplomatica che si é generata tra il Paese delle Piramidi e Tel Aviv.
"Stiamo parlando di un grave incidente che ha oltraggiato il popolo egiziano; il sangue dei nostri cittadini, in uniforme o meno, non é qualcosa che si possa versare a cuor leggero", questo il sunto delle dichiarazioni di Sharaf e della Giunta di Transizione che, tuttavia, vedono positivamente l'invito a formare una commissione di indagine mista sull'incidente purché il procedimento sia "rapido" e porti a risultati conclusivi e chiari.
Intanto continuano le proteste attorno all'ambasciata sionista del Cairo, ma anche attorno al consolato di Alessandria, dove migliaia di persone serrano da presso gli edifici chiedendo l'immediata partenza (o espulsione) del personale diplomatico e l'interruzione delle relazioni ufficiali col Regime dell'Apartheid, che l'Egitto accettò come conseguenza dell'umiliante 'Accordo di Camp David',
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domenica 21 agosto 2011
Al Cairo la folla strappa la bandiera dell'ambasciata israeliana; Barak tenta maldestramente di 'scusarsi' per il massacro delle guardie di confine!
Continuano ad ammassarsi a migliaia i manifestanti attorno all'ambasciata sionista del Cairo, giorno e notte, chiedendo che la rappresentanza venga chiusa, l'ambasciatore espulso e ogni relazione diplomatica dell'Egitto col regime ebraico venga definitivamente interrotta; sfidando gli incerti della scalata e approfittando dei numerosi appigli forniti da elementi esterni di aria condizionata e antenne paraboliche un guovane egiziano di nome Ahmad al Shahhat (foto sopra, mentre viene portato in trionfo) si é arrampicato fino all'attico strappando dal suo sostegno la bandiera israeliana. Alla sua discesa, salutato come un eroe, é stato sottratto dalla folla in visibilio alle 'attenzioni' di polizia e militari che volevano fermarlo.
Intanto lo sdegno per gli indiscriminati attacchi sionisti contro Gaza mette in agitazione le masse non solo in Egitto, ma anche in Giordania, dove cortei di molte migliaia di persone chiedono ogni giorno con sempre più forza l'interruzione delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv e l'abrogazione dell'accordo di pace siglato da Re Hussein nel 1994, quando sembrava che sottomettersi ai diktat americani e israeliani fosse l'alternativa più comoda e facile.
In mezzo a queste tempeste i polsi dei politici sionisti hanno cominciato a tremare e persino Ehud Barak, già pettoruto generale, ha frettolosamente fatto recapitare al Governo egiziano e alla Giunta militare di Transizione le sue "scuse" per l'uccisione di guardie di confine nella penisola del Sinai, annunciando che una commissione d'indagine mista verrà istituita per fare luce sull'accaduto. Sarà questo un gesto sufficiente a disinnescare la ritorsione del Cairo, che ha richiamato in patria 'sine die' il suo ambasciatore da Tel Aviv?
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venerdì 19 agosto 2011
Israele bombarda i civili di Gaza, uccidendo sei persone!
Come "promesso" dal Ministro della Guerra Ehud Barak l'aviazione sionista, senza nemmeno aspettare di capire quale fazione della Resistenza abbia effettuato gli attacchi di ieri contro i pullman di soldati israeliani diretti verso Eilat, si é scatenata in una serie di indiscriminati bombardamenti contro obiettivi civili nella Striscia costiera assediata.
E' possibile apprezzare l'abisso morale che esiste tra le forze della Resistenza palestinese, che hanno diretto i loro attacchi contro legittimi obiettivi militari (soldati israeliani impegnati nell'occupazione della Palestina e nella persecuzione del suo popolo) e i politici e generali sionisti, per i quali ogni scusa, ogni pretesto é buono per incrudelire ciecamente contro le vittime inermi del ghetto palestinese assediato.
Hamas, forza animatrice del legittimo governo palestinese in carica a Gaza, ha negato di essere a qualunque livello coinvolto nell'operazione di Resistenza che ha avuto luogo ieri, mentre il Segretario generale ONU Ban Ki-Moon ha ammonito Israele ad "agire con circospezione", come se una cosa del genere fosse anche solo lontanamente possibile.
E' possibile apprezzare l'abisso morale che esiste tra le forze della Resistenza palestinese, che hanno diretto i loro attacchi contro legittimi obiettivi militari (soldati israeliani impegnati nell'occupazione della Palestina e nella persecuzione del suo popolo) e i politici e generali sionisti, per i quali ogni scusa, ogni pretesto é buono per incrudelire ciecamente contro le vittime inermi del ghetto palestinese assediato.
Hamas, forza animatrice del legittimo governo palestinese in carica a Gaza, ha negato di essere a qualunque livello coinvolto nell'operazione di Resistenza che ha avuto luogo ieri, mentre il Segretario generale ONU Ban Ki-Moon ha ammonito Israele ad "agire con circospezione", come se una cosa del genere fosse anche solo lontanamente possibile.
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giovedì 18 agosto 2011
Forze della Resistenza palestinese attaccano bus di soldati sionisti a Eilat!

Sono almeno sei i militari sionisti uccisi da commando della Resistenza palestinese che poche ore fa hanno attaccato due autobus di soldati che transitavano nei dintorni di Eilat sul Mar Rosso, nel Sud della Palestina occupata. Secondo quanto riportato da testimoni oculari un veicolo si é affiancato al primo autobus, a trenta chilometri dalla cittadina: da esso si é sporto un tiratore che, con un'arma automatica, ha aperto il fuoco sul trasporto militare.
Il secondo autobus, invece, é stato fatto segno di una granata-razzo, sparata dal lato della strada contro di esso. In questo momento tutta Eilat è in stato d'emergenza e gli accessi all'abitato sono stati tutti chiusi da dei posti di blocco.
Sembra inoltre che un veicolo sia stato inseguito da soldati sionisti, che hanno ingaggiato una sparatoria con i suoi occupanti.
Non é chiaro quale fazione della Resistenza palestinese abbia organizzato gli attacchi, ma il Ministro della Guerra sionista Ehud Barak ha già minacciato nuovi bombardamenti contro la Striscia di Gaza, senza nemmeno attendere una rivendicazione. Il Movimento musulmano Hamas, nel frattempo, ha dichiarato di essere estraneo alle azioni armate.
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